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“Il rallentamento della Cina dà ai brand una possibilità in più per penetrarvi”

ottobre 19 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

FashionMag ha intervistato il presidente di Ente Moda Italia a Shanghai

Mentre è in svolgimento la prima edizione autunnale del salone dell’abbigliamento Chic a Shanghai, l’offerta italiana ha mostrato in fiera un volto inedito. Il nuovo spazio “La Moda Italiana”, sviluppato dall’organismo Ente Moda Italia (EMI) e dall’Istituto del Commercio Estero (ICE) riunisce 46 aziende provenienti dalle federazioni italiche dell’abbigliamento e della calzatura. Un passaggio di portata altrettanto importante della sfida alla quale intende rispondere, secondo il presidente di EMI, Alberto Scaccioni.

FashionMag: Che cosa ha motivato questo cambio di strategia per la Cina?

Alberto Scaccioni: L’Italia è un Paese piuttosto piccolo. Dunque dobbiamo unire le forze per entrare in un mercato così importante quale è la Cina. Il concept di multimarca è un qualcosa di ancora abbastanza nuovo per questo mercato. Ma lo choc finanziario che l’ex Impero Celeste ha avuto in estate, e il rallentamento della crescita del suo PIL, danno ai marchi una chance in più per sfondarvi. I clienti cinesi non cercano più solamente dei marchi celebri su scala mondiale e di altissima gamma. Ormai oggi hanno anche bisogno di una moda sofisticata, di qualità, ma che sia pure accessibile in termini di prezzi. I marchi hanno dunque una bella chance, specialmente in un contesto come questo. Soprattutto perché, laddove ci sono diverse aziende che si autodefiniscono Made in Italy, ma invece subappaltano la produzione, quelle che ci hanno seguito a Shanghai sono oneste nel loro approccio.

FM: Come avete accolto lo spostamento dello Chic da Pechino a Shanghai?

AS: Cambiare città è stata una buonissima idea. In questo Paese, nulla viene fatto senza che vi sia una strategia ben definita alle spalle. Quando abbiamo visto profilarsi questo cambiamento di luogo ci siamo subito resi conto che si trattava di una scelta deliberata e consapevole da parte del governo di appoggiarsi a Shanghai. Questo è un segnale molto importante per noi. Ed è una delle ragioni per le quali non abbiamo mai partecipato in questo modo intenso quando lo Chic era a Pechino. E, dopo l’edizione dello scorso marzo, l’EMI e l’ITA hanno deciso di riprendere in mano l’organizzazione della presenza italiana. Da qui è nato lo spazio che abbiamo presentato per questo primo Chic che si svolge in autunno. E vogliamo raddoppiare il numero di marchi presentati allo Chic il prossimo marzo.

FM: Cosa ha visto per ora in questa prima sessione autunnale?

AS: Ci sono meno clienti in questa edizione dello Chic di quanti ne abbiamo potuti vedere nell’edizione di marzo. Ma devo dire che negli USA, in Corea del Sud, in Giappone come in Europa, le edizioni autunnali sono sempre le meno forti, con un minor numero di prodotti presentati sugli stand. Dunque sì, questa edizione è inferiore, ma secondo me prima di tutto era importante che lo Chic giungesse ad adattarsi al calendario internazionale. Per un brand, avere la possibilità di venirci due volte all’anno e di farsi notare di stagione in stagione dai buyer è una chance in più per entrare e diffondersi nel mercato cinese. In attesa di vendere sul mercato della Cina, bisogna sapervisi creare una buona immagine. Questa è la base. E i marchi devono anche migliorare la loro offerta di stagione in stagione, fino ad entrare in sintonia con la domanda cinese.

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