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Luci e ombre nei bilanci dell’industria pratese nel 2012

dicembre 13 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Migliora la capitalizzazione delle imprese, ma aumentano i costi e diminuiscono margini e fatturato.

L’Unione Industriale Pratese ha presentato oggi i risultati dell’Osservatorio sui bilanci delle società di capitali dei settori distrettuali pratesi del tessile, abbigliamento e meccanotessile, aggiungendo quest’anno l’analisi delle imprese produttive non distrettuali: alimentare, chimica-plastica, meccanica, e un gruppo di tutti gli altri comparti manifatturieri. La ricerca è stata condotta su un insieme di 1.010 imprese attive nel 2010, 2011 e 2012; rappresenta quindi lo stato di salute attuale e l’evoluzione recente delle imprese in attività durante il triennio.

Si è analizzato l’andamento economico dei singoli comparti con un approfondimento sull’impatto fiscale e sulle performance finanziarie. La ricerca è più ampia rispetto alle scorse edizioni,più approfondita e soprattutto realizzata in tempi molto brevianticipando di tre mesi la consueta elaborazione e presentazione dei risultati. La metodologia della ricerca comprende inoltre il costante e importante lavoro di catalogazione delle attività realmente svolte dalle società di capitali dell’area pratese che la classificazione formale delle attività economiche non è in grado di restituire.

Nel 2012ricavi complessivi del distretto pratese sono diminuiti del -4,6% rispetto al 2011, considerando sia le attività tessili che le attività non tessili (confezioni, maglieria, accessori abbigliamento). Il solo comparto distrettuale con segno positivo è quest’anno il settore meccanotessile che mette a segno un +4,9% rispetto al 2011 dopo il +17,0% del 2011 sul 2010. I settorimanifatturieri non distrettuali analizzati invece diminuiscono i ricavi del -6,2% rispetto al 2011.

Nel 2012 la marginalità operativa delle imprese più strutturate, in particolare dei comparti conto terzi tessili, ha risentito della gelata congiunturale del 2012 e dell’aumento dei costi di energia e personale, cosicché dopo le buone performance generalizzate di marginalità del 2011, ha di fatto rallentato il passo. Tuttavia, la ricerca sui bilanci ha registrato quest’anno un aumento diffuso in tutti i settori di singole performance aziendali eccellenti.

Dall’approfondimento sugli effetti delle imposte sui bilanci emerge un lieve miglioramento della pressione fiscale, dovuto probabilmente all’introduzione della deducibilità dell’IRAP relativa al costo del lavoro dalla IRES e all’incremento di alcune deduzioni forfettarie previste per alcune categorie di dipendenti. Nonostante ciò, permane il paradossale effetto negativo già registrato l’anno scorso sulle aziende che impiegano più personale. Il peso delle imposte sull’utile ante imposte nel 2012 va dal 36,6% dei maglifici al 64,1%, 59,2% e 53% rispettivamente per filature cardate, industria alimentare e nobilitazione tessile.

Interessanti spunti provengono dalla analisi finanziaria di 140 aziende manifatturiere per le quali è disponibile il bilancio dettagliato. In questo gruppo di imprese, il costo dell’indebitamento finanziario, che era al 3,9% nel 2010, aumenta nel 2011 a 4,6% per arrivare al 5,4% nel 2012 e, in relazione a una diminuzione del debito con le banche che passa dal 26,6% del totale passivo (2011) al 24,8% nel 2012, si assiste a un aumento della capitalizzazione delle imprese: il patrimonio netto aumenta dal 36,6% del totale passivo (2011) al 39% del 2012.

A questo proposito il Vicepresidente dell’Unione delegato per l’Area Studi Andrea Tempestini commenta: “Le aziende hanno resistito anche al rallentamento rispetto al 2011, ma dall’analisi emergono soprattutto le difficoltà a far fronte a un fisco sempre più esoso, costi per il personale e dell’energia sempre maggiori, continui aumenti del costo del denaro. In queste condizioni non si è in grado di scommettere, e gran parte dell’immobilismo delle imprese rispetto agli investimenti è conseguenza dell’estrema erosione dei margini. Devono sbloccarsi rapidamente gli elementi di competitività esterni con misure di politica industriale e fiscale incisive, o non solo le aziende non agganceranno la ripresina che sembra alle porte, ma non ci saranno proprio le condizioni per andare avanti.”

 

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