LA MODA JUNIOR NEL 2025 Nota a cura dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda
gennaio 20 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Economia, NewsIl bilancio preconsuntivo del 2025
Il 2024 si è chiuso per il comparto della moda junior (accezione questa che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi/e di età tra 0-14 anni, intimo ed accessori inclusi) con una contrazione del -2,1%. Anche nel 2025, sulla base delle stime preliminari effettuate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, la moda junior italiana è attesa rimanere in area negativa. In particolare, il fatturato settoriale è previsto in calo del -3,2%, attestandosi a poco più di 3,0 miliardi di euro.
Un andamento riflessivo è atteso anche per il valore della produzione (variabile che, si ricorda, prova a quantificare l’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati) per il quale si stima una riduzione del -4,8% su base annua.
Sul fronte degli scambi con l’estero, le esportazioni della moda junior sono attese in flessione del -3,2% nel corso del 2025; il valore complessivo delle vendite oltreconfine dovrebbe così ridursi a 1.487 milioni di euro, concorrendo al 48,9% del turnover settoriale.
Di segno opposto risulta invece la dinamica delle importazioni, per le quali si prevede una crescita del +1,8%, che porterebbe il valore complessivo a quasi 2,6 miliardi di euro. L’evoluzione attesa dei flussi commerciali in entrata e in uscita dall’Italia determinerebbe un disavanzo del saldo commerciale settoriale pari a circa 1,1 miliardi di euro.
Infine, secondo le previsioni dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, anche i consumi nazionali (in tale accezione comprensivi dei consumi delle famiglie, dei consumi extra-familiari e delle scorte) sono destinati a chiudere il 2025 in territorio negativo, con una flessione stimata intorno al -2,0% rispetto ai livelli raggiunti nel 2024.
Relativamente ai mercati esteri, è possibile circoscrivere l’analisi al solo abbigliamento per neonati (per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza e, quindi, i flussi commerciali con l’estero per Nazione). Secondo quanto rilevato da ISTAT, con riferimento ai primi 9 mesi 2025, l’export di moda bebè, che nel medesimo periodo del 2024 era calato del -4,4%, ha nuovamente accusato una flessione, perdendo il -3,9%, attestandosi a 112,7 milioni di euro. La dinamica negativa ha caratterizzato sia le aree UE sia quelle extra-UE, il mercato comunitario mostra un calo del -1,2%, mentre le aree extra-UE flettono del -5,9%. A fronte degli andamenti registrati, il mercato extra-UE copre il 55,3% dell’export totale di abbigliamento per neonati, confermandosi il miglior “acquirente”, mentre il mercato comunitario assorbe il 44,7% delle vendite.
Nel periodo in esame, gli Emirati Arabi Uniti si confermano la prima destinazione dell’abbigliamento per neonati, grazie ad una crescita del +18,1%, che li porta a raggiungere i 10,3 milioni di euro, pari al 9,2% dell’export totale. Nonostante una contrazione del -2,3%, la Spagna sale al secondo posto e si assicura un peso del 9,1%; la Francia conquista il terzo posto grazie ad una crescita del +1,3%. Gli Stati Uniti, mercato strategico per la moda bebè, sono scivolati in quarta posizione a seguito di una marcata flessione (-17,0%), con 8,6 milioni di euro e un’incidenza del 7,6%. Anche il Regno Unito e la Germania, rispettivamente quinto e sesto mercato di destinazione, registrano una contrazione, ma con ritmi molto differenti: il Regno Unito segna un calo contenuto del -3,6%, con un valore di 6,8 milioni di euro, mentre la Germania subisce una perdita più marcata del -16,0%, con un fatturato pari a 4,8 milioni di euro, corrispondente al 4,3% dell’export totale di comparto.
Di segno opposto risultano la Cina, settima, che mostra una crescita moderata (+4,5%) per un valore di 4,6 milioni di euro, seguita da Russia e Polonia, con incrementi particolarmente sostenuti, rispettivamente del +35,3% e del +63,0%, rappresentano ciascuna il 4,0% circa dell’export di comparto. Particolarmente marcata risulta la crescita delle vendite verso Israele, che con 3,9 milioni di euro segna un aumento del +131,2% e raggiunge una quota del 3,5%.
Tra gli altri mercati europei, il Portogallo e la Bulgaria, undicesimo e dodicesimo mercato, mostrano entrambi degli incrementi del +1,9% e del +0,3%; mentre Grecia e Paesi Bassi, in quattordicesima e quindicesima posizione, evidenziano flessioni più accentuate, rispettivamente del -12,3% e del -14,5%. Nell’area mediorientale, oltre agli Emirati già citati, si distinguono il Qatar (2,9 milioni, +8,9%) e l’Arabia Saudita (2,2 milioni, +25,6%), che rafforzano il proprio peso complessivo.
Infine, con quote inferiori al 2,0%, Belgio e Romania mostrano una dinamica espansiva significativa, con aumenti rispettivamente del +52,3% e del +12,6%, mentre Croazia e Giappone registrano variazioni negative più contenute, rispettivamente del -7,8% e del -0,5%.
Passando ora ad analizzare le importazioni dall’estero in Italia, sempre con riferimento al solo abbigliamento bebè, si evidenzia una dinamica positiva pari al +9,4%, con aumenti diffusi tra quasi tutti i principali paesi fornitori. La Spagna si conferma primo supplier, nonostante una flessione del -4,7%, con un valore pari a 64,5 milioni di euro e un’incidenza del 23,2% sull’import totale. La Cina, seconda, cresce del +3,8% e raggiunge i 44,2 milioni di euro, pari al 15,9% del totale. Segue il Bangladesh con un incremento del +9,5%. Paesi Bassi e Francia, con un’incidenza analoga attorno al 9,5%, registrano variazioni positive del +21,6% e del +20,2%. L’India, al contrario, presenta una perdita del -1,5%, mentre la Polonia registra l’aumento più marcato, con una variazione a tre cifre, arrivando a rappresentare il 4,0% dell’import di comparto. Anche la Germania archivia un deciso incremento delle importazioni, pari al +62,3%; la sua incidenza sul totale è del 2,4%. Gli altri paesi presenti nella top 15 mostrano nel complesso una dinamica prevalentemente positiva; fanno eccezione la Turchia, nona destinazione, che registra una flessione del -6,8% con un peso pari al 2,0%, nonché Tunisia e Danimarca, che, a fronte di quote inferiori all’1,0% del totale, evidenziano contrazioni di entità molto diversa, rispettivamente del -58,9% e del -2,8%.
I principali risultati dell’Autunno/Inverno 2024-2025 sul mercato italiano
Sotto il profilo demografico, il mercato italiano dell’abbigliamento junior, al 1° gennaio 2025, si componeva di 7.019.165 individui di età compresa tra 0 e 14 anni, il 51,5% dei quali di sesso maschile. Da gennaio a settembre 2025, sulla base delle (pur provvisorie) rilevazioni ISTAT ad oggi disponibili, le iscrizioni in anagrafe per nascita sono state pari a 260.401, con un decremento di 12.776 nuovi nati rispetto ai dati dei primi nove mesi del 2024 (-4,7%). Similmente a quanto evidenziato per la fascia 0-14 anni, i neonati maschi rappresentano il 51,5% del totale.
Ciò premesso, se si focalizza l’attenzione sul consumo di moda junior in Italia, i dati più aggiornati relativi al sell-out invernale si riferiscono alla stagione Autunno/Inverno 2024-25. Secondo le rilevazioni effettuate da Sita Ricerca per conto di Confindustria Moda, il comparto Tessile-Abbigliamento nel suo complesso ha sperimentato una dinamica positiva del sell-out sia in termini di spesa corrente (+1,7%) sia a volume (+0,4%).
In detto contesto la moda junior ha registrato un risultato peggiore rispetto alla media del Tessile-Abbigliamento: archiviando infatti una lieve flessione a valore del -0,1%, a fronte di una moderata crescita dei volumi pari al +0,4%. Sotto il profilo temporale, la stagione mostra un avvio positivo: il periodo settembre-ottobre rileva un incremento sia a valore (+4,9%) sia a volume (+6,0%). I due bimestri successivi, al contrario, chiudono in territorio negativo. Il bimestre centrale (novembre-dicembre) ha segnato una flessione del -0,6% sia in termini di spesa corrente che di quantità, mentre il bimestre conclusivo (gennaio-febbraio) ha evidenziato una contrazione più marcata, pari al -3,7% a valore e al -3,8% a volume.
Analizzando il dato per segmento emerge che a perdere maggiormente è stato il comparto neonato, che ha mostrato un calo del -1,1% a valore; seguito dal segmento ‘bambino’ che contiene la contrazione al -0,1%; al contrario la ‘bambina’, strutturalmente preponderante (copre il 48,1% del sell-out di comparto), registra un debole aumento del +0,1%. Parallelamente, in termini di volumi, il “neonato” ha perso il -1,2% rispetto alla precedente A/I, mentre il “bambino” il -0,3%; al contrario la “bambina” è cresciuta del +1,4%.
Passando ad analizzare il panorama distributivo, lo junior ha confermato, ancora una volta, la leadership delle catene, con una quota pari al 48,4%. Il sell-out intermediato da questo format è risultato stabile rispetto alla stagione A/I precedente. Tale andamento riflette una contrazione del segmento “neonato” (-1,3%) e una leggera flessione del segmento “bambina” (-0,1%), bilanciati però dall’incremento del comparto “bambino”, che ha evidenziato un incremento del +0,8%.
La GDO mantiene una quota significativa del mercato junior, pari al 29,9%, pur segnando una leggera flessione del -0,3%. All’interno di questo canale, i Grandi Magazzini – con una quota del 15,6% – hanno mostrato un andamento positivo, crescendo del +0,6% nella stagione A/I 2024-25. Al contrario, si evidenziano performance negative per le Grandi Superfici (-1,0%) e per il canale Food (-2,1%). A livello di segmenti, la GDO ha subito cali nei comparti “neonato” (-0,9%) e “bambino” (-0,7%), mentre il segmento “bambina” ha registrato un lieve aumento del +0,2%.
Il dettaglio indipendente ha coperto il 12,3% dei consumi nel periodo in esame, registrando una crescita del +0,6%, superiore alla media del comparto. La buona performance è stata trainata dal segmento “bambina”, con un incremento del +1,5%, e dal “bambino”, che segna un +0,3%. In controtendenza risulta, invece, il segmento “neonato”, in calo del -1,6%.
Il canale ambulante e quello degli outlet/negozi stokkista hanno mostrato dinamiche negative nell’A/I 2024-25: il primo ha rilevato una contrazione del -5,2%, mentre il secondo è sceso del -1,4%. Entrambi i formati continuano a rappresentare quote marginali del mercato, rispettivamente pari all’1,8% e allo 0,7%.
Infine, l’e-commerce, dopo il forte calo del -9,8% rilevato nella stagione A/I 2023-24, si è stabilizzato mantenendo una quota di mercato del 6,3%. Analizzando le performance per segmento, si osserva una crescita significativa per il “neonato” (+5,7%), mentre i comparti “bambino” e “bambina” hanno subito leggere flessioni, rispettivamente del -0,2% e del -0,4%.
Al di là dei risultati della stagione A/I, il sell-out di moda junior in Italia ha archiviato i primi dieci mesi del 2025 in perdita del -2,0%. Da gennaio ad ottobre 2025 il sell-out del comparto “bambino” e “bambina” sono diminuiti rispettivamente del -2,3% e del -1,3% rispetto al medesimo periodo del 2024, mentre il segmento “neonato” ha mostrato la contrazione più marcata, pari al -3,4%.








