Moda Made in Italy: un modello di strategia industriale da 4 miliardi a sostegno della filiera
aprile 16 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News
Confindustria Accessori Moda e Confindustria Moda presentano alla Camera dei Deputati le Linee Guida del Piano Strategico Nazionale, un modello win-win per supportare l’evoluzione del secondo settore manifatturiero del Paese
Roma, 16 aprile 2026 – Confindustria Accessori Moda e Confindustria Moda hanno presentato, alla Camera dei Deputati, le Linee Guida del Piano Industriale per il Sistema Moda Italia da loro redatto, durante l’evento “L’impatto delle crisi globali sul Made in Italy. Prospettive e interventi per il comparto della moda”, alla presenza del Ministro Adolfo Urso e con l’introduzione ai lavori dell’On. Fabio Pietrella.
Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha dichiarato: “Il Piano strategico di Confindustria Accessori Moda e Confindustria Moda è in sintonia con quanto abbiamo delineato nel Libro Bianco “Made in Italy 2030”, che riconosce la necessità di consolidare il sistema della moda italiana, valorizzando il nostro patrimonio di eccellenza, qualità e creatività e rafforzando una strategia condivisa tra imprese, distretti e istituzioni. Solo con filiere pienamente integrate possiamo affrontare le sfide globali e accrescere la competitività del Made in Italy. In questa direzione sono state predisposte le misure strutturali a sostegno del comparto, concordate nel Tavolo Moda che abbiamo istituito all’inizio della legislatura, di cui il nuovo Piano Transizione 5.0 è un asset importante, con una dotazione di dieci miliardi nei prossimi tre anni, a cui si aggiungono i contratti di sviluppo e i mini-contratti di sviluppo, il Fondo di Garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini, gli interventi sulle fibre tessili naturali e riciclate, il rafforzamento del credito d’imposta per i campionari e il sostegno del passaggio generazionale delle competenze nel recente disegno di legge sulle PMI. Ora dobbiamo predisporre misure ancora più significative per facilitare le aggregazioni e la crescita dimensionale delle imprese, fattore assolutamente centrale soprattutto nel comparto della moda, anche sulla base di quanto già predisposto con CdP, Invitalia e Sace. È questo il momento di crescere, consolidando la filiera e, nel contempo, conquistando i nuovi mercati che si aprono con la sottoscrizione degli accordi di libero scambio, dal Mercosur al Messico, dall’India all’Australia”.
Durante il dibattito, i presidenti delle due Federazioni hanno sottolineato come, in un contesto internazionale incerto e competitivo, serva una politica industriale dedicata per sostenere le filiere del tessile, abbigliamento e accessori, settori chiave della manifattura italiana per occupazione, innovazione e valore economico.
Il Piano propone sei azioni prioritarie:
- incentivare innovazione e investimenti;
- sviluppare il welfare aziendale;
- promuovere marketing e internazionalizzazione;
- favorire transizione digitale e green;
- rendere più flessibile l’accesso al credito;
- potenziare istruzione, formazione e ridurre i costi energetici.
Il Sistema Moda italiano, pur avendo mostrato grande capacità di adattamento, ha bisogno oggi di condizioni concrete per continuare a crescere e competere a livello globale. Gli interventi proposti – su innovazione, formazione, credito, digitalizzazione e internazionalizzazione – possono generare effetti concreti sull’intera filiera, creando un circolo virtuoso di crescita e un ritorno fiscale maggiore dell’investimento richiesto.
Lo studio della LIUC Business School mostra due scenari per il periodo 2026–2030:
- Scenario Baseline senza interventi: perdita stimata di 19 miliardi di fatturato, 35.000 posti di lavoro e 4.600 aziende, con un calo di 5 miliardi di PIL e 6,6 miliardi di gettito fiscale.
- Scenario con il Piano (investimento di 4 miliardi di euro): crescita di 30 miliardi di fatturato, 57.000 posti di lavoro e 6.200 aziende, con 8,7 miliardi di PIL aggiuntivi e 11,5 miliardi di gettito fiscale.
Il Piano dimostra così che investire nel Sistema Moda genera benefici misurabili per le imprese e per il Paese, in un modello win-win di collaborazione e crescita condivisa.
“Il Sistema Moda è uno degli asset strategici più importanti della nostra economia: rappresenta identità, occupazione e una filiera produttiva unica al mondo. Il punto di partenza non è una cifra, ma una visione condivisa. La priorità oggi è costruire una vera unione di intenti tra tutti gli attori della filiera – imprese, distretti, istituzioni – perché solo con filiere integrate possiamo affrontare le sfide globali e rafforzare la competitività del Made in Italy” - ha affermato l’Onorevole Fabio Pietrella. “Molto è già stato fatto: penso all’incremento di Transizione 5.0 a sostegno della digitalizzazione e della transizione green; ai contratti di sviluppo, con l’introduzione dei mini-contratti per le aziende meno strutturate; alle politiche per l’internazionalizzazione, fino alle misure sul costo dell’energia. Dobbiamo ora avere la capacità di proiettare tutte le azioni future in un orizzonte chiaro, individuando nel 2030 il punto di maturazione di questo percorso: è lì che il settore dovrà esprimere al massimo la forza propulsiva degli interventi messi in campo, trasformandoli in crescita stabile, occupazione e maggiore competitività internazionale. Il nostro obiettivo è chiaro: rafforzare la filiera, valorizzare le nostre imprese e mettere il Sistema Moda nelle condizioni di continuare a crescere e competere nel mondo.”
“La forza della moda italiana nasce dai distretti e dalle piccole e medie imprese che ne costituiscono l’ossatura, una rete produttiva unica al mondo capace di coniugare tradizione manifatturiera, innovazione e radicamento territoriale”, ha dichiarato Giovanna Ceolini, Presidente di Confindustria Accessori Moda. “Difendere questa filiera significa proteggere competenze, lavoro e identità, ma anche garantire la tenuta economica e sociale di interi territori. Senza interventi concreti rischiamo di disperdere un patrimonio costruito nel tempo, fatto di saperi e professionalità che non sono replicabili altrove. In un contesto sempre più instabile, rafforzare la filiera della moda italiana non è solo una scelta economica, ma una scelta strategica per il futuro del Paese, per sostenere la competitività, preservare il Made in Italy e investire in un modello produttivo che il mondo ci riconosce e ci invidia”.
“Il Piano Strategico Industriale Moda è una necessità assoluta non è un esercizio teorico”, sottolinea Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda. “I numeri ci dicono con chiarezza che senza interventi il Sistema Moda è destinato a perdere imprese, occupazione e capacità produttiva. Una politica industriale mirata serve, invece, a rafforzare il settore, a creare lavoro e generare crescita per il Paese, non solo nell’immediato ma anche nel medio – lungo termine, mantenendo un “unicum” del bello e ben fatto nel nostro Paese. Oggi chiediamo al Parlamento di compiere una scelta di responsabilità: sostenere questa nostra proposta significa difendere un asset strategico nazionale e garantire futuro alla manifattura italiana. Non intervenire, invece, significherebbe accettare un progressivo indebolimento di uno dei simboli più forti del Made in Italy nel mondo, alfiere di export e gettito fiscale. Va evitato quanto è già accaduto ad altre filiere simbolo del nostro Paese.”
Nel corso dell’incontro è stata inoltre presentata l’analisi “WHY Italia” di Deloitte[1], illustrata da Eugenio Puddu, Partner Deloitte e Consumer Products Leader, che evidenzia come si possono sintetizzare in 3 mosse le direttrici da seguire per preservare, consolidare e sviluppare la manifattura italiana: (1) DISTRETTI, (2) INVESTIMENTI, (3) AGGREGAZIONI. A queste 3 mosse è ancorato il futuro della filiera, legato all’innovazione tecnologica e alla trasformazione dei consumatori, che dimostrano crescente attenzione a un valore complessivo del prodotto non limitato al prezzo, ma inclusivo di qualità, identità, sostenibilità e valore simbolico, tutti elementi in grado di rafforzare ulteriormente il posizionamento del Made in Italy nei mercati internazionali.
In questo scenario, il Piano Industriale di Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda si propone dunque come uno strumento concreto per sostenere la trasformazione del settore, rafforzare le filiere produttive e consolidare il posizionamento internazionale del Made in Italy.
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About Confindustria Accessori Moda
Confindustria Accessori Moda è la Federazione che riunisce le associazioni cui fanno riferimento i comparti chiave della filiera pelle italiana: calzaturiero (Assocalzaturifici), pelletteria (Assopellettieri), pellicceria (AIP), concia (Unic concerie italiane). La Federazione tutela quella filiera di eccellenza che ha reso l’industria degli accessori moda Made in Italy grande nel mondo. Il suo ruolo è la difesa e la valorizzazione di tutto quel saper fare, creativo e tecnico, che in Italia produce ricchezza, cultura e crescita sociale.
About Confindustria Moda
Confindustria Moda è una delle più grandi organizzazioni mondiali di rappresentanza degli industriali del tessile e moda del mondo occidentale. La Federazione rappresenta un settore che, con poco meno di 400.000 addetti e circa 40.000 aziende, costituisce una componente fondamentale del tessuto economico e manifatturiero italiano ed europeo. La Federazione si propone di tutelare e promuovere gli interessi del settore e dei suoi associati e rappresenta in esclusiva l’intera filiera, a livello nazionale e internazionale, nei rapporti con le istituzioni, le amministrazioni pubbliche, le organizzazioni economiche, politiche, sindacali e sociali. È la Federazione nazionale di Categoria, un’organizzazione mista, fortemente orientata ad un’integrazione con il territorio. Aderisce a Confindustria ed è il socio fondatore più rappresentativo di Euratex, Organizzazione Europea del Tessile Abbigliamento.





