Il “Monitor for Circular Fashion” SDA Bocconi e CNA Federmoda tornano a Bruxelles
ottobre 1 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Eventi, NewsA pochi mesi dall’entrata in vigore del divieto di distruzione dei prodotti tessili e calzaturieri invenduti previsto dal Regolamento europeo sull’ecodesign (ESPR), il Monitor for Circular Fashion (M4CF) di SDA Bocconi e CNA Federmoda sono tornati al Parlamento Europeo per un dialogo sui temi della circolarità nel settore moda, un’occasione resa possibile dalla Sede di Bruxelles della CNA, e che si inserisce nell’attività di advocacy della medesima, volta a portare le istanze delle imprese al centro del confronto con le istituzioni europee. Il tutto in un settore in cui circa il 96% delle imprese è costituito da micro e piccole imprese, e che tra il 2009 e il 2025 ha perso il 26,5% del proprio tessuto imprenditoriale.
Il 30 settembre il M4CF SDA Bocconi e CNA Federmoda hanno organizzato l’evento “Economia circolare e moda – Presentazione del Monitor for Circular Fashion Manifesto 2026”, ospitato dall’Onorevole Flavio Tosi, membro della Commissione ENVI del Parlamento Europeo, che nel suo saluto ha sottolineato l’importanza di rendere omogeneo il sistema affinchè le stesse regole valgano per tutti i prodotti immessi sul mercato europeo. Tra i punti salienti emersi dalla discussione pomeridiana, la necessità di un level playing field tra produzioni europee e importazioni, di affrontare l’invenduto a partire dalla programmazione e dalla condivisione dei dati, e di trasformare la responsabilità condivisa in alleanze strategiche tra brand e imprese della filiera.
In apertura dei lavori Alessia Musumarra, Responsabile di CNA Bruxelles, ha richiamato il percorso avviato lo scorso anno con il M4CF, mentre nella sua introduzione Antonio Franceschini, Responsabile nazionale di CNA Federmoda, ha sottolineato: “Le nostre imprese non chiedono di essere escluse dalla transizione, ma di esserne protagoniste. Il sistema moda italiano si regge su migliaia di laboratori, terzisti e piccole imprese che custodiscono competenze uniche: senza di loro non c’è Made in Italy, e non c’è economia circolare.”
A presentare il Circular Fashion Manifesto 2026 è stata Francesca Romana Rinaldi, direttrice del M4CF SDA Bocconi. L’edizione 2026 introduce una prospettiva di futures e foresight e propone un framework per la gestione dell’invenduto articolato in 28 strategie con relativi KPI, per fissare obiettivi concreti e misurarne l’attuazione lungo tutta la catena del valore: dall’ecodesign alla scelta delle materie prime, dalla produzione alla logistica, fino alla vendita e al fine vita. Il workshop di futures literacy ha individuato le principali barriere, ossia i vuoti informativi, le responsabilità frammentate, gli squilibri di potere e la lontananza dall’approccio ecodesign, e i fattori abilitanti: innovazione tecnologica, dati interoperabili, partnership di filiera più solide, formazione e sensibilizzazione.
“Il divieto di distruzione dei prodotti invenduti, entrato in vigore il 19 luglio 2026, è una priorità urgente per il settore. La raccolta e la condivisione dei dati, insieme alle partnership di filiera, sono alla base di qualsiasi strategia efficace per prevenire e gestire l’invenduto. Il futuro della moda dipenderà dalla nostra capacità di tradurre queste strategie in modelli di business circolari che prolunghino la vita dei prodotti, rafforzino la responsabilità condivisa e accrescano la competitività e la resilienza dell’intero settore”, ha dichiarato Rinaldi.
Il framework combina una serie di macro-strategie, tra cui la razionalizzazione dell’offerta, la rivendita, la donazione, la riparazione, l’upcycling, il riuso, con strategie specifiche e indicatori (KPIs), per aiutare le imprese a monitorare e ridurre l’invenduto.
I risultati dei tavoli di lavoro del Monitor sono stati illustrati da Marco Guazzoni (Vibram), Dario Casalini (Maglificio Po – Oscalito 1936), Simon Giuliani (Candiani Denim), Francesca Pilla (BIP) e Silvia Vela (Bip.Verco Sustainability), con esperienze e approcci alla circolarità provenienti da diversi punti della filiera.
Per CNA Federmoda il divieto introduce un cambio di paradigma: l’invenduto non è più un costo da eliminare, ma una risorsa da reinserire nella filiera. E se l’invenduto torna nella filiera, torna da chi produce. Già oggi, tra gli associati CNA, i brand committenti tornano dai loro fornitori per progettare insieme nuovi modi di rimettere sul mercato i prodotti rimasti in magazzino: rifabbricandoli, trasformandoli, ridando loro valore. “Un anno fa chiedevamo di passare dal controllo alla corresponsabilità, oggi facciamo un passo in più: dalla corresponsabilità alle alleanze. Non dobbiamo inventare una nuova filiera da zero, ma riconoscere quella che già esiste nelle nostre imprese, organizzarla, darle continuità e farla crescere. Senza volumi e tempi prevedibili una piccola impresa non può investire: servono accordi stabili tra brand e filiera, reti territoriali e formazione. E serve estendere il diritto alla riparazione alla moda, perché per il nostro mondo artigiano sostenibilità significa prima di tutto durabilità”, ha dichiarato Caterina Mazzei, Referente economia circolare e sostenibilità di CNA Federmoda.”
Il quadro normativo europeo è stato al centro del keynote di Stefano Soro, Capo Unità Sustainable Products & Textiles della DG GROW della Commissione Europea, dedicato all’ESPR e ai settori tessile, abbigliamento, pelle e calzature (TCLF), e articolato attorno a tre concetti chiave: ambizione, impatto, e level playing field. Soro ha presentato l’ESPR come uno strumento di politica industriale per il mercato unico, ricordando come la tassa sui pacchi a basso valore unitario provenienti da Paesi extra-EU abbia già prodotto una riduzione delle importazioni fino al 40%. Ha inoltre anticipato che il futuro EU Product Act modernizzerà il quadro esistente, soprattutto sul fronte dei controlli doganali.
Nella discussione moderata da Alessia Musumarra sono intervenuti Giorgia Di Giovanni (Divisione III, Direzione generale per la politica industriale, la riconversione e la crisi industriale, l’innovazione, le PMI e il Made in Italy – MIMIT), che ha illustrato il lavoro del tavolo nazionale sull’ecodesign costituito presso il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE); Mauro Scalia (Director Sustainable Businesses, EURATEX), sulla posizione dell’industria europea su ESPR e passaporto digitale di prodotto; Edoardo De Paola (Segretario Generale, COTANCE), sulle informazioni del passaporto digitale rilevanti per il comparto pelle e calzature ha sottolineato che, prima della definizione puntuale dello stesso, è necessaria una definizione a livello europeo del termine “pelle”, già in vigore in italia; Mariagrazia Berardi (EEN Project Manager per CNA Lombardia) ha presentato la rete Enterprise Europe Network come supporto informativo e formativo per aiutare imprese e operatori del mercato a prendere decisioni consapevoli; e Catherine Fragnay (SMEunited) si è concentrata sulla necessità di garantire condizioni eque alle piccole imprese nei sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR), sul ruole dei circularity Hub, e sulle aspettative per il Circular Economy Act.
Le conclusioni sono state affidate a Francesca Romana Rinaldi e a Gessica Lombardi, Presidente Nazionale di CNA Moda Calzature Pelletterie e Pellicerie: “La transizione circolare può diventare una grande opportunità industriale e occupazionale per il Made in Italy, a condizione che sia sostenibile anche economicamente per chi produce. Riparazione, rigenerazione e upcycling possono diventare un nuovo mercato per le nostre imprese: alle istituzioni chiediamo di costruire insieme a noi le condizioni perché questo accada.”
Il Manifesto 2026 rappresenta l’ultima tappa di un percorso avviato nel 2021 con il primo Pledge all’UNECE e proseguito con l’impegno dei partner del Monitor su tracciabilità, trasparenza, sostenibilità e circolarità, formalizzato anche in un Pledge alla DG GROW della Commissione Europea e pubblicato sulla EU Textiles Ecosystem Platform. Il Monitor ha inoltre contribuito alle consultazioni del JRC, portando la prospettiva del settore moda nel dibattito europeo in corso.
Questa iniziativa conferma l’impegno del Monitor for Circular Fashion SDA Bocconi e di CNA Federmoda nel favorire un dialogo strutturato tra imprese della filiera e policy maker europei, affinché le nuove regole siano calibrate sulle reali caratteristiche dei sistemi produttivi e la transizione circolare diventi un fattore di competitività per tutto il settore moda.






