Moda, Tessile, Abbigliamento

All’insegna della stabilità la produzione industriale di Prato nel 2° trimestre 2026

agosto 5 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Sostanzialmente stabile, a quota +0,3%, la produzione industriale manifatturiera di Lucca, Pistoia e Prato nel 2° trimestre di quest’anno nel confronto con lo stesso periodo del 2025: è quanto emerge dalle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord. Fra i settori presenti trasversalmente nelle tre province, le prestazioni migliori appartengono alla meccanica (+1,7%), mentre sono in negativo chimica-plastica (-0,3%), macchine-elettromeccanica (-1,1%) e soprattutto moda (-2,6) e metallurgia-prodotti in metallo (-4,6). Molto diversificati i risultati degli altri settori, caratterizzati da forte specializzazione territoriale.

“I risultati che emergono dalle nostre rilevazioni su base locale sono in linea con quelli nazionali, a quota +0,2% – commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Niente di nuovo, quindi, in uno scenario stagnante che non rassicura e che presenta scarse prospettive di cambiamento positivo anche per il trimestre in corso. Non si vede la fine delle guerre scoppiate negli ultimi anni e mesi, con tutte le conseguenze che soprattutto il conflitto con l’Iran comporta sui costi di petrolio e gas; per l’industria aumenta la bolletta energetica e diminuiscono le opportunità di collocare i propri prodotti su mercati generalmente fiacchi e penalizzati da un tasso di inflazione di entità ormai significativa; inevitabile il rallentamento degli investimenti, nonostante tassi di interesse che, per quanto in lieve aumento, rimangono abbordabili. Stenta anche l’export, nonostante l’apprezzamento del dollaro che in teoria sarebbe positivo per i prodotti UE. Territori manifatturieri come quelli di Confindustria Toscana Nord riescono a tenersi a galla, con fatica, solo grazie a un impegno delle imprese particolarmente forte e determinato. Un impegno che sono certa non mancherà nemmeno nel prossimo futuro, ma che meriterebbe maggiore attenzione attraverso una politica industriale altrettanto forte ed efficace, di cui si colgono alcuni tratti ma non quella visione organica e incisiva che occorrerebbe. Questo vale per la politica nazionale e locale ma anche e forse soprattutto per le istituzioni europee, la cui disattenzione nei confronti delle esigenze della manifattura sta creando problemi sempre più seri: la normativa sugli imballaggi, ad esempio, che sta entrando in vigore e presenta numerose criticità. Altro esempio il sistema ETS, da ridiscutere radicalmente se non da eliminare, in un momento in cui l’energia è un tema centrale per la competitività delle imprese. Questo per tacere delle infinite rigidità e della propensione alla burocratizzazione generate dalle normative UE. Con queste zavorre l’industria europea arranca e continua a perdere terreno rispetto ai suoi concorrenti, prima fra tutti la Cina che, già di per sé favorita dallo sviluppo tecnologico che ha reso indispensabili i suoi semiconduttori, continua la sua corsa nella produzione industriale e soprattutto nell’export. Rispetto alla Cina è fondamentale il principio di reciprocità, sul quale l’Europa è chiamata direttamente in causa. Fare industria sta diventando sempre più difficile, anche per scelte strategiche autolesioniste.” (ulteriori commenti della presidente sulla situazione di Prato in calce al comunicato)

Prato
“Prato ha chiuso il 2° trimestre con una diminuzione della produzione, rispetto allo stesso periodo 2025, del -1,9%, con un calo nel tessile (-1,8%), nell’abbigliamento (-2,7%) e nella metalmeccanica (-8,9%) – conclude la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Le buone prestazioni (+4,3%) dell’aggregato degli altri settori manifatturieri (chimica, plastica, mobili, materassi, alimentare) non bastano a compensare i risultati negativi delle specializzazioni maggiormente presenti nel territorio. Nel caso specifico del tessile pratese il confronto fra l’andamento della produzione nello stesso periodo – il 2° trimestre – degli ultimi anni sugli anni rispettivamente precedenti sembra avvalorare l’ipotesi di un progressivo avvicinamento al punto di stabilizzazione del sistema: dal -7,5% del 2024 si è passati al -2,5% del 2025 e alla contrazione più contenuta di questo 2026. Una lettura che non può certo dirsi soddisfacente, dato che il nostro auspicio è di una ripresa significativa, ma tuttavia un segnale di possibile relativa rassicurazione in un momento di criticità generale per il manifatturiero italiano ed europeo. Il tessile nazionale, peraltro, nello stesso 2° trimestre segna -3,3% (stima), confermando una tendenza alla riduzione della produzione che in maggiore o minore misura si manifesta dal 2022, per lo più con risultati inferiori a quelli pratesi. Quella della moda, e di conseguenza di Prato, è una situazione del tutto particolare che richiede attenzioni altrettanto particolari: dalla disponibilità agevole e continuativa di incentivi su fronti strategici come l’innovazione e l’internazionalizzazione a condizioni infrastrutturali favorevoli all’attività d’impresa.”

In foto, da sx: Massimo Capecchi, Fabia Romagnoli, Tiziano Pieretti

 


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