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Ancora precaria la sicurezza dei tessili in Bangladesh

dicembre 22 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Il Bangladesh ha molti più stabilimenti operanti nel business dell’abbigliamento globale di quanto dichiarato dalla sua industria, e milioni di persone che vi lavorano sono esposte a condizioni di lavoro non sicure, ha rivelato giovedì scorso uno studio statunitense.

L’industria dell’abbigliamento del Bangladesh (che vale 25 miliardi di dollari, pari a 23,1 miliardi di euro) è stata oggetto di un piano di revisione della sicurezza degli stabilimenti produttivi dopo il crollo dell’edificio Rana Plaza del 2013, nel quale morirono oltre 1.100 persone.

Migliaia di fabbriche hanno subito ispezioni e decine sono state chiuse per problemi di sicurezza.

Ma in molte fabbriche funzionanti, i dipendenti non hanno avuto alcun miglioramento delle condizioni in cui si trovano ad operare, ha riferito in uno studio lo Stern Center for Business and Human Rights della New York University.

Gli autori hanno determinato che più di 7.000 fabbriche in Bangladesh stanno producendo merci per l’industria globale dell’abbigliamento, circa il doppio delle 3.600 fabbriche esportatrici che la Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association (Associazione dei Produttori ed Esportatori di Abbigliamento del Bangladesh, ndr.) afferma siano operative.

Molti di questi sono stabilimenti di piccole e medie dimensioni, i cui lavoratori indirettamente producono beni per i marchi esteri con il tramite delle fabbriche più grandi, hanno scoperto gli autori dell’indagine.

“Sebbene i marchi globali asseriscano di applicare politiche rigorose contro il subappalto, in realtà milioni di lavoratori e migliaia di fabbriche più piccole stanno producendo le loro merci”, ha detto in un comunicato Sarah Labowitz, condirettore dello Stern Center for Business and Human Rights.

“Lavorare in queste fabbriche spesso è altamente rischioso”, ha aggiunto la Labowitz.

Il presidente dell’associazione degli industriali del Bangladesh, Siddiqur Rahman, ha affermato all’agenzia di stampa Reuters di non concordare con la rilevazione secondo la quale esisterebbero 7.000 fabbriche in Bangladesh che producono per il mercato globale.

“I compratori non effettuano ordini in fabbriche non conformi”, ha detto, riferendosi a quelle fabbriche che non rispettano i requisiti e le norme di sicurezza del settore.

“Le fabbriche di subappalto non esistono”, ha detto Rahman.

Tra i marchi globali che fanno confezionare i loro prodotti in questo Paese asiatico ci sono H&M, Gap Inc, Levi Strauss & Co e Marks & Spencer.

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