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	<title>Pagine Tessili &#187; Economia</title>
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	<description>Moda, Tessile, Abbigliamento</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 17:03:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Confindustria Moda: nel 2025 export in lieve flessione, saldo ancora positivo ma in contrazione</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 15:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Crescono le importazioni e aumenta la pressione competitiva internazionale Focus mercati e import 2025 Nel 2025 il commercio estero del Tessile-Abbigliamento italiano si muove in un contesto internazionale ancora complesso, caratterizzato da una domanda disomogenea e da una crescente pressione competitiva globale. Le esportazioni si attestano a 36,9 miliardi di euro, in lieve flessione (-1,6%), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/03/laboratorio-abbigliamento.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20149" title="laboratorio abbigliamento" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/03/laboratorio-abbigliamento.jpg" alt="" width="750" height="500" /></a></p>
<p><em>Crescono le importazioni e aumenta la pressione competitiva internazionale</em></p>
<p><strong> Focus mercati e import 2025</strong></p>
<p>Nel 2025 il commercio estero del Tessile-Abbigliamento italiano si muove in un contesto internazionale ancora complesso, caratterizzato da una domanda disomogenea e da una crescente pressione competitiva globale.</p>
<p>Le esportazioni si attestano a <strong>36,9 miliardi di euro</strong>, in lieve flessione (-1,6%), mentre le importazioni crescono a <strong>26,5 miliardi di euro</strong> (+2,4%), segnalando un progressivo riequilibrio degli scambi e una maggiore penetrazione dei prodotti esteri nel mercato.</p>
<p>A sostenere l’export italiano sono ancora una volta i mercati storici. La <strong>Francia</strong> si conferma primo partner commerciale con 4,7 miliardi di euro (+0,7%), seguita dalla <strong>Germania</strong> (3,6 miliardi, stabile) e dagli <strong>Stati Uniti</strong> (2,9 miliardi, +0,8%). Si tratta di mercati maturi che continuano a garantire una base solida alla presenza internazionale del Made in Italy, nonostante il rallentamento del ciclo economico.</p>
<p>Più critica, invece, la dinamica nei mercati asiatici, dove si registra una contrazione significativa delle esportazioni: la <strong>Cina</strong> segna un calo dell’11,9%, Hong Kong del 6,6% e la Corea del Sud del 16,3%. Un andamento che riflette il rallentamento della domanda globale e, in particolare, dei segmenti legati al lusso.</p>
<p>Sul fronte opposto, le importazioni mostrano una crescita, trainata soprattutto dai Paesi extra-UE, che rappresentano ormai oltre i due terzi dei volumi complessivi. La <strong>Cina</strong> si conferma primo fornitore con 4,6 miliardi di euro (+8,0%), seguita da una serie di Paesi asiatici in forte espansione: Bangladesh (+5,8%), India (+3,9%), ma soprattutto Vietnam (+24,0%) e Cambogia (+26,0%), che registrano gli incrementi più marcati.</p>
<p>Questa dinamica evidenzia un rafforzamento delle catene produttive internazionali a basso costo e una pressione crescente sulla competitività della filiera italiana, in particolare nelle fasi più esposte alla concorrenza globale.</p>
<p>Il saldo commerciale del settore resta positivo, ma in contrazione, confermando una fase di transizione che richiede attenzione e interventi mirati.</p>
<p>“Il 2025 mostra una tenuta dei nostri mercati di riferimento, in Europa e negli Stati Uniti, ma anche una preoccupante crescita delle importazioni, soprattutto dall’Asia in particolare relative all’ultra fast-fashion,” dichiara il <strong>Presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati</strong>. “È un segnale chiaro di pressione competitiva che impone di rafforzare la presenza internazionale e sostenere la filiera con politiche adeguate in particolare nuovi accordi di libero scambio come quelli con il Mercosur, l’Australia e,  con misure  di tutela , con l’India.”</p>
<p>In questo scenario, Confindustria Moda ribadisce la necessità di interventi urgenti a sostegno della competitività del settore, dal costo dell’energia agli strumenti per l’internazionalizzazione, regole certe su 5.0 ed iperammortamento per preservare il ruolo centrale del Tessile-Abbigliamento italiano sui mercati globali ed il suo contributo al PIL del nostro Paese.</p>
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		<title>L’innovazione meccanotessile italiana protagonista a TECHTEXTIL 2026</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 09:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[L’industria meccanotessile italiana si prepara a un appuntamento chiave nel calendario fieristico internazionale: Techtextil 2026, dal 21-24 aprile a Francoforte (Germania). Una qualificata rappresentanza di aziende italiane parteciperà alla rassegna tedesca, punto di riferimento globale per i tessili tecnici e innovativi, per presentare le tecnologie più avanzate dedicate a un mercato in continua espansione. L’Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/03/tech1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20089" title="tech1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/03/tech1.jpg" alt="" width="750" height="422" /></a></p>
<p>L’industria meccanotessile italiana si prepara a un appuntamento chiave nel calendario fieristico internazionale: Techtextil 2026, dal 21-24 aprile a Francoforte (Germania). Una qualificata rappresentanza di aziende italiane parteciperà alla rassegna tedesca, punto di riferimento globale per i tessili tecnici e innovativi, per presentare le tecnologie più avanzate dedicate a un mercato in continua espansione.</p>
<p>L’Italia si conferma tra i principali leader mondiali nel settore delle macchine tessili, grazie a un sistema produttivo solido e altamente specializzato. Il comparto si distingue per una spiccata vocazione internazionale, con una quota predominante della produzione destinata ai mercati esteri (ben l’86% delle proprie vendite) e una presenza consolidata in oltre 130 Paesi. Questo posiziona il Paese tra i maggiori esportatori globali di tecnologia tessile, riconosciuta per qualità, innovazione e affidabilità.</p>
<p>Nei primi undici mesi del 2025, le vendite in Germania hanno già toccato quota 81 milioni di euro. Tra le tecnologie più richieste spiccano gli accessori (36%) e le macchine da nobilitazione/finissaggio (33%), queste ultime fondamentali per i processi produttivi dei settori tessili più innovativi.</p>
<p>La forza del meccanotessile italiano risiede nella sua struttura dinamica, fatta di aziende di dimensioni contenute ma fortemente orientate alla Ricerca &amp; Sviluppo. Questa flessibilità permette ai costruttori italiani di collaborare strettamente con gli utilizzatori finali, trasformando le esigenze del cliente in soluzioni tecnologiche altamente personalizzate e versatili.</p>
<p>“La crescente domanda di tessili innovativi in vari ambiti industriali sta consolidando ulteriormente la posizione dei nostri costruttori,” sottolinea il Presidente di ACIMIT, Marco Salvadè. “A Techtextil 2026, l’offerta italiana dimostrerà ancora una volta come la combinazione tra alta tecnologia e capacità di customizzazione sia la chiave per rispondere alle sfide del settore dei tessili tecnici”.</p>
<p>L’expertise italiana, radicata in distretti storici come Bergamo, Biella, Brescia, Como, Milano, Prato e Vicenza, continua a garantire standard di qualità e affidabilità che rendono il Made in Italy un punto di riferimento per l’intero comparto globale.</p>
<p>Le aziende associate ad ACIMIT presenti nel Padiglione Italia sono: Aeris S.r.l., Aigle S.r.l., Beschi S.r.l., Bettarini &amp; Serafini S.r.l., Bonino S.r.l., Castello S.r.l., Ferraro S.p.A., Gemata S.p.A., Gualchieri e Gualchieri S.r.l., Guarneri Technology S.r.l., Idealtech S.r.l., IMA S.p.A., Lonati S.p.A., Mariplast S.p.A., MCS Officina Meccanica S.p.A., Monti-Mac S.r.l., M.T.V. S.r.l., Noseda S.r.l., OMMI S.r.l., Ramatex Italia S.r.l., Ramina S.r.l., Salvadè S.r.l., Simet S.r.l., S.R.S. Spindle Research &amp; Service S.r.l., Stalam S.p.A., Tecnomeccanica Biellese S.r.l., Tecnorama S.r.l., Texera S.r.l., Ugolini S.r.l., Unitech Industries S.r.l., Zanfrini S.r.l..</p>
<p>La forza della partecipazione italiana è riconfermata da tutte le aziende associate ad ACIMIT che esporranno in stand individuali o tramite i propri rivenditori locali, fra cui:A.Piovan S.r.l., Autefa Solutions Italy, Bianco S.p.A., Cormatex S.r.l., Dell’orco &amp; Villani S.r.l., Emme S.r.l., Fadis S.p.A., Itema S.p.A., Lawer S.p.A., LGL Electronics S.p.A., Mesdan S.p.A., Monti Antonio S.p.A., O.M.R. S.r.l., Ratti Luino S.r.l., Siltex S.r.l., Texilmesa S.r.l., Texnology S.r.l., Toscana Spazzole Industriali S.r.l., Willy Italiana S.r.l., Zappa Macchine S.r.l.</p>
<p><em>ACIMIT (Associazione dei Costruttori Italiani di Macchinari per l’Industria Tessile) è nata nel 1945 con l’obiettivo prioritario di promuovere l’industria meccanotessile italiana supportandone l’attività in Italia e all’estero. Senza fini di lucro, attualmente riunisce circa 170 aziende produttrici di macchine tessili, suddivise nelle diverse categorie di riferimento: filatura, tessitura, maglieria, nobilitazione e altre macchine. ACIMIT rappresenta un settore industriale che comprende circa 300 aziende (che impiegano quasi 13.000 persone) e che produce macchinari per un valore complessivo di circa 2,3 miliardi di euro, di cui circa l’86% viene esportato. Creatività, tecnologia sostenibile, affidabilità e qualità sono le caratteristiche che hanno reso le macchine tessili italiane leader in tutto il mondo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Calzaturiero italiano: il 2025 chiude a 12,8 miliardi di Euro (-2,8%). Export a -1,1%</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 06:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Non crescono i consumi interni (-0,1% in quantità gli acquisti delle famiglie), dove l&#8217;unico comparto che sembra non conoscere crisi è quello delle calzature sportive e sneakers, che con un +1,4% in spesa è il solo segmento ad essere cresciuto Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: “In un panorama macroeconomico dominato da incertezze geopolitiche, inflazione residua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/02/Giovanna-Ceolini-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19968" title="Giovanna Ceolini 2" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/02/Giovanna-Ceolini-2.jpg" alt="" width="750" height="494" /></a></p>
<p>Non crescono i consumi interni (-0,1% in quantità gli acquisti delle famiglie), dove l&#8217;unico comparto che sembra non conoscere crisi è quello delle calzature sportive e sneakers, che con un +1,4% in spesa è il solo segmento ad essere cresciuto</p>
<p>Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: “In un panorama macroeconomico dominato da incertezze geopolitiche, inflazione residua e rallentamento globale dei consumi di moda, il settore ha saputo contenere le perdite, mostrando nel finale d’anno i primi timidi segnali di una possibile inversione di tendenza”</p>
<p>L’industria calzaturiera italiana archivia un 2025 che può essere definito come un anno interlocutorio che si è confrontato con dinamiche che hanno influenzato i mercati in modo molto repentino e imprevedibile.</p>
<p>Secondo la nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, il preconsuntivo 2025 fissa il fatturato complessivo a 12,84 miliardi di euro, segnando una contrazione del -2,8% rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p>“In un panorama macroeconomico dominato da incertezze geopolitiche, inflazione residua e un rallentamento globale dei consumi di moda, il settore ha saputo gestire le perdite, mostrando nel finale d’anno i primi (timidi) segnali di una possibile inversione di tendenza – spiega Giovanna Ceolini Presidente di Assocalzaturifici &#8211; Il dato che osserviamo con maggiore attenzione è quel +1,1% registrato dal fatturato nell’ultimo trimestre dell’anno. Si tratta di un segnale incoraggiante, che interrompe la sequenza in calo durata nove trimestri consecutivi. Ci dice che stiamo iniziando a risalire la china, anche se la strada sarà complessa. Tuttavia, non possiamo ignorare il prezzo che il nostro tessuto produttivo sta pagando: dopo le chiusure del 2024, la perdita nel 2025 di altri 173 calzaturifici e di 2.500 posti di lavoro in dodici mesi è un dato rilevante. Ogni competenza che va perduta indebolisce quel vantaggio competitivo che ci rende unici al mondo”.</p>
<p>Sempre analizzando il versante occupazionale, il ricorso agli ammortizzatori sociali, pur essendo diminuito del -6,2% rispetto al 2024, resta su livelli di guardia, con oltre 33,8 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nella filiera pelle: una cifra che rimane quattro volte superiore ai livelli pre-pandemici.</p>
<p>L’export si conferma la colonna portante del sistema, assorbendo circa l’85% della produzione nazionale. Nel 2025 le vendite oltreconfine hanno raggiunto, secondo le proiezioni a 12 mesi, gli 11,5 miliardi di euro, limitando la perdita in valore al -1,1%.</p>
<p>Analizzando la geografia dei mercati, emerge un mondo spaccato in due. Da un lato c’è l’Unione Europea, che nei primi 10 mesi dell’anno (cui si fermano i dati ufficiali Istat disponibili) ha dimostrato una incoraggiante vitalità, crescendo sia in valore (+1,9%) che in volume (+7,6%), con performance brillanti in mercati di prossimità. Dall&#8217;altro, i mercati extra-UE hanno sofferto una contrazione media del -3,3% in valore. Nel Far East, invece, le vendite sono crollate del -18%. La Cina, in particolare, ha mostrato una frenata del -23,4% in valore, vittima di una crisi di fiducia dei consumatori locali e di un mutamento nelle abitudini di acquisto del lusso. Di segno opposto, invece, il dinamismo del Medio Oriente (+12,9% in valore), con gli Emirati Arabi (+18,6%) che si confermano hub fondamentale per l’alto di gamma. Negli Stati Uniti, l’andamento è stato altalenante: pur chiudendo i primi 10 mesi con un +4,4% in valore (ma con un -2,4% in volume), l’introduzione dei nuovi dazi doganali dopo l’accordo USA-UE di fine luglio ha creato un clima di incertezza che appesantisce le prospettive di breve termine.</p>
<p>“A livello internazionale, l&#8217;export continua a essere il nostro polmone vitale – aggiunge Ceolini – ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente. La resilienza dell&#8217;Europa e la crescita vigorosa del Medio Oriente compensano solo parzialmente il preoccupante rallentamento del Far East e della Cina in particolare. Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie di approccio. Parallelamente, guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti. L&#8217;introduzione di misure protezionistiche proprio in un mercato chiave per il nostro alto di gamma aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in una fase già delicata”.</p>
<p>La produzione nazionale di calzature nel 2025 ha raggiunto 118,3 milioni di paia (-5,5%).</p>
<p>Sul fronte dei consumi interni, le famiglie italiane rimangono prudenti. La spesa per calzature è cresciuta solo dello 0,5% a fronte di volumi stabili (-0,1%), segno che l&#8217;inflazione ha costretto i consumatori a una selezione più accurata degli acquisti. L&#8217;unico comparto che sembra non conoscere crisi è quello delle calzature sportive e sneakers, che con un +1,4% in valore è il solo segmento ad aver pienamente recuperato e superato i livelli del 2019.</p>
<p>Per quanto riguarda il futuro, l’indagine tra le imprese associate rileva che solo una piccola parte degli imprenditori (13%) si aspetta una crescita del proprio fatturato nella prima metà del 2026, mentre la maggioranza (52%) prevede stabilità. Il sentiment prevalente indica che la vera ripresa, solida e strutturale, non si manifesterà prima dell&#8217;inizio del 2027.</p>
<p>La sfida per le aziende sarà dunque quella di navigare un 2026 di transizione, investendo su sostenibilità e innovazione per farsi trovare pronti al momento del rilancio.</p>
<p>“Abbiamo davanti a noi un anno cruciale – conclude Ceolini &#8211; in cui dovremo essere bravi a resistere, a innovare e, soprattutto, a proteggere la nostra filiera. Chiediamo alle Istituzioni un supporto concreto. Non solo ammortizzatori sociali per gestire le fasi di bassa produzione, ma politiche industriali mirate che favoriscano il passaggio generazionale e gli investimenti in digitalizzazione e sostenibilità. Il Made in Italy calzaturiero ha tutte le carte in regola per continuare ad essere protagonista sui mercati mondiali”.</p>
<p><em>Nella foto: Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici</em></p>
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		<title>LA FILATURA ITALIANA NEL 2025 Nota a cura dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 08:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biella]]></category>
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		<category><![CDATA[Como]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bilancio preconsuntivo del 2025 Per la filatura italiana (in questa accezione comprensiva della produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri) nel 2025 si prevede la prosecuzione della fase negativa già registrata nel corso dell’ultimo biennio. Sulla base delle elaborazioni preliminari effettuate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, basate sia su variabili macro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Pitti_Immagine_Filati_97__the_images_of_the_Tradeshow___671.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19814" title="Pitti_Immagine_Filati_97__the_images_of_the_Tradeshow___67" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Pitti_Immagine_Filati_97__the_images_of_the_Tradeshow___671.jpg" alt="" width="750" height="500" /></a></p>
<p><strong>Il bilancio preconsuntivo del 2025</strong></p>
<p>Per la filatura italiana (in questa accezione comprensiva della produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri) nel 2025 si prevede la prosecuzione della fase negativa già registrata nel corso dell’ultimo biennio.</p>
<p>Sulla base delle elaborazioni preliminari effettuate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, basate sia su variabili macro sia su Indagini Campionarie interne, il fatturato settoriale è atteso in diminuzione del -4,1% su base annua, con il turnover settoriale che scenderebbe a circa 2,5 miliardi di euro.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19815" title="Tab 1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-12.jpg" alt="" width="750" height="535" /></a></p>
<p>La flessione coinvolge pressoché tutti i comparti che compongono l’industria della filatura italiana, con la sola filatura liniera in controtendenza, grazie ad una dinamica positiva. Al contrario, sia la filatura laniera (comparto preponderante, con un’incidenza di circa l’83% sul fatturato settoriale complessivo), sia la filatura cotoniera risultano interessate da una riduzione.</p>
<p>Le difficoltà del mercato dei filati trovano riscontro anche dall’andamento dell’indice dei prezzi alla produzione rilevato da ISTAT (misura delle variazioni mensili dei prezzi al primo stadio di commercializzazione dei beni prodotti dalla manifattura italiana): per le filature (ATECO CB 13.1), nel periodo gennaio-ottobre 2025 l’indice registra una variazione negativa pari al -1,4%.</p>
<p>Con riferimento al bilancio settoriale, il valore della produzione (variabile questa che si propone di stimare il valore della sola attività produttiva svolta in Italia al netto della commercializzazione dei filati importati) è atteso ridursi del -4,4%.</p>
<p>Sul fronte del commercio estero, nel 2025 le esportazioni della filatura italiana sono previste in calo del -5,4%, portando il valore complessivo delle vendite oltreconfine a 744 milioni di euro, con un’incidenza sul fatturato totale pari al 29,8%. Parallelamente, le importazioni dovrebbero registrare una contrazione più marcata (-7,9%), scendendo a 721 milioni di euro.</p>
<p>La dinamica congiunta dei flussi in entrata e in uscita determinerebbe un avanzo commerciale stimato in circa 23 milioni di euro (nel 2024 invece, era pari a 3 milioni).</p>
<p>Anche il mercato interno, intercettato dalla variabile consumo apparente, risulterebbe in peggioramento, con una contrazione media annua attesa al -5,6%.</p>
<p>Infine, sul piano occupazione, in coerenza con il quadro congiunturale sfavorevole, le elaborazioni sui dati raccolti dall’Indagine elaborata da Confindustria Moda su un panel di associati, indicano che la maggioranza delle filature italiane dovrebbe chiudere il 2025 con un numero di addetti stabile rispetto all’anno precedente, mentre circa il 21% delle aziende prevede una riduzione degli occupati.</p>
<p><strong>Il commercio con l’estero nei primi nove mesi del 2025</strong></p>
<p>Se si focalizza l’analisi sui primi nove mesi del 2025, i dati ISTAT disponibili consentono di delineare un quadro più dettagliato dell’interscambio con l’estero per le merceologie considerate. In tale periodo, la filatura, nel suo complesso, registra una contrazione significativa delle esportazioni, con una flessione del -5,2%; cui si affianca un calo ancora più marcato delle importazioni, pari al -9,2%. In termini di valori, l’export di filati si attesta a 581 milioni di euro, mentre quello dei filati importati scende a 553 milioni.</p>
<p>Ne consegue un saldo commerciale complessivamente positivo per la filatura, pari a 28 milioni di euro: il totale del deficit registrato per i filati di cotone e di lino risulta più che compensato dai surplus rilevati nelle altre merceologie.</p>
<p>Nel complesso, il quadro delle esportazioni risulta diffusamente negativo per la maggior parte delle tipologie di filato analizzate. Fanno eccezione soltanto i filati per aguglieria e quelli di lino, che si distinguono per una dinamica positiva, con incrementi rispettivamente del +3,9% e del +13,5%. Il comparto laniero mostra invece un arretramento generalizzato: le vendite estere di filati cardati e pettinati diminuiscono rispettivamente del -4,6% e del           -6,1%. Ancora una volta, la performance più critica riguarda i filati misti chimico/lana, che registrano una contrazione del -17,8%, mentre anche i filati di cotone evidenziano un ridimensionamento dell’export, pari al -10,0%.</p>
<p>Per quanto concerne i flussi in ingresso, da gennaio a settembre 2025, l’andamento delle diverse tipologie di filato risulta fortemente differenziato. Le performance migliori si registrano per i filati per aguglieria, interessati da un marcato incremento del +31,7%, e per i filati cardati di lana, in crescita del +8,5%. In territorio negativo si collocano invece i filati pettinati di lana, che mostrano una lieve flessione (-1,6%), e i filati di lino, in calo del -4,8%. Più accentuate risultano le contrazioni dei filati di cotone, che registrano una riduzione del          -15,3%, e soprattutto per i filati misti chimico/lana, che evidenziano la dinamica più sfavorevole del comparto con una flessione del -37,5%.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19816" title="Tab 2" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-21.jpg" alt="" width="750" height="330" /></a></p>
<p>La congiuntura complessivamente sfavorevole che ha caratterizzato la filatura italiana nel 2025 emerge anche dall’analisi degli andamenti sperimentati dai principali mercati di destinazione delle vendite di ciascuna tipologia di filato.</p>
<p>Da gennaio a settembre 2025, le principali destinazioni dell’export di filato di lana cardato risultano il Regno Unito e Hong Kong, sebbene caratterizzati da dinamiche negative, più contenute per il primo (-2,2%) e più marcate per il secondo (-28,5%); entrambi detengono esportazioni pari a 18 milioni di euro e un’incidenza di circa il 13,3% ciascuno. Segue la Turchia, con 15 milioni di euro e una quota del 10,9%, in crescita del +8,1%, mentre il Portogallo si colloca al 6,4% del totale, mostrando un lieve incremento (+0,6%). I restanti mercati presentano valori più contenuti e quote inferiori al 6%, con andamenti eterogenei: accanto a segnali di crescita, in particolare verso Romania, Cina e soprattutto Vietnam, si osservano flessioni nei flussi diretti alla Bulgaria, Tunisia e Corea del Sud.</p>
<p>Nel periodo in esame, il principale mercato di destinazione del filato di lana pettinato è la Turchia, che, nonostante una lieve contrazione (-0,9%), supera la Francia, scesa in seconda posizione a causa di una significativa flessione del -30,0%. La Turchia rappresenta così l’11,8% dell’export totale di questa merceologia, mentre la Francia ne copre il 10,4%. Al terzo posto si posiziona il Portogallo, che al contrario, registra un incremento del +7,2% e incide per il 9,8%. Seguono gli altri partner che evidenziano delle flessioni: la Romania cala del -12,6%, la Germania registra una contrazione contenuta al -2,0%, mentre Hong Kong e Cina mostrano cali a doppia cifra, rispettivamente del -17,3% e del -21,5%. Anche il Regno Unito segna una perdita del -12,2%. Infine, chiudono la top 10 la Bulgaria e la Tunisia, entrambe in crescita, ma con ritmi differenti: +4,2% la prima e +22,7% la seconda.</p>
<p>Nei primi nove mesi del 2025, i primi due mercati di destinazione dell’export dei filati misti chimico/lana risultano Francia e Turchia, in grado di assorbire assieme il 29,7% dell’export. Ma mentre la prima presenta una crescita del +8,7%, la seconda mostra un calo deciso del     -32,1%. Flette anche la Bulgaria, che archivia una variazione del -11,9%, assicurandosi un’incidenza dell’8,3%, al contrario la Germania è interessata da un aumento del +7,8%. Portogallo e Romania rilevano cali significativi, a fronte del recupero di Hong Kong, che segna un +22,3%. In coda alla classifica, la Spagna, ottava, registra la variazione negativa più rilevante (-46,8%), mentre il Marocco, decimo, evidenzia l’incremento maggiore (+20,1%), pur con quote inferiori al 3,6% ciascuno.</p>
<p>Per quanto riguarda i filati di cotone, da gennaio a settembre 2025 la Germania si conferma il principale mercato di destinazione, con un valore delle esportazioni pari a 17 milioni di euro e una quota del 14,6%, nonostante una significativa contrazione del -24,7%. Segue la Repubblica Ceca, che al contrario registra una lieve crescita del +0,7% e rappresenta il 10,2% dell’export totale. Al terzo posto si posiziona l’Ungheria, con 9 milioni di euro e una quota del 7,5%, pur rilevando una perdita del -18,5%. La Francia, con un valore pari a 8 milioni di euro e una quota del 7,2%, registra un calo del -12,2%. In controtendenza si distingue la Tunisia, con una robusta crescita (+68,2%) e un’incidenza del 6,3%. Anche Portogallo e Spagna mostrano segni positivi, con aumenti rispettivamente del +7,5% e del +1,8%. Austria e Regno Unito presentano dinamiche opposte: la prima recupera il +4,4%, mentre il secondo cala del -24,4%. Chiude la top 10 la Croazia, con un peso del 3,9% e una flessione del -14,4%.<strong></strong></p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19817" title="Tab 3" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-3.jpg" alt="" width="750" height="955" /></a></p>
<p>Passando all’analisi delle importazioni per paese di approvvigionamento, sempre nel periodo gennaio-settembre 2025, riguardo ai filati cardati di lana, la Cina si conferma il principale fornitore, grazie a un incremento del +9,2%. Segue la Lituania, che invece registra un calo del     -7,7%. Regno Unito e Polonia mostrano entrambi variazioni positivi, seppur di diversa entità: il primo cresce del +9,7%, mentre la seconda del +12,6%. Grazie a un significativo aumento, balza al quinto posto l’Ungheria, coprendo ora il 2,5% delle importazioni. Questi cinque paesi rappresentano complessivamente il 95,4% dell’import totale di comparto.</p>
<p>Per quanto riguarda i filati di lana pettinati, i primi sei “fornitori”, in grado di assicurare l’87,6% del totale importato, vedono, nel periodo in esame, la Bulgaria e la Polonia salire rispettivamente in prima e seconda posizione grazie a performance positive: la Bulgaria cresce del +30,5% e la Polonia del +5,2%. Gli altri mercati, al contrario, registrano significative flessioni: la Romania cala del -17,4%, la Repubblica Ceca del -10,4%, la Cina del -14,2% e l’India del -9,7%.</p>
<p>Relativamente ai filati misti chimico/lana, i primi cinque supplier, che coprono il 78,7% del totale importato, evidenziano marcate dinamiche negative, ad eccezione della Polonia, quinta in graduatoria, che segna un significativo incremento (+67,2%). La Romania, principale paese di approvvigionamento, registra un calo del -52,3%, seguita dalla Turchia con una perdita del          -32,7%, dalla Bulgaria, che flette del -21,0% e dalla Spagna, in contrazione del -36,4%.</p>
<p>Infine, le importazioni dei filati di cotone sono concentrate per l’82,8% dai primi cinque fornitori, che nel periodo gennaio-settembre 2025 hanno tutti registrato flessioni. La Turchia, principale supplier con uno share del 36,4%, evidenzia un calo del -5,8%; l’India, seconda, mostra una flessione del -27,4%. L’Egitto, al terzo posto, chiude il periodo con una perdita del     -14,5%, seguito dalla Cina e dal Pakistan, che segnano rispettivamente cali del -20,5% e del         -25,2%.</p>
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		<title>LA MODA JUNIOR NEL 2025 Nota a cura dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 17:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bilancio preconsuntivo del 2025 Il 2024 si è chiuso per il comparto della moda junior (accezione questa che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi/e di età tra 0-14 anni, intimo ed accessori inclusi) con una contrazione del -2,1%. Anche nel 2025, sulla base delle stime preliminari effettuate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/PB21.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19793" title="PB2" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/PB21.jpg" alt="" width="750" height="422" /></a></p>
<p><strong>Il bilancio preconsuntivo del 2025</strong></p>
<p>Il 2024 si è chiuso per il comparto della moda junior (accezione questa che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi/e di età tra 0-14 anni, intimo ed accessori inclusi) con una contrazione del -2,1%. Anche nel 2025, sulla base delle stime preliminari effettuate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, la moda junior italiana è attesa rimanere in area negativa. In particolare, il fatturato settoriale è previsto in calo del -3,2%, attestandosi a poco più di 3,0 miliardi di euro.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19794" title="Tab 1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-11.jpg" alt="" width="750" height="497" /></a></p>
<p>Un andamento riflessivo è atteso anche per il valore della produzione (variabile che, si ricorda, prova a quantificare l’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati) per il quale si stima una riduzione del -4,8% su base annua.</p>
<p>Sul fronte degli scambi con l’estero, le esportazioni della moda junior sono attese in flessione del -3,2% nel corso del 2025; il valore complessivo delle vendite oltreconfine dovrebbe così ridursi a 1.487 milioni di euro, concorrendo al 48,9% del turnover settoriale.</p>
<p>Di segno opposto risulta invece la dinamica delle importazioni, per le quali si prevede una crescita del +1,8%, che porterebbe il valore complessivo a quasi 2,6 miliardi di euro. L’evoluzione attesa dei flussi commerciali in entrata e in uscita dall’Italia determinerebbe un disavanzo del saldo commerciale settoriale pari a circa 1,1 miliardi di euro.</p>
<p>Infine, secondo le previsioni dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, anche i consumi nazionali (in tale accezione comprensivi dei consumi delle famiglie, dei consumi extra-familiari e delle scorte) sono destinati a chiudere il 2025 in territorio negativo, con una flessione stimata intorno al -2,0% rispetto ai livelli raggiunti nel 2024.</p>
<p>Relativamente ai mercati esteri, è possibile circoscrivere l’analisi al solo abbigliamento per neonati (per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza e, quindi, i flussi commerciali con l’estero per Nazione). Secondo quanto rilevato da ISTAT, con riferimento ai primi 9 mesi 2025, l’export di moda bebè, che nel medesimo periodo del 2024 era calato del -4,4%, ha nuovamente accusato una flessione, perdendo il -3,9%, attestandosi a 112,7 milioni di euro. La dinamica negativa ha caratterizzato sia le aree UE sia quelle extra-UE, il mercato comunitario mostra un calo del -1,2%, mentre le aree extra-UE flettono del -5,9%. A fronte degli andamenti registrati, il mercato extra-UE copre il 55,3% dell’export totale di abbigliamento per neonati, confermandosi il miglior “acquirente”, mentre il mercato comunitario assorbe il 44,7% delle vendite.</p>
<p>Nel periodo in esame, gli Emirati Arabi Uniti si confermano la prima destinazione dell’abbigliamento per neonati, grazie ad una crescita del +18,1%, che li porta a raggiungere i 10,3 milioni di euro, pari al 9,2% dell’export totale. Nonostante una contrazione del -2,3%, la Spagna sale al secondo posto e si assicura un peso del 9,1%; la Francia conquista il terzo posto grazie ad una crescita del +1,3%. Gli Stati Uniti, mercato strategico per la moda bebè, sono scivolati in quarta posizione a seguito di una marcata flessione (-17,0%), con 8,6 milioni di euro e un’incidenza del 7,6%. Anche il Regno Unito e la Germania, rispettivamente quinto e sesto mercato di destinazione, registrano una contrazione, ma con ritmi molto differenti: il Regno Unito segna un calo contenuto del -3,6%, con un valore di 6,8 milioni di  euro, mentre la Germania subisce una perdita più marcata del -16,0%, con un fatturato pari a 4,8 milioni di euro, corrispondente al 4,3% dell’export totale di comparto.</p>
<p>Di segno opposto risultano la Cina, settima, che mostra una crescita moderata (+4,5%) per un valore di 4,6 milioni di euro, seguita da Russia e Polonia, con incrementi particolarmente sostenuti, rispettivamente del +35,3% e del +63,0%, rappresentano ciascuna il 4,0% circa dell’export di comparto. Particolarmente marcata risulta la crescita delle vendite verso Israele, che con 3,9 milioni di euro segna un aumento del +131,2% e raggiunge una quota del 3,5%.</p>
<p>Tra gli altri mercati europei, il Portogallo e la Bulgaria, undicesimo e dodicesimo mercato, mostrano entrambi degli incrementi del +1,9% e del +0,3%; mentre Grecia e Paesi Bassi, in quattordicesima e quindicesima posizione, evidenziano flessioni più accentuate, rispettivamente del -12,3% e del -14,5%. Nell’area mediorientale, oltre agli Emirati già citati, si distinguono il Qatar (2,9 milioni, +8,9%) e l’Arabia Saudita (2,2 milioni, +25,6%), che rafforzano il proprio peso complessivo.</p>
<p>Infine, con quote inferiori al 2,0%, Belgio e Romania mostrano una dinamica espansiva significativa, con aumenti rispettivamente del +52,3% e del +12,6%, mentre Croazia e Giappone registrano variazioni negative più contenute, rispettivamente del -7,8% e del         -0,5%.</p>
<p>Passando ora ad analizzare le importazioni dall’estero in Italia, sempre con riferimento al solo abbigliamento bebè, si evidenzia una dinamica positiva pari al +9,4%, con aumenti diffusi tra quasi tutti i principali paesi fornitori. La Spagna si conferma primo supplier, nonostante una flessione del -4,7%, con un valore pari a 64,5 milioni di euro e un’incidenza del 23,2% sull’import totale. La Cina, seconda, cresce del +3,8% e raggiunge i 44,2 milioni di euro, pari al 15,9% del totale. Segue il Bangladesh con un incremento del +9,5%. Paesi Bassi e Francia, con un’incidenza analoga attorno al 9,5%, registrano variazioni positive del +21,6% e del +20,2%. L’India, al contrario, presenta una perdita del -1,5%, mentre la Polonia registra l’aumento più marcato, con una variazione a tre cifre, arrivando a rappresentare il 4,0% dell’import di comparto. Anche la Germania archivia un deciso incremento delle importazioni, pari al +62,3%; la sua incidenza sul totale è del 2,4%. Gli altri paesi presenti nella top 15 mostrano nel complesso una dinamica prevalentemente positiva; fanno eccezione la Turchia, nona destinazione, che registra una flessione del -6,8% con un peso pari al 2,0%, nonché Tunisia e Danimarca, che, a fronte di quote inferiori all’1,0% del totale, evidenziano contrazioni di entità molto diversa, rispettivamente del -58,9% e del -2,8%.</p>
<p><strong>I principali risultati dell’Autunno/Inverno 2024-2025 sul mercato italiano</strong></p>
<p>Sotto il profilo demografico, il mercato italiano dell’abbigliamento junior, al 1° gennaio 2025, si componeva di 7.019.165 individui di età compresa tra 0 e 14 anni, il 51,5% dei quali di sesso maschile. Da gennaio a settembre 2025, sulla base delle (pur provvisorie) rilevazioni ISTAT ad oggi disponibili, le iscrizioni in anagrafe per nascita sono state pari a 260.401, con un decremento di 12.776 nuovi nati rispetto ai dati dei primi nove mesi del 2024 (-4,7%).  Similmente a quanto evidenziato per la fascia 0-14 anni, i neonati maschi rappresentano il 51,5% del totale.</p>
<p>Ciò premesso, se si focalizza l’attenzione sul consumo di moda junior in Italia, i dati più aggiornati relativi al sell-out invernale si riferiscono alla stagione Autunno/Inverno 2024-25. Secondo le rilevazioni effettuate da Sita Ricerca per conto di Confindustria Moda, il comparto Tessile-Abbigliamento nel suo complesso ha sperimentato una dinamica positiva del sell-out sia in termini di spesa corrente (+1,7%) sia a volume (+0,4%).</p>
<p>In detto contesto la moda junior ha registrato un risultato peggiore rispetto alla media del Tessile-Abbigliamento: archiviando infatti una lieve flessione a valore del -0,1%, a fronte di una moderata crescita dei volumi pari al +0,4%. Sotto il profilo temporale, la stagione mostra un avvio positivo: il periodo settembre-ottobre rileva un incremento sia a valore (+4,9%) sia a volume (+6,0%). I due bimestri successivi, al contrario, chiudono in territorio negativo. Il bimestre centrale (novembre-dicembre) ha segnato una flessione del -0,6% sia in termini di spesa corrente che di quantità, mentre il bimestre conclusivo (gennaio-febbraio) ha evidenziato una contrazione più marcata, pari al -3,7% a valore e al -3,8% a volume.</p>
<p>Analizzando il dato per segmento emerge che a perdere maggiormente è stato il comparto neonato, che ha mostrato un calo del -1,1% a valore; seguito dal segmento ‘bambino’ che contiene la contrazione al -0,1%; al contrario la ‘bambina’, strutturalmente preponderante (copre il 48,1% del sell-out di comparto), registra un debole aumento del +0,1%. Parallelamente, in termini di volumi, il “neonato” ha perso il -1,2% rispetto alla precedente A/I, mentre il “bambino” il -0,3%; al contrario la “bambina” è cresciuta del +1,4%.</p>
<p>Passando ad analizzare il panorama distributivo, lo junior ha confermato, ancora una volta, la leadership delle catene, con una quota pari al 48,4%. Il sell-out intermediato da questo format è risultato stabile rispetto alla stagione A/I precedente. Tale andamento riflette una contrazione del segmento “neonato” (-1,3%) e una leggera flessione del segmento “bambina” (-0,1%), bilanciati però dall’incremento del comparto “bambino”, che ha evidenziato un incremento del +0,8%.</p>
<p>La GDO mantiene una quota significativa del mercato junior, pari al 29,9%, pur segnando una leggera flessione del -0,3%. All’interno di questo canale, i Grandi Magazzini – con una quota del 15,6% – hanno mostrato un andamento positivo, crescendo del +0,6% nella stagione A/I 2024-25. Al contrario, si evidenziano performance negative per le Grandi Superfici (-1,0%) e per il canale Food (-2,1%). A livello di segmenti, la GDO ha subito cali nei comparti “neonato” (-0,9%) e “bambino” (-0,7%), mentre il segmento “bambina” ha registrato un lieve aumento del +0,2%.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/FIG1a.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19795" title="FIG1a" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/FIG1a.jpg" alt="" width="750" height="430" /></a><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/FIG1b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19796" title="FIG1b" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/FIG1b.jpg" alt="" width="750" height="449" /></a></p>
<p>Il dettaglio indipendente ha coperto il 12,3% dei consumi nel periodo in esame, registrando una crescita del +0,6%, superiore alla media del comparto. La buona performance è stata trainata dal segmento “bambina”, con un incremento del +1,5%, e dal “bambino”, che segna un +0,3%. In controtendenza risulta, invece, il segmento “neonato”, in calo del -1,6%.</p>
<p>Il canale ambulante e quello degli outlet/negozi stokkista hanno mostrato dinamiche negative nell’A/I 2024-25: il primo ha rilevato una contrazione del -5,2%, mentre il secondo è sceso del -1,4%. Entrambi i formati continuano a rappresentare quote marginali del mercato, rispettivamente pari all’1,8% e allo 0,7%.</p>
<p>Infine, l’e-commerce, dopo il forte calo del -9,8% rilevato nella stagione A/I 2023-24, si è stabilizzato mantenendo una quota di mercato del 6,3%. Analizzando le performance per segmento, si osserva una crescita significativa per il “neonato” (+5,7%), mentre i comparti “bambino” e “bambina” hanno subito leggere flessioni, rispettivamente del -0,2% e del         -0,4%.</p>
<p>Al di là dei risultati della stagione A/I, il sell-out di moda junior in Italia ha archiviato i primi dieci mesi del 2025 in perdita del -2,0%. Da gennaio ad ottobre 2025 il sell-out del comparto “bambino” e “bambina” sono diminuiti rispettivamente del -2,3% e del -1,3% rispetto al medesimo periodo del 2024, mentre il segmento “neonato” ha mostrato la contrazione più marcata, pari al -3,4%.</p>
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		<title>LA MODA MASCHILE ITALIANA NEL 2025 Nota a cura dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 16:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bilancio preconsuntivo del 2025 Il 2025 si è aperto in un contesto ancora caratterizzato da elevata incertezza per la moda e per il menswear italiano, con l’assenza di segnali concreti di ripresa. Il quadro macroeconomico internazionale continua ad essere influenzato da tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati e dal ricorso a misure protezionistiche, soprattutto da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Pitti-Uomo-101_029.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19724" title="Pitti Uomo 101_029" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Pitti-Uomo-101_029.jpg" alt="" width="751" height="501" /></a></p>
<p><strong>Il bilancio preconsuntivo del 2025</strong></p>
<p>Il 2025 si è aperto in un contesto ancora caratterizzato da elevata incertezza per la moda e per il menswear italiano, con l’assenza di segnali concreti di ripresa. Il quadro macroeconomico internazionale continua ad essere influenzato da tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati e dal ricorso a misure protezionistiche, soprattutto da parte degli Stati Uniti. In tale scenario, la mancanza di dinamiche espansive significative, unitamente a un clima di fiducia ancora fragile, lascia prevedere la prosecuzione del rallentamento già osservato nel corso dell’anno precedente.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19725" title="Tab 1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-1.jpg" alt="" width="758" height="464" /></a></p>
<p>Secondo le stime elaborate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda sulla base delle indicazioni provenienti dalle indagini campionarie interne nonché sulla base dell’andamento congiunturale del quadro macroeconomico di riferimento, la moda maschile italiana (in un’accezione che comprende la confezione, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) è attesa chiudere il 2025 con un fatturato in calo del -2,1% rispetto all’anno precedente. Nel 2025 il fatturato del menswear italiano, pertanto, si porterebbe a 11,2 miliardi di euro, rappresentando così il 19,3% del fatturato complessivo della filiera Tessile-Abbigliamento italiana.</p>
<p>Con riferimento ai singoli micro-comparti qui esaminati, nel 2025 tutti risulterebbero interessati da dinamiche negative, ad eccezione dell’abbigliamento in pelle.</p>
<p>Nel 2025 il valore della produzione (si ricorda che tale variabile si propone di stimare il valore dell’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati) risulterebbe anch’esso in flessione, con una riduzione stimata del -2,3% su base annua, riflettendo le difficoltà del contesto produttivo.</p>
<p>Nel corso dell’anno, le vendite oltreconfine hanno registrato un’inversione di tendenza, tornando in territorio negativo: per l’export si prevede infatti una flessione del -2,0%, che porterebbe il livello complessivo delle vendite estere a circa 8,7 miliardi di euro. L’incidenza dell’export sul fatturato totale del comparto si attesterebbe al 77,2%, a testimonianza della forte vocazione internazionale del menswear italiano.</p>
<p>Di segno opposto risulta invece l’andamento delle importazioni, per le quali si prospetta una crescita del +2,8% nei dodici mesi, con un valore complessivo che si porterebbe a circa 5,5 miliardi di euro.</p>
<p>Visto il suddetto andamento degli scambi con l’estero, l’attivo commerciale settoriale è atteso in riduzione: il surplus complessivo dovrebbe infatti assottigliarsi rispetto al 2024, attestandosi a circa 3,2 miliardi di euro nell’intero anno.</p>
<p><strong>Il commercio con l’estero nei primi nove mesi del 2025</strong></p>
<p>Un quadro più approfondito delle performance della moda uomo sui mercati internazionali emerge dall’analisi dell’interscambio con l’estero relativo ai primi nove mesi del 2025. In questo periodo, sulla base dei dati ISTAT disponibili alla data di chiusura della presente nota, esportazioni e importazioni hanno seguito traiettorie divergenti.</p>
<p>Da gennaio a settembre 2025, le vendite oltreconfine del menswear made in Italy hanno registrato una contrazione del -2,5%, attestandosi a 6,9 miliardi di euro. Di segno opposto l’andamento delle importazioni che, sono aumentate in media del +3,2%, raggiungendo così i 5,0 miliardi di euro.</p>
<p>Tali dinamiche hanno inciso sul saldo commerciale che, pur mantenendosi positivo e superiore a 1,9 miliardi di euro, risulta ridimensionato rispetto all’anno precedente, segnando una contrazione di circa 330 milioni (-14,6%) rispetto ai primi nove mesi del 2024.</p>
<p>Il dato complessivo riflette un andamento piuttosto altalenante. Nel primo trimestre si è osservata una dinamica differente, caratterizzata da un aumento dei flussi in entrata a fronte di una contrazione di quelli in uscita. Nei tre mesi successivi sono emersi segnali di indebolimento, si sono, infatti, registrate flessioni sia sul versante dell’export sia su quello dell’import. La tendenza si è invertita nel terzo trimestre, quando sia esportazioni sia importazioni hanno evidenziato un recupero, tornando su valori positivi.</p>
<p>Dal punto di vista geografico, si osserva una divergenza tra le due macroaree. Con riferimento agli sbocchi commerciali, il mercato comunitario mostra una dinamica positiva, con un incremento del +2,6%, mentre le esportazioni verso i paesi extra-UE subiscono una contrazione del -6,9%. Nonostante il calo, l’area extra-UE si conferma il principale “acquirente” per l’export di moda maschile italiana, assorbendo il 51,3% del totale, mentre il mercato comunitario copre il restante 48,7%. Anche sul fronte import le due macroaree si muovono in modo opposto: nei primi nove mesi del 2025, le importazioni provenienti dalla UE risultano in calo del -4,4%, mentre quelle dal mercato extra-UE registrano un incremento a doppia cifra, pari al +10,1%. In termini di incidenza, il 44,4% della moda maschile importata in Italia proviene dai Paesi dell’Unione Europea, mentre il restante 55,6% ha origine da mercati extra-UE.</p>
<p>Analizzando la geografia delle destinazioni, la Francia, con un valore di 937 milioni di euro, pari al 13,5% del totale di settore esportato, continua a rappresentare il principale paese di destinazione del menswear made in Italy e consolida il proprio ruolo con una crescita del +3,4%. La Germania, con 691 milioni di euro, mantiene la seconda posizione con una quota del 10,0%, pur segnando una flessione del -3,5%. Gli Stati Uniti, stabili al terzo posto, mostrano invece un aumento del +4,0%, che porta la loro incidenza al 9,9% dell’export complessivo (686 milioni di euro).</p>
<p>La Cina, pur attraversando una fase di ridimensionamento con una contrazione del -16,7%, conserva la quarta posizione con un valore di 469 milioni di euro. All’interno dell’area asiatica, il Giappone si distingue con una variazione positiva del +4,6% e si conferma all’ottavo posto. Di contro, Hong Kong e Corea del Sud evidenziano cali rispettivamente del -6,8% e del -18,9%, che ne comportano il riposizionamento in decima e in dodicesima posizione.</p>
<p>Spostandosi nuovamente in Europa, la Spagna mantiene il quinto posto grazie a un incremento del +5,1%, mentre il Regno Unito evidenzia una contrazione del -6,2%. Segue la Svizzera, tradizionale snodo logistico-commerciale delle principali griffe del settore, che continua invece a mostrare segnali di debolezza, registrando una riduzione del -13,7%.</p>
<p>Un andamento positivo caratterizza i Paesi Bassi, che si collocano al nono posto con un aumento del +1,2%. Segnali di crescita emergono anche per la Polonia ed Emirati Arabi Uniti, rispettivamente in undicesima e tredicesima posizione: la prima registra un incremento particolarmente dinamico del +26,1%, mentre i secondi avanzano del +4,9%.</p>
<p>A chiudere il gruppo delle principali destinazioni, entrambe con un’incidenza inferiore al 2,0%, figurano Austria e Turchia, entrambe con performance positive.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19726" title="Tab 2" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Tab-2.jpg" alt="" width="916" height="807" /></a></p>
<p>Relativamente alle importazioni, nei primi nove mesi del 2025 i primi tre mercati di approvvigionamento della moda maschile mostrano tutti andamenti positivi. La Cina si conferma il principale fornitore, con un valore pari a 694 milioni di euro, in aumento del +14,4% rispetto allo stesso periodo del 2024; la sua incidenza sul totale delle importazioni è pari al 13,9%. Al secondo posto figura il Bangladesh, che con 649 milioni di euro e una crescita del +16,1%, copre il 13,0% delle importazioni complessive. Al terzo posto si colloca la Spagna, primo Paese UE in classifica, con 413 milioni di euro e un incremento del +9,6%, pari all’8,3% del totale.</p>
<p>Tra gli altri fornitori comunitari, i Paesi Bassi, in quarta posizione, registrano una variazione positiva del +2,2%, mentre la Francia mostra una contrazione marcata del -15,4%, che ne riduce la quota al 6,9%. In flessione anche la Romania, che con un’incidenza del 5,5% palesa una perdita contenuta al -0,8%, e la Germania, che con il 4,2% delle importazioni totali, flette del      -22,4%.</p>
<p>Tra i partner extra-UE, si rilevano dinamiche contrastanti. Da un lato, Tunisia e Turchia si muovono in controtendenza rispetto al mercato, registrando cali rispettivi del -7,4% e del           -9,6%. Dall’altro, si distinguono per dinamicità Pakistan (+23,1%), Vietnam (+15,9%) e in particolare la Cambogia e la Birmania, che segnano entrambe una crescita del +27,0% circa, registrando la dinamica migliore tra i principali fornitori, pur mantenendo una quota limitata. In crescita anche l’India, con un incremento del +11,4% e un valore pari a 95 milioni di euro.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Fig-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19727" title="Fig 1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Fig-1.jpg" alt="" width="750" height="520" /></a></p>
<p>Guardando al dato di interscambio di moda maschile non più per Paese ma per prodotto, nei primi nove mesi del 2025 si osserva una dinamica complessivamente negativa per la maggior parte dei segmenti esportati. L’unico comparto in crescita è l’abbigliamento in pelle, che segna un aumento del +8,4%, confermandosi come il segmento più vivace sul mercato estero. La contrazione più significativa riguarda la maglieria esterna, in diminuzione del -5,5%, seguita dalle cravatte con una perdita del -2,0% e dalla camiceria che cala del -1,9%. La confezione mostra una flessione più contenuta, limitandosi a un -0,8%.</p>
<p>Per quanto concerne le importazioni, si registrano incrementi rilevanti per il vestiario esterno, che cresce del +5,1%, e per l’abbigliamento in pelle, in aumento del +4,6%. Anche la maglieria esterna evidenzia una variazione positiva del +2,8%. In controtendenza, invece, risultano la camiceria, che perde il -5,8%, e soprattutto le cravatte, con una contrazione particolarmente marcata del -15,4%.</p>
<p><strong>Consumi e distribuzione in Italia </strong></p>
<p>Passando all’analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato il consumo sul mercato nazionale, gli ultimi dati consuntivi disponibili ad oggi, relativi all’Autunno/Inverno, riguardano la stagione 2024-25. In questo periodo, secondo le rilevazioni condotte da Sita Ricerca per conto di Confindustria Moda, il settore Tessile-Abbigliamento nel suo complesso ha mostrato un andamento positivo, in controtendenza rispetto alla stagione precedente. A valore, infatti, è stato registrato un incremento pari al +1,7%, mentre a volume si è osservata una lieve crescita del +0,6%. Al contrario, la stagione A/I 2023-24 si era chiusa con una flessione ben più marcata, pari al -3,8% a valore e al -4,7% a volume.</p>
<p>Focalizzandosi sul comparto della moda maschile, come indicato in Fig. 2.1, il periodo compreso tra settembre 2024 e febbraio 2025 evidenzia un miglioramento rispetto ai corrispettivi mesi dell’anno precedente. Il settore, nel suo insieme, ha segnato una variazione positiva del +1,6% a valore, recuperando parte della perdita registrata nella precedente stagione autunnale, che si chiuse con un calo del -4,9%. La crescita ha interessato tutte le merceologie, ad eccezione delle cravatte che, pur rappresentando una quota marginale del sell-out maschile (circa l’1,0%), hanno subito una contrazione significativa, pari al -8,2%. In termini di performance, la confezione maschile, che costituisce oltre la metà del valore dei consumi del comparto (54,7%), ha registrato un aumento del +2,1%, pur risultando meno dinamica rispetto alla controparte femminile, cresciuta del +3,6%. Un andamento analogo ha interessato la maglieria esterna maschile, che rappresenta il 27,5% del sell-out e che ha contenuto la crescita al +1,9%, anche in questo caso inferiore rispetto a quanto rilevato nel segmento donna, salito del +3,7%. Segnali positivi provengono anche dalle confezioni in pelle, che detengono una quota marginale dello 0,9% ma hanno mostrato un incremento del +1,7%, e dalla camiceria maschile, che con il 15,9% dei consumi, ha registrato un lieve aumento pari al +0,3%.</p>
<p>Anche dall’analisi dei volumi emerge un quadro generalmente favorevole, in linea con quanto osservato in termini di valore. Fanno eccezione, ancora una volta, le cravatte, che evidenziano una contrazione più marcata, pari al -9,1% rispetto alla precedente stagione A/I. I volumi dei consumi del vestiario esterno e della maglieria maschile risultano in crescita rispettivamente del +1,8% e del +1,4%, confermando una tendenza positiva seppur contenuta. Infine, la camiceria maschile e le confezioni in pelle maschili hanno mostrato anch’esse un aumento dei volumi, seppur con intensità diverse: la prima è aumentata del +0,2%, mentre le seconde hanno segnato un incremento maggiore, pari al +2,2%.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Fig-2a.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19728" title="Fig 2a" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Fig-2a.jpg" alt="" width="750" height="501" /></a><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Fig-2b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19729" title="Fig 2b" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/01/Fig-2b.jpg" alt="" width="750" height="508" /></a>Relativamente alla distribuzione, come illustrato nella Fig. 2.3, non mancano indicazioni significative e ulteriori conferme circa l’evoluzione dello stile di consumo in Italia. Nell’A/I 2024-25 si consolida la leadership delle catene e dei franchising, che si confermano il principale canale per la moda uomo, pur evidenziando una lieve contrazione pari al -0,3%. Nonostante ciò, mantengono una quota di mercato significativa, pari al 45,9% del sell-out. Segnali negativi provengono anche dal canale ambulante, che chiude la stagione con una flessione del -3,0% e una quota di mercato che scende all’1,6%. Di segno opposto è invece l’andamento del dettaglio tradizionale, che mostra un’inversione di tendenza rispetto alla precedente A/I, registrando una crescita sostenuta del +7,5%, la più marcata tra i format distributivi. Questo canale arriva così a intermediare il 19,6% dei consumi di moda maschile. All’interno della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si osservano andamenti differenziati: i Grandi Magazzini e le Grandi Superfici registrano una dinamica positiva, rispettivamente pari al +1,3% e al +1,5%, mentre il segmento Food evidenzia una contrazione del -1,2%. Complessivamente, la GDO raggiunge un’incidenza pari al 21,4% del mercato. Dopo la flessione registrata nella stagione precedente (-5,0%), l’e-commerce torna in territorio positivo, segnando un incremento del +1,8%. Il canale digitale mantiene un ruolo ormai consolidato nella distribuzione della moda maschile, con una quota pari al 9,3% del sell-out. Infine, anche il canale degli outlet/negozio stokkista, sebbene con un’incidenza più contenuta sul totale dei consumi, mostra una crescita del +1,3%.</p>
<p>Nel 2025 i consumi delle famiglie italiane restano deboli e il comparto uomo è quello che evidenzia le maggiori difficoltà: dopo un primo semestre in calo, le previsioni di fine anno indicano una lieve contrazione della spesa, con il segmento maschile particolarmente penalizzato.</p>
<p>L’appuntamento fieristico di Pitti Uomo si conferma un osservatorio strategico per misurare lo stato del comparto e leggere le prospettive a breve-medio termine del menswear italiano. Attraverso il confronto con i principali player e buyer, la manifestazione offre infatti segnali preziosi per interpretare l’evoluzione del mercato e orientare le aspettative sull’anno in corso. In un contesto in rapido cambiamento, il monitoraggio dei principali appuntamenti di settore diventa quindi fondamentale per anticipare le dinamiche emergenti, adeguare le strategie e cogliere con tempestività le nuove opportunità.</p>
<p><strong>Firenze, 13 gennaio 2026</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>___________________________________________</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Pubblicazione a cura di Confindustria Moda &#8211; Federazione Tessile e Moda</strong><strong> </strong></p>
<p>La presente pubblicazione (di seguito “Documento”) è opera esclusiva ed originale di Confindustria Moda &#8211; Federazione Tessile e Moda (di seguito “Confindustria Moda”), per il tramite di Tessile &amp; Moda Service S.r.l. Unipersonale, impegnata in numerose attività aventi ad oggetto la tutela e la promozione degli interessi di categoria delle imprese dei settori aderenti. Tutto il materiale contenuto nel Documento, ivi compresi i testi, i loghi e i marchi relativi ai servizi offerti da Confindustria Moda e i relativi elementi grafici e immagini, costituiscono proprietà intellettuale e industriale di Confindustria Moda e, in quanto tali, sono protetti dalla legge.</p>
<p>Il presente Documento, realizzato per Pitti Immagine S.r.l., è destinato ad essere distribuito via posta, elettronica o ordinaria, e ne è espressamente vietata la riproduzione, l&#8217;utilizzo in qualsiasi modo e il trasferimento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, nonché l&#8217;estrazione e il riutilizzo totale o parziale del Documento e dei suoi contenuti, senza la preventiva autorizzazione scritta di Confindustria Moda. Tutti i diritti d’autore sono riservati. Il Documento ha finalità puramente informative e non rappresenta né un’offerta, né una sollecitazione a effettuare alcuna operazione. Le informazioni, le opinioni, le valutazioni e le previsioni contenute nel Documento sono state ottenute o derivano da fonti che Confindustria Moda ritiene attendibili, ma che non costituiscono in alcun modo una forma di garanzia, sia implicita sia esplicita, e di cui, pertanto, Confindustria Moda non si ritiene responsabile.</p>
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		<title>LA MODA JUNIOR NEL 2025 Nota a cura  di Confindustria Moda</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 08:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Commercio con l’estero nei primi sette mesi del 2025 Secondo le elaborazioni effettuate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, nel periodo gennaio-luglio 2025 le vendite estere di moda bebè, se si circoscrive l’analisi al solo abbigliamento per neonati (per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza e, quindi, i flussi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/11/PB26021.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19581" title="PB2602" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/11/PB26021.jpg" alt="" width="750" height="500" /></a></p>
<p><strong>Commercio con l’estero nei primi sette mesi del 2025</strong></p>
<p>Secondo le elaborazioni effettuate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, nel periodo gennaio-luglio 2025 le vendite estere di moda bebè, se si circoscrive l’analisi al solo abbigliamento per neonati (per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza e, quindi, i flussi commerciali con l’estero per nazione), hanno assistito a un incremento del +2,2%, portandosi a 91,4 milioni di euro.</p>
<p>Con riferimento agli sbocchi commerciali, si sottolinea come entrambe le macroaree si siano rilevate favorevoli per il comparto: il mercato comunitario mostra un aumento del +3,6%, mentre le aree extra-UE crescono del +1,2%. A fronte delle dinamiche registrate, il mercato extra-UE copre il 56,8% dell’export totale di abbigliamento per neonati, confermandosi il maggior “acquirente”, mentre il mercato comunitario assorbe il 43,2% delle vendite.</p>
<p>Nel periodo in esame, gli Emirati Arabi Uniti diventano la prima destinazione dell’abbigliamento per neonati, grazie a un’importante crescita del +23,2%, che li porta a raggiungere i 9,2 milioni di euro, pari al 10,0% dell’export totale.</p>
<p>Scendono al secondo posto gli Stati Uniti, che si assicurano 7,7 milioni di euro a seguito di una flessione del -8,6%, che riduce la loro incidenza all’8,5%.</p>
<p>La Spagna, terza per valore con 7,4 milioni, mostra un calo meno marcato del -3,6%, mantenendo una quota dell’8,1%. La Francia, appena sotto la Spagna, presenta un aumento del +2,4%, con un’incidenza del 7,9%. Tra i mercati emergenti spicca la Cina, che, con un’importante crescita pari al +42,2%, supera i 4 milioni di euro, consolidandosi con un’incidenza del 4,4%. Anche Israele segna un balzo straordinario, raggiungendo un valore di 3,9 milioni e una quota del 4,3%. La Polonia, con un incremento del +71,7%, rafforza la propria posizione a 3,7 milioni, mentre la Germania registra un calo rilevante del -12,4%, scendendo sotto i 4 milioni e segnando una contrazione importante in un mercato tradizionalmente cruciale. La Russia mostra una ripresa con un +22,1% e 3,1 milioni (va ricordato che per diversi anni il mercato russo è stato il primo acquirente del childrenswear italiano), mentre il Portogallo cresce del +15,3%. Qatar e Arabia Saudita confermano trend positivi, rispettivamente con aumenti del +28,4% e del +23,2%, a conferma dell’interesse crescente verso i mercati mediorientali. Tra i paesi europei con quote più contenute, il Belgio si distingue con una crescita robusta (+128,6%), mentre Bulgaria, Paesi Bassi e Grecia registrano performance negative, con cali superiori al -9%.</p>
<p>Passando ora ad analizzare le importazioni dall’estero in Italia, sempre con riferimento al solo abbigliamento bebè, si evidenzia una dinamica positiva pari al +17,1%, con aumenti diffusi tra quasi tutti i principali paesi fornitori. La Spagna si conferma primo supplier, nonostante una flessione del -4,0%, con un valore pari a 46,8 milioni di euro e un’incidenza del 22,1% sull’import totale. La Cina, seconda, cresce del +29,4% e raggiunge i 33,5 milioni di euro, pari al 15,8% del totale. Segue il Bangladesh con un incremento del +26,7%. Francia e Paesi Bassi, con un’incidenza analoga attorno al 9,5%, registrano variazioni positive del +18,0% e del +21,9%. L’India cresce del +12,0%, mentre la Polonia registra l’aumento più marcato, con una variazione a tre cifre, arrivando a rappresentare il 4,1% dell’import di comparto. Anche la Germania archivia un deciso incremento delle importazioni, pari al +67,5%; la sua incidenza sul totale è del 2,3%. Gli altri paesi della top 15 chiudono quasi tutti in positivo, con l’eccezione della Turchia, nona, in calo del -6,3% e con uno share del 2,2%, e della Tunisia, che registra una contrazione del -60,6% e con una quota contenuta allo 0,8%.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Indicazioni dal mercato italiano</strong></p>
<p>Secondo le rilevazioni di Sita Ricerca effettuate per conto di Confindustria Moda, da settembre 2024 a febbraio 2025 il sell-out di moda junior (accezione questa che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi/e di età tra 0 e 14 anni, intimo ed accessori inclusi) ha evidenziato una sostanziale stabilità, con una lieve flessione a valore del -0,1%, a fronte di una moderata crescita dei volumi pari al +0,4%. Analizzando il dato per segmento, emerge che a perdere maggiormente è stato il comparto neonato, che ha registrato un calo del -1,1% a valore; seguito dal segmento ‘bambino’ che ha contenuto la contrazione al          -0,1%; al contrario la ‘bambina’, strutturalmente preponderante, ha registrato una debole crescita del +0,1%.</p>
<p>Sotto il profilo temporale, la stagione Autunno/Inverno 2024-25 ha archiviato, come anticipato, una dinamica stabile, senza variazioni significative. L’analisi dei singoli bimestri mostra un inizio di stagione positivo: il periodo settembre-ottobre ha registrato un incremento a valore del +4,9%. I due bimestri successivi, al contrario, hanno chiuso in territorio negativo. Il bimestre centrale (novembre-dicembre) ha segnato una lieve flessione del -0,6%, mentre il bimestre conclusivo (gennaio-febbraio) ha evidenziato una contrazione più marcata, pari al -3,7%.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Confindustria Moda presenta al Senato le linee guida del Piano Strategico Industriale del settore</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2025 09:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentato al Senato il comparto moda, il secondo settore industriale del Paese, che oggi vive un momento denso di criticità endogene ed esogene, che rischiano di minare la resilienza della filiera per eccellenza del Bello e Ben Fatto.  Le associazioni confindustriali hanno in preparazione un documento che presenta una serie di soluzioni mirate. Roma, 12 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/11/CM_SENATO.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19529" title="CM_SENATO" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/11/CM_SENATO.jpg" alt="" width="750" height="514" /></a></p>
<p><em>Presentato al Senato il comparto moda, il secondo settore industriale del Paese, che oggi vive un momento denso di criticità endogene ed esogene, che rischiano di minare la resilienza della filiera per eccellenza del Bello e Ben Fatto.  Le associazioni confindustriali hanno in preparazione un documento che presenta una serie di soluzioni mirate.</em></p>
<p><em>Roma, 12 novembre 2025</em> &#8211; Si è tenuto ieri, 11 novembre 2025, alle ore 17.00, presso la Sala “Caduti di Nassirya” del Senato della Repubblica, l’incontro “Trasformare la moda Made in Italy per rafforzare la sua leadership mondiale”, promosso su iniziativa del Senatore Giorgio Maria Bergesio e organizzato da Confindustria Moda.</p>
<p>Il Presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, ha presentato le linee guida del Piano Strategico Industriale 2035 delle filiere Tessile, Moda e Accessori, elaborato da Confindustria Moda insieme a Confindustria Accessori Moda, con il supporto scientifico di LIUC Business School, che mira a garantire la competitività e la sostenibilità del sistema moda italiano, coinvolgendo tutte le componenti produttive, dal tessile-abbigliamento alla pelle, dalla calzatura agli accessori.</p>
<p>Accanto al Presidente Sburlati, sono intervenuti Silvana Pezzoli, Vicepresidente Vicario di Confindustria Moda, Gianfranco Di Natale, Direttore Generale di Confindustria Moda, e la Presidente di Confindustria Accessori Moda, Giovanna Ceolini.</p>
<p><span style="text-decoration: line-through;"> </span></p>
<p>Il sistema moda Made in Italy rappresenta una delle principali filiere manifatturiere nazionali, con un fatturato complessivo di circa 90 miliardi di euro, oltre 520.000 addetti e 48.000 imprese.</p>
<p>Il Piano in preparazione definisce un percorso di trasformazione e rafforzamento competitivo per le imprese del settore.</p>
<p>L’obiettivo è costruire una filiera moda sostenibile, tecnologica e circolare, mantenendo la leadership mondiale del Made in Italy.</p>
<p>Confindustria Moda ha evidenziato i rischi che incombono sulla filiera, qualora non vengano attuate misure strutturali di sostegno e innovazione: entro il 2030 il settore potrebbe registrare una perdita di 19 miliardi di fatturato, 35.000 posti di lavoro e 4.600 imprese.</p>
<p>Le criticità principali riguardano:</p>
<ul>
<li>la crisi di liquidità e la      difficoltà di accesso al credito;</li>
<li>la concorrenza dell’ultra      fast fashion, che mina il valore del Made in Italy;</li>
<li>la pressione regolatoria      europea e la mancanza di strumenti simmetrici di supporto;</li>
<li>il ricambio generazionale e      la formazione delle nuove professionalità;</li>
<li>l’aumento dei costi      energetici e logistici;</li>
<li>il rischio di      delocalizzazione delle produzioni a monte della filiera.</li>
</ul>
<p>Il Documento allo studio si articola in sette capitoli d’intervento, che spaziano dalle misure urgenti di sopravvivenza alle azioni di medio-lungo periodo per l’innovazione e l’internazionalizzazione.</p>
<p>Tra le priorità individuate:</p>
<ul>
<li>rifinanziamento di      strumenti di liquidità e cassa integrazione;</li>
<li>approvazione del decreto      attuativo EPR tessile;</li>
<li>riduzione dei costi      energetici per i comparti produttivi a monte;</li>
<li>tutela della competitività      europea del Tessile/Moda;</li>
<li>Centro Tecnologico      Nazionale per la Moda del Futuro;</li>
<li>Banca Mondiale della Fibra      e dei Tessuti (Progetto Fibrae);</li>
<li>Polo dell’Innovazione e del      Made in Italy a Parigi;</li>
<li>formazione, welfare di      filiera e ricambio generazionale;</li>
<li>legge di contrasto      all’ultra fast fashion e Tavolo della Legalità di Filiera;</li>
<li>Piano Nazionale di Comunicazione      sul Made in Italy.</li>
</ul>
<p>“La moda non è solo estetica, è economia reale, è lavoro, è territorio, è industria” – evidenzia <strong>Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda</strong>. “Dobbiamo preservare e trasformare un patrimonio produttivo unico che è parte della nostra identità nazionale. Il nostro settore non chiede assistenza, ma una strategia industriale di lungo periodo. Dobbiamo lavorare insieme alle istituzioni per costruire un piano che metta al centro le persone, la sostenibilità, la tecnologia e la competitività internazionale. Trasformare la moda Made in Italy non è un’opzione, è una responsabilità di ciascuno di noi a livello nazionale, perderla un rischio concreto. Non vogliamo avvenga quanto successo nell’automotive: la velocità negli interventi è necessaria.”</p>
<p><strong>Giovanna Ceolini, Presidente di Confindustria Accessori Moda</strong>, ha sottolineato: “Le nostre imprese sono un motore essenziale della moda italiana e un orgoglio per il nostro Paese nel mondo. Il Piano Strategico 2035 rappresenta un passo concreto in questa direzione: solo investendo con decisione possiamo garantire che il Made in Italy continui a essere un modello di eccellenza, riconosciuto in tutto il mondo. Lo dobbiamo alle nostre aziende e ai giovani, che sono il nostro futuro e ai quali dobbiamo dare un progetto cui aderire.</p>
<p><strong>Confindustria Moda</strong> è una delle più grandi organizzazioni mondiali di rappresentanza degli industriali del tessile e moda del mondo occidentale. La Federazione rappresenta un settore che, con poco meno di 400.000 addetti e più di 40.000 aziende, costituisce una componente fondamentale del tessuto economico e manifatturiero italiano ed europeo. La Federazione si propone di tutelare e promuovere gli interessi del settore e dei suoi associati e rappresenta in esclusiva l&#8217;intera filiera, a livello nazionale e internazionale, nei rapporti con le istituzioni, le amministrazioni pubbliche, le organizzazioni economiche, politiche, sindacali e sociali. È la Federazione nazionale di Categoria, un’organizzazione mista, fortemente orientata ad un’integrazione con il territorio. Aderisce a Confindustria ed è il socio fondatore più rappresentativo di Euratex, Organizzazione Europea del Tessile Abbigliamento.</p>
<p><strong>PER SCARICARE L&#8217;INTERO DOCUMENTO CLICCA QUI:</strong></p>
<p><strong><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/11/INFOGRAFICA-CONFINDUSTRIA-MODA-11.11.pdf">INFOGRAFICA CONFINDUSTRIA MODA 11.11</a></strong></p>
<p>Nella foto, da sinistra:</p>
<p><strong>SILVANA  PEZZOLI                 Vicepresidente CONFINDUSTRIA MODA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LUCA SBURLATI                      Presidente CONFINDUSTRIA MODA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>GIORGIO MARIA BERGESIO   Senatore</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>GIANFRANCO DI NATALE       Direttore Generale CONFINDUSTRIA MODA</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Industria calzaturiera italiana: prima metà del 2025 ancora in contrazione</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2025 05:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici: “L’export frenato dalle performance nel Far East e nell’area CSI. Persiste l’incognita dell’impatto dei dazi americani, le cui previsioni si potranno quantificare solo con l’accompagnamento dei dati dei prossimi mesi” INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA: PRIMA META’ 2025 ANCORA IN CONTRAZIONE, CON UNA FLESSIONE ATTENUATA NEL SECONDO TRIMESTRE. FATTURATO (-5,6%) IN CALO MINORE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/09/Presidente-Assocalzaturifici-settembre-2025.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19293" title="Presidente Assocalzaturifici settembre 2025" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/09/Presidente-Assocalzaturifici-settembre-2025.jpg" alt="" width="750" height="500" /></a></p>
<p>Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici: “L’export frenato dalle performance nel Far East e nell’area CSI. Persiste l’incognita dell’impatto dei dazi americani, le cui previsioni si potranno quantificare solo con l’accompagnamento dei dati dei prossimi mesi”</p>
<p>INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA: PRIMA META’ 2025 ANCORA IN CONTRAZIONE, CON UNA FLESSIONE ATTENUATA NEL SECONDO TRIMESTRE. FATTURATO (-5,6%) IN CALO MINORE PER L’EXPORT (-2,7% IN VALORE NEI PRIMI CINQUE MESI)</p>
<p>Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici: “L’export frenato dalle performance nel Far East e nell’area CSI. Persiste l’incognita dell’impatto dei dazi americani, le cui previsioni si potranno quantificare solo con l’accompagnamento dei dati dei prossimi mesi”</p>
<p>Milano, 4 settembre 2025</p>
<p>Situazione ancora complessa per il settore calzaturiero italiano nella prima metà dell’anno, ma nel secondo trimestre si osserva nei principali indicatori congiunturali un attenuarsi della flessione. Questa la fotografia scattata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, alla vigilia del Micam, il Salone Internazionale della Calzatura che aprirà domenica prossima 7 settembre 2025 a Fiera Milano Rho.</p>
<p>“L’analisi dei dati – spiega Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici – evidenzia nel cumulato gennaio-giugno un calo sia del fatturato (-5,6% tra gli associati partecipanti alla rilevazione trimestrale) sia della produzione industriale (-9,5% l’indice Istat, con una riduzione tendenziale del -7,5% nel periodo aprile-giugno). L’export resta positivo nelle paia (+3,2% nei primi cinque mesi) ma appare in calo in valore (-2,7%), risultando frenato dalle performance nel Far East e nell’area CSI. Tengono i mercati comunitari (+1% in valore), mentre prosegue il trend decisamente favorevole di Emirati Arabi (+26,6%) e Turchia (+13,5%). L’attività di pura commercializzazione ha favorito l’incremento dell’import (+18,2% in quantità), con una decisa crescita dei flussi dall’Estremo Oriente (+45%); oltre alla Cina, Vietnam, Indonesia, Cambogia e Birmania presentano aumenti sostenuti. Il saldo commerciale è sceso a 2 miliardi di euro di attivo (-15,8% su gennaio-maggio 2024). Sul fronte interno, i consumi delle famiglie mostrano difficoltà di ripresa (-1,9% in volume, -0,7% in spesa); le calzature sportive e le sneakers si confermano l’unico segmento con leggero dinamismo (+1,2% in spesa)”.</p>
<p>Ritornando all’export – che storicamente “traina” l’industria calzaturiera italiana, dal momento che l’85% delle calzature prodotte nel nostro Paese è destinato ai mercati esteri – nei primi cinque mesi del 2025 si è attestato a 4,89 miliardi di euro (-2,7%), per 84,5 milioni di paia (2,6 milioni in più dello stesso periodo 2024, pari al +3,2%), con un prezzo medio per paio sceso a 57,82 euro (-5,7%). A soffrire della congiuntura negativa innescatasi nella seconda metà del 2023, al termine del rimbalzo post-Covid, sono tutte le fasce di prodotto, inclusi il lusso e le griffe. I mercati UE (+1% in valore e +6,1% in volume nell’insieme) si son comportati meglio delle destinazioni extra-UE. Tra i partner comunitari, spicca il recupero della Germania (+12,4% in valore e +15,8% in quantità) e tiene, almeno in termini di paia (+1,3%), l’export verso la Francia, che però segna un -5,5% in valore restando comunque saldamente al primo posto tra le destinazioni. Consolidamenti di varia intensità si sono registrati, sia nelle quantità che nei valori, per diversi altri importanti mercati: Spagna, Polonia, Belgio e Austria. Con riferimento all’export extra-UE (che globalmente mostra un -6,5% in valore e un -3,2% in volume), flessioni generalizzate hanno interessato tutti i principali mercati del Far East (-23%) e diversi paesi dell’ex blocco sovietico, tra cui i due in guerra (Russia -14,4% in valore, Ucraina -3,8%) e il Kazakistan (-2,5%), che rallenta dopo l’espansione considerevole degli anni recenti. Tra le tipologie, le scarpe con tomaio in pelle presentano un trend non favorevole sia in volume (-2,7%) che in valore (-7%).</p>
<p>“Riguardo le prospettive, – spiega Ceolini – grava l’incognita dell’impatto dei dazi americani, le cui reali conseguenze sulle vendite si potranno quantificare solo coi dati dei mesi autunnali. La tenuta evidenziata dall’export verso gli USA in aprile (+1,9% in valore) e maggio (+1,8%) va letta con cautela, perché l’incertezza e l’eventualità che potessero essere fissate tariffe ancora più gravose possono aver spinto gli operatori ad accelerare le transazioni col dazio aggiuntivo del 10%. Troppo presto, dunque, per trarre conclusioni in merito. Un provvedimento – l’istituzione dei dazi che l’accordo con la UE ha fissato al 15% baseline a partire dal 7 agosto – peraltro dichiarato illegittimo pochi giorni fa da una Corte d’appello federale americana e su cui ad ottobre sarà chiamata a giudicare la Corte Suprema, dopo il ricorso della Casa Bianca. I dazi potrebbero ripercuotersi sulle decisioni di acquisto della clientela americana e direttamente sulla marginalità delle imprese esportatrici nel caso decidessero di “assorbire” in tutto o in parte la nuova tariffa. L’importanza degli USA per le esportazioni del calzaturiero – erano il secondo mercato in valore, con quasi 1,4 miliardi di euro, a consuntivo 2024 – ha reso il tema di grande attualità negli ultimi mesi, per il rischio che potrebbe rappresentare per la tenuta delle aziende esposte su quel mercato, giustamente allarmate”.</p>
<p>Anche le dinamiche occupazionali e demografiche delle imprese risentono dello scenario non favorevole: nel primo semestre 2025 il Centro Studi stima saldi negativi sia nel numero delle aziende (-81 calzaturifici tra industria e artigianato, pari al -2,4% su dicembre scorso) che in quello degli addetti (-1.392 occupati, -2%), scesi rispettivamente a 3.288 e 69.449. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali resta elevato: benché nel secondo trimestre il numero di ore di cassa integrazione autorizzate dall’INPS per le aziende della filiera pelle sia sceso del -28,1% su aprile-giugno 2024, il cumulato del primo semestre 2025 risulta in aumento del +12,8% tendenziale. A livello territoriale, tre sono le regioni – tra quelle in cui la filiera pelle è più radicata – a presentare un aumento delle ore di cassa integrazione autorizzate: Toscana (+97%), Marche (+27%) ed Emilia-Romagna (+32%).</p>
<p>Le attese per la seconda metà del 2025 restano improntate alla cautela: l’assenza di novità di rilievo nel panorama economico internazionale e in quello geopolitico e le tensioni commerciali internazionali innescate dai dazi USA non permettono facili ottimismi. Oltre la metà degli imprenditori intervistati (58%) prevede di chiudere l’anno con risultati inferiori rispetto al 2024.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nella foto: Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA FILATURA ITALIANA NEL 2024-2025  Nota a cura dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 06:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Il bilancio settoriale del 2024 Il bilancio settoriale della filatura italiana (in questa accezione comprensiva della produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri), anche nel 2024, analogamente a quanto rilevato nell’anno precedente, è interessato da una dinamica negativa. Come già anticipato nella nota di preconsuntivo diffusa lo scorso febbraio in occasione della precedente edizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Spazio_Ricerca__Pitti-Filati_10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19114" title="Spazio_Ricerca__Pitti Filati_10" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Spazio_Ricerca__Pitti-Filati_10.jpg" alt="" width="750" height="482" /></a></p>
<ol>
<li><strong>1. </strong><strong>Il bilancio settoriale del 2024</strong></li>
</ol>
<p>Il bilancio settoriale della filatura italiana (in questa accezione comprensiva della produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri), anche nel 2024, analogamente a quanto rilevato nell’anno precedente, è interessato da una dinamica negativa.</p>
<p>Come già anticipato nella nota di preconsuntivo diffusa lo scorso febbraio in occasione della precedente edizione di Pitti Filati, la filatura archivia il 2024 in calo: se in tale occasione si era stimato un decremento nell’ordine del -6,2%, a consuntivo il fatturato settoriale rileva una contrazione più marcata, pari al -9,8% su base annua, perdendo circa 281 milioni di euro in dodici mesi. Il turnover cala, dunque, a 2,6 miliardi di euro.</p>
<p>La filatura laniera si conferma il comparto preponderante, assicurandosi l’82,6% del turnover complessivo, mentre il filato di cotone copre il 13,4%, seguito dal filato liniero circoscritto al 4,0%.</p>
<p>Ciascun comparto risulta interessato da un andamento negativo; la filatura cotoniera, con una variazione del -11,6%, sperimenta il calo maggiore, seguita dai filati linieri, in perdita del -10,1%, e da quelli lanieri, che flettono del -9,4%.</p>
<p>Anche il valore della produzione (variabile questa che si propone di stimare il valore della sola attività produttiva svolta in Italia al netto della commercializzazione dei filati importati), nel 2024, permane in territorio negativo, archiviando una contrazione del -9,6%.</p>
<p>Relativamente al commercio con l’estero, sia i flussi in entrata che quelli in uscita sono interessati da una dinamica negativa; a calare maggiormente sono le importazioni che, con una variazione negativa del -16,5%, calano a 783 milioni di euro, parallelamente l’export, sceso a 786 milioni di euro, registra una contrazione pari al -9,4%.</p>
<p>Più in dettaglio, come indicato in Tabella 2, nel 2024 tutti i comparti evidenziano una flessione delle vendite estere. I filati misti chimico-lana archiviano il calo maggiore, pari al      -23,1%, seguiti dai filati di cotone, in perdita del -13,0% e dai filati di lino, che registrano un   -12,3%. I filati di lana pettinata presentano una diminuzione del -10,2% mentre quelli cardati contengono la variazione al -2,5%. Infine, palesano una debole perdita (-0,8%) i filati per aguglieria.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19124" title="Tabella1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella1.jpg" alt="" width="750" height="420" /></a></p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19125" title="Tabella2" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella2.jpg" alt="" width="750" height="331" /></a></p>
<p>Le importazioni di filati dall’estero mostrano un’evoluzione altrettanto negativa, ad esclusione dei filati per aguglieria e dei filati di lino, che sono interessati da crescite a doppia cifra: le importazioni dei primi sono aumentate del +21,6%, quelle dei secondi del +11,3%. Le altre tipologie di filati archiviano dei cali: i filati pettinati di lana presentano la perdita più sostenuta, ovvero -33,3%, seguiti dai filati misti chimico-lana e da quelli cardati di lana, che rilevano rispettivamente una diminuzione del -25,8% e del -10,7%. Infine, l’import dei filati di cotone mostra un -9,2%.</p>
<p>Per effetto degli andamenti di import ed export, nel 2024 il saldo commerciale della filatura italiana torna in attivo, presenta infatti un surplus di 3 milioni di euro. L’attivo con l’estero è circoscritto ai filati di lana cardati e pettinati, rispettivamente per 115 milioni di euro e 31 milioni, e ai filati per aguglieria, in avanzo per 78 milioni. Di contro, tutte le altre tipologie vedono le importazioni eccedere le esportazioni: i filati di cotone risultano in deficit per -129 milioni di euro, i filati di lino per -78 ed infine i filati misti chimico-lana per -14,6 milioni.</p>
<p>Per concludere, passando all’analisi del mercato nazionale, come indicato in Tabella 1, il consumo apparente, al lordo delle scorte, presenta una dinamica negativa pari al -13,2% in valore.</p>
<p><strong>2 </strong><strong>La congiuntura nel primo trimestre del 2025</strong></p>
<p>Per la filatura italiana il 2025 si apre ancora in territorio negativo. I risultati dell’indagine annua svolta da Confindustria Moda su un campione di aziende associate alla Federazione e operanti nel comparto della filatura rilevano, per il primo trimestre dell’anno, flessioni con riferimento al fatturato ma soprattutto alla produzione.</p>
<p>Anche l’indice di produzione industriale ISTAT relativo alla filatura (Codice ATECO CB 13.1) mostra nei primi tre mesi del 2025 una contrazione del -8,0%, confermando quindi quanto emerso dall’indagine campionaria svolta da Confindustria Moda. A determinare tale risultato è soprattutto il calo del -13,4% dell’attività produttiva in marzo e di quello del          -8,5% registrato a febbraio; il mese di gennaio ha contenuto la flessione al -0,1%.</p>
<p>Altresì, analizzando l’interscambio commerciale con l’estero, il primo trimestre del 2025 si rileva sofferente: infatti l’export a valore archivia una decisa contrazione, pari al -10,8%, che lo porta a 202,4 milioni di euro; anche l’import della filatura, sceso a 198,4 milioni, segna una flessione (-2,1%).</p>
<p>Più in dettaglio, come indicato in Tabella 3, lato export, tutti i comparti evidenziano dei cali, ad eccezione dei filati di lino, che rilevano una crescita a doppia cifra del +14,8%. Le perdite più gravose hanno colpito i filati misti chimico-lana (-19,2%), seguiti dai filati di lana, sia cardati sia pettinati che, registrano rispettivamente una flessione del -13,9% e del -12,9%. Infine, i filati di cotone sperimentano un rallentamento del -11,2% e quelli per aguglieria contengono la perdita al -2,1%.</p>
<p>Al contrario, relativamente all’import si evidenzia una dinamica positiva per tutte le tipologie, ad eccezione dei filati misti chimico-lana, che perdono il -38,5%. A crescere maggiormente sono i filati per aguglieria, che mettono a segno una variazione positiva a doppia cifra (+32,4%), seguiti dai filati cardati di lana, in aumento del +6,9%. Tassi più contenuti si verificano per i filati di cotone (+2,1%) e per quelli di lino (+1,7%). Infine, i filati pettinati di lana contengono la crescita al +0,1%.</p>
<p>Il saldo commerciale del periodo presenta un surplus calato a 4,0 milioni di euro (nel primo quarter 2024 era risultato in attivo per 24,3 milioni). All’avanzo settoriale contribuiscono i filati di lana cardati (26,5 milioni), i filati per aguglieria (17,4 milioni) e in maniera minore i filati misti chimico-lana (0,7 milioni). La somma di tali surplus riesce a compensare il deficit delle altre merceologie.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19126" title="Tabella3" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella3.jpg" alt="" width="750" height="342" /></a></p>
<p>Se si osservano, invece, le performance in termini di quantità, da gennaio a marzo 2025 l’export presenta una contrazione media del -4,5%, in linea con quanto rilevato da ISTAT con riferimento alla produzione fisica. Nel dettaglio i filati lanieri cardati cedono il -4,7% e i pettinati il -4,5%; per i misti chimico-lana si rileva una dinamica del -6,9%, mentre quelli per aguglieria contengono la perdita al -4,3%. In ultimo, le esportazioni in tonnellate dei filati di cotone flettono del -6,9%, mentre quelle di lino sono le uniche a registrare un aumento, nella misura del +21,8%.</p>
<p>Anche le importazioni a volume palesano una contrazione media, perdono il -6,2%; la dinamica negativa accomuna sia i filati misti chimico-lana, che rilevano un calo importante del -44,6%, sia i filati di cotone e di lana pettinati, che registrano una contrazione più contenuta (pari rispettivamente al -1,4% e al -0,6%). Al contrario, crescono le importazioni dei filati per aguglieria, registrando peraltro una variazione importante (+41,8%), dei filati cardati di lana (+10,0%) e dei filati di lino (+6,8%).</p>
<p>Si passa ora all’analisi dell’andamento per mercato di destinazione con riferimento alle singole tipologie di filato qui prese in esame. Nei primi tre mesi del 2025, per i filati di lana cardati Hong Kong si conferma la prima destinazione, con una quota pari al 22,0%, nonostante un calo del -28,9% rispetto al medesimo periodo del 2024. Il Regno Unito, stabile al secondo posto, presenta una flessione del -3,1% e copre il 13,2% del totale export di comparto. In terza posizione permane la Turchia, in perdita del -5,4%. Segue il Portogallo, in crescita del +6,2%, e la Tunisia che, al contrario, cala del -4,6%.</p>
<p>Nel caso dei filati pettinati, la Francia registra una dinamica negativa del -32,0%, ma mantiene il primato con un’incidenza dell’11,3% sul totale export di comparto. La seconda destinazione risulta la Turchia, in calo del -19,1%; mentre guadagna il terzo posto il Portogallo, grazie ad un incremento del +6,6%. Da ultimo, le vendite destinate in Romania e Germania fanno registrare una flessione rispettivamente del -22,7% e del -12,6%.</p>
<p>I filati misti chimico-lana vedono la Francia primeggiare, con un’incidenza del 23,1% sul totale export e una crescita tendenziale del +20,8%. La Turchia, secondo paese di destinazione, al contrario, presenta un importante dinamica negativa (-30,6%).  Seguono Giordania e Hong Kong: la prima in aumento del +9,6% e la seconda del +8,3%. La Germania, a seguito della flessione del -27,8%, è scesa in quinta posizione.</p>
<p>I filati di cotone, nel periodo monitorato, mantengono la Germania come primo mercato di sbocco, nonostante una contrazione del -31,5%: la sua quota sul totale di comparto scende al 15,0%. L’export di filati di cotone in Repubblica Ceca cresce del +13,8%, mentre quello destinato in Ungheria flette del -2,5% e i flussi verso la Francia scendono del -13,0%. La Tunisia, invece, registra un deciso aumento (+49,4%) e sale in quinta posizione.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-19127" title="Tabella4" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella4.jpg" alt="" width="750" height="610" /></a></p>
<p>Considerando l’approvvigionamento dall’estero sempre nel primo trimestre 2025, i primi due supplier, in grado di coprire il 65,9% dell’import di filato cardato in Italia, rilevano un andamento dicotomico: la Cina mantiene il primo posto grazie ad un incremento del +10,0%; mentre il Regno Unito, stabile in seconda posizione, cala del -0,9%. La Lituania permane in terza posizione e presenta una crescita del +1,6%, anche i flussi di cardato provenienti dalla Polonia aumentano, registrando, però, un ritmo più vivace (+39,4%).</p>
<p>Con riferimento ai filati pettinati, la Bulgaria diventa il primo fornitore, grazie ad un aumento del +59,5%; la Polonia, conquista il secondo posto con una crescita del +1,9%. La Repubblica Ceca e la Romania, a seguito di una flessione, scendono in terza e in quarta posizione: calano rispettivamente del -10,5% e del -31,0%. La Cina, al contrario, assiste ad un aumento del +7,4%.</p>
<p>Nel gennaio-marzo 2025 i primi quattro paesi fornitori di filati misti chimico-lana presentano importanti dinamiche negative. La Romania, da cui proviene il 40,1% dei filati misti d’importazione, cala del -48,6%, seguita dalla Turchia, in perdita del -25,6% e con un’incidenza del 19,7%. Anche Bulgaria e Spagna, terzo e quarto paese, registrano importanti contrazioni, pari rispettivamente al -50,0% e al -46,1%. Al contrario, l’import dall’India mette a segno una crescita del +20,9%.</p>
<p>Da ultimo, nel periodo in esame, la Turchia, con una quota del 38,0%, rimane il principale fornitore di filati di cotone dell’Italia, nonostante un calo del -0,8%. Il secondo supplier è l’India, in aumento del +15,5%, che assicura il 16,7% degli approvvigionamenti nazionali di tale merceologia. Segue l’Egitto, in calo del -1,6%, la Cina, in crescita del +11,8%, e il Pakistan, in perdita del -6,1%.</p>
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<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2025/07/Tabella4.jpg"><br />
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