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Dipendente positivo al Covid-19, l’azienda non è responsabile se ha rispettato i protocolli di sicurezza

maggio 28 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Una misura di elementare buonsenso che tuttavia ha richiesto precisazioni puntuali prima da parte dell’Inail e ora, con atto definitivo, dall’iter di conversione in legge del Decreto liquidità. Si tratta delle regole relative alla responsabilità delle imprese per l’eventuale contagio da Covid-19 dei propri dipendenti. L’originaria formulazione del Decreto liquidità lasciava spazio a interpretazioni che, se confermate, avrebbero rappresentato un’aberrazione giuridica: si è temuto infatti che il contagio dei lavoratori potesse rappresentare di per sé motivo di responsabilità, addirittura penale, per le aziende.

Successivamente sono intervenute circolari Inail e un emendamento al Decreto liquidità – oggi approvato dalla Camera dei deputati e che dovrebbe ricevere a breve il via libera del Senato per la conversione in legge – che stabilisce in via definitiva che l’obbligo di tutela delle condizioni di lavoro viene assolto con l’applicazione delle prescrizioni del protocollo di regolamentazione delle misure di contenimento e contrasto alla diffusione del virus. In altre parole, il datore di lavoro che adotta e applica correttamente i protocolli secondo gli accordi del 24 aprile (quelli normalmente in uso nelle imprese) non può essere considerato responsabile del contagio di un lavoratore; anche il fatto che quest’ultimo riceva assistenza dall’Inail, con il riconoscimento quindi della copertura assicurativa, non può costituire elemento utile a stabilire la responsabilità né civile né tantomeno penale del datore di lavoro. Senza l’accertamento della colpa, quindi, l’azienda non può essere riconosciuta come responsabile.

“E’ un principio giusto e corretto, perfino ovvio, quello che è stato riconosciuto dall’emendamento al Decreto liquidità, ora in procinto di diventare legge – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. Non volevamo nemmeno pensare che si potesse andare in una direzione diversa, tanto che non ci siamo voluti unire al coro degli allarmi, per quanto fossero obiettivamente giustificati. L’intervento di Confindustria, che ha chiesto e ottenuto una formulazione che non si prestasse a interpretazioni distorte, è stato risolutivo e ora anche per il contagio da Covid-19 valgono, senza possibilità di equivoco, le regole che si applicano a qualsiasi problema di sicurezza: l’impresa è responsabile solo se si accerta una colpa. Se ci fosse stata più chiarezza fin dall’inizio ci saremmo risparmiati tutti preoccupazioni e necessità di intervento.”


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