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Distretto superato? Cavicchi replica a Camusso

febbraio 24 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

«Il modello distretto non è più sufficiente a rappresentare l’identità di un territorio». E’ questa la frase pronunciata dalla leader di CGIL Susanna Camusso, che ha scatenato la reazione di Cavicchi. E’ stata pronunciata dalla Camusso, al Museo del Tessuto di Prato, durante la tavola rotonda: “Diritti, dignità, lavoro. Oltre il distretto”, dove il concetto del superamento del modello distrettuale era il tema centrale. Il  sociologo Fabio Bracci, che proprio in questo contesto ha presentato il suo libro, che si intitola appunto “Oltre il distretto” e la sinologa Antonella Ceccagno, massima studiosa del fenomeno, lo ha ribadito con forza.

La risposta del presidente di Confindustria Toscana Nord, non si è fatta attendere: “Parlare di superamento del distretto può essere, a seconda dei punti di vista, un’affermazione scontata o completamente inappropriata. E’ vero che il distretto tessile pratese non è più quello di un tempo e che è cambiato profondamente negli ultimi anni, così come del resto ha avuto una sua costante evoluzione anche nei decenni precedenti. Senza dubbio Prato è cambiata rispetto a quella che hanno conosciuto le generazioni precedenti: tuttavia il distretto tessile pratese continua a esistere e anzi manifesta una vitalità che viene riconosciuta da chiunque lo osservi e lo studi. Ricordo che l’export manifatturiero pratese dei primi 9 mesi del 2016 ha segnato +6,2% e, dato più importante, lo studio sui bilanci recentemente condotto dal Centro Studi di Confindustria Toscana Nord ha evidenziato un miglioramento della marginalità operativa lorda (MOL) in percentuale sui ricavi: il 6,76% del 2015 è per il distretto il miglior dato del decennio. Siamo consapevoli delle fragilità di alcuni segmenti della filiera e della necessità di lavorare ancor di più su innovazione, internazionalizzazione, cultura, formazione: tuttavia il sistema-Prato esiste, cambiato ed evoluto rispetto a un passato anche molto recente. Prato ha vissuto anni molto duri, in cui ha dovuto cambiare pelle e tradurre la sua storica propensione all’export in un nuovo modo di muoversi nel mondo globalizzato. Grazie in primo luogo alla disponibilità delle imprese a investire e alla loro capacità di innovarsi oggi siamo ancora qui, ancora il distretto tessile più grande d’Europa, ancora pronti a nuove sfide.”

Chi ha ragione? E’ certamente vero che il concetto di distretto, sul quale Prato e tante altre realtà italiane hanno costruito le proprie fortune, fa ormai parte del passato; è però altrettanto vero che come ha affermato in questi giorni, il vicepresidente di Confindustria Vicenza, Remo Pedon, la ricetta per il futuro è senza dubbio “fare squadra”.   «Buttare giù i muri tra imprese, lavorare insieme su progetti mirati. Non possiamo temere il concorrente che vive a cinque chilometri dalla nostra azienda e non avere paura di quello che abita a 10 mila chilometri da noi». Per cui, se la ricetta è questa, essere parte di un distretto e sentirne il senso di appartenenza, non è già un grosso vantaggio? Stiamo con Cavicchi, non c’è dubbio.

L.S.

 


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