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Filature pratesi a Pitti tra luci e ombre

giugno 22 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Filati pratesi, a Pitti con l’ottimismo dei dati positivi ma anche con le ombre dei costi di produzione crescenti

Segnali molto significativi di ripresa del comparto filati del distretto pratese erano già emersi dalla rilevazione congiunturale di Confindustria Toscana Nord sull’ultimo trimestre del 2017: il primo trimestre 2018 conferma la tendenza, registrando un +3,2% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.

Buone prestazioni, quindi, confermate dall’andamento dell’export che, sempre per il primo trimestre, segna +5,9%, decisamente al di sopra del dato nazionale che si ferma a +2,2%. Nel decennio 2007-2017 la quota dei singoli mercati esteri sul totale dell’export di filati del distretto pratese ha visto una crescente rilevanza dell’Europa+1,6%, con in testa la Germania+1,5%, il Regno Unito con +1,4% e il Portogallo con +1,2%. Valori anche più elevati verso alcuni paesi balcanici sono dovuti alla delocalizzazione della produzione di marchi italiani. Complessa la dinamica del mercato cinese che, sempre nel decennio 2007-2017, ha visto un incremento del +2,4% come quota sul totale dell’export del distretto, con però una parallela perdita di -3,7% su Hong Kong.

“Il nostro punto di forza imprescindibile è il prodotto – commenta Raffaella Pinori, coordinatrice del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord -. Il segmento dei filati fantasia per maglieria pratesi rappresenta un’eccellenza assoluta e indirizza verso le aziende del distretto le più grandi firme della moda internazionale; ma anche i filati classici e quelli per tessitura contano realtà di grande rilievo, conosciute in tutto il mondo. A questo si affianca un’attenzione molto forte per il servizio al cliente e per lo sviluppo di soluzioni che vadano incontro alle sue esigenze, con proposte sempre più innovative sul piano delle tendenze moda e della rispondenza a criteri di sostenibilità ambientale e sociale. Questo Pitti Filati ci trova ottimisti: abbiamo investito molto e contiamo su un’accoglienza positiva da parte dei mercati.”

Le imprese pratesi del comparto filati vengono da anni segnati da risultati altalenanti, soprattutto per le oscillazioni di tendenze moda più o meno orientate verso la maglieria. Anche i periodi meno felici sul piano commerciale sono stati utilizzati dalle imprese per operazioni di ottimizzazione dei processi e di innovazione tecnologica e organizzativa, col risultato di una ulteriore qualificazione di un comparto che si segnalava già per particolare efficienza e dinamismo.

“Non c’è niente di scontato o di acquisito nel nostro buon posizionamento sui mercati – conclude Pinori -. Il contesto internazionale è particolarmente incerto e rende difficile la programmazione sia produttiva che dei listini: si pensi al cambio euro/dollaro Usa, ad esempio. Un capitolo particolarmente spinoso è quello dei costi. Gli ordini sono sempre più frazionati e questo per noi significa più lavoro e dispersione di risorse, in un momento in cui anche le lavorazioni lamentano incrementi dei costi, per esempio dei coloranti. Le materie prime hanno subito un’impennata dei prezzi che non è esagerato definire storica: la lana vergine ha toccato i 20 dollari australiani al chilo, quando solo un anno fa era intorno ai 13. Alcune fibre sono diventate difficili anche semplicemente da trovare, al di là del costo molto elevato. L’impegno stesso per la sostenibilità comporta impegni economici non indifferenti. Quello dei costi crescenti è un problema serio, i cui effetti sui listini prezzi non possono non sentirsi. Chi lavora nel settore conosce bene il quadro, sa che questi costi ci sono e che non possono rimanere senza conseguenze. Qualità e servizio costano, soprattutto in momenti come questo.”

Il settore dei produttori di filati pratese conta 77 aziende finali, con 1.300 addetti diretti e una filiera fortemente specializzata alle spalle. Metà della produzione pratese è costituita da filati per maglieria, un ulteriore 25% per tessitura ortogonale e jacquard, il 15% per arredamento e il rimanente per cucirini, ricamo, aguglieria. Quasi il 70% della produzione di filati è concentrata sulla stagione invernale. Il giro d’affari del settore è stimato intorno ai 540 milioni di euro di cui più del 40% viene venduto all’estero.

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