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Il settore Tessile-Moda italiano nel 2019 (Nota a cura di Confindustria Moda – Centro Studi per SMI)

novembre 15 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Economia, News

  1. 1. La congiuntura nel 2019

Secondo l’Indagine Congiunturale condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda per conto di SMI presso una novantina di aziende associate alla Federazione e operanti in tutti gli stadi della filiera, nell’arco dei primi nove mesi dell’anno il Tessile-Moda fatica e archivia in area negativa – pur su tassi contenuti – due trimestri dei tre ad oggi monitorati. La dinamica positiva del secondo trimestre, peraltro, viene conseguita grazie alle performance favoreli dei comparti a ‘valle’ della filiera.

Prima di entrare nel merito dei risultati emersi, preme sottolineare come anche in questa edizione dell’Indagine si sia riscontrata un’alta dispersione tra le performance delle singole aziende a campione non solo con riferimento alle vendite ma anche con riferimento alle altre variabili monitorate; detta dispersione si rileva sia tra imprese che operano nei diversi comparti della filiera, sia tra quelle attive nei medesimi segmenti di business, sintomo di significative tensioni concorrenziali e di una domanda instabile.

La stessa dimensione aziendale accentua la forbice tra i risultati ottenuti; altro discrimine riguarda infine l’essere parte o meno di filiere internazionali.

I dati qui commentati, pertanto, riflettono un andamento medio settoriale che risente della composizione del campione, facendo sintesi di un quadro altamente composito e variegato; pur dando uno spaccato aggiornato del settore, inevitabilmente, non permettono di cogliere le tante sfumature e specificità, positive o negative, che interessano le singole realtà settoriali (si ricorda, ad esempio, come il campione non comprenda alcune significative griffe del lusso risultate molto performanti nei primi nove mesi del 2019).

Il primo trimestre del 2019 risulta interessato da un segno negativo, tuttavia meno gravoso rispetto ai primi provvisori dati rilasciati lo scorso maggio. In termini di fatturato, le aziende del campione hanno sperimentato mediamente una variazione pari al -0,3% rispetto al medesimo periodo del 2018, senza distinzioni di rilievo tra ‘monte’ e ‘valle’. Nel secondo quarter si registra una modesta variazione positiva, che porta ad archiviare un +1,5%. Da un lato, tuttavia il “monte” segna un decremento pari al -2,5% rispetto all’aprile-giugno 2018, mentre le aziende operanti a “valle” fanno registrare un aumento pari al +3,8%.

Le stime rilasciate dalle aziende a panel con riferimento al periodo luglio-settembre indicherebbero un deterioramento delle performance, prospettando una contrazione media del -2,9%; la maggior sofferenza si registra per le imprese tessili, il cui fatturato arretra su base trimestrale del -4,7%. Variazione negativa, ma su ritmi meno intensi, interessa anche le aziende del “valle”, in calo del -1,8%.

Guardando alle vendite per mercato di sbocco, il primo trimestre si archivia con un calo delle vendite nazionali (-5,6%), cui si contrappone un incremento oltreconfine (+4,8%).

Il secondo trimestre vede una decelerazione della flessione sul mercato interno, rappresentato anche dalla domanda intrafiliera di cui fanno parte anche griffe del lusso (-0,6%), mentre il fatturato estero cresce del +6,6%, sostenuto dalle vendite del “valle”. Le esportazioni delle aziende tessili risultano, invece, mediamente ferme sui livelli dell’aprile-giugno 2018.

Infine, sulla base dei dati previsionali forniti dalle aziende a panel per i mesi luglio-settembre si stima una flessione del -8,4% in Italia, mercato peraltro in arretramento sia per il Tessile sia per l’Abbigliamento; di contro, l’estero cresce del +2,2%, sintesi tuttavia di un calo del -4,7% per le imprese tessili e, viceversa, di un incremento pari al +6,3% per le imprese del “valle”.

Sulla base delle dichiarazioni delle aziende a campione, nel corso del 2018 l’occupazione si mostra tutto sommato stabile: alla variazione del +0,4% dei primi tre mesi dell’anno, seguono lievi flessioni sia nel secondo sia nel terzo trimestre rispettivamente pari al -0,4% e al -0,5% rispetto ai medesimi periodi del 2018.

I dati relativi alla raccolta ordini in portafoglio al momento della rilevazione campionaria, (pur provvisori e parziali vista l’alta prudenza che caratterizza sempre più gli operatori economici), danno conto di un mercato poco vivace. La raccolta archivia infatti un timido +0,2%, dove tuttavia la discriminante è data ancora una volta dal trade-off Italia/estero. La domanda nazionale cede, infatti, il -3,4% (risultando in flessione sia per il ‘monte’ sia per il ‘valle’), mentre la domanda estera si rivela favorevole e in aumento del +2,8%.

Sollecitate sull’evoluzione congiunturale per questo ultimo scorcio del 2019, le imprese a campione sono, ancora una volta, in netta prevalenza orientate ad una “stabilità” delle “altalenanti” condizioni di business già sperimentate in corso d’anno (70,0% degli intervistati), quota tuttavia in calo rispetto alla rilevazione 2018. La quota di quanti confidano in un miglioramento del mercato risulta pari al 14,1% (contro il 17,9% dell’indagine 2018), mentre quanti temono un peggioramento salgono al 15,9%  del campione (6,5% lo scorso anno).

  1. 1. L’analisi del commercio con l’estero nel gennaio-luglio 2019

Sulla base dei dati ISTAT ad oggi disponibili, nei primi sette mesi del 2019 il Tessile-Moda italiano archivia una dinamica positiva del commercio con l’estero, rivelandosi, come altri comparti del manifaturiero nazionale legati ai beni di consumo, più performante del commercio mondiale. Su tale risultato possono aver influito diversi fattori tra cui la debolezza dell’euro, la maggior competitività di prodotti di gamma medio-alta in cui l’Italia si è specializzata, l’effetto-traino da parte di alcuni key-player internazionali operanti nel settore e che vedono nella filiera italiana la loro base produttiva.

Più in dettaglio, le vendite estere del Tessile-Moda mettono a segno una variazione del +4,9%, superando i 19,3 miliardi di euro. Parallelamente, l’import cresce del +4,3%, per un totale di 13,2 miliardi di euro.

A fronte del suddetto andamento degli scambi con l’estero, da gennaio a luglio 2019 il saldo commerciale dell’industria Tessile-Moda italiana, oltrepassa i 6,1 miliardi di euro, mostrando un incremento di 365 milioni rispetto al gennaio-luglio 2018.

I due macro-comparti della filiera presentano, tuttavia, un andamento dicotomico in termini di export. Da un lato, le vendite estere dell’industria tessile calano del -1,4%, mentre quelle di abbigliamento evidenziano una crescita piuttosto vivace pari al +8,2%. Nel caso dell’import il “monte” della filiera archivia una variazione debolmente positiva, pari al +0,4%, mentre il “valle” sperimenta un dinamismo ben più sostenuto, pari al +6,2%.

Al di là delle performance medie settoriali e di macro-comparto prima ricordate, considerando i singoli anelli di cui si compone la filiera del Tessile-Moda italiano, si rileva come per la maggior parte dei comparti le esportazioni abbiano segnato delle contrazioni, più che compensate tuttavia dagli aumenti che hanno interessato alcune produzioni tessili, nonchè maglieria e confezione. In particolare, se le vendite di tops lanieri crescono oltreconfine del +3,0%, l’export di filati cede il -3,9%, senza troppi divari peraltro tra filato cotoniero e laniero; anche le vendite all’estero di tessuti risultano in arretramento nell’ordine del -2,3%: in tal caso, ai cedimenti del tessuto laniero e cotoniero si contrappongono la stabilità della tessitura chimica e la crescita della tessitura serica. Il tessile per l’arredo-casa perde oltreconfine il -4,7%. Di contro, la categoria “altri prodotti tessili”, assimilabile a gran parte dell’universo relativo al tessile tecnico, mostra una variazione positiva pari al +1,5%.

Nel caso del “valle” della filiera, best performer risulta la maglieria, in crescita del +12,2%. L’abbigliamento confezionato archivia un incremento pari al +6,7%. La calzetteria, invece, flette del -8,3%.

Specularmente, con riferimento all’import, il quadro risulta altrettanto eterogeneo in termini di dinamiche registrate dai diversi prodotti in esame. Da un lato, le importazioni di tops e filati perdono rispettivamente il -2,9% e il -4,5%, dall’altro i tessuti provenienti dall’estero sperimentano un incremento del +3,5%. Il tessile-casa arretra del -1,7%, la categoria “altri prodotti tessili” cresce, invece, del +5,1%. Con riferimento al “valle” della filiera, l’import di maglieria frena al -0,5% , mentre i flussi in ingresso di calzetteria e abbigliamento crescono gli uni del +6,6%, gli altri del +12,4%.

Sotto il profilo geografico, nel gennaio-luglio 2019 le vendite destinate sia alle aree UE sia alle aree extra-UE si muovono in territorio positivo, pur su ritmi diversificati. Le cessioni comunitarie (pari al 53,8% del totale) presentano una crescita del +3,8%, mentre quelle extra-UE (pari al 46,2% del totale) sono interessate da una variazione ben più sostenuta pari al +6,3%. Relativamente all’import, i flussi provenienti dagli altri Paesi dell’Unione (che incidono per il 43,9% del totale) risultano caratterizzati da una dinamica di segno positivo nella misura del +3,2%, mentre le importazioni extra-UE (a quota 56,1%) segnano un aumento pari al +5,1%.

Esaminando più diffusamente le principali destinazioni dell’export di Tessile-Moda made in Italy, Germania e Francia, primo e secondo mercato, presentano rispettivamente un decremento del -1,0% e, viceversa, un aumento del +7,3%. A seguire, in terza posizione, troviamo la Svizzera, che superato non solo il Regno Unito ma anche gli Stati Uniti, presenta una dinamica a doppia cifra, pari al +26,4%, da ricondurre in via principale al ruolo di hub logistico-commerciale che ha assunto per diversi gruppi internazionali della moda.

L’export diretto nel Regno Unito – nonostante le criticità legate alla Brexit – evidenzia una variazione favorevole pari al +12,1%; non di meno, quello destinato negli USA cresce del +10,3%.  In territorio positivo si muove anche la Spagna, in aumento del +3,8% da gennaio a luglio 2019.

Relativamente alle piazze asiatiche, nel periodo analizzato le esportazioni verso Hong Kong (prima, quindi, del precipitare della situazione politica) frenano al -0,2%, mentre quelle verso la Cina Continentale crescono del +6,8%; soddisfacenti si rivelano anche il mercato nipponico, che archivia un +12,1%, e la Corea del Sud, in aumento del +14,8%.

Infine, il mercato russo, dopo l’assestamento (-0,3%) del gennaio-luglio 2018, chiude i  primi sette mesi dell’anno flettendo del -5,2%.

Relativamente ai main supplier, la Cina si conferma al primo posto, sperimentando un deciso recupero (+6,3%) rispetto ai primi sette mesi dello scorso anno (quando aveva perso il -5,7%); l’incidenza sul totale Tessile-Moda importato risale così al 19,2%.

Oltre un miliardo e cinquecento milioni separano, tuttavia, la potenza asiatica dal secondo partner ovvero la Francia.

Proprio nei primi sette mesi del 2019, tale Paese evidenzia peraltro un decremento pari al -10,2% e passa a quota 7,1%, riequilibrando i flussi rispetto all’aumento double-digit dello scorso anno.

Terzo fornitore risulta il Bangladesh, in aumento del +9,6%. Crescono anche i flussi di Tessile-Moda provenienti da Germania (+2,3%), Spagna (+16,7%), Turchia (+1,8%) e Romania (+0,9%). Pur da mettere in relazione con merci provenienti da aree extra-europee, non di meno crescono le importazioni dai Paesi Bassi (+10,5%) e dal Belgio (16,5%). Interessati da variazioni positive risultano anche Pakistan (+5,9%) e Bulgaria (+2,4%).

In controtendenza rispetto alla maggior parte dei principali supplier, si muovono India e Tunisia, in calo l’una del -2,9% e l’altra del -1,0%, nonché Regno Unito e Repubblica Ceca entrambi in flessione del -5,1%.

I più recenti dati – pur provvisori – diffusi da ISTAT e relativi al mese di agosto indicano la prosecuzione del trend dicotomico delle esportazioni di Tessile e Abbigliamento. In particolare, l’export tessile, in peggioramento rispetto alla contrazione segnata nei sette mesi, fletterebbe del -2,5% nel cumulato ad agosto; l’Abbigliamento, di contro, accelererebbe al +9,1%. Restano interessate da dinamiche positive le importazioni, ma su ritmi di entità assai differente, ovvero +0,7% per il Tessile e +5,3% per l’Abbigliamento sempre negli otto mesi.

L’andamento che ha caratterizzato il commercio con l’estero del Tessile-Moda italiano nella prima parte dell’anno in corso è stimato mantenersi positivo ma in rallentamento nella fase terminale dell’anno. Si prospetta, quindi, per il settore una chiusura dei dodici mesi con la conferma dei livelli di turnover raggiunti nel 2018.


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