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LA FILATURA ITALIANA NEL 2022-2023 – Nota a cura di Confindustria Moda – Centro Studi per S.M.I.

giugno 27 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, Economia, News, Prato

  1. 1. Il bilancio settoriale del 2022

Il bilancio settoriale della filatura italiana (in questa accezione comprensiva della produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri) si mantiene in territorio positivo, continuando l’evoluzione favorevole iniziata nel 2021.

Come già anticipato nella nota di preconsuntivo diffusa lo scorso febbraio in occasione della precedente edizione di Pitti Filati, la filatura archivia il 2022 in crescita: se in tale occasione si era stimato un incremento nell’ordine del +27,8%, a consuntivo il fatturato settoriale mette a segno un +24,7% su base annua, guadagnando circa 643 milioni di euro in dodici mesi. Il turnover risulta, dunque, pari a 3,2 miliardi di euro. Il comparto ha così superato i livelli pre-Covid, mettendo a segno una crescita del +16,9% rispetto il 2019.

Tornando all’esame del bilancio settoriale, la filatura laniera si conferma il comparto preponderante, concorrendo all’81,3% del turnover complessivo, mentre il filato di cotone copre il 14,9%, seguito dal filato liniero circoscritto al 3,9%. Guardando alle performance di ciascun comparto, risultano tutte interessate da una dinamica positiva: i filati lanieri sperimentano una crescita del fatturato settoriale pari al +25,2% su base annua; la filatura cotoniera mette a segno una variazione del +21,9%, mentre quella liniera evidenzia un +25,4%.

Il valore della produzione (variabile questa che si propone di stimare il valore della sola attività produttiva svolta in Italia al netto della commercializzazione dei filati importati), archivia il 2022 in recupero del +24,3%, similmente, dunque, al fatturato.

Relativamente al commercio con l’estero, sia i flussi in entrata che quelli in uscita si sono mantenuti in territorio positivo: l’export palesa una dinamica premiante (pari al +17,8%), portandosi a 986 milioni di euro; allo stesso tempo l’import è cresciuto del +40,6%, passando a 1.134 milioni. Se per le vendite estere il livello raggiunto nel 2022 supera del +21,9% quello del 2019, per l’import il divario è ancora maggiore: +35,4%.

Più in dettaglio, come indicato in Tabella 2, nel 2022 tutti i comparti hanno evidenziato aumenti a doppia cifra delle vendite estere ad eccezione dei filati di aguglieria che flettono del -3,4%. Hanno archiviato crescite superiori al +20% i filati lanieri pettinati (+22,4%), i filati di lino (+23,4%) e i filati di cotone (+21,6%). Per i filati lanieri cardati si registra un incremento del +17,9%, mentre i filati misti chimico/lana palesano un aumento del +15,3%.

Le importazioni di filati dall’estero mostrano un’evoluzione altrettanto positiva, anche in questo caso con la sola eccezione dei filati per aguglieria che mostrano una contrazione del   -12,8%. I filati misti chimico/lana presentano l’incremento meno sostenuto, pur comunque a doppia cifra, ovvero +13,9%; seguono i filati cardati lanieri che crescono del +21,8%, e i pettinati che mettono a segno un +38,8%.

L’import dei filati di cotone archivia un +47,2%, mentre quello dei filati di lino rimbalza del +67,3%.

Per effetto degli andamenti di import ed export, nel 2022 il saldo commerciale della filatura italiana, positivo negli ultimi due anni, torna in deficit per 148 milioni di euro. Il surplus con l’estero è circoscritto ai filati cardati, per 158 milioni di euro, e ai filati per aguglieria, in avanzo per 79 milioni. Di contro, tutte le altre tipologie vedono le importazioni eccedere le esportazioni: i filati di cotone risultano in deficit per -252 milioni di euro, i filati di lino per     -84, i filati misti chimico-lana per -28,3; infine i filati lanieri pettinati per -21 milioni.

Per concludere, passando all’analisi del mercato nazionale, come indicato in Tabella 1, il consumo apparente, al lordo delle scorte, prosegue il trend positivo e raggiunge un incremento pari al +36,1% in valore. La domanda domestica ha quindi superato il livello pre-pandemico (+23,4%).

1. La congiuntura nel primo trimestre del 2023

Per la filatura italiana il 2023 si apre con segnali in chiaroscuro. In particolare, l’indice di produzione industriale ISTAT relativo alla filatura (Codice ATECO CB 13.1), che nel primo trimestre 2022 aveva fatto registrare un aumento del +21,0%, mostra nei primi tre mesi dell’anno in corso una contrazione del -11,7%. A determinare tale risultato sono i cali a due cifre dell’attività produttiva in gennaio e febbraio (rispettivamente pari al -13,5% e al             -12,6%) e il trend solo un po’ meno negativo di marzo (in frenata del -9,5% rispetto al marzo 2022).

Con riferimento alle performance sui mercati esteri, il primo quarter del 2023 resta invece interessato in valore da una dinamica favorevole: +4,9%, per un totale di 262 milioni di euro. Di contro, l’import, che nel 2022 aveva chiuso il primo trimestre a +71,9%, presenta un deciso cambio di rotta ed archivia una flessione del -5,2% scendendo a 271 milioni di euro.

Analizzando i risultati evidenziati dalle singole tipologie di filato qui considerate, l’export dei filati di lana cardati, pettinati e i filati misti chimico-lana si mantiene in territorio positivo: a crescere maggiormente sono i filati di lana pettinati, che mostrano un +17,1%; seguono i cardati con un +9,8% e infine i misti chimico-lana con un +6,2%. Al contrario, sperimentano un deterioramento le vendite estere dei filati di cotone (-7,7%), dei filati per aguglieria         (-5,6%) e dei filati di lino (-3,8%).

Anche relativamente all’import si evidenziano andamenti disomogenei, con tipologie che hanno messo a segno una variazione positiva – come i filati di lana cardati e pettinati (in aumento rispettivamente del +129,4% e del +45,9%) e i filati misti chimico-lana (in crescita del +14,9%) – e altre che invece hanno palesato contrazioni (filati di cotone -40,2%, filati per aguglieria    -39,5% e filati di lino -14,4%).

Il saldo commerciale del periodo risulta in deficit per -9,3 milioni di euro (nel primo trimestre 2022 era pari a -36,6 milioni). Al disavanzo settoriale contribuiscono i filati di lino (-11,8 milioni), i filati di lana pettinati (-19,3 milioni) ma soprattutto i filati di cotone (-28,1 milioni); anche i misti chimico-lana presentano un lieve disavanzo (-7,1 milioni). Nel caso dei filati lanieri cardati e per aguglieria si rileva, invece, un surplus: di 37,4 milioni per i primi e di 19,5 milioni per i secondi.

Se si osservano invece le performance in termini di quantità, da gennaio a marzo 2023 l’export presenta una contrazione media del -12,4%, in linea con quanto rilevato da ISTAT con riferimento alla produzione fisica. I filati lanieri cardati sono gli unici a crescere a volume (+4,5%); contrariamente si rileva una dinamica negativa del -2,8% per i filati di lana pettinati e del -2,9% per i filati misti chimico-lana; le esportazioni in tonnellate dei filati di aguglieria, di cotone e di lino presentano cali a doppia cifra compresi tra il -17,2% dei primi e il -22,8% dei filati di lino.

Anche le importazioni a volume palesano una variazione negativa, pari al -30,7% e superiore, quindi, rispetto a quella in valore. Il risultato è stato influenzato dai filati di cotone, in calo del -44,3%, dai filati di lino, in flessione del -33,0%, nonché dai filati per aguglieria che vedono una contrazione delle tonnellate pari al -22,3%. Le altre merceologie assistono, invece, ad un incremento dei volumi importati: +23,9% i filati di lana cardati, +22,7% i pettinati e infine +0,3% quelli misti chimico-lana.

Si passa ora all’analisi dell’andamento per mercato di sbocco con riferimento alle singole tipologie di filato qui prese in esame. Nei primi tre mesi del 2023, per i filati di lana cardati Hong Kong si conferma la prima destinazione, con una quota pari al 22,8%, a seguito di un aumento del +15,1% rispetto al gennaio-marzo 2022. Il Regno Unito, stabile al secondo posto nonostante una flessione del -9,0%, copre il 12,9% del totale export di comparto. In terza posizione sale la Turchia, grazie ad una vivace crescita del +50,7%. Seguono la Croazia, che balza nei top 5 a seguito di un mini-boom del +106,3%, e la Tunisia, che vede crescere l’export di filati cardati italiani del +43,5%.

Nel caso dei filati pettinati, in virtù di un rimbalzo del +24,3%, sale al primo posto la Francia, con un’incidenza dell’11,3% sul totale export di comparto. Seconda destinazione, pur su valori molto vicini (share del 10,8%), la Romania, che sperimenta una crescita del +17,5%. Un aumento del +34,8% interessa l’export dei filati pettinati verso la Turchia. Da ultimo, le vendite destinate in Germania e Portogallo fanno registrare rispettivamente una variazione pari al +29,6% e al +34,5%.

I filati misti chimico-lana vedono la Croazia balzare come prima destinazione, in grado di assorbire l’11,6% dell’export di comparto. Seguono Turchia e Francia: la prima in aumento del +14,7%, mentre la seconda in calo del -20,2%. Relativamente alla Romania, si registra una dinamica del +2,3%, mentre l’Austria è scesa in quinta posizione a causa della flessione del -37,7%.

I filati di cotone mantengono, nel periodo monitorato, la Germania come primo mercato di sbocco, nonostante una contrazione del -21,0%: la sua quota sul totale di comparto scende al 16,7%. Gli altri quattro principali mercati mostrano tutti un’evoluzione favorevole, pur con tassi di intensità molto diversa: l’export di filati di cotone in Repubblica Ceca cresce del +4,3%; quello destinato in Francia del +0,4%; i flussi verso l’Ungheria salgono del +33,5%, quelli verso il Regno Unito del +54,3%.

Considerando l’approvvigionamento dall’estero sempre nel gennaio-marzo 2023, i primi due supplier, in grado di coprire il 74,1% dell’import di filato cardato in Italia, sperimentano decise variazioni positive: la Cina sale al primo posto a seguito di un mini-boom del +509,6%; la Lituania, stabile in seconda posizione, cresce del +16,4%. Il Regno Unito, nonostante una crescita del +97,4%, scende in terza. In aumento del +34,4% risultano i flussi di cardato provenienti dalla Polonia.

Con riferimento ai filati pettinati, la Romania e la Bulgaria, primo e secondo fornitore, mostrano dei rimbalzi rispettivamente pari al +24,5% e al +80,7%, arrivando ad assicurare il 35,0% dell’import di comparto. La Polonia assiste a una crescita del +42,2%, così come aumentano i flussi di pettinato dalla Repubblica Ceca (+37,8%) e dalla Cina (+75,9%).

Nel gennaio-marzo 2023 il 40,4% dei filati misti chimico-lana d’importazione proviene dalla Romania e il 18,1% dalla Turchia, ma se la prima cresce di un deciso +50,0%, la seconda flette del -20,0%. Portogallo e Spagna mettono a segno un aumento: l’uno del +8,7%, l’altra del +150,3%. L’import dalla Bulgaria, infine, si contrae del -8,6%.

Da ultimo, nel periodo in esame, la Turchia, con una quota del 29,5%, rimane il principale fornitore di filati di cotone dell’Italia, nonostante un calo del -53,1%. Il secondo supplier è l’India, in flessione del -32,9%, che assicura il 17,8% degli approvvigionamenti nazionali di tale merceologia. Analogamente, gli altri principali partner evidenziano dinamiche negative: la Cina del -28,4%, l’Egitto del -29,7% e il Pakistan del -51,6%.

 

Firenze, 28 giugno 2023

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Pubblicazione a cura di Confindustria Moda

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