LA FILATURA ITALIANA NEL 2025 Nota a cura dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda
gennaio 21 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, Economia, News, PratoIl bilancio preconsuntivo del 2025
Per la filatura italiana (in questa accezione comprensiva della produzione di filati lanieri, cotonieri e linieri) nel 2025 si prevede la prosecuzione della fase negativa già registrata nel corso dell’ultimo biennio.
Sulla base delle elaborazioni preliminari effettuate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, basate sia su variabili macro sia su Indagini Campionarie interne, il fatturato settoriale è atteso in diminuzione del -4,1% su base annua, con il turnover settoriale che scenderebbe a circa 2,5 miliardi di euro.
La flessione coinvolge pressoché tutti i comparti che compongono l’industria della filatura italiana, con la sola filatura liniera in controtendenza, grazie ad una dinamica positiva. Al contrario, sia la filatura laniera (comparto preponderante, con un’incidenza di circa l’83% sul fatturato settoriale complessivo), sia la filatura cotoniera risultano interessate da una riduzione.
Le difficoltà del mercato dei filati trovano riscontro anche dall’andamento dell’indice dei prezzi alla produzione rilevato da ISTAT (misura delle variazioni mensili dei prezzi al primo stadio di commercializzazione dei beni prodotti dalla manifattura italiana): per le filature (ATECO CB 13.1), nel periodo gennaio-ottobre 2025 l’indice registra una variazione negativa pari al -1,4%.
Con riferimento al bilancio settoriale, il valore della produzione (variabile questa che si propone di stimare il valore della sola attività produttiva svolta in Italia al netto della commercializzazione dei filati importati) è atteso ridursi del -4,4%.
Sul fronte del commercio estero, nel 2025 le esportazioni della filatura italiana sono previste in calo del -5,4%, portando il valore complessivo delle vendite oltreconfine a 744 milioni di euro, con un’incidenza sul fatturato totale pari al 29,8%. Parallelamente, le importazioni dovrebbero registrare una contrazione più marcata (-7,9%), scendendo a 721 milioni di euro.
La dinamica congiunta dei flussi in entrata e in uscita determinerebbe un avanzo commerciale stimato in circa 23 milioni di euro (nel 2024 invece, era pari a 3 milioni).
Anche il mercato interno, intercettato dalla variabile consumo apparente, risulterebbe in peggioramento, con una contrazione media annua attesa al -5,6%.
Infine, sul piano occupazione, in coerenza con il quadro congiunturale sfavorevole, le elaborazioni sui dati raccolti dall’Indagine elaborata da Confindustria Moda su un panel di associati, indicano che la maggioranza delle filature italiane dovrebbe chiudere il 2025 con un numero di addetti stabile rispetto all’anno precedente, mentre circa il 21% delle aziende prevede una riduzione degli occupati.
Il commercio con l’estero nei primi nove mesi del 2025
Se si focalizza l’analisi sui primi nove mesi del 2025, i dati ISTAT disponibili consentono di delineare un quadro più dettagliato dell’interscambio con l’estero per le merceologie considerate. In tale periodo, la filatura, nel suo complesso, registra una contrazione significativa delle esportazioni, con una flessione del -5,2%; cui si affianca un calo ancora più marcato delle importazioni, pari al -9,2%. In termini di valori, l’export di filati si attesta a 581 milioni di euro, mentre quello dei filati importati scende a 553 milioni.
Ne consegue un saldo commerciale complessivamente positivo per la filatura, pari a 28 milioni di euro: il totale del deficit registrato per i filati di cotone e di lino risulta più che compensato dai surplus rilevati nelle altre merceologie.
Nel complesso, il quadro delle esportazioni risulta diffusamente negativo per la maggior parte delle tipologie di filato analizzate. Fanno eccezione soltanto i filati per aguglieria e quelli di lino, che si distinguono per una dinamica positiva, con incrementi rispettivamente del +3,9% e del +13,5%. Il comparto laniero mostra invece un arretramento generalizzato: le vendite estere di filati cardati e pettinati diminuiscono rispettivamente del -4,6% e del -6,1%. Ancora una volta, la performance più critica riguarda i filati misti chimico/lana, che registrano una contrazione del -17,8%, mentre anche i filati di cotone evidenziano un ridimensionamento dell’export, pari al -10,0%.
Per quanto concerne i flussi in ingresso, da gennaio a settembre 2025, l’andamento delle diverse tipologie di filato risulta fortemente differenziato. Le performance migliori si registrano per i filati per aguglieria, interessati da un marcato incremento del +31,7%, e per i filati cardati di lana, in crescita del +8,5%. In territorio negativo si collocano invece i filati pettinati di lana, che mostrano una lieve flessione (-1,6%), e i filati di lino, in calo del -4,8%. Più accentuate risultano le contrazioni dei filati di cotone, che registrano una riduzione del -15,3%, e soprattutto per i filati misti chimico/lana, che evidenziano la dinamica più sfavorevole del comparto con una flessione del -37,5%.
La congiuntura complessivamente sfavorevole che ha caratterizzato la filatura italiana nel 2025 emerge anche dall’analisi degli andamenti sperimentati dai principali mercati di destinazione delle vendite di ciascuna tipologia di filato.
Da gennaio a settembre 2025, le principali destinazioni dell’export di filato di lana cardato risultano il Regno Unito e Hong Kong, sebbene caratterizzati da dinamiche negative, più contenute per il primo (-2,2%) e più marcate per il secondo (-28,5%); entrambi detengono esportazioni pari a 18 milioni di euro e un’incidenza di circa il 13,3% ciascuno. Segue la Turchia, con 15 milioni di euro e una quota del 10,9%, in crescita del +8,1%, mentre il Portogallo si colloca al 6,4% del totale, mostrando un lieve incremento (+0,6%). I restanti mercati presentano valori più contenuti e quote inferiori al 6%, con andamenti eterogenei: accanto a segnali di crescita, in particolare verso Romania, Cina e soprattutto Vietnam, si osservano flessioni nei flussi diretti alla Bulgaria, Tunisia e Corea del Sud.
Nel periodo in esame, il principale mercato di destinazione del filato di lana pettinato è la Turchia, che, nonostante una lieve contrazione (-0,9%), supera la Francia, scesa in seconda posizione a causa di una significativa flessione del -30,0%. La Turchia rappresenta così l’11,8% dell’export totale di questa merceologia, mentre la Francia ne copre il 10,4%. Al terzo posto si posiziona il Portogallo, che al contrario, registra un incremento del +7,2% e incide per il 9,8%. Seguono gli altri partner che evidenziano delle flessioni: la Romania cala del -12,6%, la Germania registra una contrazione contenuta al -2,0%, mentre Hong Kong e Cina mostrano cali a doppia cifra, rispettivamente del -17,3% e del -21,5%. Anche il Regno Unito segna una perdita del -12,2%. Infine, chiudono la top 10 la Bulgaria e la Tunisia, entrambe in crescita, ma con ritmi differenti: +4,2% la prima e +22,7% la seconda.
Nei primi nove mesi del 2025, i primi due mercati di destinazione dell’export dei filati misti chimico/lana risultano Francia e Turchia, in grado di assorbire assieme il 29,7% dell’export. Ma mentre la prima presenta una crescita del +8,7%, la seconda mostra un calo deciso del -32,1%. Flette anche la Bulgaria, che archivia una variazione del -11,9%, assicurandosi un’incidenza dell’8,3%, al contrario la Germania è interessata da un aumento del +7,8%. Portogallo e Romania rilevano cali significativi, a fronte del recupero di Hong Kong, che segna un +22,3%. In coda alla classifica, la Spagna, ottava, registra la variazione negativa più rilevante (-46,8%), mentre il Marocco, decimo, evidenzia l’incremento maggiore (+20,1%), pur con quote inferiori al 3,6% ciascuno.
Per quanto riguarda i filati di cotone, da gennaio a settembre 2025 la Germania si conferma il principale mercato di destinazione, con un valore delle esportazioni pari a 17 milioni di euro e una quota del 14,6%, nonostante una significativa contrazione del -24,7%. Segue la Repubblica Ceca, che al contrario registra una lieve crescita del +0,7% e rappresenta il 10,2% dell’export totale. Al terzo posto si posiziona l’Ungheria, con 9 milioni di euro e una quota del 7,5%, pur rilevando una perdita del -18,5%. La Francia, con un valore pari a 8 milioni di euro e una quota del 7,2%, registra un calo del -12,2%. In controtendenza si distingue la Tunisia, con una robusta crescita (+68,2%) e un’incidenza del 6,3%. Anche Portogallo e Spagna mostrano segni positivi, con aumenti rispettivamente del +7,5% e del +1,8%. Austria e Regno Unito presentano dinamiche opposte: la prima recupera il +4,4%, mentre il secondo cala del -24,4%. Chiude la top 10 la Croazia, con un peso del 3,9% e una flessione del -14,4%.
Passando all’analisi delle importazioni per paese di approvvigionamento, sempre nel periodo gennaio-settembre 2025, riguardo ai filati cardati di lana, la Cina si conferma il principale fornitore, grazie a un incremento del +9,2%. Segue la Lituania, che invece registra un calo del -7,7%. Regno Unito e Polonia mostrano entrambi variazioni positivi, seppur di diversa entità: il primo cresce del +9,7%, mentre la seconda del +12,6%. Grazie a un significativo aumento, balza al quinto posto l’Ungheria, coprendo ora il 2,5% delle importazioni. Questi cinque paesi rappresentano complessivamente il 95,4% dell’import totale di comparto.
Per quanto riguarda i filati di lana pettinati, i primi sei “fornitori”, in grado di assicurare l’87,6% del totale importato, vedono, nel periodo in esame, la Bulgaria e la Polonia salire rispettivamente in prima e seconda posizione grazie a performance positive: la Bulgaria cresce del +30,5% e la Polonia del +5,2%. Gli altri mercati, al contrario, registrano significative flessioni: la Romania cala del -17,4%, la Repubblica Ceca del -10,4%, la Cina del -14,2% e l’India del -9,7%.
Relativamente ai filati misti chimico/lana, i primi cinque supplier, che coprono il 78,7% del totale importato, evidenziano marcate dinamiche negative, ad eccezione della Polonia, quinta in graduatoria, che segna un significativo incremento (+67,2%). La Romania, principale paese di approvvigionamento, registra un calo del -52,3%, seguita dalla Turchia con una perdita del -32,7%, dalla Bulgaria, che flette del -21,0% e dalla Spagna, in contrazione del -36,4%.
Infine, le importazioni dei filati di cotone sono concentrate per l’82,8% dai primi cinque fornitori, che nel periodo gennaio-settembre 2025 hanno tutti registrato flessioni. La Turchia, principale supplier con uno share del 36,4%, evidenzia un calo del -5,8%; l’India, seconda, mostra una flessione del -27,4%. L’Egitto, al terzo posto, chiude il periodo con una perdita del -14,5%, seguito dalla Cina e dal Pakistan, che segnano rispettivamente cali del -20,5% e del -25,2%.








