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LA MODA MASCHILE ITALIANA NEL 2017-2018 (A cura di smi)

giugno 12 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

Nota a cura del Centro Studi di Confindustria Moda per  Sistema Moda Italia

Il bilancio settoriale del 2017

La moda maschile italiana (aggregato che, si ricorda, comprende l’abbigliamento in tessuto, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) – come emerge dal bilancio settoriale riportato in Tabella 1 – archivia l’anno 2017 in area positiva, facendo registrare una crescita pari al +3,4%. Il turnover settoriale sale, pertanto, a 9,3 miliardi di euro.  Le previsioni rilasciate in occasione della scorsa edizione di Pitti Uomo (Gennaio 2018), allorquando si era stimata una dinamica pari al +2,1%, risultano, quindi, ampiamente superate, grazie ad un contesto che si è rivelato migliore delle attese. Del resto, da un lato le esportazioni si sono rivelate più vivaci di quanto prudenzialmente stimato e, dall’altro, il sell-out sul mercato interno ha evidenziato un ritmo di calo di minor entità rispetto a quanto previsto sulla base degli andamenti delle ultime stagioni. La moda maschile concorre così al 17,2% circa del turnover complessivamente generato dalla filiera Tessile-Moda nazionale e al 27,4% circa della sola parte abbigliamento.

Con riferimento ai singoli micro-comparti qui esaminati, chiudono il 2017 con un incremento sopra media la maglieria, in aumento del +7,6%, mentre la confezione cresce del +3,4%. Di contro, le restanti merceologie accusano dinamiche di segno negativo: la camiceria e la confezione in pelle flettono di oltre il -2,0%, mentre il segmento delle cravatte arretra ancora del -9,5%.

Nel corso del 2017 il valore della produzione (si ricorda che tale variabile si propone di stimare il valore dell’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati), dopo la decelerazione del 2016, segna una variazione positiva pari al +1,7%.

Con riferimento all’interscambio con l’estero, l’export mantiene il suo ruolo fondamentale a supporto della crescita della moda maschile italiana. Le esportazioni di settore, grazie ad una crescita del +5,2%, si portano a 6,1 miliardi di euro (+303 milioni in un anno); in tal modo, l’incidenza dell’export sul fatturato passa al 65,5%. Nel caso dell’import si registra, invece, una flessione nella misura del -0,8%. Le importazioni di moda uomo passano, pertanto, a 3.976 milioni di euro.

A fronte della suddetta dinamica di export ed import, nel 2017 il settore sperimenta un deciso miglioramento del saldo commerciale, che passa a 2.123 milioni di euro, con un guadagno di 336 milioni in dodici mesi.

Se si considera il mercato italiano, nel corso del 2017 gli acquisti di moda maschile da parte delle famiglie residenti, pur restando in calo, segnano un rallentamento del tasso di decremento. Le rilevazioni effettuate da Sita Ricerca per conto di SMI indicano una diminuzione del sell-out per la moda maschile pari al -1,5% con riferimento all’anno solare, segnando così un miglioramento rispetto agli anni appena precedenti. Nonostante, la Primavera/Estate non si fosse rivelata particolarmente favorevole (-2,6%), nella seconda metà dell’anno il settore risulta sostenuto dal comparto preponderante, il vestiario, che nel periodo luglio-ottobre vede una frenata del calo per poi invertire il trend e crescere debolmente nell’ultimo bimestre dell’anno. Nuovo cambio di passo tuttavia si registra col nuovo anno: il 2018 si apre, infatti, con un deciso peggioramento rispetto al gennaio-febbraio 2017.

Tornando alle performance dell’anno solare scorso, il segmento preponderante, ovvero la confezione (55,4% del sell-out di moda maschile) contiene il calo al -0,6%. Maglieria esterna e camiceria assistono ad una flessione su ritmi simili (rispettivamente -2,2% e -2,3%). Le cravatte, circoscritte a quota 1,6% del mercato, si confermano cedenti, arretrando del -6,3%. Infine, la confezione in pelle perde un ulteriore -5,0% (contenendo, comunque, la contrazione rispetto al segmento donna).

A livello di canale distributivo (essendo tali dati disponibili per stagione sono relativi al periodo compreso da marzo 2017 fino a febbraio 2018), si registrano dinamiche lievemente positive sia per le catene (+0,6%), sia per l’universo della GDO (+0,3%), che detengono rispettivamente una quota pari al 36,8% e al 21,9% del mercato. Nel periodo in esame tornano a crescere anche le vendite intermediate dal format “outlet/stockisti” (+1,3%). L’e-commerce, dopo il boom dello scorso anno (+42,0%) frena al -0,2%, pur restando a quota 6,5%; sulla flessione incide il sell-out di vestiario e maglieria, mentre le altre categorie di prodotto in esame si mantengono vivaci. Il dettaglio indipendente, passato a quota 25,0%, presenta ancora un cedimento pari al -9,3%. Restano in calo anche gli ambulanti (-6,6%).

2. Le performance sui mercati esteri nel 2017

Come anticipato nel commento del bilancio settoriale (dal quale però, si ricorda, sono esclusi i prodotti junior), nell’anno 2017 la moda maschile ha assistito ad una prosecuzione del trend positivo sul fronte export, mentre ha archiviato una battuta d’arresto sul fronte import. In particolare, l’export (junior compreso) è cresciuto del +5,4%, mentre l’import ha frenato al          -0,6%.

Al di là del dato medio settoriale, i segmenti di prodotto qui presi in esame, come già anticipato in termini di turnover, hanno tuttavia registrato andamenti dicotomici. Incrementi delle vendite estere hanno infatti interessato sia la confezione sia la maglieria, rispettivamente in crescita del +4,5% e del +11,0%. Di contro, camiceria e cravatte sono risultate in calo, la prima del -1,8%, le seconde del -10,2%. La confezione in pelle, calata di oltre il -12% nel corso del 2016, si è assestata (+0,1%).

Con riferimento agli sbocchi commerciali, si sottolinea come sia le aree UE sia quelle extra-UE siano state favorevoli al comparto, crescendo rispettivamente del +6,6% e del +4,1%. Il mercato UE si conferma sempre il maggior “acquirente”, con una quota del 54,2% sull’export totale di settore.

Nel 2017 primo mercato di sbocco del menswear made in Italy è risultata la Germania, che supera anche la Francia. L’export verso il mercato tedesco è cresciuto infatti del +10,1%, raggiungendo quota 662 milioni di euro. Il Regno Unito si è confermato favorevole, accelerando al +8,3%. La Francia, passata in terza posizione, si mostra comunque interessata da una dinamica positiva, nella misura del +3,8%. Sempre restando in ambito UE, la Spagna, dopo l’incremento double-digit (+15,4%) sperimentato nel 2016, cresce del +3,9%. Guardando ai primi 15 mercati di sbocco, i Paesi Bassi segnano, invece, un decremento pari al -1,4%, mentre,

pur su valori più modesti, crescono le vendite sia in Austria (+13,5%) sia in Belgio (+4,2%) e Grecia (+5,7%).

Passando ora all’esame delle aree extra-UE, si registra una crescita dei flussi verso la Svizzera (+7,5%), piattaforma logistico-commerciale per diverse griffe anche del settore uomo.

Gli Stati Uniti, dopo l’ottima performance sperimentata nel 2015 (+12,6%), registrano per il secondo anno consecutivo una perdita, pari, nello specifico, al -5,1%; l’export di menswear verso gli USA risulta dunque di poco superiore al mezzo miliardo di euro.

Analizzando i mercati del Far East, le vendite verso Hong Kong flettono lievemente (-0,5%), mentre l’export diretto in Cina, dopo il modesto +5,3% del 2016, accelera al +18,3%, per un totale di 238 milioni di euro. Se in Giappone l’export di menswear arretra del -5,1%, la Corea del

Sud risulta interessata da una dinamica a due cifre pari al +13,8%, per un valore complessivo di 141 milioni di euro.

Infine, pur nettamente meno rilevante per la moda maschile rispetto a quella femminile, la Russia, tornata positiva nel 2016 (+3,8%) sperimenta un vivace dinamismo su ritmi del +19,6%, raggiungendo quota 175 milioni di euro.

Relativamente alle importazioni, nel 2017 la moda maschile (comprensiva in tal caso, come indicato in Tabella 2, anche dello junior) ha sperimentato una lieve flessione nella misura del           -0,6%.

Entrando più nello specifico delle singole merceologie qui in esame, l’import di capi in tessuto cede il -2,9%, mentre quello di camiceria e cravatte registra rispettivamente cali del -4,9% e del -4,6%. L’import di maglieria resta, invece, vivace archiviando un +3,5%. Infine la confezione in pelle non va oltre un +0,8%.

Con riferimento alle performance relative ai mercati di approvvigionamento, la Cina si conferma in assoluto top supplier a quota 19,2%, nonostante accusi un decremento del -3,5%.

Il Bangladesh, secondo supplier, vede confermare il trend di crescita, segnando una variazione del +6,0%; sale così ad uno share del 14,3% sul totale importato settoriale, a meno di 250 milioni di differenza dalla Cina. La Romania accusa una contrazione pari al -10,7%, mentre la Tunisia contiene il calo al -3,3%. Aumenti interessano le importazioni da Francia (+2,8%), Germania (+7,4%), nonché Paesi Bassi (10,8%). Flette, invece, in maniera rilevante la Turchia (-15,7%).

3. La moda maschile nel 2018: prime indicazioni

Nei primi due mesi del 2018, periodo questo pur poco significativo a livello statistico e, quindi, da valutare con cautela, la moda maschile italiana ha visto proseguire l’export su un sentiero favorevole, mentre l’import evidenzia un rimbalzo. Sulla base dei dati ISTAT disponibili alla data di chiusura della presente Nota, l’export di menswear registra un incremento del +2,6%, mentre l’import cresce del +6,2%.

In particolare, il fatturato estero risulta sostenuto, ancora una volta, dalla maglieria (+7,7%) e dalla confezione (+2,0%). Viceversa, le altre merceologie mostrano un decremento dell’export             (-3,7% per l’abbigliamento in pelle, -4,4% per la camiceria, -10,6% per le cravatte).

In queste prima battute del 2018 con riferimento ai mercati di sbocco si riscontrano dinamiche positive per Germania, Cina e Russia, nonché per Corea del Sud e Austria. Mentre risulta sostanzialmente stabile la Francia, gli altri principali mercati vedono una contrazione dell’export rispetto al gennaio-febbraio 2017.

Sulla base dell’Indagine Campionaria condotta dal Centro Studi Confindustria Moda sul panel SMI di aziende operanti nella moda uomo, la quota maggioritaria (83,3%) propende per una prosecuzione del trend in atto anche nei mesi a venire, mentre è circoscritta al 16,7% la quota

di chi confida in un ulteriore miglioramento. Per lo stesso panel, gli ordini raccolti nel corso del primo trimestre, pur provvisori in fase di rilevazione, risultano in aumento, sia nel caso del mercato italiano sia di quello estero.

Al di là di queste prime indicazioni, l’appuntamento fieristico si rivelerà ancora una volta un termometro particolarmente significativo per capire le tendenze del mercato, consentendo agli operatori del settore di formare al meglio le proprie aspettative per i mesi a venire e indirizzare, di conseguenza, le proprie strategie di business.

 

 

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