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Rifiuti da alluvione, il rebus fanghi e una proposta per i materiali tessili alluvionati

novembre 9 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Una buona parte dei rifiuti da alluvione presenti nelle aziende dovranno necessariamente rimanere ancora per qualche tempo presso le aziende stesse, soprattutto per motivi assicurativi. Nel caso dei macchinari, a queste considerazioni si aggiunge la necessità di verifiche di funzionamento o di possibilità di riparazione.

Anche se non sempre di immediata impellenza, comunque, il problema dello smaltimento dei rifiuti delle imprese si porrà con forza a breve ed è necessario che aziende già duramente provate dal disastro non vengano ulteriormente penalizzate.

La prima delibera della Regione Toscana sui rifiuti, già dello scorso 3 novembre, ha risolto il problema degli stoccaggi, consentendoli anche in deroga alle normali autorizzazioni. L’ordinanza regionale però stabilisce che i rifiuti provenienti da attività produttive e ordinariamente classificati come speciali continuino ad essere tali, anche se derivanti dagli eventi alluvionali. In altre parole, e in assenza di altre specifiche, i materiali alluvionati direttamente legati alla produzione (materie prime, semilavorati, prodotti finiti) potrebbero dover seguire le regole dei rifiuti speciali ed essere smaltiti per iniziativa e a carico delle imprese attraverso operatori privati specializzati e per lo più in impianti collocati fuori Regione.

Una prospettiva che spaventa non solo per la sua onerosità, ma anche per le difficoltà di realizzazione che si prospettano. Il forte sottodimensionamento della dotazione impiantistica toscana complicava infatti già in tempi normali queste operazioni; a fronte della mole molto ingente di rifiuti da alluvione, lo scenario più plausibile è quello di tempi molto lunghi e della necessità di depositi temporanei per collocare nel frattempo i materiali da smaltire, con forti impatti potenzialmente anche in aree non toccate dall’alluvione. Al giusto allarme del presidente Giani per i rifiuti in strada, che vanno indubbiamente rimossi, andrebbe aggiunto un altro allarme che si sta profilando: quello dei mucchi di rifiuti, in attesa per mesi di essere smaltiti, sparsi in ampie aree del territorio. In Emilia Romagna – regione che conta un termovalorizzatore per provincia, che per questo motivo ha tariffe di smaltimento ben più favorevoli delle nostre e che ha dimostrato efficienza e flessibilità nella gestione del post-alluvione – il processo di smaltimento non si è ancora concluso: facile immaginare quali prospettive si possano aprire per la Toscana.

Una possibilità, per alleggerire la situazione e consentire di poter utilizzare i pochi impianti in dotazione alla Regione, potrebbe essere quella di considerare come rifiuti urbani almeno i materiali tessili alluvionati (fibre, filati, tessuti, capi finiti). I rifiuti tessili infatti non hanno in sé nessuna controindicazione rispetto alla classificazione come rifiuti urbani: non avendo alcun profilo di pericolosità, fino a pochi anni fa erano qualitativamente classificati come tali. Una simile prassi in una circostanza così eccezionale appare del tutto proponibile.

Occorre anche una rapida soluzione del problema dei fanghi cosiddetti palabili, quelli più densi, provenienti dalla pulizia dei locali inondati. Occorre che tutte le amministrazioni comunali, assieme a Publiacqua, individuino urgentemente siti di stoccaggio, anche solo temporanei, in cui questi fanghi possano essere conferiti: diversamente si rischia una grave compromissione della prosecuzione del ripristino.

Con la Regione Toscana Confindustria Toscana Nord dialoga quotidianamente per collaborare alla ricerca di una soluzione del problema rifiuti da alluvione: l’associazione è aperta a qualsiasi opzione, purché non penalizzante per le aziende.

Nella foto: la Beste di Usella (Po)


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