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Transizione 5.0, a rischio la fiducia delle imprese e la credibilità della politica industriale

marzo 30 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Confindustria Moda esprime forte preoccupazione per quanto emerso a seguito delle recenti modifiche al Piano Transizione 5.0 contenute nel decreto fiscale, che intervengono penalizzando retroattivamente le imprese che avevano già programmato e realizzato investimenti sulla base di regole definite.

Le decisioni assunte rischiano di compromettere un principio fondamentale per il sistema produttivo: la certezza del diritto e la stabilità del quadro normativo. Colpire a posteriori investimenti già effettuati significa scaricare sulle imprese il costo dell’incertezza e indebolire la fiducia nel rapporto tra istituzioni e industria.

Il provvedimento, inoltre, interviene in una fase particolarmente complessa per il manifatturiero italiano, già sottoposto a forti pressioni legate all’aumento dei costi energetici, alle tensioni geopolitiche e al rallentamento della domanda internazionale. In questo contesto, sostenere innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico non è una scelta opzionale, ma una condizione necessaria per preservare la competitività del sistema industriale.

Per l’intero Sistema Moda, che rappresenta uno dei pilastri del manifatturiero nazionale – con quasi 90 miliardi di fatturato complessivo e un ruolo determinante in termini di export e occupazione – la stabilità degli strumenti di politica industriale è un fattore decisivo.

Il rischio concreto è quello di frenare gli investimenti proprio nelle aree strategiche su cui il settore sta costruendo la propria trasformazione: innovazione tecnologica, sostenibilità, digitalizzazione dei processi e rafforzamento delle filiere.

“Non è più tollerabile chiedere alle imprese del Sistema Moda di investire, innovare e sostenere la transizione e poi cambiare le regole a partita in corso. Quello che sta accadendo sul fronte degli incentivi e delle misure industriali mina alla base la fiducia tra imprese e istituzioni” dichiara Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda.

“Parliamo di aziende che hanno programmato investimenti sulla base di strumenti pubblici chiari, che hanno allocato risorse, acceso finanziamenti, avviato processi di trasformazione. Oggi queste imprese si trovano improvvisamente esposte a cambiamenti retroattivi che ne compromettono la sostenibilità economica. Questo non è un tema tecnico: è un tema di credibilità del Paese.”

“Il Sistema Moda è uno dei pilastri del manifatturiero italiano, con quasi 90 miliardi di fatturato e un ruolo determinante per export, occupazione e innovazione. In una fase già segnata da crisi geopolitiche, calo dei consumi e pressione competitiva globale, scaricare sulle imprese anche l’incertezza normativa è un errore grave.”

“Non si può chiedere alle imprese di guidare la transizione digitale ed energetica e poi penalizzare proprio chi ha investito per farlo. Così si blocca la trasformazione industriale e si disincentivano nuovi investimenti, proprio nel momento in cui il Paese ne ha più bisogno.”

“La priorità oggi è una sola: ristabilire condizioni di certezza e rispetto degli impegni. Prima di annunciare nuovi strumenti, bisogna correggere subito le distorsioni create e tutelare le imprese che hanno agito in buona fede.”

“Chiediamo al Governo e al Parlamento un intervento immediato e risolutivo. Non bastano rassicurazioni: servono atti concreti, chiari e rapidi. Le imprese della moda non chiedono privilegi, chiedono regole stabili, affidabilità e una politica industriale coerente con gli obiettivi che lo stesso Paese si è dato.”

“Se questo non accade, il rischio non è solo rallentare gli investimenti: è compromettere strutturalmente la competitività della filiera e perdere un patrimonio industriale e occupazionale che non possiamo permetterci di disperdere.”


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