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Nulla di fatto sul Made in. Nel Consiglio Ue vince la Germania

dicembre 9 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Il Consiglio europeo sulla competitività riunitosi ieri 4 dicembre ha rinviato la questione Made in alla prossima presidenza, che passerà dall’Italia alla Lettonia (da gennaio a giugno 2015). Ministro Guidi (nella foto): «È possibile un compromesso».

La fashion industry sperava che il semestre di presidenza italiana potesse accelerare il raggiungimento di un’intesa a favore dell’introduzione dell’obbligatorietà dell’etichetta d’origine, per i prodotti che entrano in Europa, in analogia con quanto già avviene nella maggior parte degli altri mercati.

Come i calzaturieri di Assocalzaturifici che, nelle recenti parole del presidente Cleto Sagripanti, auspicavano una «convergenza delle energie di tutti gli attori istituzionali, affinché il Consiglio Competitività non chiudesse definitivamente le porte al Made in».

«Non siamo riusciti a trovare una mediazione – commenta Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico, sulle pagine de Il Sole 24 Ore – perché diversi Paesi, tra cui la Germania, non hanno una visione comune». Una questione ben nota, quella dei Paesi del Nord, che da sempre osteggiano il Made in perché, a differenza di Italia, Francia e Spagna, da molto ormai hanno delocalizzato oltre i confini Ue gran parte della loro manifattura.

Guidi ha precisato che l’Italia continuerà «l’interlocuzione con tutti i Paesi membri». Di nuovo c’è che la prossima discussione avrà alla base uno studio della Commissione relativo ai costi e ai benefici dell’etichetta d’origine, che dovrebbe essere messo a punto nei primi mesi del 2015. Il ministro ha prospettato anche un compromesso, che tine conto di una «perimetrazione del campo di applicazione», di eventuali «clausole di revisione» o «criteri alternativi per precisare la provenienza del prodotto».

«È una doccia fredda per l’industria italiana», ha dichiarato oggi a Radio24 Lisa Ferrarini, vicepresidente di Confindustria per l’Europa, critica sull’atteggiamento della presidenza italiana, che auspicava più assertivo. E critica anche sui meccanismi europei, che hanno portato a uno schiacciante “sì” al Made in sede di Parlamento Ue, lo scorso aprile a Strasburgo, e al mancato accordo tra i governi di ieri.

Secondo Ferrarini alla riunione di ieri è sembrata più combattiva la polacca Elzbieta Bienkowska, commissaria europea al Mercato unico e l’industria, che ha richiesto ai Paesi membri un approccio costruttivo per arrivare all’approvazione del pacchetto legislativo.

La maggior parte dei parlamentari europei avevano approvato l’etichetta d’origine, per permettere in primis una maggiore consapevolezza e protezione dei consumatori. Ma anche per stabilire condizioni di parità per le imprese, sottoposte alla concorrenza sleale di prodotti extraeuropei, che non rispettano le norme Ue in fatto di sicurezza o di ambiente.

 

e.f. per Fashion magazine

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