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Analisi dei bilanci delle società di capitali pratesi nel 2011: più imprese in utile, ma meno reddito

aprile 9 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Analisi dell’impatto della tassazione diretta: fortemente penalizzate le imprese che offrono più posti di lavoro.

L’Unione Industriale Pratese ha presentato oggi i risultati dell’Osservatorio sui bilanci delle società di capitali dei settori distrettuali pratesi del tessile, abbigliamento e meccanotessile. L’analisi copre gli anni dal 2007 al 2011 ed è stata condotta su un insieme di 895 imprese attive nel 2007 e nel 2011; rappresenta quindi lo stato di salute attuale e l’evoluzione recente delle imprese in attività durante tutto il quinquennio. Si è analizzata quindi la performance economica dei singoli comparti produttivi arricchita da un approfondimento sull’impatto della tassazione diretta sui bilanci delle imprese del distretto.

La metodologia della ricerca comprende un importante lavoro di catalogazione delle attività realmente svolte dalle società di capitali dell’area pratese che la classificazione formale delle attività economiche non è in grado di restituire. A questo proposito il Vicepresidente dell’Unione delegato per l’Area Studi Andrea Tempestini commenta: “In questa analisi si colgono le peculiarità organizzative della filiera tessile pratese, in particolare la differenza tra produzioni in conto proprio e in conto terzi. Abbiamo messa a frutto la conoscenza accumulata nel lavoro quotidiano di rappresentanza del sistema industriale pratese da parte dell’Unione. Per quanto riguarda la ricerca – continua Tempestini – dai risultati emerge come il 2011 continui la ripresa iniziata nel 2010 in seguito alla forte caduta del 2009. Questo dimostra la capacità delle imprese del distretto di reagire e cogliere la ripresa. Dallo studio emerge chiaramente come la forbice delle differenze di performances si è andata ampliando nel tempo e si è mantenuta elevata anche nel 2011 fra i vari settori e fra le singole imprese”.

Nel 2011 i ricavi complessivi del distretto sono aumentati del +7,7% rispetto al 2010, considerando sia le attività tessili (filati, tessuti, altri tessili e lavorazioni conto terzi) che le attività non tessili (meccanotessile, confezioni, maglieria, accessori abbigliamento); nel 2010 erano aumentati rispetto al 2009 del +11,8%. Tuttavia il settore tessile non recupera i livelli di fatturato pre-2009 (-1,3% la variazione dei ricavi 2011 rispetto al 2007), mentre i settori non tessili migliorano le performances pre crisi (+12,8% la variazione del 2011 rispetto al 2007).

Nel 2011 tra le imprese esaminate, cioè come già detto le attive nel 2007 e nel 2011, la percentuale di quelle che hanno chiuso in utile è salita al 73%: nel 2009 la percentuale era al 65%. Tuttavia, il progressivo aumento nel 2010-2011 dei costi esterni, del costo del lavoro e delle imposte ha compresso la redditività erodendo i livelli di valore aggiunto. Il risultato che si è prodotto sull’utile netto è evidente e profondamente diversificato nei vari settori.

Dall’approfondimento sugli effetti delle imposte sui bilanci è emerso che il livello della tassazione varia di pari passo con l’incidenza del costo del personale sul valore aggiunto. I due elementi consentono di documentare l’effetto penalizzante dell’Irap sulle imprese con più dipendenti. Il peso delle imposte sull’utile ante imposte nel 2011 va dal 34% dei produttori di accessori per abbigliamento al 55%, 56% e 57% rispettivamente per filature cardate, nobilitazione e meccano tessile.

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