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Birmania: i grandi gruppi appoggiano il governo sul salario minimo

luglio 24 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Diversi industriali minacciano di trasferire le produzioni al di fuori della Birmania se il settore tessile non viene esentato dal salario minimo recentemente introdotto. Due organizzazioni internazionali di lavoratori, sostenute da vari grandi brand, invitano il governo a non cedere.

I gruppi GAP, Adidas, H&M, Tesco, Patagonia e altri 12 grandi attori del settore appoggiano questo processo, iniziato il 15 luglio con l’invio da parte della Fair Labor Association e dell’Ethical Trading Initiative di una lettera aperta alle autorità locali.

“Ci teniamo a smentire questa idea dei produttori e delle associazioni del Myanmar che i salari più elevati vadano a disincentivare gli investitori stranieri”, afferma Ethical Trade. “Un salario minimo che sia stato negoziato da tutte le parti in causa, piuttosto che dissuadere le aziende internazionali dovrebbe invece portarle ad acquistare dei vestiti provenienti dal Myanmar, in particolare i membri dell’ETI, che si sono impegnati a rispettare le norme internazionali dei diritti dei lavoratori nelle loro catene di approvvigionamento”.

“Tutti noi vogliamo vedere il comparto del tessile/abbigliamento crescere in Birmania, dunque insistiamo perché il governo crei delle fondamenta per gli investimenti e la crescita basate su condizioni di lavoro e di risarcimento eque per i lavoratori”, indica invece la FLA.

A metà giugno, circa 30 fabbriche a capitali cinesi e 60 stabilimenti a capitali coreani hanno minacciato di delocalizzare in un’altra nazione se il salario minimo fosse stato approvato. C’è voluto un anno di discussioni tra i sindacati, i rappresentanti dei dirigenti e del governo per l’istituzione di un salario minimo di 2,9 euro (3.600 kyat) per otto ore di lavoro giornaliero negli impianti di produzione tessile.

Nel primo trimestre, la Birmania è entrata nella Top 20 dei fornitori dell’Unione Europea nel campo dell’abbigliamento, issandosi al 18° posto con 82 milioni di euro di merci. Una progressione di uno spettacolare +74% rispetto al 1° trimestre del 2014.

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