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Come sarà la moda made in Italy del futuro? Sostenibile, di qualità, accessibile

giugno 13 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Tempo di Rinascita - Scenari, idee, progettualità’, il punto della situazione nelle conferenze organizzate dall’agenzia di comunicazione DOC-COM.

Il programma completo della rassegna “Tempo di Rinascita” ha provato a toccare tutti i punti e le questioni aperte per quanto riguarda e riguarderà la moda Made in Italy del futuro, trattandosi della seconda industria manifatturiera del Paese che può e deve rappresentare un patrimonio l’Italia.

La sterzata e l’inversione nel periodo post-emergenza, non ha frenato la creatività e la volontà di migliorare, visto che la moda era già stata sottoposta a una rivoluzione negli ultimi anni per andare verso un mercato sempre più accessibile, più sostenibile e quindi di maggior qualità.

Uno dei primi propositi esposti è stato sul legame tra tessuto imprenditoriale e tessuto sociale, evidenziato nell’intervento di Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale di CNA Federmoda che ha dichiarato:
«Dobbiamo far passare il messaggio che il concetto di made in Italy si è arricchito di valori sempre più riferiti all’ambito della responsabilità sociale d’impresa, e che il made in Italy interpreta nel mondo non solo i valori di bellezza e qualità dei prodotti, ma anche quelli di una produzione sostenibile dal punto di vista sociale, etico e ambientale. L’Italia può posizionarsi nel contesto internazionale come fabbrica del bello; serve, però, una visione condivisa, un’unità di filiera sulla necessità di riconoscere il valore anche economico delle competenze lungo tutti gli anelli della catena imprenditoriale».

A sottolineare la potenza e il possibile valore aggiunto del settore ci sono stati dei dati statistici rilevanti come le 110 mila conversazioni in merito alla moda made in Italy recepite tramite l’analisi del web sentiment, nello specifico: La media del sentimento delle conversazioni identifica un 35% di negatività verso il Made in Italy, che scende al 17% quando si parla di qualità ed ecosostenibilità. Gli utenti di riferimento appartengono alla generazione Z (35.7%) e la generazione dei millennials (32.1%).
Addentrandosi nel problema cercando una soluzione si è discusso di una potenziale apertura mentale e predisposizione al cambiamento superiori alla media venendo in contro al basso potere d’acquisto.
Come i possibili modelli del noleggio e del riuso. (ad esempio i business digitali in abbonamento che stimolano il riuso, ponendo l’accento sulla redemption del cliente, lasciando ampi spazi ai costi di acquisizione).

Come si può immaginare se prima il digitale era in programma ora è una necessità e negli interventi di Maria Elena Molteni, direttore responsabile di Luxury&Finance e Marco Calzolari titolare e amministratore unico di Kaos spa si è dibattuto di ciò ma anche di moda veloce come modello di business alternativo e vincente toccando i tasti di resilienza, resistenza e di reazione immediata.

Mentre Claudia D’Angelo, responsabile dell’Archivio di Textile Design della Fondazione Fashion Research Italy ha citato l’artigianato Italiano come radice da cui ripartire, senza dimenticare la valorizzazione dell’heritage. Riassumendo la manovra di aprire il Fondo Brandone (5000 volumi e 30mila disegni tessili presenti in versione fisica e digitale) a disposizione di tutti i professionisti del settore come un “guardare al passato per gettarsi nel futuro”.

Lorenzo Delladio, CEO e presidente de La Sportiva ha parlato di consapevolezza, di modelli di produzione e di vita più lenti e meditati, meno strettamente consumistici, mentre Marco Morosini, CEO di Brandina The Original ha preferito lanciare l’allarme dichiarando come sia necessario migliorare la produttività, agevolare lo sviluppo dell’artigianato, abbassando il costo del lavoro e quindi anche quello del prodotto finale, per continuare ad avere prodotti made in Italy accessibili e sostenibili.

L’ultimo punto di vista esposto è stato di Luca Piani, guida di Duvetica International, che si è concentrato sugli aspetti positivi del digitale senza dimenticare l’interazione con il consumatore che deve diventare un momento chiave come lo è stato nella fase di lockdown.

Carmine Russo

13 Giugno 2020

 


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