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Cose (mai) viste a Pitti Uomo 92

giugno 19 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Il ritorno dell’impermeabile

Pitti Uomo 92 ha visto un rilancio dell’impermeabile, con un’offerta che spaziava dal classico modello alle proposte più tecniche e performanti. L’impermeabile è un capo conosciuto nel mondo con la parola inglese “trench coat”, cappotto di trincea, perché le sue origini risalgono ai primi decenni del Novecento, durante la prima Guerra Mondiale, quando il ministero della Guerra britannico fece un enorme ordine a Thomas Burberry di un modello che fosse a metà tra un impermeabile militare ed un cappotto, pratico e protettivo dalla pioggia.
Allacciatura doppiopetto, spalline, sottogola per evitare che l’acqua entrasse dal colletto, mantella per riparare le spalle, tasche e maniche stringibili con cinturino per frenare il vento. Colore prescelto il kakhi.
Amato dalle grandi star di Hollywood e icone di stile quali Humprey Bogard e Cary Grant, l’impermeabile si riafferma come capo trasversale, unisex, capace di esaltare lo stile retrò, come da Paltò e da Landi. Allegri s’ispira alla cerata da pescatore per un trench tecno.

U.S. Polo Assn. fa il boom in Germania e prevede un + 10% nel 2017

U.S. Polo Assn., il marchio gestito in licenza dal gruppo Incom di Montecatini Terme (Pistoia), dopo aver chiuso il 2016 con un fatturato di 24 milioni di euro, in crescita delL’8% circa, prevede di segnare un ulteriore +10% quest’anno, superando così i 26 milioni di euro.
“Puntiamo soprattutto all’estero, in quanto in Italia siamo già ben posizionati”, ha spiegato a FashionNetwork.com Lorenzo Nencini, manager di Incom e responsabile del Progetto U.S. Polo Assn. abbigliamento. “Mentre in passato il prezzo non era determinante, oggi avere un corretto target price è fondamentale nel mercato dello sportswear: chi, oltre ad avere un brand e un prodotto di qualità, riesce a mantenere prezzi competitivi può sperare nel successo. Noi l’abbiamo fatto andando a lavorare a monte della filiera: oggi una nostro polo basica 100% cotone ha un prezzo al pubblico di 39 euro”.
Per il brand l’Italia, che pesa per il 50% del fatturato, è ancora il mercato principale, ma le performance migliori si sono registrate in Germania, mercato in cui U.S. Polo Assn. è presente da due anni, passata dai 2,2 milioni di euro di fatturato del 2016 a una previsione di 4,5 milioni di euro per quest’anno, con un incremento superiore al +60%. U.S. Polo Assn. conta oggi su una rete di 15 punti vendita monomarca, tra full price e outlet, di cui tre a Cipro, e ha piani di sviluppo retail all’estero, come ci racconta Nencini: “Gli store di Cipro sono stati un primo test, ora con 15 negozi ci sentiamo pronti ad approcciare altri Paesi: stiamo valutando una possibile apertura a fine 2017 o inizio 2018, probabilmente in Francia, a Parigi, oppure in Spagna”.
Per quanto riguarda il mercato francese, quest’anno U.S. Polo Assn. ha rafforzato la propria presenza a livello distributivo con due agenti a copertura della Costa Azzurra; in Spagna il brand è in procinto di debuttare con le linee beachwear e bambino.
“Il beachwear, realizzato in collaborazione con l’azienda che produce le nostre calzature e dedicato solo all’uomo, è cresciuto molto, diventato una vera e propria linea completa”, ha concluso Nencini. “Grazie proprio a questa crescita, l’uomo è arrivato a pesare per il 65% sul fatturato totale, rispetto al 50% del passato; la donna rappresenta il 20% e il bambino il 15%”.

Piquadro, progetti di opening e linee sempre più tecnologiche

Il marchio bolognese di pelletteria fondato da Marco Palmieri nel 1987, e recentemente impadronitosi del brand fiorentino The Bridge, sta puntando sempre più sulla tecnologia e prosegue l’espansione retail. “Realizzeremo 3 o 4 aperture di negozi Piquadro entro la fine di quest’anno”, riferisce a FashionNetwork.com Marco Palmieri dallo stand di Pitti Uomo. “Forse anche per The Bridge, che ci sta sorprendendo, perché stiamo vendendo i suoi prodotti molto più di quanto credevamo, e che ci dà la possibilità di aggredire maggiormente il segmento delle borse da donna”.
“Cercheremo di rispettare la tradizione e il DNA del brand se possibile più di quanto faceva la precedente proprietà. All’interno dell’azienda fiorentina abbiamo trovato un’expertise nei tagliatori e negli altri artigiani che è clamorosa. Innanzitutto abbiamo curato l’immagine della nuova campagna pubblicitaria di The Bridge dando al brand un posizionamento sullo stile hippy-hipster, perché i concetti di unione e condivisione che propugnavano gli hippy sono tornati d’attualità in questa epoca dello sharing, e poi perché è molto vicino ai valori della marca: loro, si può dire, ‘sono’ il cuoio. Un cuoio vegetale, ecologico, fatto a mano a Firenze”.
Palmieri ha anche un’altra attività: possiede una holding nella finanza con la quale compra società private o pubbliche. Per esempio, sono stati investitori di Yoox, operazione che ha determinato un elevato capital gain. “Recentemente abbiamo investito in UK in una start-up nata in Inghilterra due anni fa, un marketplace per giovani stilisti che si chiama SilkFred.com. Ne possediamo il 10% per ora. Partita da zero, la realtà inglese ora genera 30 milioni di fatturato”.
Lo zaino-portacomputer “Coleos Bagmotic” di Piquadro
Al Pitti Uomo di giugno a Firenze, il marchio bolognese ha scelto di presentare le innovazioni basate sul concetto di “Bagmotic”. I suoi trolley e zaini diventano ancora più smart grazie a una sorta di bag automation che l’azienda sta continuando a sviluppare esplorando progressivamente la moderna filosofia dell’Internet delle Cose.
Già dotati di una batteria integrata che ricarica lo smartphone per semplice contatto (“essendo molto ottimizzato il prodotto, riponendovi il dispositivo costantemente all’interno, la carica in questo modo può durare mesi”, assicura Marco Palmieri), di una maniglia che pesa il trolley e di un dispositivo di allerta in caso di furto o smarrimento (“Se ti rubano la valigia o te la scordi in treno, ti squilla il cellulare”), i prodotti Piquadro “Bagmotic” vengono ora equipaggiati con un lucchetto Bluetooth, ma soprattutto con un GSM che permette la rintracciabilità (tracker) ovunque nel mondo, il dispositivo ha anche i permessi avionici, cioè può andare in aereoTramite poi la app ‘Connequ’, disponibile sia per smartphone sia per smartwatch, si gestiscono tutte le funzioni disponibili e, nel caso dello zaino, si possono anche accendere le luci posteriori, che cambiano da bianco a rosso quando si frena.
Lo stand di questo Pitti Uomo 92ma edizione è stato concepito da Piquadro in collaborazione con l’artista pistoiese Jonathan Calugi, che ha già all’attivo progetti per aziende innovative, come Apple, Nike, Airbnb e Google, il cui tratto personalizza già i più importanti progetti dell’azienda bolognese: i trolley interattivi della linea “Bagmotic” e il contest per le migliori idee di business “MyStartup Funding Program”.

Larusmiani ha portato a Firenze gli accessori di Lorenzi

Larusmiani, storico brand del lusso milanese, ha partecipato a Pitti, oltre che con le proprie collezioni di abbigliamento uomo, con una serie di accessori dedicati all’universo maschile, frutto dell’acquisizione di un’altra storica realtà di via Monte Napoleone: la Coltelleria Lorenzi.
Larusmiani a Pitti Uomo 92
“Lorenzi ci ha fatto l’onore di poter portare avanti la sua grande tradizione e artigianalità”, ha raccontato a FashionNetwork.com Guglielmo Miani, CEO di Larusmiani. “Abbiamo acquisito il know-how del marchio, lavorando con i suoi artigiani, oltre allo stock di prodotti rimasti alla chiusura del negozio. Stiamo ultimando le vendite dei prodotti a marchio Lorenzi, che saranno poi realizzati a marchio Larusmiani e venduti con un passaporto che spiega ai clienti questo passaggio”.
A Pitti Uomo Larusmiani ha presentato il “Gentleman’s trunk”, un baule che racchiude coltelli, oggetti per il fumo, per il gioco e strumenti per la rasatura, pensato per gli store multimarca che necessitano di una presentazione di alto livello per tali prodotti. Accanto al baule, anche un nuovo espositore da tavolo, in vetro, velluto e marmo, che valorizza gli oggetti presentati.
Il “Gentleman’s trunk” di Larusmiani
“Attualmente abbiamo due negozi, quello storico di Milano e uno store recentemente aperto a Chengdu in Cina; vorremmo aprire presto in un Paese Arabo. Stiamo lavorando bene e registrando crescite a doppia cifra”, ha proseguito Miani. “Abbiamo partecipato a Pitti per la seconda volta e siamo soddisfatti: per un marchio come il nostro, che ha iniziato da poco ad approcciare il canale wholesale, è una vetrina importante, che ci dà la possibilità di incontrare un tipo di clientela che non passa nello store di Milano, soprattutto proveniente dai mercati asiatici”.

Herno cresce a due cifre e apre due nuovi store entro l’estate

Continuano gli opening internazionali del brand di sportswear lusso Herno, che entro la fine dell’estate ha in programma due nuove aperture, a New York e San Pietroburgo, oltre all’ampliamento dello store di Aoyama a Tokyo, che raddoppierà le sue dimensioni diventando di 280 metri quadrati.
Le proposte “Herno Laminar Bike” presentate a Pitti Uomo 92
Il negozio newyorchese sarà un flagship di 180 metri quadrati a Soho e ospiterà tutte le collezioni del marchio; lo store di San Pietroburgo, il primo free standing Herno in città, avrà invece dimensioni più contenute, circa 80 metri quadrati.
“Stiamo continuando a crescere double digit, nell’ordine del 12/13% anno su anno, e per il 2017 prevediamo di superare i 90 milioni di euro di fatturato”, ha raccontato a FashionNetwork Claudio Marenzi, patron di Herno. “Registriamo una crescita omogenea nelle diverse aree del mondo, Europa, Asia e Nord America, anche se quest’ultimo mercato sta crescendo un po’ più velocemente perché abbiamo iniziato a svilupparlo più tardi rispetto agli altri. In ogni caso, Stati Uniti valgono la metà del Giappone, che è il nostro primo mercato singolo dopo l’Italia”.
L’export rappresenta per Herno circa il 70% del fatturato; l’Europa continua ad essere l’area più importante, con Germania, Spagna, Francia e Inghilterra in testa.
“Sul fronte prodotto, stiamo lavorando alla seconda capsule collection del progetto ‘Herno Untitled’, lanciato a Pitti lo scorso gennaio con la capsule firmata da Carlo Volpi; per la seconda capsule abbiamo deciso di collaborare con Milano140 (che ha vinto la seconda edizione del Premio Herno, nell’ambito di Who is On Next? Uomo, ndr), un duo di designer milanesi che realizza una proposta di capispalla scomponibili molto interessante dal punto di vista dell’architettura e della costruzione dei capi”, ha proseguito Marenzi. “Molto successo ha riscontrato anche il progetto ‘Herno Laminar Bike’, una proposta di capi specifici studiati per la bicicletta ma di uso urbano; al momento la linea è solo maschile, ma non escludiamo in futuro di declinarla anche al femminile”.

Falke lancia la linea “Fashion Running”, Burlington arriva a 790 clienti in Italia

L’azienda tedesca di calzetteria Falke non ha in portafoglio solo il marchio omonimo, ma anche un nome altrettanto storico: Burlington. “Lo step di avanzamento che abbiamo ottenuto quest’anno è notevole”, dice a FashionNetwork.com Moreno Cremaschi, agente generale per l’Italia del gruppo tedesco, “in quanto abbiamo ricreato in Italia l’icona di Burlington, risalente agli anni ’80”.
Lo storico marchio scozzese di calze per uomo e donna è stato rilevato da Falke nell’aprile del 2008 da un’azienda americana. Burlington presentò nel 1975 la prima collezione caratterizzata dall’inconfondibile motivo Argyle a rombi di origine scozzese, che prende il nome dai vessilli dei clan nobili locali, “diventando poi un pattern legato alla moda proprio in Italia”, ricorda Cremaschi, “il fenomeno esploso coi paninari, che indossavano le scarpe Timberland, le calze Burlington appunto, i jeans di El Charro, i piumini Moncler…. In seguito, Burlington declina negli anni come brand e nel 2015 lo abbiamo rilanciato in Italia in modo più scanzonato, scherzoso e irriverente”.
“In questi due anni la crescita è stata esponenziale, essendo arrivati a distribuirlo presso 790 clienti sul territorio. Tutte boutique di abbigliamento”, prosegue. “Burlington è quindi uscito dal canale funzione, perché non è una solo una calza, ha un significato diverso, è più una ‘bandiera’, e quindi ci fa piacere che anche i negozi tradizionali ci seguano”.
“Il nostro cliente è culturalmente preparato per capire il significato di base che ha il nostro prodotto top, colorato e fantasia”, aggiunge Cremaschi. “Al cliente le nostre calze, per uomo e donna, sono vendute a 13-18 euro. Poi, stiamo pensando di reintrodurre il bambino, ma sempre in una fascia prezzo democratica”. La rete vendita italiana di Burlington, che rimane marchio indipendente all’interno del gruppo Falke, è organizzata da Bologna.
Falke ha poi anticipato a FashionNetwork.com una grande novità nell’abbigliamento tecnico sportivo per la primavera-estate 2018: “Produciamo da anni una linea sportiva per l’alta performance chiamata “Ergonomic Sport System”, soprattutto di calzetteria e intimo, per gli atleti di alto livello”, indica Moreno Cremaschi. “Da questa base, nascono ora le due linee uomo e donna “Fashion Running”, nate e sviluppate in Italia, in cui abbiamo convogliato tutto quanto conosciamo di tecnico del mondo dello sport riproponendolo in chiave fashion. Si tratta di prodotti adatti per andare a fare sport o vivere il tempo libero con un abbigliamento confortevole che però si distingue dagli altri. Una sotto-linea della “Ergonomic Sport System” pensata per essere originale, dall’ispirazione molto pulita, molto scandinava. Sono una cinquantina le sue referenze da uomo e altrettante quelle da donna, che offrono prodotti di tipi diversi tra loro pur avendo un DNA comune”, conclude il manager.
Lo stile di Falke
Fondata nel 1895 da Franz Falke-Rohen, Falke ha 3.600 dipendenti diretti, ma sostanzialmente è ancora un’azienda familiare, guidata oggi dai fratelli Paul e Franz Peter Falke. Possiede 2 stabilimenti in Germania (la sede di Schmallenberg e la filiale di Dorfchemnitz), uno in Polonia, uno in Sudafrica, uno in Slovacchia e uno in Portogallo.

Off-White c/o Virgil Abloh: contro la guerra, ma debole nella moda

Essere invitati a sfilare al Pitti spesso può rappresentare una consacrazione per uno stilista; o può trasformarsi in un’impietosa rivelazione dei limiti del suo talento amplificata pubblicamente, e quindi comportare un brusco risveglio. Che è sostanzialmente quando accaduto giovedì sera nella sfilata di Virgil Abloh, così ricca di pretese e autocelebrazione da diventare vagamente farsesca.
Non si possono criticare le abilità di Abloh come uomo di spettacolo. Ha convinto Jenny Holzer, l’artista americana neo-concettuale, a proiettare una serie di poesie contro la guerra a caratteri cubitali sulla facciata di Palazzo Pitti. E come sottofondo dell’enorme impianto luci ha scelto della musica classico-operistica, eseguita dall’Opera di Firenze.
Poi sono arrivati i vestiti; una collezione che ha dato frequentemente l’impressione che Abloh abbia guardato da vicino al lavoro di, nell’ordine: Raf Simons in termini di messinscena e figura; Public School per quanto riguarda i trend della moda street; Y-3 per il distillare l’active sportswearnel clubbing chic e Helmut Lang in termini di utilizzo di materie prime inaspettate. Naturalmente, due decenni fa Lang inseriva le installazioni di Jenny Holzer nei propri show e negozi.
Il risultato finale sono stati circa 30 outfit caratterizzati da chiusure lampo e aperture piazzate in modo strano, combinate con versioni eccentriche di calzature classiche. Mandare fuori uno stivaletto Timberland di color arancione effetto polveroso non fa necessariamente di te un designer, o addirittura un artista a tutti gli effetti. Una definizione che Abloh ha insistito nel rendere nota nel suo programma, nel quale si è autodefinito un “multihyphenate artist” (letteralmente, ‘artista con più trattini’ per sottolineare che svolge diverse attività, ndr.), e quindi “artista multisfaccettato” (sic), che “lavora nel campo della moda come Off-White c/o Virgil Abloh”. Sebbene leggende della moda come Miuccia Prada e Karl Lagerfeld descrivano se stessi, molto correttamente, come artisti applicati, quasi come artigiani che si dedicano alla moda, Abloh, invece, ha definito la Holzer una “collega artista”.
“No letter comes from the wounded Iran as long as death is the messenger and as the man”, (“Nessuna lettera arriva dall’Iran ferito fintanto che la morte è il messaggero e così l’uomo”, ndr.) si legge in una sgrammaticata poesia proiettata durante lo show, mentre passava un modello in pantaloncini corti bianchi di nylon e un grembiule tagliato con un’apertura realizzata appositamente per mostrare la sua pancia. Al termine della sfilata, lo stilista è apparso tra il pubblico per inchinarsi con il suo cast di modelli fra tiepidi applausi. Nel mentre, una signora anglosassone un po’ burlona in prima fila chiedeva a voce alta: “Come si dice pretentious in italiano?”…. (Si dice presuntuoso/pretenzioso).

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