Costi energetici e dei trasporti, difficoltà di movimento merci, effetti sui consumi globali: le conseguenze della nuova guerra
marzo 5 | Pubblicato da Luigi Sorreca | NewsÈ forte la preoccupazione delle industrie di Lucca, Pistoia e Prato per le conseguenze della nuova guerra USA-Israele-Iran.
I primi effetti sono già nettamente riscontrabili e sono imponenti: prezzo del gas metano quasi raddoppiato (ieri ha chiuso a 53 euro a megawattora, avendo toccato anche quota 60), petrolio a sua volta in aumento, anche se molto più contenuto. Oggi l’andamento, pur oscillante, sembra complessivamente in ribasso, ma il quadro generale non dà alcuna certezza.
La difficile agibilità dello stretto di Hormuz (che si ritenga chiuso o meno a seconda dei punti di vista dei belligeranti) ha effetti molto pesanti nei collegamenti in entrata e in uscita fra Asia ed Europa: il dato più significativo è che un quinto sia del petrolio che del gas naturale liquido, proveniente per lo più dal Qatar, transita da quel braccio di mare.
Per l’Italia dal punto di vista della disponibilità degli approvvigionamenti non sembrano esserci difficoltà gravi nel breve termine, dato che un lotto di importanti forniture di gas per il mese di marzo è transitato dallo stretto di Hormuz proprio poco prima dell’inizio delle ostilità. Ma è evidente che se, come prospettato dallo stesso presidente Trump, la guerra si dovesse prolungare per almeno alcune settimane, la situazione cambierebbe anche da quel punto di vista; è notizia di oggi che, ad esempio, l’Iraq ha drasticamente ridotto la propria produzione di greggio.
Intanto oltre all’allarme sui costi energetici e la caduta a picco delle borse – che comunque oggi sembrano in ripresa -, l’effetto più immediato è stata l’impennata dei costi assicurativi marittimi, decuplicati per le navi mercantili che transitano dal Golfo Persico: evidenti le conseguenze sui noli e a cascata sui prezzi delle merci, dalle materie prime ai prodotti finiti.
“Viviamo l’ennesimo drammatico shock economico, oltre che geopolitico, di questi ultimi anni – commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Inevitabili le ricadute negative sui commerci internazionali, già provati dai conflitti che si erano accesi in precedenza e da prese di posizione politiche come i dazi statunitensi. Per un paese come il nostro è una pessima notizia: siamo molto dipendenti da forniture energetiche esterne, cronicamente penalizzati da politiche energetiche ben poco efficaci a livello nazionale e spesso discutibili a livello europeo, abbiamo imprese che faticano molto a rendersi competitive sia per questi che per altri gap. Proprio ieri abbiamo ospitato a Prato la prima presentazione italiana del rapporto di Confindustria ‘Esportare la Dolce Vita’: un documento che fra gli altri focus ha anche quello sulle potenzialità di crescita dell’export del nostro manifatturiero. In questo quadro sarà difficile intercettare le opportunità e anche mantenere le posizioni già acquisite. Per le imprese pratesi il problema si pone con forza sia dal punto di vista dei costi energetici, se l’attuale situazione dovesse protrarsi, sia per gli effetti destabilizzanti sulla circolazione delle merci e per la probabile ulteriore compromissione della domanda di prodotti del distretto, quantomeno dalle zone interessate dal conflitto.”
“Quanto sta accadendo in questi giorni è, nella sua gravità, la dimostrazione di quanto il mercato energetico sia volatile a causa di manovre speculative – sottolinea Tiziano Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord con delega all’energia -. Non c’è alcuna reale logica di mercato nell’impennata del prezzo del gas che abbiamo visto ieri. Il confronto con quanto avvenuto per il petrolio, che ha avuto aumenti ben più contenuti, e quelli sì definibili come fisiologici in relazione al contesto, ci dice chiaramente che l’aumento repentino del gas è davvero il frutto di artifici che hanno ben poco a che vedere con le normali dinamiche di mercato. Artifici che si abbattono sul TTF, il mercato europeo per il gas naturale, producendo scossoni ingiustificati. Gli effetti potenziali per imprese e famiglie sono pesanti e rischiamo di continuare a subirli se il conflitto non troverà, come speriamo, una rapida ricomposizione. Occorre lavorare per rendere il mercato del gas più stabile e svincolato da movimenti speculativi.”
“A un quadro di incertezza, che di per sé non giovava agli scambi commerciali, si unisce adesso un’enorme preoccupazione: per le conseguenze del conflitto, per la sua inevitabile estensione, per l’impossibilità, ad oggi, di prevederne la durata – osserva Massimo Capecchi, vicepresidente e delegato all’internazionalizzazione di Confindustria Toscana Nord -. Difficile viaggiare serenamente per gli imprenditori, i loro clienti, gli addetti commerciali e i tecnici delle aziende; l’idea che esista un grande mercato globale certo non è più così scontata, e le imprese come le nostre, particolarmente vocate all’export, ne stanno già pagando le conseguenze. Aumenteranno sicuramente i costi dell’energia e quelli di trasporto, anche a causa della situazione nello stretto di Hormuz: non è pensabile che questi due fattori non incidano sul costo delle merci, e quindi sulla competitività stessa delle imprese che le devono esportare. In questo quadro, non possiamo che affidarci ai Governi – incluso naturalmente il nostro – e sperare che prevalgano in essi le persone di buona volontà: la prima speranza è che cessi immediatamente il ricorso alle armi, in attesa di comporre in maniera ragionevole un conflitto le cui conseguenze potrebbero essere inenarrabili.”
Allegata foto di Massimo Capecchi, Fabia Romagnoli e Tiziano Pieretti





