Moda sostenibile e Fast fashion: alla CNA di Ravenna un confronto sul futuro della moda artigianale
marzo 5 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Eventi, News
Cosa indossiamo ogni giorno, noi e i nostri figli, senza pensare alla salute e alla sostenibilità ambientale dei nostri acquisti? Abbigliamento e accessori spazzatura generano iniquità sociale, inquinamento e concorrenza sleale alla manifattura artigianale che ha fatto grande il nostro Made in Italy.
Venerdì 13 marzo 2026, alle ore 17.30, la Sala Bedeschi di CNA Ravenna (Viale Randi 90) ospiterà l’evento “È quasi primavera e non ho niente di nuovo da mettermi. Moda sostenibile e consumo consapevole: il valore della manifattura artigiana e gli impatti del fast fashion”, organizzato da CNA Federmoda Ravenna, Slow Food Ravenna Aps e Slow Fiber. Interverranno Claudia Bellini, presidente CNA Federmoda Ravenna; Elisa Tosi Brandi, professoressa UNIBO-Campus di Ravenna studiosa del rapporto tra vesti e società, produzione , commercio e consumo di capi di abbigliamento; Maria Silvia Pazzi, Fondatrice e Amministratrice di Regenesi Srl e Regenstech Srl Benefit Company; Sergio Baroni, esperto della gestione dei rifiuti; Dario Casalini, Amministratore Delegato di Oscalito e Fondatore di Slow Fiber, nonché autore del libro “Vestire buono, pulito e giusto”; Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale CNA Federmoda. Modera Oscar Manzelli, vicepresidente Slow Food Ravenna Aps.
“È quasi primavera e non ho niente di nuovo da mettermi”: quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase? E, soprattutto, quante volte questa considerazione si è tradotta nella fretta di scegliere un indumento, spesso on line – generando migrazioni ed esodi di pacchi e pacchetti – di cui non sappiamo quasi niente circa la composizione e provenienza?
Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 150 miliardi di capi di abbigliamento di cui oltre 40 miliardi vengono distrutti senza mai essere stati indossati. Nel 2024, gli indumenti scartati e gettati a livello globale hanno raggiunto i 120 milioni di tonnellate: l’80% è finito nelle discariche o negli inceneritori, solo il 12% è stato riutilizzato, e meno dell’1% è stato riciclato in nuove fibre tessili. Ogni giorno, poi, arrivano in Europa oltre 12 milioni di pacchi di importazione extra-UE.
“La sfida della sostenibilità per la filiera della moda è insieme complessa e necessaria” dichiara Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale CNA Federmoda. “I vuoti normativi attuali generano preoccupazione tra gli imprenditori anche se le nostre imprese rappresentano per natura i valori al centro di questa transizione: artigianalità, qualità delle materie prime, rispetto delle norme etiche, di salute e sicurezza sul lavoro. Un modello produttivo che generi impatti minori ed un consumo più consapevole da parte dei clienti finali è un futuro possibile, a patto che tutte le imprese lungo la filiera vengano valorizzate attraverso le giuste politiche, salvaguardando la loro competitività sul mercato”.
“Siamo attirati solo dalla esiguità del costo – dichiara Angela Rosa, presidente di Slow Food Ravenna Aps – che non può certamente essere una giusta remunerazione per chi l’ha prodotto. Spesso poi, ci dicono le statistiche, che quell’indumento o accessorio viene usato pochissime volte e che finirà molto presto tra i rifiuti. E qui si apre un altro grande capitolo del fast fashion: dove e a scapito di chi smaltiamo questi rifiuti?”
Per Dario Casalini, fondatore di Slow Fiber: “L’impegno è creare e promuovere modelli di produzione che offrano prodotti belli perché buoni, sani, puliti, giusti e durevoli, rispettosi della dignità degli esseri umani e del resto della natura nei suoi delicati equilibri”.
La partecipazione all’iniziativa è gratuita, per informazioni e iscrizioni:
www.ra.cna.it/eventi/moda_sostenibile/
Serena Cavalcoli – Responsabile CNA Federmoda Ravenna, scavalcoli@ra.cna.it 0544/298654.
Oscar Manzelli – Vicepresidente Slow Food Ravenna Aps, 3358280514 www.slowfoodravenna.it






