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Distretto di Como, i dati congiunturali del II semestre 2019

febbraio 20 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Como, News

Commento relativo ai dati delle aziende di Como

I dati esaminati per le imprese di Como delineano, per la seconda metà del 2019, un quadro dai toni simili a quanto rilevato congiuntamente per il campione dei tre territori.

È confermato infatti il rallentamento congiunturale che interessa tutti e tre gli indicatori associati ad ordini, produzione e fatturato, in media pari a -1,3%, nonostante esprima una variazione più contenuta di quella rilevata a livello congiunto (-1,7%).

La domanda e l’attività produttiva frenano rispettivamente di 1,7% e 2% mentre il fatturato tiene meglio, mostrando una diminuzione più contenuta (-0,3%); in tutti e tre i casi le variazioni congiunturali disattendono le previsioni che erano state formulate in occasione della precedente edizione dell’Osservatorio congiunturale (indicanti in media +1,2%).

Sul versante tendenziale si rilevano invece diminuzioni contenute per domanda ed attività produttiva (rispettivamente -0,5% e -0,3%) mentre un lieve incremento per il fatturato (+0,2%).

Le previsioni formulate per i primi sei mesi del 2020 risultano positive e, coerentemente con quanto esaminato per il campione nel suo complesso, esprimono fiducia e si attestano in media a +1,8%. A tal proposito è interessante notare come, nel caso specifico della domanda e del fatturato, le aspettative di crescita mostrino un’entità superiore a quella del rallentamento che ha caratterizzato i risultati della seconda metà del 2019.

Il tasso medio di utilizzo degli impianti produttivi nel corso del secondo semestre 2019 si attesta a quota 73,9%, esprimendo una sostanziale stabilità rispetto a quanto esaminato nella precedente edizione dell’Osservatorio congiunturale (74,3% per i primi sei mesi dell’anno).

Risulta per contro in diminuzione il contributo della produzione che le imprese comasche non realizzano al proprio interno ma gestiscono attraverso il ricorso alla subfornitura: la quota di outsourcing produttivo passa infatti dal 6,3% del periodo gennaio-giugno 2019 al 4,3%. Le realtà di Como indicano di rivolgersi prevalentemente a soggetti nazionali (3,4%) mentre la collaborazione con realtà estere incide in misura minore (0,9%).

Sempre con riferimento alla capacità produttiva impiegata, tra le realtà del campione sono riscontrabili differenze che dipendono dal settore di attività considerato mentre non risultano particolari distinzioni esaminando il quadro a livello dimensionale.

Nel dettaglio, le realtà metalmeccaniche rivelano, in media, un maggior tasso di utilizzo degli impianti produttivi (77,6%) rispetto alle imprese tessili (71,6%) e a quelle degli altri settori (72,6%).

Sul fronte dei costi sostenuti dalle aziende comasche per le operazioni di approvvigionamento delle materie prime si registrano, in linea con quanto esaminato per il campione dei tre territori globalmente considerato, incrementi contenuti senza particolari andamenti anomali.

Il confronto con i listini dei primi sei mesi del 2019 evidenzia un incremento congiunturale di mezzo punto percentuale (+0,5%) mentre il raffronto tendenziale con il corrispondente semestre del 2018 rivela un aumento del 2%.

Tra le imprese esaminate sono tuttavia rilevabili differenze che risultano legate alla tipologia di commodities approvvigionata.

In media, l’incidenza del costo della materie prime rispetto al totale dei costi aziendali risulta pari al 36,8%, in aumento rispetto al 35,5% rilevato per il primo semestre 2019.

Le imprese comasche confermano, al pari di quanto analizzato per le realtà lecchesi e sondriesi, una marcata propensione all’internazionalizzazione, generando all’estero circa i due quindi (39,4%) del proprio fatturato. Oltre la metà delle vendite oltre confine è diretta in Europa Occidentale che assorbe una quota pari al 21,3% del fatturato. Altre aree di interesse per l’export sono rappresentate dagli Stati Uniti (5,1%), dall’Est Europa, dall’Asia Occidentale (3%), dai BRICS (2,1%) e dall’America Centro-Meridionale (0,9%).

In Italia è generato il 60,6% del fatturato mentre la quota delle rimanenti aree del globo non precedentemente citate è pari complessivamente al 3%.

Anche su questo versante, tra le realtà comasche del campione sono rilevabili differenze sulla base della dimensione: nonostante sia le imprese con oltre 50 occupati, sia quelle più piccole competano all’estero, la quota di export sul fatturato delle prime supera la metà del totale (55,5%) mentre per le seconde l’export incide per il 27,6%.

L’analisi dei giudizi espressi riguardo l’andamento nel secondo semestre 2019 dei rapporti tra le imprese comasche e gli Istituti di credito del territorio traccia un quadro di diffusa stabilità, indicata da oltre sette imprese su dieci; è però riscontrabile un aumento delle spese e delle commissioni bancarie, della richiesta di garanzie e tassi per oltre un quinto del campione (22,1%), a fronte di una diminuzione comunicata dal 6,3% di aziende.

Per quanto riguarda invece la disponibilità degli Istituti ad espandere linee di credito esistenti o ad attivarne di nuove, nei tre quarti dei casi (75,1%) si registra condizioni stabili, nel 18,3% una maggior propensione ad esaudire le richieste mentre nel restante 6,6% una minor apertura.

I giudizi espressi riguardo l’andamento occupazionale delineano un quadro di diffusa conservazione dei livelli; per quasi tre realtà su quattro (74,2%) è segnalata la stabilità il cui senso è rafforzato dal bilanciamento delle indicazioni di diminuzione (12,1%) e crescita (13,7%) che assumono entità simili e si bilanciano.

Le aspettative per il primo semestre del nuovo anno continuano ad essere prevalentemente improntate alla stabilità (75%), nonostante si rilevino giudizi di diminuzione (16%) che risultano più diffusi rispetto a quelli di crescita (9%).


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