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“E’ urgente trovare soluzioni per lo smaltimento degli scarti tessili”.

maggio 29 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Nell’area pratese il problema dello smaltimento dei rifiuti delle imprese del tessile e delle confezioni è destinato ad acuirsi in breve tempo, se non verranno assunte decisioni rapide per sanare la situazione.

I Comuni di MontemurloVaianoPoggio a Caiano hanno infatti deliberato la deassimilazione dei rifiuti tessili dai rifiuti solidi urbani per tutte le imprese, anche artigiane: in sostanza tutti gli scarti del tessile diventeranno a breve (dal 1° giugno a Montemurlo, dal 1° luglio a Vaiano e Poggio e Caiano) rifiuti speciali e come tali non più oggetto del servizio pubblico. Le imprese del settore dovranno quindi trovare gestori privati in grado di ritirare e smaltire i loro rifiuti.

Il provvedimento non è certo imprevisto, costituendo l’attuazione di quanto indicato dall’ATO Toscana Centro; per il Comune di Prato, ad esempio, è già così dal 1° gennaio, e anche Carmignano, Vernio e Cantagallo hanno già provveduto. Niente da dire sulle delibere in sé, quindi, ma forte preoccupazione per la nuova ondata di scarti tessili che andrà a sommarsi a quelli attuali e già ora difficili da smaltire.

I gestori privati dell’area infatti incontrano grandi difficoltà a trovare siti in cui smaltire questo tipo di rifiuti. Il sequestro nel pistoiese, ormai da marzo scorso, della discarica del Cassero – sede di un incendio – ha dato il colpo di grazia a un sistema di gestione dei rifiuti fragile fino all’inconsistenza. I gestori dei rifiuti, non trovando opportunità adeguate sul territorio, devono avvalersi di siti di smaltimento anche fuori della Toscana e dell’Italia, facendo tra l’altro la fortuna di altri territori, dove vengono magari sfruttati per produrre energia e calore. Addirittura a volte si arriva alla dichiarata impossibilità al ritiro dei rifiuti speciali da parte dei gestori privati.

Lo stoccaggio dei rifiuti avviene quindi ormai spesso presso le aziende tessili stesse, che hanno i magazzini occupati in parte da materiali di cui vorrebbero e dovrebbero liberarsi. Questo quando si tratta di aziende oneste e corrette, dalle quali si levano crescenti rimostranze rispetto a questo stato di cose: chi non è né onesto né corretto alimenta il fenomeno dei sacchi neri sparsi nei luoghi più inappropriati.

Le cose non vanno comunque meglio nemmeno per i gestori dei rifiuti urbani, anche questi costretti a raggiungere mete lontane per conferire gli scarti.

La conseguenza della carenza di impianti, indipendentemente dalla classificazione dei rifiuti e dalla loro origine produttiva o civile, è la lievitazione dei costi a carico di imprese e cittadini.  Non solo evasione, quindi, all’origine degli alti costi dello smaltimento dei rifiuti, ma anche le carenze impiantistiche; e alti costi significano anche maggiore evasione, in una spirale di crescente criticità.

La soluzione è evidente: occorrono siti e impianti di smaltimento. Quelli esistenti e in grado di funzionare devono, con la massima celerità possibile, tornare ad essere operativi; e bisogna pensare a istituirne altri. Rapidamente, perché altrimenti i sacchi neri sono destinati ad aumentare, dentro e fuori dalle aziende.

 


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