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“Esportare la dolce vita”

maggio 7 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

Made in Italy: export prodotti italiani belli e ben fatti (BBF) nei mercati emergenti a quota 14,4 miliardi di euro nel 2018, +4,4 miliardi in 6 anni.

Centro Studi Confindustria e Prometeia presentano le nuove opportunità per le esportazioni di prodotti beni belli e ben fatti (BBF) nei mercati emergenti. Nel 2018, 194 milioni di “nuovi ricchi” in più rispetto al 2012, di cui l’84% proverrà dai paesi emergenti.

Milano, 6 maggio 2013 – Le importazioni dai paesi emergenti di prodotti belli e ben fatti (BBF) cresceranno fino a 169 miliardi di euro nel 2018, 54 miliardi in più rispetto al 2012, con un aumento del 47%. Oltre un terzo della domanda aggiuntiva verrà da Russia, Cina ed Emirati Arabi Uniti. I prodotti BBF sono costituiti da beni di fascia medio-alta (escluso il segmento del lusso) nell’alimentare, nell’arredamento, nell’abbigliamento e tessile casa, nelle calzature. A questi settori si aggiungono, per la prima volta in questa edizione, l’occhialeria e l’oreficeria-gioielleria.

La quota di mercato italiana sull’import di beni BBF nei mercati analizzati era nel 2011 dell’8,7%. Se questa quota restasse inalterata, nel 2018 le importazioni di BBF made in Italy in quei paesi aumenterebbero di 4,4 miliardi di euro, arrivando a 14,4 miliardi.

Questi i principali risultati della IV edizione della ricerca Esportare la dolce vita 2013 presentata oggi da Centro Studi Confindustria e Prometeia, con il contributo di ANFAO, Assocalzaturifici, Federalimentare, FederlegnoArredo, Federorafi e Sistema Moda Italia, sul posizionamento dei beni di fascia medio-alta nei settori chiave del made in Italy e sulle opportunità che i nuovi mercati offrono alle imprese che propongono prodotti non solo di qualità, ma dal forte contenuto evocativo.

Il rapporto elabora le stime delle importazioni di beni del bello e ben fatto nei 30 principali mercati emergenti per il periodo 2013-18. Le vendite italiane all’estero di BBF sono state di 61 miliardi di euro nel 2012, il 15,5% del totale delle esportazioni manifatturiere italiane. Il 32% viene dall’alimentare, il 27% dall’abbigliamento e tessile casa, il 16% dai beni d’arredo, il 12% dalle calzature, l’8% dall’oreficeria-gioielleria e il 4% dall’occhialeria.

Nel 2018, si legge nel rapporto, ci saranno 194 milioni di nuovi ricchi in più rispetto al 2012, cioè persone con un reddito annuo superiore a 30mila dollari (a prezzi 2005 e a parità di potere d’acquisto), in grado di comprare beni belli e ben fatti. La metà dei nuovi ricchi risiederà nei principali centri urbani di Cina, India e Brasile, ma la classe benestante si sta ampliando anche in paesi più vicini all’Italia, dove la nostra quota di mercato nelle vendite di beni BBF è maggiore, come Russia e Turchia.

Nonostante le enormi prospettive offerte dai nuovi mercati, le imprese italiane si trovano a operare in contesti difficili. La concorrenza è più ardua: sempre più aziende, data la debolezza della domanda interna europea, orientano gli sforzi commerciali verso i mercati emergenti. E maggiori diventano le barriere e i dazi che questi stessi paesi spesso innalzano per contrastare l’ingresso dei prodotti esteri.

Per sostenere le imprese nel percorso di internazionalizzazione, nell’edizione 2013 del rapporto viene presentato un aggiornamento dell’analisi delle barriere commerciali, che ostacolano l’espansione del BBF nei principali paesi emergenti, con un’attenzione particolare ai settori new entry dell’occhialeria e oreficeria-gioiellieria. Vengono, inoltre, esaminati alcuni punti di forza del BBF italiano: la produzione culturale italiana, che rafforza l’immagine del BBF nel mondo trasmettendo valori e contenuti dell’Italian style of life; l’importanza della filiera del BBF, che garantisce la qualità del prodotto italiano e rafforza ulteriormente l’immagine che all’estero viene percepita del made in Italy; il tessuto imprenditoriale del BBF, composto da 15mila imprese che esportano prevalentemente prodotti del BBF, e rappresentano un quinto delle imprese manifatturiere esportatrici italiane, e hanno un’elevata vocazione internazionale nonostante la dimensione contenuta. Infine, un focus dedicato alla Cina esplora le cinque regole da seguire per entrare nel mercato cinese con più elevate probabilità di successo: conoscere l’andamento dei consumi e delle forze che lo alimentano; analizzare il profilo dei consumatori; selezionare le aree urbane con migliori prospettive; conoscere gli ostacoli commerciali all’ingresso dei propri prodotti; analizzare i canali di accesso al mercato, cioè il sistema distributivo.

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