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Filo 49 presenta le tendenze sviluppo prodotto

dicembre 15 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Como, News, Prato

Terminato il road-show per la presentazione della 49a edizione di Filo, il Salone dei filati e delle fibre, che ha visto nelle tre tappe (Biella, Milano e Prato), una buona presenza di addetti ai lavori.

Si è svolta la presentazione delle proposte sviluppo prodotto, che per gli espositori – e gli operatori tessili in generale – rappresentano una fonte di ispirazione concreta per le collezioni di filati che saranno in esposizione alla 49a edizione di Filo, nel prossimo febbraio.

Paolo Monfermoso, responsabile di Filo, afferma: «Con il road-show di dicembre, il dialogo tra Filo e le aziende riprende dai punti fermi raggiunti nelle passate edizioni. Primo fra tutti, la grande qualità della proposta di filati destinati all’alto di gamma, che è la base imprescindibile della costante crescita del Salone, sia nel numero degli espositori sia nella partecipazione di visitatori sempre più qualificati. All’ottimo andamento di Filo contribuisce poi la formula della fiera: una business-to-business che privilegia la concretezza e l’efficacia, dove l’obiettivo è sempre l’incontro tra l’offerta di filati di eccellenza e la domanda di aziende tra le più qualificate e interessanti del settore. Filo ha poi saputo tessere negli anni importanti collaborazioni: con Ice-Agenzia per tutto ciò che riguarda i mercati esteri, compreso l’aiuto nella selezione e nell’organizzazione della delegazione di buyer stranieri che a ogni edizione visita il Salone. La collaborazione con Sistema Moda Italia, invece, guarda al mercato interno e al rafforzamento della filiera tessile-abbigliamento italiana, di cui Filo rappresenta uno dei primi anelli. Con questi presupposti e guardando ai dati ancora parziali delle prenotazioni degli spazi espositivi, possiamo guardare con un ottimismo alla 49a edizione di Filo, che si terrà al Palazzo delle Stelline di Milano il 21 e 22 febbraio 2018».

Le proposte sviluppo prodotto sono state elaborate da Gianni Bologna, responsabile creatività e stile del Salone.  Per la 49a edizione di Filo la macrotendenza individuata è “Gusti in saldo” e l’ispirazione sono gli street style perché, come afferma lo stesso Bologna, «nulla meglio di quanto si vede per strada rappresenta oggi ciò che poi risale a monte e viene eventualmente rielaborato dai creatori». E se lo street style non può per definizione veicolare «un’idea di “bellezza” rispondente a codici accettati dai più, si palesa invece nel suo nuovo ruolo: quello di parte visibile dell’iceberg dell’autoreferenzialità, della disarticolazione (del gusto) e della frammentazione (del mercato)». Qual è allora in questo contesto lo spazio dell’alto di gamma? Risponde Bologna: «Un punto è fondamentale per tutte le sezioni della filiera: concentrarsi nella propria specialità, affinare le presentazioni e apportare al prodotto gli adattamenti su richiesta della clientela. Delimitare i confini di uno spazio di cui si acquisisce il pieno possesso e in cui si è visti come un punto fermo».

La macrotendenza

L’argomento della scansione del tempo, in passato generatrice di molti fenomeni, tra cui quello delle “mode” (e la sua attuale scomparsa), è stato già toccato in parte in alcune edizioni passate delle proposte di sviluppo prodotto di Filo. È scontato che il fenomeno sia assurto a tratto distintivo del vestire odierno, a certezza verificabile nella nostra quotidianità. Spostiamo dunque l’attenzione dal tempo allo spazio mentale, personale, territorio delle nostre espressioni e al cambiamento delle sensibilità in proposito.

La considerazione prima, e ovvia sin dall’inizio, è che questa presentazione è incentrata unicamente sullo street style o meglio SUGLI street style poiché oggi nulla meglio di quanto si vede per strada rappresenta ciò che poi risale a monte e viene eventualmente rielaborato dai creatori.

Le divagazioni vestimentarie che giornalmente si presentano alla nostra vista statuiscono senza equivoci possibili la rinuncia allo status di un codice condiviso, di un veicolo portatore del senso di una qualche idea di “bellezza” rispondente a codici accettati dai più e si palesano invece nel loro nuovo ruolo: quello di parte visibile dell’iceberg dell’autoreferenzialità, della disarticolazione (del gusto) e della frammentazione (del mercato).

L’altra considerazione doverosa è che, dal momento che una sfera pubblica non sussiste più, possono esistere solo attività private esibite pubblicamente e, accertato che non esiste più un “io” né un sentire collettivo, ma vigono solo istanze personali si giustifica perfettamente il fatto che invalgano le “voglie”, gli “sfizi” e necessariamente non esista più un’estetica o una moda accettata al di là del singolo o poco più.

In questo panorama a prima vista caotico e “illeggibile” si possono decriptare spunti non privi di interesse. La chiave di lettura deve semplicemente fare un passo avanti, o meglio di lato, e cogliere che gli stili della strada si situano ipso facto fuori dal sistema temporale che era quello della moda “di tendenza”, definendo così soltanto l’oggi, il qui-e-ora come status di un presente generativo ma non narrativo. E si pongono anche fuori dallo spazio condiviso di un’estetica comunemente accettata e generatrice di un tipo di mercato come l’abbiamo conosciuto sino al recente passato. Prendiamo atto che al momento questo stato di cose non pare essere modificabile. Né si vede come potrebbe esserlo date le dimensioni del condizionamento comunicativo generatore di questo atteggiamento comportamentale.

Ciò che risulta spesso arduo da introiettare è che questo presente generativo ma anti-narrativo dia origine a una mancanza di visioni creative influenti e stabili sul mercato in genere e persino presso i vecchi e nuovi trend setter “istituzionali” e generi solo influssi estemporanei e meteorici di modi vestimentari nati dal nulla e che velocemente al nulla ritornano. A meno che non si considerino quelli che procedono da valle a monte. Ovvero l’inversione del flusso.

Ci si chiede quindi se ciò che pare essere un personalismo solipsistico, un anticonformismo assoluto, non diventi così un conformismo totalizzante. Il conformismo della volubilità e dello spontaneismo che poco ha a che vedere con ciò che i creativi immaginano sarà indossato. Se non si penetra questa logica e se ne diventa parte si va fuori strada e non si coglie il codice interpretativo in questo che è il tempo delle libertà obbligatorie. Ma giocare sulle sfaccettature e sui significati molteplici di questo “conformismo anticonformista” è forse la chiave di quel passo indietro o meglio “a lato” cui si accennava prima, e che può avvalersi dell’uso della comunicazione (Internet soprattutto) in veste di generatore di inclusività. Il punto assume importanza presso le fasce di mercato più giovani. In ogni caso, un prodotto (anche di lusso) non può più pensare di essere venduto solamente per il nome che porta. Le fasce più giovani di consumatori tendono ad apprezzare maggiormente il sentirsi parte di una comunità, piuttosto che il riconoscersi in un logo. Da qui l’importanza di essere “inclusivi”. Questo non significa che il mercato di alta gamma non debba comunque difendere e conservare le sue caratteristiche, altrimenti rischia di distruggere le posizioni acquisite.

Un punto è fondamentale per tutte le sezioni della filiera: concentrarsi nella propria specialità, affinare le presentazioni e apportare al prodotto gli adattamenti su richiesta della clientela. Delimitare i confini di uno spazio di cui si acquisisce il pieno possesso e in cui si è visti come un punto fermo.

E a proposito di “spazi”, reali o virtuali che siano, la parola chiave da usarsi in queste condizioni è più propriamente “confini”.
È possibile che i confini, spariti dalla superficie degli atlanti, per molti versi sopravvivranno nel sistema dei segni (quindi anche di quello vestimentario) come linee che lo attraversano verticalmente invece di disegnare orizzontalmente sulla superficie della terra le geometrie di un qualsivoglia territorio.

I temi tessili

Militare barocco

Immagini di una battaglia tra passato e presente in cui la presenza della lotta si esplicita in un accostamento di immagini antitetiche. Rispetto alla rappresentazione del vissuto quotidiano qui facciamo prevalere sicuramente una elaborazione più alleggerita e a tratti fantasiosa anche grazie agli accostamenti di accessori contrastanti.

Tessuti resistenti e compatti di base cotoniera pura e mista con man made. Rilievi di armatura visibili ma non esagerati come i drill e i cavallery twill, i reps o le movenze geometriche in rilievo jacquard con le relative elaborazioni di spalmature e accoppiature, con la presenza di superfici floccate semi rigide. Il tutto si intreccia con tipologie molto decorate che vanno dal finto mimetico reso sofisticato dall’uso di filati anche di fibra nobile come sete e velli pregiati alle qualità illustrate con motivi molto irregolari piccoli e grandi, sia negli ortogonali sia nei circolari, ai pizzi e ai ricami decisamente preziosi.

Dalle decorazioni militari prendono ispirazione la presenza di elementi imitativi dei metalli preziosi e gli interventi descrittivi/decorativi espressi con filati rigidi e molto corposi pensati per creare sezioni di rilievo su basi piane.

Filati molto orientati verso le componenti cotoniere e man made con aspetti uniti o falsi uniti, screziati da melange appena accennati. Sono presenti aspetti metallici e metallo plastici sia in air-jet sia in monofil. Alcune tipologie hanno un aspetto decisamente “rigido” e alcune presentano superfici che richiamo le ciniglie tecniche.

Geografie confuse

Fuori da quelle “tribù” di cui troppo si parla da anni, ma con alcuni attimi di nostalgia. Se i totem non esistono, allora ognuno diventa il totem di se stesso e si “illustra” con i simboli che di volta in volta sceglie per personalizzare il suo presente e magari ricordare esperienze passate in un gioco di identificazione e mascheramento.

Le tipologie in miste, soprattutto di filato, si abbinano a quelle in mista di fibre, alla lana e ai cellulosici in titoli metrici medi e medio bassi. Gli aspetti di disegno giocano sulla decoratività dello jacquard o delle variazioni di inserimenti di trama. La camiceria leggera è stampata e si accompagna a pesi medi per giacca e pantalone con rilievi di armatura o effetti di rilievo cloqué e presenze di tipi per capi spalla corposi solo alla vista, ma in realtà estremamente leggeri.

La maglieria e il circolare lavorano su titoli metrici bassi con effetti cromatici contrastanti e decorativi.

I filati rappresentati valgono più come suggerimento di fantasia creativa che non per le loro componenti di fibra che possono essere molto varie. Le ritorsioni di titoli diversi, le catenelle, le treccine, i grossi fiammati intendono evocare un “ambiente” tra l’artigianale e il folclorico, molto variegato e libero, tipico delle creazioni tessili personalizzate e di quelle tradizionali.

Fumetti dal vivo

Divagazione sul filo della fantasia anarchica di un mercato molto condizionato dalla presenza del consumatore più giovane. Il Tokyo style degli anni Ottanta ha generato uno tsunami che dopo un quarto di secolo è lungi dall’aver esaurito la sua forza d’urto e ha tuttora una forte presa sull’immaginario delle fasce di consumo giovane, ma tracima anche al di là di queste. Irridente e ormai sistemica, rapsodica nelle forme e istituzionalizzata.

Dal punto di vista tipologico affrontiamo qui la libertà più totale ma di base possiamo considerare che il cotone e soprattutto i man made hanno il ruolo principale.

C’è una presenza di elaborazioni di finissaggio e stampe materiche e una presenza di aspetti plastici e lucidi realizzati sia con monofilamenti sia con cellulosici brillanti, di aspetti metallici e semimetallici, di aspetti pelosi di finta pelliccia.

La lana assume il ruolo di fibra calda e “comfort” quasi esclusivamente nei suoi aspetti con titoli metrici bassi o molto bassi, cardati, declinati e nell’ortogonale e nella maglieria.

I filati

Approfittiamo di questa sezione per illustrare le fantasie più visive, ma anche i titoli molto corposi di lane e filati a pelo. Non dimentichiamo la presenza di aspetti molto lucidi che sono presenti in monofil ma anche in acetati e viscose continue e apportano brillantezza se usati come componente di ritorsione per alcune fantasie.

Soggetti smarriti

Quando è difficile trovare punti fermi ci si può rivolgere a un disincantato e sornione “minimale”. Spesso ammirato e raramente praticato con gusto. Se ben praticato esso tranquillizza quasi sino a sfiorare il consolatorio con la sua certezza di semplicità delle forme, dei colori e delle materie. Esprime l’empatia con il “poco” e il voler lasciarsi ondeggiare tra le pulsioni contraddittorie di un presente per molti versi arduo da definire e da introiettare. Parliamo allora di eleganza fané e del fascino di una certa trasandatezza controllata.

Notiamo una prevalenza delle tipologie di materia e di filato abbastanza classiche, prive di eccessi decorativi e con richiami evidenti a una visione tessile “tranquilla”. Non troviamo, se non a tratti, la presenza dei man made puri più visivi: sono usati invece in filati a mischia intima coi naturali con la conseguente aria “sottotono” delle tipologie di tessuto che ne derivano. La disegnatura è giocata sul tinto filo di preferenza non jacquard, sui falsi uniti melange o piccoli bottoni con superfici non particolarmente rilevate

I filati puntano a trasmettere una certa idea di tranquillità e semplicità. Prevalgono filati per tessuti con pesi leggeri sino al peso giacca per gli ortogonali; per la maglieria sono presenti anche titoli un poco più bassi con e senza pelosità. Alcuni filati sono leggermente bottonati e altri presentano ritorsioni in colori tonali. La ricerca di stabilità e affidabilità si esprime in tessuti con presenze di cordonetti anche molto ritorti che conferiscono alla tipologia un’aria di solidità.

Senza storia

Se si fatica a trovare una “storia” perché troppo lontana o parzialmente svuotata di significati se ne possono inseguire le tracce nei meandri della memoria (magari in quella mercantile del vintage) e rivisitarle senza ironia, ma piuttosto con un pizzico di deferenza utile a carpirne alcune estetiche e riviverle su di sé. Ne uscirà un concetto di eleganza “light” con un formalismo non bacchettone, giovanile ma con una nuova sfumatura di decoro neo-borghese.

Fibre nobili come lane velli e sete ma anche cotoni e bei man made che non sfigurano al loro confronto. Questi danno luogo a tipologie dall’aspetto confortevolmente classico con disegnature alquanto tradizionali e uniti e falsi uniti soprattutto tinti in filo. La modernità sta negli abbinamenti con bei tessuti doppi accoppiati con tessuti tecnici e con stampati, anche floc, su uniti e disegni tinti filo. Le tipologie jacquard e le maglie giocano sui rilievi, i circolari su aspetti più lisci.

Filati di fibre naturali e presenze di miste di questi con poliestere, poliammide e, per alcune fantasie, anche di acrilico. Titoli principalmente orientati verso pesi di tessuto medi e medio pesanti. Presenza di aspetti melange, marmorizzati, stampati non contrastati e movimenti di superfici e torsioni per fantasie non eccessivamente visibili.

L’appuntamento con la 49a edizione di Filo è per i giorni 21 e 22 febbraio 2018 al Palazzo delle Stelline di Milano.

 

 

 

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