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Ice 2: gli industriali chiedono al Governo di fare presto

ottobre 11 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Dopo le rimostranze degli imprenditori e delle associazioni di rappresentanza di tanti settori industriali, moda compresa, in seguito all’abolizione dell’Ice, si delineano i contorni di una nuova versione dell’Istituto del Commercio Estero (o Ice 2, come l’ha ribattezzata la stampa). E da ogni parte arriva l’invito a fare presto. Il Sole 24 Ore di oggi riporta le dichiarazioni del sottosegretario al Commercio Estero, Catia Polidori, la quale parla chiaramente di “errore” nel sopprimere l’Istituto “senza aver individuato uno strumento alternativo per il sostegno pubblico alle imprese”: un’esigenza, questa, sostenuta in tutti i sei tavoli settoriali che devono porre le basi per l’incontro degli stati generali del commercio estero in programma il 28 e 29 ottobre. Entro la fine del mese, riporta ancora il quotidiano citando Polidori, le prime misure per tracciare il profilo della nuova entità dovrebbero essere inserite nel Ddl competitività: l’Ice 2 dovrebbe essere più snella, meno burocratica e con maggiore presenza all’estero rispetto a quella sul territorio italiano. L’articolo prosegue con una carrellata di commenti di portavoce dei vari comparti industriali che invitano a fare presto. Le sigle sindacati Cigl, Uil e Cisal Ice, in particolare, bocciano l’idea di una Spa per l’internazionalizzazione, che dovrebbe essere finanziata dai soci e richiederebbe ricapitalizzazioni annuali, e chiedono di ripristinare temporaneamente il vecchio impianto normativo, nominando un amministratore straordianario: soluzione, ritengono, in grado di salvare circa 200 iniziative promozionali. L’argomento era stato affrontato anche nel numero di sabato del Sole, nella pagina “Commenti e inchieste”, stigmatizzando l’idea di sopprimere frettolosamente l’Istituto per decreto, come è accaduto in luglio, “soprattutto perché non c’era, e non c’è ancora, un piano B”: “Un Paese di esportatori non può permettersi il lusso di restare sei mesi (tanti ne passeranno, se tutto andrà bene, prima che prenda forma l’Ice 2) senza una struttura pubblica di supporto. Se ne avvantaggiano i nostri principali competitor, Francia e Germania, dove un simile pasticcio sarebbe inconcepibile”. E oggi, sempre nella sezione commenti, il quotidiano confindustriale torna sull’argomento: “Per far nascere qualcosa che somigli all’ Ice 2, i ministeri dello Sviluppo economico e degli Esteri tardano a trovare un accordo su chi debba controllare la struttura (650 addetti, di cui solo 120 all’estero) e gestire i fondi per i programmi promozionali (nel 2010 con una dotazione di circa 40 milioni si sono attivati programmi promozionali per 120 milioni). Il risultato è la paralisi”. “Eppure l’export di settori trainanti come la meccanica utensile, la moda e l’arredo contribuiscono a realizzare vari punti di Pil e a ridurre il peso del debito pubblico – conclude il commento -. L’unico auspicio è che il premier Silvio Berlusconi si astragga dalle vicende personali e riesca a far nascere, subito, un’agenzia pubblica per il commercio estero”.

 

(da Fashion magazine)

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