Il lavoro tradito. Profitti e salari nell’industria toscana (2015-2024)
maggio 21 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Eventi, NewsLunedì 18 maggio, presso la Sala Pegaso del Palazzo della Presidenza della Regione Toscana a Firenze, si è svolta l’iniziativa pubblica promossa da CGIL Toscana e Ires Toscana dal titolo “Il lavoro tradito. Profitti e salari nell’industria toscana (2015-2024)”. L’iniziativa è stata realizzata con il patrocinio della Regione Toscana.
Dopo i saluti del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Anna Maria Romano (Segreteria CGIL Toscana) curerà il coordinamento della giornata.
Sono intervenuti: Maurizio Brotini (Presidente Ires Toscana), Nadia Garbellini (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia), Matteo Gaddi (Centro Studi Fiom CGIL nazionale), Andrea Cagioni (Ires Toscana)
Le conclusioni son state affidate al Segretario Generale della CGIL Toscana Rossano Rossi.
Lo studio di Ires ha offerto strumenti di analisi e riflessione sulle trasformazioni dell’industria in Toscana nel periodo 2015-2024, ponendole a confronto con l’andamento occupazionale e salariale.
Il rapporto mostra come nel corso dell’ultimo decennio i profitti nelle aziende della manifattura toscana sono stati destinati in prevalenza a dividendi, attività finanziarie o immobilizzazioni immateriali, riversandosi in misura inadeguata in aumenti salariali e investimenti produttivi.
L’analisi dei dati condotta su volume della produzione, utili netti, marginalità lorda delle aziende manifatturiere toscane mostra un livello medio-alto di redditività lato capitale.
Fra 2015 e 2024 la manifattura toscana ha accresciuto la propria produzione (+86,5%) e i propri utili netti (+70%), mentre la quota del valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53,0%.
Nel modello toscano di terziarizzazione debole si va configurando una distribuzione iniqua del valore all’interno dell’industria che rimane. Nei dieci anni di riferimento, l’occupazione è in crescita (+14,7%), la redditività del capitale in forte aumento (EBITDA +87%, quota sul valore aggiunto dal 39,7% al 44,6%), ma i salari reali sono stagnanti o in calo in 7 comparti su 13. Questi tre fenomeni vanno letti insieme, suggerendo come l’industria toscana abbia adottato un modello di crescita estensiva del lavoro – più occupati – senza tradurlo in crescita intensiva del salario.






