Moda, Tessile, Abbigliamento

Il cardato riciclato di Prato tra ostacoli e successo

maggio 25 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Il cardato riciclato pratese fra valenza ambientale, paradossi penalizzanti e crescente rilevanza nella produzione del distretto – i calcoli di Confindustria Toscana Nord

Un impegno quotidiano talvolta poco visibile ma costante, un lavoro continuo che non deve lasciare niente di intentato: questo è quanto sta facendo Confindustria Toscana Nord per valorizzare e tutelare le produzioni locali, di cui il cardato riciclato pratese è elemento fortemente caratterizzante. Il cardato riciclato si identifica con il distretto tessile stesso ma è tanto celebrato come virtuoso a livello di percezione comune – e nominalmente additato ad esempio anche ai massimi livelli istituzionali -, quanto minacciato da normative europee e nazionali. Una produzione, inoltre, che dal punto di vista dei dati statistici ufficiali nemmeno esiste e che il Centro studi Confindustria Toscana Nord ha stimato in questi giorni solo grazie alla sua conoscenza capillare del distretto, con la collaborazione delle altre associazioni del territorio interessate all’argomento.

“Si fa molta fatica a far comprendere davvero, al di là degli apprezzamenti generici, il valore ambientale del cardato riciclato – osserva Francesco Marini, presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord -. Il legislatore europeo tende a omologare le norme fra settori, ignorando le specificità del tessile; a questo si aggiunge la peculiare organizzazione del distretto pratese, con la sua filiera complessa e iperspecializzata. E’ emblematico il caso già noto del dibattito sull’End of Waste, la normativa che determina quando un materiale cessa di essere rifiuto per acquisire lo status di materia prima secondaria: andando a guardare la realtà operativa della filiera pratese, non ci sono dubbi che i materiali che arrivano alle sfilacciature, già selezionati e oggetto di primi trattamenti di condizionatura, siano a quel punto ormai pienamente reimmessi nel ciclo produttivo. Ma, secondo un orientamento piuttosto comune presso il legislatore europeo ed esteso al tessile a partire da altri settori, finché la materia non è tornata allo stato di fibra continua a essere un rifiuto. In questa impostazione le sfilacciature non sarebbero il primo passaggio per rigenerare le fibre, come in effetti sono, ma gestori di rifiuti, con tutti gli adempimenti conseguenti. Se finisse così, significherebbe infliggere un colpo pesantissimo alla filiera del cardato rigenerato, con tutte le conseguenze economiche e occupazionali del caso. E questo è solo un esempio degli abbagli che, assieme ad altre associazioni e col supporto delle istituzioni locali, cerchiamo di combattere.”

Un compito particolarmente arduo anche per la situazione paradossale che investe la disponibilità, o meglio indisponibilità, di dati ufficiali sul cardato riciclato. La stessa Unione Europea chiede al distretto di documentare flussi e volumi di materiali di partenza e prodotti finiti, ma a livello statistico generale questi dati non esistono: nessuno li ha mai introdotti nello stock di dati che i diversi operatori – aziende private e uffici pubblici come le dogane – sono tenuti a fornire. Qualcosa è possibile desumere dalle certificazioni acquisite dalle imprese, ma il dato complessivo non può comunque essere calcolato facendo affidamento su informazioni di base ufficiali e oggettive.

“Una situazione bizzarra e incresciosa che ostacola i nostri sforzi per rappresentare adeguatamente il peso del cardato riciclato e il suo significato dal punto di vista sia ambientale che economico – aggiunge Francesco Marini -. Il lavoro che facciamo quotidianamente dal punto di vista tecnico e di rappresentanza richiede questi dati, che si tratti di informative verso l’Unione Europea o di documentazione da presentare al Ministero dell’ambiente italiano, con il quale avremo a breve un incontro. Da qui il lavoro effettuato dal nostro Centro studi, che, applicando criteri attendibili, stima in 70.000 tonnellate annue la massa di prodotti in lana e misto lana contenenti materie prime riciclate. Un volume, questo, che corrisponde a 1,75 miliardi di euro di fatturato e a un numero di addetti stimabili in 8.350. Parliamo solo di filati e tessuti destinati all’abbigliamento, ma esiste poi un altro importante comparto, quello dei prodotti tessili speciali come i feltri, che a sua volta assorbe una quantità significativa di queste fibre. Prato del resto è davvero il polo nazionale e mondiale del cardato riciclato: dalle stesse stime del nostro Centro studi emerge che il distretto rappresenta in Italia, in volumi, l’84% dei tessuti cardati riciclati di lana o peli fini e quote importanti anche nei filati con la stessa composizione.”

Per dare un ordine approssimativo di grandezza, fissando in 500 grammi il peso medio di un capo di lana cardata riciclata (solitamente impiegata in capi che vanno dal maglioncino al cappotto), le 70.000 tonnellate – cioè 70 milioni di chili di questi prodotti – si traducono in 140 milioni di capi.

 


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