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Il settore Tessile-Moda nel 2016/17 (centro studi Sistema Moda Italia)

maggio 8 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

  1. 1. Il quadro generale

In attesa di completare la raccolta delle informazioni aziendali e di diffondere il bilancio settoriale definitivo per il 2016, ad oggi, secondo le elaborazioni SMI-LIUC, si prospetta una chiusura d’anno in area positiva, ma su ritmi decisamente moderati.

Nel 2016 lo scenario del Tessile-Moda italiano resta monocorde: il fatturato è stimato in crescita del +1% su base annua, portandosi sui 52,9 miliardi di euro.

Il favorevole, ma non entusiasmante, bilancio settoriale del 2016 risente del tono positivo, tuttavia non brillante, sperimentato dall’export; del resto, nel corso dell’anno non sono mancate turbolenze politiche ed economiche a livello internazionale, che hanno ‘calmierato’ le dinamiche degli scambi. Inoltre, nonostante il rasserenamento dei consumi interni, il sell-out in Italia è rimasto ancora in territorio negativo.

Nel 2016 si è assistito ad un’ulteriore stabilizzazione in termini di aziende ed addetti al settore. Le prime dovrebbero portarsi a 46.890 circa (-0,4% corrispondente a 188  unità in meno), mentre gli occupati passerebbero a 402.000 circa (-0,2%, ovvero       800 addetti in meno).

2. Gli scambi con l’estero nel 2016

Nel corso del 2016 le vendite estere di Tessile-Moda hanno sperimentato una crescita del +1,7% medio annuo, superando così i 29,5 miliardi di euro. La dinamica positiva ha interessato sia l’export del ‘monte’ della filiera, pur in aumento solo del +0,5%, sia soprattutto l’export del ‘valle’, che ha archiviato l’anno a +2,4%, in lieve accelerazione, dunque, rispetto al ritmo sperimentato nel 2016 (+2,1%).

Sul fronte import, nel 2016 i prodotti di Tessile-Moda mostrano un aumento del +1,3%, decelerando rispetto al +5,4% messo a segno nel 2015. Le importazioni dall’estero ammontano, pertanto, a 20,6 miliardi di euro. In tal caso, il Tessile assiste ad una crescita del +2,7%, mentre l’Abbigliamento-Moda frena al +0,7%.

L’effetto combinato dei flussi commerciali in uscita e in ingresso dal nostro Paese ha determinato nel 2016 un miglioramento del surplus con l’estero; il saldo commerciale sale, infatti, a 8,9 miliardi di euro, sperimentando nei dodici mesi un aumento di 225 milioni.

Sotto il profilo merceologico, l’export mostra generalizzate evoluzioni positive, con due sole eccezioni, analogamente al 2015, ovvero filati (-3,0%) e calzetteria             (-1,0%). In territorio positivo i tessuti, complessivamente considerati, risultano poco più che stabili rispetto all’anno precedente (+0,2%), mentre il tessile-casa accelera al +5,7%. La maglieria vede un export in crescita del +4,9%, mentre l’abbigliamento confezionato non va oltre il +1,2%.

Guardando all’import, il ritmo di crescita più vigoroso si riscontra per il tessile-casa, in aumento del +11,0%, seguito dalla calzetteria, che cresce del +6,3%. Filati e maglieria assistono ad un incremento su ritmi simili, ovvero rispettivamente +1,4% e +1,7%. Un battuta d’arresto si registra, invece, per l’abbigliamento confezionato, in calo del -0,5%.

 

Dal punto di vista geografico, nel 2016 l’export diretto nella UE cresce nella misura del +2,2%, mentre quello destinato alle aree extra-UE si muove su un tasso dimezzato pari al +1,1%. Sul fronte import, l’area comunitaria presenta un aumento del +5,5%, mentre i flussi provenienti dalle aree extra-UE, pur assicurando il 56,1% del totale, cedono il -1,7%.

Venendo ora all’analisi delle vendite estere per paese di destinazione, si rileva come Germania e Francia, anche nel 2016, si confermino i primi due mercati di sbocco del Tessile-Moda italiano, segnando rispettivamente una crescita del +2,9% e del +1,3%. Come nel biennio 2014-2015, prosegue il trend favorevole del Regno Unito, in aumento del +3,7%; anche la Spagna si conferma positiva, archiviando un incremento del +5,6%. Relativamente ai mercati extra-europei, l’export verso gli Stati Uniti, terzo mercato e primo non-UE, dopo l’aumento double-digit messo a segno nel 2015 (+17,3%), presenta una flessione pari al -5,6%, portandosi complessivamente sui 2 miliardi. Hong Kong e Cina crescono rispettivamente del +2,5% e del +3,1%; se sommati, per un valore di 2.638 milioni di euro, arriverebbero a superare gli USA. Restando in Far East, l’export verso il Giappone, tornato interessato da un trend positivo nel 2015, registra un deciso +6,9%. La Russia, calata di oltre il -30% nel 2015, ha assistito in corso d’anno a un progressivo recupero, tornando ad evidenziare un aumento del +7,3% (corrispondente a 63,8 milioni di euro). Invertito il trend nel mese di maggio, ha del resto sperimentato crescite vigorose in giugno, agosto, settembre ed infine proprio in novembre e dicembre.

Con riferimento ai partner di approvvigionamento, anche nel 2016, come da ormai una decina di anni a questa parte, saldamente al primo posto resta la Cina, che tuttavia torna interessata da un trend riflessivo nella misura del -7,2%. Di contro, gli altri principali supplier risultano muoversi in territorio positivo. In particolare, la Francia segna un aumento del +3,9%, la Spagna del +12,4%, la Germania del +2,5%, la Turchia del +1,1%. Restando sempre su valori superiori al miliardo, Bangladesh e Romania crescono rispettivamente del +4,4% e del +6,0%.

 

 

3. La congiuntura nel primo trimestre del 2017

Secondo l’Indagine Congiunturale svolta dal Centro Studi SMI su un panel di oltre ottanta imprese operanti in tutti gli stadi della filiera Tessile-Moda, il 2017 si è aperto con segnali favorevoli, in deciso miglioramento peraltro rispetto a quanto sperimentato nel corso dei primi tre mesi del 2016.

Come nel più recente passato, i risultati emersi mediano, inevitabilmente, performance assai differenti che hanno caratterizzato i diversi comparti della filiera, ma soprattutto i “numeri” ottenuti dalle singole aziende, che, pur all’interno di medesimi segmenti di business, sono caratterizzate da dinamiche estremamente diversificate.

I dati qui commentati, pertanto, pur dando uno spaccato aggiornato del settore, non permettono di cogliere le tante sfumature e specificità, positive o negative che siano, che interessano le singole realtà a campione.

Premesso ciò, sulla base delle elaborazioni effettuate sui dati di fonte interna aziendale (pur ancora provvisorie e, pertanto, soggette a possibili rettifiche), da gennaio a marzo 2017 le aziende del Tessile-Moda a campione presentano un fatturato in moderato aumento rispetto al medesimo periodo del 2016, sperimentando, nel complesso, una variazione pari al +1,8%.

A livello di macro-comparto, il Tessile mostra maggior dinamismo superando il +3%, mentre il “valle” si muove sul +1%. Il mercato estero, per entrambi i macro-comparti, si rivela maggiormente dinamico, anche se lo scarto con la variazione del mercato nazionale è contenuta. Mediamente, per il totale a campione, del resto le vendite interne (grazie al Tessile) registrano un +1,6%, quelle estere un +2%.

A livello produttivo il panel a campione fa registrare una variazione in aumento dei volumi prodotti in Italia, mentre sul fronte occupazionale si conferma l’assestamento della forza lavoro, che anzi presenta un timido +0,4%.

Nei primi tre mesi dell’anno in corso la raccolta ordini si rivela soddisfacente,  evidenziando una dinamica pari al +1,4%. In tal caso, la raccolta interna frena al +0,5%, mentre quella estera segna un +1,7%.

Gli  operatori del  settore, condizionati dalle molte incertezze di contesto, restano  estremamente cauti e prudenti. Dall’analisi del sentiment circa l’evoluzione della congiuntura nel breve termine, si rileva come un’ampia quota di intervistati, ovvero il 63,5% del campione, propenda per una “stabilità” delle condizioni di mercato. Confida in un ulteriore miglioramento, invece, il 20,8% del panel complessivo (con una quota più ampia nel caso dell’abbigliamento), mentre risulta pari al 15,6%, e quindi minoritaria, la quota di quanti temono un peggioramento.

 

 

 

 

 

 

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