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Il tessile marocchino pensa in grande

dicembre 15 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Presentato nel 2013, il piano al 2025 per la filiera tessile marocchina si sta poco a poco delineando. L’AMITH (l’Associazione Marocchina delle Industrie del Tessile e dell’Abbigliamento) ha fatto il punto sui progressi ottenuti al 2014.

Innanzitutto, dopo aver doppiato la Tunisia ed essere diventato il 5° esportatore di tessuti e abbigliamento verso l’Unione Europea nel 2013, il Marocco ha confermato la sua buona dinamica (+8% nel 2013) con un nuovo incremento del 9% nel primo semestre. Per questo, Mohamed Tazi, direttore generale dell’AMITH, spera di “consolidare il nostro posto nella top 5″.

Ma gli obiettivi per il 2025 sono molto ambiziosi e, per far passare le esportazioni tessili da 28 miliardi di dirham marocchini (2,5 miliardi di euro circa) a 57 miliardi nel 2025, sono stati annunciati dei provvedimenti. Il principale è la volontà di organizzare la filiera in “ecosistemi”, vale a dire in aree di competenza, in modo simile al cluster di jeans creato alla fine del 2013. La maglieria potrebbe prossimamente essere oggetto di una medesima strutturazione.

Lo stato interverrà perché questi gruppi d’interesse economico rafforzino in modo particolare la loro proposta a monte della filiera, per offrire agli imprenditori un’offerta più completa. Sono state poste in essere cinque convenzioni, due delle quali con l’appoggio del gruppo Inditex, soprattutto in termini di finitura.

Ma l’ostacolo principale a questo piano molto ambizioso è naturalmente la congiuntura europea. Come Gildas Minvielle, responsabile dell’osservatorio economico del l’IFM, ha ricordato in una recente conferenza, i consumi europei non tenderanno a crescere nei prossimi anni. Se la Spagna e la Francia sono i principali clienti dei produttori marocchini, nel prossimo futuro questi ultimi saranno obbligati a diversificare geograficamente la loro base di clienti.

Ancora secondo Gildas Minvielle, non bisognerà cercare di fare concorrenza ai bassi prezzi asiatici, ma “restare su un posizionamento fast fashion e su un sourcing di prossimità”.

Per questo, l’AMITH conta sullo sviluppo dei consumi africani, soprattutto sul proprio mercato nazionale. E questa è la seconda parte del piano al 2025: riconquistare il mercato marocchino e riappropriarsi della produzione dell’offerta.

Circa un terzo dell’offerta di abbigliamento sul territorio marocchino sarebbe prodotta nel Paese, secondo la stima di Mohamed Tazi. Questi punta quindi su un boom dei consumi e su un incremento della percentuale di produzione nazionale. Se il tessile-abbigliamento del Marocco vale 16 miliardi di dirham (1,4 miliardi di euro) nel 2014 sul mercato domestico, il settore spera di arrivare a 43 miliardi a orizzonte 2025.

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