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La contraffazione determina un mancato gettito fiscale per 1,7 miliardi di euro

settembre 30 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

A Milano si è fatto il punto sulla contraffazione nell’ambito di un seminario organizzato da Res (Raggruppamento Europa Sociale) e da New Direction. In particolare, l’europarlamentare Cristiana Muscardini ha comunicato i dati sul fenomeno e spiegato lo stato dell’arte dei provvedimenti in merito. Fra i numerosi interventi anche quelli di protagonisti del mondo della moda, come Paolo Zegna,Mario BoselliClaudio MarenziArturo Veneziani.

“La contraffazione porta a un mancato gettito fiscale di 1,7 miliardi di euro che, se si considera l’indotto, arriva a 4 miliardi – ha dichiarato l’onorevole Cristiana Muscardini, vicepresidente della commissione Commercio Internazionale al Parlamento europeo -. Perciò la carenza di una seria ed efficace lotta a questa piaga è un danno per tutti gli italiani, soprattutto in un momento in cui il governo ha bisogno di un miliardo di euro per evitare l’aumento dell’Iva”.

“I nostri partner e competitor nei commerci internazionali hanno l’obbligo dell’etichetta di origine per i prodotti importati, l’Europa invece ancora no, a causa del conflitto esistente tra Paesi produttori e importatori – ha spiegato Muscardini -. L’opposizione della Germania e di altre nazioni dell’Europa del Nord alla denominazione d’origine mina la validità del regolamento per la sicurezza dei prodotti, che il Parlamento ha già in parte votato in seno alla commissione per il Commercio Internazionale”.

La partita definitiva sull’articolo 7 del regolamento si gioca in sede di Consiglio europeo e l’appello dell’europarlamentare è andato al governo italiano e a quello di altre nazioni del Vecchio Continente, affinché non si perda tempo e si riesca a far approvare il provvedimento prima della fine della legislatura a fine marzo. “L’indicazione che chiediamo – ha aggiunto Muscardini – è fondamentale per una scelta informata da parte del consumatore. Stiamo parlando di potere della libertà”.

“L’Italia – ha esortato – si muova finalmente in modo sinergico e si adoperi anche per modernizzare il proprio sistema portuale e per ottenere l’armonizzazione dei sistemi doganali, altrimenti continueremo a subire l’illegalità e gli interessi degli altri”.

Breve ma efficace l’intrevento dell’imprenditore Paolo Zegna: “Siamo stati tra i primi ad andare in Cina con le nostre collezioni e la conosciamo bene. Le autorità locali sono estremamente rigide sulla provenienza delle merci e sulla tracciabilità, di conseguenza sono molto alti i costi che le imprese italiane devono sostenere per la registrazione dei marchi e per fornire tutte le documentazioni richieste”. “Si può dire – ha concluso – che abbiano più sensibilità i cinesi per il vero made in Italy rispetto a noi, che dovremmo difenderlo e invece siamo costretti a fronteggiare come possiamo l’ingresso nella Penisola di prodotti falsi”.

Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha ricordato l’impegno di questo organismo sul tema, che ha portato alla firma di due accordi: un’alleanza sulla lotta alla contraffazione firmata nel 2000 con i francesi (che in merito hanno una delle legislazioni più efficaci) e un patto siglato con i cinesi nel 2011. Boselli ha accennato anche al problema dell’usurpazione dei marchi (brand come Dsquared2 sono stati registrati in Cina da realtà locali e paradossalmente le aziende legittime sono fuori legge nel Paese) e al fenomeno dell’Italian sounding.

“Su input della base associativa, la lotta alla contraffazione è una priorità del mio mandato – ha dichiarato Claudio Marenzi, dallo scorso luglio presidente di Sistema Moda Italia -. Fondamentale è rendere obbligatoria la certificazione di origine, che solo la Ue al mondo non prevede, e siamo pronti a compromessi con i Paesi del Nord Europa. La nostra intransigenza riguarda solo il fatto che non si può proseguire con l’incertezza attuale”. “I falsi scoraggiano gli investimenti in innovazione e ricerca nel nostro settore – ha aggiunto -. Inoltre, occorre far capire al consumatore finale che non vi è solo un problema di qualità ma anche di criminalità legato a questo mondo”.

Per il settore delle calzature era presente al seminario Arturo Veneziani, vicepresidente di Assocalzaturifici con delega all’internazionalizzazione, che ha ricordato: “I marchi italiani di scarpe e accessori combattono una battaglia impari contro i contraffattori, sia sui mercati nazionali che su quelli dei Paesi emergenti. La cosiddetta industria del falso fa perdere 20mila posti di lavoro in Italia all’anno e con il mercato globale e la Rete tutto si complica”. A coordinare gli interventi del secondo panel del convegno, incentrato sulla moda, ha pensato il direttore del TG2 Marcello Masi. (nella foto, una bancarella di borse contraffatte a Roma)

 

Elena Azzola per Fashion magazine

 

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