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La moda femminile italiana nel 2017-2018 (a cura di SMI)

febbraio 23 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

Il bilancio preconsuntivo del 2017

Per il quarto anno consecutivo l’industria italiana della moda femminile (nella presente accezione comprensiva di vestiario esterno, maglieria, camiceria e abbigliamento in pelle) risulta caratterizzata da una dinamica di segno positivo, riconducibile in primis alle performance oltreconfine. Secondo le stime preliminari elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda, il giro d’affari settoriale dovrebbe raggiungere un incremento pari al +2,7%, sfondando, dunque, ampiamente la soglia dei 13 miliardi di euro. La moda femminile concorre così al 25% circa del turnover complessivo del Tessile-Moda.

Il mercato estero si è rivelato soddisfacente durante tutto l’anno: le vendite internazionali si sono mosse su ritmi vivaci, sempre superiori al 3% per l’intero 2017, portandosi così al 62,1% del turnover settoriale. Al contrario, i consumi nazionali si sono mostrati complessivamente ancora riflessivi, nonostante alcuni distinguo per prodotti/canali rivelatisi favorevoli.

Tra i comparti qui presi in esame, per il terzo anno consecutivo, best performer si rivela la camiceria femminile, interessata da una crescita non solo sui mercati esteri ma anche in ambito nazionale. La maglieria e, pur in misura minore, anche la confezione sono attesi archiviare il 2017 in territorio positivo; per entrambi questi segmenti i buoni risultati in campo internazionale sono gravati dalle perdite interne. Un andamento negativo, invece, colpisce ancora la confezione in pelle, in sofferenza dal 2015.

Il valore della produzione effettuata in Italia (al netto dei proventi derivanti proprio dalla commercializzazione di prodotti importati), sintetizzando le dinamiche produttive che hanno interessato i singoli comparti, è stimato in aumento, nell’ordine del +1,2%.

Relativamente al mercato italiano, nel 2017, sulla base delle elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Moda sui dati rilevati da Sita Ricerca, la moda femminile è attesa sperimentare un miglioramento del tasso di decremento del sell-out rispetto a quanto registrato nel 2016. Dopo una Primavera/Estate archiviata con un calo del -2,9%, in base ai primi dati provvisori relativi alla stagione autunnale si prevede una flessione per i dodici mesi del -2,1% su base annua grazie al recupero registrato soprattutto nell’ultimo bimestre.

Guardando ai mercati esteri, come accennato in precedenza, l’export della moda femminile italiana ha sperimentato una prosecuzione del trend favorevole, ripartito nel 2010. In particolare per l’anno 2017 il fatturato estero dovrebbe infatti archiviare una crescita del +4,1%, superando pertanto gli 8,2 miliardi di euro. L’import di moda donna, cambiato passo, è atteso portarsi oltre i 4,3 miliardi, in virtù di una crescita stimata al +1,1%.

A fronte del suddetto andamento degli scambi con l’estero in entrata e in uscita dall’Italia, il surplus commerciale di settore dovrebbe incrementarsi, portandosi oltre i 3,9 miliardi euro.

Il commercio con l’estero nei primi undici mesi del 2017

Secondo i dati ISTAT ad oggi disponibili, relativi al periodo gennaio-novembre 2017, l’interscambio con l’estero di moda donna vede ancora l’export interessato da un trend favorevole, che porta a registrare un aumento pari al +3,9%. L’import, abbandonato l’andamento negativo, torna a crescere del +1,3%. Nel periodo in esame, le vendite oltreconfine si avvicinano agli 8 miliardi di euro; contestualmente le importazioni si portano sui 4,6 miliardi.

Analizzando le performance per macro-area geografica, si rileva una evoluzione positiva delle esportazioni sia con riferimento alla UE, che segna una dinamica pari al +6,0%, sia con riferimento all’extra-UE, che cresce del +1,7%.

Nel caso dell’import, invece, l’approvvigionamento extra-europeo, che assicura il 54,9% del totale, cambia passo rispetto al 2016 e arriva a crescere del 3,7%. Unico dato in controtendenza riguarda, invece, l’approvvigionamento intra-UE in calo del -1,5%.

Al di là del dato medio per macro-area, si rende opportuno analizzare i risultati evidenziati dai singoli Paesi, in grado di rispecchiare al meglio l’andamento di ciascun mercato.

In ambito UE, la Francia, primo mercato di sbocco della moda femminile made in Italy con una quota dell’11,4%, assiste ad una dinamica positiva pari al +3,3%, mentre la Germania presenta un’evoluzione del +4,9%, similmente al 2016. Il Regno Unito prosegue nel sentiero di crescita, accelerando al +7,4%. Si conferma positiva anche la Spagna, facendo registrare una variazione pari al +6,7%. Un aumento double-digit caratterizza, invece, Austria (+13,0 %) e Polonia (+15,3%).

Con riferimento ai mercati extra-europei, sia gli Stati Uniti sia Hong Kong flettono su ritmi piuttosto simili: gli USA cedono il -2,9%, Hong Kong il -3,2%.  Rispetto al complesso del Tessile-Moda, dove gli USA archiviano il -1,2%, la moda femminile mostra dunque maggior difficoltà.

L’export verso la Russia, che nel 2015 aveva lasciato sul campo oltre il 30%, ha assistito ad un progressivo recupero nel corso del 2016, irrobustitosi nel 2017. Da gennaio a novembre l’export verso la Russia chiude infatti a +9,0% per un totale di quasi 460 milioni di euro.

Il Giappone abbandona il trend favorevole del 2016 e sperimenta una contrazione pari al -4,1%.    L’export diretto in Cina, grazie ad un aumento del +4,3%, passa a 275 milioni di euro, mentre la Corea del Sud cresce del +9,4%, portandosi a 155 milioni.

Passando all’analisi dei principali supplier, la Cina, dopo la flessione accusata nel corso del 2016, frena al -0,5% nel periodo in esame. In virtù di tale risultato copre il 22,1% dell’import totale di comparto. La Francia, al secondo posto, presenta una dinamica positiva nella misura del +6,5%. In aumento risultano anche i flussi di moda donna provenienti dal Bangladesh, che mette a segno un +6,1%.

Proseguendo nell’elenco dei principali mercati di origine, si trovano in area negativa molteplici Paesi tra cui Romania (-6,7%), Spagna (-5,4%), ma anche Belgio (-18,2%), Turchia (-9,0%) e Tunisia (-3,4%). Al calo del Belgio fa, tuttavia, eco l’incremento dei Paesi Bassi (+33,5%).

Disaggregando il dato per linea di prodotto (cfr. Fig. 1), nei primi undici mesi del 2017 il fatturato estero delle principali merceologie qui monitorate mostra dinamiche positive, comprese tra un +7,8% della maglieria e un +2,3% della confezione, passando per un +2,5% della camiceria. Di contro, l’export di confezione in pelle risulta in flessione per il terzo anno consecutivo, pur frenando al -0,7%.

Nel caso delle importazioni, si registra un aumento su ritmi piuttosto simili per vestiario e abbigliamento in pelle, pari rispettivamente al +1,0% e al +1,1%. La maglieria, invece, presenta una dinamica del +2,2%. Una flessione dell’import caratterizza infine la camiceria (-2,5%).

Consumi e distribuzione sul mercato italiano

Alla panoramica relativa ai mercati internazionali, segue ora l’analisi del mercato di consumo interno. I dati consuntivi relativi al sell-out della collezione Autunno/Inverno si riferiscono alla stagione 2016-2017. Nonostante il mercato domestico continui a non decollare, va pur sottolineato come anche nella stagione Autunno/Inverno 2016-17 si sia fatto strada un rinnovato interesse da parte delle consumatrici, specie attraverso il ricorso a canali non tradizionali verso cui la clientela dimostra sempre più attenzione.

Come già si è avuto modo di ricordare in occasione della scorsa edizione di Pitti Uomo, secondo le rilevazioni di Sita Ricerca, per il complesso dei prodotti di Tessile-Abbigliamento l’A/I 2016-17 è stata ancora caratterizzata da una dinamica negativa a valore (-1,8%), pur segnando una stabilità dei volumi venduti (+0,1%). In tale contesto, la moda donna ha accusato una flessione superiore alla media settoriale generale: la spesa corrente archivia infatti una variazione pari al -2,8% (in deterioramento, dunque, rispetto all’A/I precedente).

Come indicato in Fig. 2.1, l’unico sostegno al consumo femminile di abbigliamento può essere ricondotto alla camiceria, e in particolare alle bluse, capo molto versatile e adatto a svariate occasioni, il cui sell-out archivia un aumento pari al +3,3%. Sia la maglieria sia la confezione deludono, sperimentando rispettivamente un calo del -2,2% e del -2,9% (nonostante l’incremento della spesa destinata alle linee sportive). La confezione, nonostante il protrarsi del trend negativo, resta, comunque, preponderante, assorbendo il 56,6% del sell-out a valore, seguito proprio dalla maglieria al 35,4%. La confezione in pelle, dopo l’ottimo risultato della precedente stagione autunnale – chiusa, si ricorda, a +18,5% – accusa un contraccolpo e cede il   -17,4%.

Sul fronte retail, si trova ancora una volta conferma delle dinamiche dicotomiche che caratterizzano i singoli format distributivi, riflesso dell’evoluzione degli stili di consumo che stanno interessando sempre di più anche le consumatrici italiane.

Nel periodo in esame le catene, primo canale a quota 44,6% del mercato a valore, presentano un’inversione di tendenza rispetto alla precedente stagione invernale, sperimentando un decremento pari al -5,2%. In particolare, le catene perdono terreno nel caso della confezione e

della maglieria, mentre assistono ad incrementi del sell-out intermediato nel caso di camiceria e capi in pelle.

Di contro, risulta in aumento l’universo della GDO, che segna una dinamica pari al +10,9%, coprendo il 14,9% del mercato. Grandi magazzini e grandi superfici vedono una crescita generalizzata delle vendite di moda donna, con la sola eccezione di maglieria leggera e di sportswear.

Nel periodo in esame l’on-line archivia, invece, una variazione pari al +26,6% (dinamica assolutamente vivace, ma che impallidisce difronte al +52,9% segnato nel medesimo periodo dalla moda uomo) e raggiungono così il 6,6% del mercato (media stagionale del Tessile-Moda pari al 5,9%).

In territorio positivo riscontriamo anche la composita categoria “altri canali”, che archivia per la seconda stagione consecutiva una dinamica vigorosa pari nello specifico al +36,9%.

Tutti gli altri canali risultano, invece, interessati da arretramenti. Il dettaglio indipendente, sceso a quota 21,1% accusa, ancora una volta, perdite piuttosto accentuate, nella misura del               -15,5%; tale dinamica peraltro risulta generalizzata ai tutti i segmenti del womenswear. Per la seconda stagione consecutiva accusa flessioni anche l’outlet (-12,3%).

A fronte delle trasformazioni che il mercato interno sta vivendo e che non sempre vengono intercettate appieno nelle loro potenzialità, la spinta maggiore alla moda femminile anche per il 2018 verrà dai mercati internazionali.

 

 

 

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