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La moda femminile italiana nel 2018-2019 (Nota a cura di Confindustria Moda – Centro Studi per SMI)

settembre 19 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, Economia, News, Prato

Il bilancio settoriale del 2018

L’industria italiana della moda femminile (nella presente accezione comprensiva di vestiario esterno, maglieria, camiceria e abbigliamento in pelle) resta caratterizzata da una dinamica di segno positivo, riconducibile in via principale alle performance ottenute oltreconfine. Sulla base dei dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda, nel 2018 il turnover di settore ha messo a segno un aumento del +1,0%; in un anno il womenswear guadagna, pertanto, circa 125 milioni di euro, portandosi di poco oltre i 13,3 miliardi.

Il tasso di crescita settoriale registrato a consuntivo risulta, dunque, ampiamente superiore rispetto alle stime rilasciate lo scorso Febbraio (+0,5%), in virtù di un andamento dell’export rivelatosi decisamente più favorevole di quanto più prudentemente si era prospettato alla luce del deterioramento del contesto congiunturale, che, tuttavia, ha influito solo in parte sul settore del womenswear italiano.

L’evoluzione settoriale risulta positiva come quella registrata dalla moda maschile, pur avendo archiviato quest’ultima dinamiche ben più vivaci in termini di export (e quindi di turnover).

Nell’ambito della filiera Tessile-Moda nazionale il womenswear riveste un ruolo di primo piano, assicurando il 24,3% del fatturato complessivamente generato (Fig. 1). Analogamente a quanto registrato nel più recente passato, l’evoluzione positiva ha interessato in via esclusiva la confezione (+2,9%), mentre tutti gli altri comparti della moda donna si sono mossi in area negativa. La camiceria e la maglieria hanno chiuso l’anno in calo rispettivamente del -3,9% e del -1,0%, mentre l’abbigliamento in pelle ha ceduto il -7,4%.

Con riferimento al valore della produzione effettuata in Italia (variabile calcolata al netto dei proventi derivanti dalla commercializzazione di prodotti importati) il bilancio settoriale mostra un cambio di passo, nell’ordine del -1,8% su base annua, a fronte di un approvvigionamento dall’estero in crescita su ritmi piuttosto sostenuti.

A conferma delle più recenti tendenze di mercato, per la moda donna italiana la domanda interna è rimasta riflessiva, mentre la domanda estera si è rivelata ancora una volta particolarmente favorevole, come del resto ininterrottamente dal 2010.

Più in particolare, nel 2018 le vendite sui mercati internazionali, grazie ad un aumento su base annua del +3,1%, hanno raggiunto 8.460 milioni di euro, concorrendo così al 63,4% del turnover settoriale.

Parallelamente l’import accelera mettendo a segno una variazione a doppia cifra, pari al +10,1% e avvicinandosi quindi a quota 4,8 miliardi di euro.

A fronte del suddetto andamento degli scambi con l’estero in entrata ed in uscita dall’Italia, l’avanzo commerciale della moda donna si porta sui 3,7 miliardi di euro (in calo, dunque, di circa 183 milioni rispetto all’avanzo 2018).

Relativamente al mercato italiano, nel 2018 sulla base delle elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Moda sui dati rilevati da Sita Ricerca, la moda femminile si conferma in flessione

accusando peraltro un peggioramento rispetto alla dinamica accusata nel corso del 2017. L’anno solare 2018 archivia infatti una flessione che raggiunge il -3,9%.

Se si considera, invece, il periodo compreso tra la Primavera/Estate 2018 e l’Autunno/Inverno 2018-2019, il sell-out di moda femminile presenta una flessione pari al -2,9% in termini di spesa corrente rispetto alle corrispondenti stagioni del 2017-2018. Nell’arco temporale monitorato il calo ha colpito tutte le merceologie qui considerate, pur su ritmi assai differenti. Gli acquisti di camiceria contengono la flessione al -1,1%, mentre quelli di capi confezionati (maggioritari, con un’incidenza del 58,2%) e di maglieria perdono rispettivamente il -2,9% e il -3,1%. Come ormai da diverse stagioni, il calo dell’abbigliamento in pelle prosegue su tassi sostenuti, pari nello specifico al -10,0%; tale segmento è ormai confinato all’1,3% del mercato.

Osservando le performance ottenute dai singoli format distributivi (Fig. 2.3), si può cogliere al meglio l’evoluzione di paradigma che sta coinvolgendo le consumatrici italiane, il loro stile e le loro preferenze. Nel periodo in esame le catene, primo canale per valore di moda donna intermediato con uno share del 47,4%, mostrano una flessione, nella misura del -1,9%. Il dettaglio indipendente continua a perdere terreno, accusando nello specifico una perdita delle vendite intermediate pari al -10,6%; detiene così un’incidenza del 19,7%. La GDO passa a quota 15,0%, a fronte di un decremento pari al -3,4%. In ambito GDO, i grandi magazzini hanno contenuto il calo al -1,5%, mentre food e grandi superfici cedono rispettivamente il -6,8% e il     -6,0%.

Unico canale in controtendenza si rivela l’on-line, che dopo la modesta crescita del periodo marzo 2017-febbraio 2018, torna ad incrementarsi su tassi a doppia cifra, ovvero del +40,7%; tale format presenta un’incidenza del 9,4% sul totale mercato. Nel medesimo periodo il menswear, a quota 7,0% del proprio segmento di mercato, era cresciuto del +2,9%.

Vendite in calo, infine, si riscontrano sia per l’outlet sia per gli ambulanti, oltre che per la residuale categoria degli “altri canali”.

I primi dati di sell-out relativi alla prima parte della P/E 2019 (marzo-giungo), pur provvisori, indicano un’accelerazione del calo della confezione e una stabilizzazione per la maglieria esterna; la camiceria femminile e l’abbigliamento in pelle, invece, risultano interessate da una dinamica di crescita.

Il commercio con l’estero nel primo semestre del 2019

Secondo i dati ISTAT ad oggi disponibili, relativi al periodo gennaio-giugno 2019, la moda donna vede ancora l’export interessato da un trend favorevole, che porta a registrare un aumento pari al +6,6% in accelerazione rispetto al ritmo del +2,4% sperimentato nel

medesimo periodo del 2018. Anche l’import si mostra particolarmente vivace, restando interessato da una crescita a doppia cifra pari al +10,1%. Rispetto, dunque, al cumulato a maggio diffuso qualche giorno fa, con il dato di giugno si profila una decelerazione del tasso di crescita, di 1 punto percentuale nel caso dell’export e di 2,6 punti percentuali nel caso dell’import.

Nel periodo in esame, le vendite oltreconfine ammontano a 4.400 milioni di euro, mentre, contestualmente, l’import si porta a 2.675 milioni. Il saldo commerciale semestrale risulta, dunque, pari a poco più di 1,7 miliardi.

Analizzando le performance per macro-area geografica, nel caso delle esportazioni si rileva un andamento favorevole sia per la UE sia per l’extra-UE, che segnano rispettivamente un +6,1% e un +7,2%. Anche nel caso dell’import, entrambe le aree si mostrano in aumento: la UE cresce del +15,4% (dato questo, tuttavia, soggetto a revisioni in quanto comprende la Spagna), l’extra-UE del +4,9%.

Al di là del dato medio per macro-area, si rende opportuno analizzare i risultati evidenziati dai singoli Paesi, in grado di rispecchiare più da vicino l’andamento di ciascun mercato.

In ambito UE, la Francia, primo mercato di sbocco della moda femminile made in Italy con una quota dell’11,3%, evidenzia una variazione pari al +6,3%; di contro, la Germania, al secondo posto con uno share del 9,4%, presenta un decremento del -3,0%.

Restando in ambito UE, Regno Unito e Spagna si rivelano entrambi caratterizzati da trend soddisfacenti, crescendo il primo del +13,4%, la seconda del +11,8%.

Con riferimento ai mercati extra-europei, guadagna terreno la Svizzera, specie a fronte del suo ruolo di piattaforma logistico-commerciale, assistendo nel periodo in esame ad una variazione del +23,4%.

Gli Stati Uniti, dopo la frenata registrata nel gennaio-giugno 2018 (-0,5%), rimbalzano fino ad archiviare un +12,5%, per un valore di 359 milioni di euro.

Nel caso del Far East, se da un lato Hong Kong cede il -8,0%, la Cina contabilizza un aumento del +17,6%, per un totale rispettivamente di 273 e di 214 milioni di euro; sommati, risultano secondi solo alla Francia. L’export destinato al Giappone cresce, invece, del +11,6%, mentre quello in Corea del Sud del +17,6%.

Caratterizzate da dinamica negativa risultano, invece, le vendite dirette in Russia: nel periodo in esame calano del -9,4%; tale mercato copre ormai il 4,7% del totale esportato di settore.

Passando all’analisi dei principali supplier, la Cina resta interessata da dinamiche di segno negativo, pari al -2,7% da gennaio a giugno 2019, pur assicurando il 14,5% dell’import totale di

comparto. La dinamica registrata va, tuttavia, incrociata con i contestuali aumenti da Paesi Bassi (+21,4%) e Belgio (+12,9%), tradizionali ingressi per produzioni asiatiche.

Al secondo posto, in virtù di un incremento molto vigoroso, riscontriamo la Spagna; tale risultato è da ricondurre, in prima battuta, a modifiche nel mix merceologico da parte di alcuni operatori; risulta tuttavia soggetto a verifiche da parte di ISTAT, per cui è d’obbligo una valutazione con estrema prudenza. La Francia, terzo supplier, dopo l’incremento di rilievo sperimentato nel corso del 2018, registra una flessione in parte fisiologica, nella misura del           -22,6%.

Il Bangladesh, in quarta posizione, cresce del +14,0%. Mentre la Romania cala del -1,1%, le merci di provenienza tedesca segnano un +5,5%.

Disaggregando il dato per linea di prodotto (cfr. Fig. 3), nel primo semestre del 2019 il fatturato estero di confezione e maglieria mostra dinamiche positive; la confezione femminile cresce oltreconfine del +5,3%, mentre la maglieria del +11,7%. Al contrario, l’export di camiceria, analogamente a quello di abbigliamento in pelle, frena al -0,4%.

Nel caso delle importazioni si registra un aumento a doppia cifra nel caso della confezione (+17,7%); maglieria e camiceria mostrano, invece, una dinamica pari rispettivamente al +2,9% e al +5,1%. L’abbigliamento in pelle proveniente dall’estero cede, invece, il -1,4%.

Nonostante il contesto politico-economico resti condizionato da molteplici incertezze, per la moda femminile si confida in un mantenimento dell’evoluzione complessivamente favorevole, pur su toni modesti, anche per la seconda parte del 2019, con la spinta attesa provenire esclusivamente dai mercati esteri.

Nota a cura del Centro Studi di Confindustria Moda per SMI Sistema Moda Italia

 

 

 

 

 


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