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LA MODA JUNIOR NEL 2017-2018

giugno 21 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Nota a cura del Centro Studi di Confindustria Moda per SMI Sistema Moda Italia

Il bilancio settoriale del 2017

Nel 2017 il childrenswear (accezione questa che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi/e di età tra 0-14 anni, intimo ed accessori inclusi) resta interessato da una dinamica di segno positivo, assistendo peraltro ad un’accelerazione del ritmo di crescita rispetto agli anni precedenti. Grazie ad un incremento del +3,6%, il fatturato settoriale sorpassa ampiamente i 2,8 miliardi di euro.

La moda Junior, ancora una volta, si è giovata in primis del favore riscontrato sui mercati internazionali; anche in Italia, tuttavia, mercato preponderante per il comparto, si è comunque registrata una dinamica tra le migliori raggiunte in tutto il panorama del Tessile-Abbigliamento. Più nello specifico, l’export di comparto viene stimato in aumento del +5,9% su base annua, performance questa che ha consentito alle vendite estere di portarsi a 1,1 miliardi di euro. L’incidenza media delle vendite oltreconfine sul giro d’affari sale, pertanto, al 38,5%. Rispetto al 2012 tale quota ha guadagnato 6,4 punti percentuali.

Venendo a considerare il mercato italiano, nell’anno solare 2017, analogamente a quanto registrato nei dodici mesi del 2016, il sell-out archivia una variazione pari al -0,2%, attestandosi così sui 4,2 miliardi.

Nel 2017 le importazioni d’oltremare, dopo la frenata del 2016, tornano a crescere nella misura del +0,6%.

A fronte della suddetta dinamica del trade con l’estero, lo scorso anno la bilancia commerciale settoriale, pur restando in deficit, guadagna 51 milioni di euro e si porta così a -685 milioni.

Nel 2017 l’interscambio con l’estero del solo abbigliamento per neonati (per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza e, quindi, i flussi commerciali con l’estero per Nazione) ha assistito ad un calo dell’export, pari al -2,4%, in controtendenza rispetto al dato complessivo comprensivo di abbigliamento per bambini/ragazzi; contestualmente, anche l’import si conferma riflessivo, arretrando del -1,7%, su ritmi analoghi a quelli del 2016.

Con riferimento ai principali mercati di sbocco, la Spagna, pur al primo posto, presenta un decremento piuttosto marcato pari al -15,8%. Di contro, il Regno Unito si mantiene interessato da un trend positivo, crescendo del +6,1%. Ancora dinamiche di segno negativo interessano, invece, sia Francia (-9,1%) sia Germania (-19,5%). Dal 2010 al 2014 primo mercato di sbocco del childrenswear italiano, la Russia, scivolata in sesta posizione, inverte finalmente il trend e torna interessata da una variazione di segno positivo pari al +2,9%. Tra gli altri, Emirati Arabi ed Arabia Saudita crescono del +5,5%.

Sempre con riferimento al solo abbigliamento bebè, le importazioni dall’estero in Italia, complessivamente in calo, vedono la Cina in deciso arretramento per il secondo anno consecutivo (-10,0%); nonostante ciò, continua ad assicurare quasi 93 milioni di euro. Lo stesso Bangladesh evidenzia una flessione pari al -3,5%, mentre cresce significativamente l’India (+23%). In crescita risultano i principali partner UE ovvero la Francia, secondo supplier, nella misura del +1,6%, e la Spagna, nella misura del +3,3%.

Sulla scia di quanto sperimentato nel 2016, anche nel 2017 il mercato italiano ha saputo dimostrare una certa capacità di tenuta, specie rispetto ad altri segmenti dell’abbigliamento. Il sell-out di moda junior, secondo le rilevazioni svolte da Sita Ricerca per conto di SMI, conferma sostanzialmente i livelli raggiunti l’anno precedente, archiviando una dinamica pari al -0,2% per il secondo anno consecutivo. Segmento maggiormente al riparo da fattori congiunturali, sia per il maggior coinvolgimento emotivo sia per necessità funzionali legate al più breve ciclo di vita, il comparto sembra, dunque, aver trovato un nuovo punto di equilibrio.

Sotto il profilo merceologico il segmento ‘bambino’ e il segmento ‘bambina’ (quest’ultimo, si ricorda, strutturalmente preponderante con un’incidenza del 46,4% dei consumi di childrenswear in Italia) si sono mossi in maniera piuttosto simile, segnando rispettivamente una variazione pari al -0,1% e al -0,3%. Il segmento ‘neonato’, infine, mostra un timido incremento (+0,1%).

Dal punto di vista temporale, dopo un gennaio-febbraio 2017 iniziato favorevolmente (+0,6%) la P/E si è chiusa complessivamente ancora con un dato lievemente negativo                (-0,6%), dato su cui ha inciso negativamente soprattutto l’arretramento del bimestre luglio-agosto (-1,6%). Detta flessione si è prolungata anche nel periodo settembre-ottobre, mentre l’ultimo bimestre dell’anno ha evidenziato un deciso cambio di passo, archiviando un aumento pari al +1,4%. L’A/I 2017-18 si chiude a +0,2%, grazie anche a un primo bimestre debolmente positivo (+0,5%).

Passando ora all’analisi del sell-out per canale, è possibile ottenere una fotografia non solo della struttura distributiva della moda junior nel nostro Paese, ma anche di mettere maggiormente a fuoco le preferenze, gli orientamenti e il comportamento d’acquisto delle famiglie italiane. Sulla base delle rilevazioni statistiche (in tal caso riferite non all’anno solare, bensì al periodo compreso dalla Primavera/Estate 2017 all’Autunno/Inverno 2017-18), le catene si confermano primo canale per sell-out intermediato, con un’incidenza del 50,7% sul totale, nonostante, similmente a quanto già registrato nel periodo corrispondente

2016-17, contabilizzino una contrazione nella misura del -1,5%. Risulta premiato, invece, l’universo della GDO, che complessivamente ha raggiunto un’incidenza pari al 29,3% del mercato, crescendo del +2,4% nel periodo in esame. Più in dettaglio, i Grandi Magazzini crescono del +2,8%, le Grandi Superfici del +2,1%, il canale food del +1,6%.

Il canale digitale, pur circoscritto a quota 4,0%, si muove favorevolmente, crescendo del +19,6%. Il dettaglio indipendente, dopo i significativi arretramenti del più recente passato, che l’hanno fatto scendere a quota 11,5%, contiene il calo al -1,1%. Da ultimo, le vendite intermediate dagli outlet frenano al -0,1%, mentre l’ambulante perde olt Venendo ora all’anno in corso, secondo i dati ISTAT ad oggi disponibili con riferimento al solo segmento bebè da gennaio a marzo 2018 l’export ha sperimentato un ritorno in area positiva, sperimentando incrementi su tassi sostenuti, pur da ricondurre, per lo più, a operazioni infragruppo. Tutti i maggiori sbocchi sono interessati da dinamiche positive. Oltre ai tradizionali partner UE, si ricorda la Russia, che cresce del +2,5%, gli USA, in aumento del +13,2%, gli Emirati del +11,3%, mentre l’Arabia Saudita cede il -11,7%.

Nei primi tre mesi dell’anno l’import di abbigliamento per neonato evidenzia, invece, un peggioramento e cala del -13,4% (più che annullando, dunque, il rimbalzo (+11,0%) del primo trimestre 2016). I primi tre supplier, ovvero Cina, Bangladesh e Francia, risultano in arretramento, mentre la Spagna prosegue nel trend favorevole.


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