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LA MODA MASCHILE ITALIANA NEL 2016-2017 (Nota a cura del Centro Studi SMI)

giugno 12 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News

Il bilancio settoriale del 2016

La moda maschile italiana (aggregato che, si ricorda, comprende l’abbigliamento in tessuto, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) – come emerge dal bilancio settoriale riportato in Tabella 1 – archivia l’anno 2016 in area positiva, facendo registrare una crescita pari al +1,2%. Il turnover settoriale sfonda, pertanto, i 9 miliardi di euro.  Le previsioni rilasciate in occasione della scorsa edizione di Pitti Uomo (Gennaio 2017), allorquando si era stimata una dinamica del +0,9%, risultano quindi pressoché confermate. Del resto, da un lato le esportazioni si sono rivelate più vivaci di quanto prudenzialmente stimato, dall’altro, viceversa, il sell-out sul mercato interno ha evidenziato un calo di maggior entità rispetto a quanto previsto, compensando così il dato medio settoriale.

Con riferimento ai singoli micro-comparti qui esaminati, chiudono il 2016 con un incremento sopra media i settori preponderanti ovvero confezione e maglieria, rispettivamente in aumento del +2,0% e del +5,1%. Di contro, le restanti merceologie qui considerate accusano dinamiche di segno negativo non marginali: la camiceria cede il -5,4%, il segmento delle cravatte arretra del            -6,3%, la confezione in pelle, infine, perde quasi il -11%.

 

Nel corso del 2016 il valore della produzione (si ricorda che tale variabile si propone di stimare il valore dell’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati) si mostra in recupero, frenando tuttavia al -0,3%. Sul dato gravano del resto le perdite, anche su questo fronte, accusate da camiceria, cravatte e pelle; viceversa, confezione e maglieria evidenziamo dinamiche positive.

Con riferimento all’interscambio con l’estero, l’export mantiene il suo ruolo fondamentale a supporto della crescita della moda maschile italiana. Le esportazioni di settore, grazie ad una crescita del +2,4%, si portano sui 5,8 miliardi di euro; in tal modo, l’incidenza dell’export sul fatturato passa al 64,4%. Nel caso dell’import, come per la maggior parte dei comparti dell’Abbigliamento-Moda, si rileva invece un deciso rallentamento, dopo un biennio di crescita sostenuta. In particolare, per la moda uomo le importazioni si assestano sui livelli del 2015, per un totale di 4 miliardi circa.

A fronte della suddetta dinamica di export ed import, nel 2016 il settore sperimenta un miglioramento del saldo commerciale, che si porta a poco meno di 1,8 miliardi di euro, con un guadagno di 135 milioni.

Se si considera il mercato italiano, nel corso del 2016 gli acquisti di moda maschile da parte delle famiglie residenti hanno perso complessivamente ancora terreno. Le rilevazioni effettuate da Sita Ricerca per conto di SMI indicano una diminuzione del sell-out per la moda maschile pari al -2,2% con riferimento all’anno solare, pur in miglioramento, dunque, rispetto agli anni appena precedenti. La Primavera/Estate, peraltro, si era rivelata piuttosto favorevole, contenendo il calo al -0,7%. Per di più, tre merceologie ovvero il vestiario, la camiceria e le stesse cravatte avevano raggiunto dinamiche di segno positivo (pur inferiori all’unità).

Di contro, la seconda parte dell’anno ha assistito a nuovi peggioramenti che hanno determinato un bilancio complessivamente negativo. I segmenti preponderanti, ovvero la confezione (54,9% del sell-out di moda maschile) e la maglieria (25,6% del mercato uomo), nei dodici mesi lasciano sul campo rispettivamente il -1,7% e il -3,5%. La camiceria frena al -0,3%, mentre le cravatte arretrano del -2,1%. Infine, la confezione in pelle, sempre molto altalenante, cede il -15%.

 

A livello di canale distributivo (disponibile per stagione e, pertanto, relativi al periodo compreso da marzo 2016 fino a febbraio 2017), le catene, sorpassato il dettaglio tradizionale nel 2014, sono salite a quota 35,7%; tale canale, del resto, si muove ancora in controtendenza rispetto alla media settoriale, archiviando nel periodo monitorato una variazione del +0,4%. Il dettaglio indipendente, passato a quota 26,9%, presenta un cedimento pari al -7,7%. L’universo della GDO ha incontrato, invece, il favore dei consumatori, presentando un aumento del sell-out intermediato pari al +2,7%. Da sottolineare, infine, la performance dell’e-commerce: in aumento del +42%, raggiunge uno share del 6,3% del mercato uomo (nel 2015 era al 4,4%).

2. Le performance sui mercati esteri nel 2016

Secondo i dati di fonte ISTAT, nell’anno 2016, la moda maschile ha assistito ad una prosecuzione del trend positivo sia sul fronte import sia sul fronte export. Come anticipato nel commento del bilancio settoriale (dal quale erano però esclusi i prodotti junior), l’export ha proseguito nel trend positivo, crescendo del +2,7%, mentre l’import ha frenato al +0,3%.

A livello di segmenti di prodotto, come già anticipato in termini di turnover, si registrano andamenti dicotomici tra le diverse merceologie. Sperimentano un incremento delle vendite estere confezione e maglieria, rispettivamente del +3,0% e del +8,3%. Di contro, camiceria e cravatte presentano cedimenti nell’intorno del 7%, mentre la confezione in pelle arretra del         -12,4%.

Con riferimento agli sbocchi commerciali, si sottolinea come sia le aree UE sia quelle extra-UE siano state favorevoli al comparto, pur crescendo rispettivamente del +4,8% e di un ben più modesto +0,4%. Il mercato UE si conferma, pertanto, il maggior acquirente, con una quota del 53,6% sull’export totale di settore.

Francia e Germania chiudono l’anno su valori pressoché identici, pur mostrando la prima un lieve calo pari al -1,5%, mentre la seconda un aumento del +8,8%. Il Regno Unito resta favorevole, grazie ad un aumento del +7,6%.  Sempre restando in ambito UE, va sottolineata la performance della Spagna, caratterizzata da un incremento double-digit pari al +15,4%. Dinamiche negative interessano i Paesi Bassi (-17,6%), mentre, pur su valori più modesti, crescono le vendite sia in Austria (+6,2%) sia in Belgio (+4,0%).

 

 

Gli Stati Uniti, dopo l’ottima performance sperimentata nel 2015 (+12,6%), registrano una perdita del -8,7%, abbandonando così la prima posizione conquistata proprio nel 2015 e   scivolando al quarto posto nel ranking degli sbocchi principali del menswear italiano.

Guardando ai mercati del Far East, le vendite verso Hong Kong crescono del +14,9%, quelle in Giappone del +12,5%; l’export in Cina, invece, si chiude con un più modesto +5,3%, per un totale di 201 milioni di euro. Anche la Corea del Sud risulta interessata da una dinamica soddisfacente pari al +8,2%, per un valore complessivo di 124 milioni di euro.

Pur nettamente meno rilevante per la moda maschile rispetto a quella femminile, la Russia si mostra in recupero, su tassi del +3,8%.

Relativamente alle importazioni, nel 2016 la moda maschile (comprensiva in tal caso, come indicato in Tabella 2, anche dello junior) sperimenta un lieve aumento rispetto ai livelli dell’anno precedente, nella misura del +0,3%. Entrando più nello specifico delle singole merceologie qui in esame, l’import di capi in tessuto frena al -0,7%, quello di camiceria risulta fermo, mentre la maglieria non eccede il +1,9%. Cravatte e abbigliamento in pelle cedono, invece, oltre il -3%.

Con riferimento alle performance relative ai mercati di approvvigionamento, la Cina si conferma in assoluto top supplier a quota 19,8%, nonostante accusi un decremento del -8,6%.

Il Bangladesh, secondo supplier, risulta in crescita del +7,1% e sale così ad uno share del 13,4% del totale importato di settore. Mentre la Romania presenta una variazione positiva del +5,4%, sia Tunisia sia Turchia calano del -4% circa. In crescita risultano, inoltre, anche Francia (+3,7%) e Germania (+4,5%).

3. La moda maschile nel 2017: prime indicazioni

Nei primi due mesi del 2017, periodo questo pur spesso poco significativo a livello statistico, la moda maschile italiana ha visto proseguire l’export su un sentiero favorevole, mentre l’import evidenzia un timido recupero (+0,8%). In particolare, il fatturato estero, sospinto dalla confezione ma ancor più dalla maglieria maschile, sperimenta una crescita del +6% circa rispetto al primo bimestre 2016.

In queste prima battute del 2017 tra i mercati di sbocco best performer in termini di ritmo di crescita si segnalano Germania (+8,3%), Regno Unito (+24,8%) e Spagna (+10,5%) in ambito UE, Hong Kong (26,8%) e Corea del Sud (39,4%) ma anche Giappone (+9,2%) in ambito extra-UE; la Cina non supera, invece, il +2,1%.

Con riferimento all’Indagine Campionaria condotta da SMI, il panel operante nella moda uomo propende in massima parte per una prosecuzione del trend in atto (66,7%) anche nei mesi a venire, mentre il restante 33,3% confida in un ulteriore miglioramento.

Al di là di queste prime indicazioni, l’appuntamento fieristico si rivelerà ancora una volta un termometro particolarmente significativo per capire le tendenze del mercato, consentendo agli operatori del settore di formare al meglio le proprie aspettative per i mesi a venire e indirizzare, di conseguenza, le proprie strategie aziendali.

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