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La moda maschile italiana nel 2018 (a cura di SMI)

gennaio 8 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

Il bilancio preconsuntivo del 2018

Nell’ambito di uno scenario non privo di complessità ed incertezze, la moda maschile italiana (in un’accezione che comprende la confezione e la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle), secondo le stime elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda sulla base delle indicazioni provenienti dalle indagini campionarie interne nonché sulla base dell’andamento congiunturale del quadro macroeconomico di riferimento, dovrebbe archiviare il 2018 moderatamente in crescita. Il fatturato, prudenzialmente, è atteso sperimentare una dinamica pari al +1,5%, oltrepassando, dunque, i 9,4 miliardi di euro. La moda maschile concorre così al 17,5% del turnover complessivamente generato dalla filiera Tessile-Moda nazionale e al 27,9% della sola parte abbigliamento. Dopo una prima parte dell’anno particolarmente soddisfacente oltreconfine (il primo semestre si è chiuso con un export in aumento del +5,5%), la performance annua risulta in decelerazione, visto il rallentamento che si è verificato a partire dall’estate e quindi nei mesi autunnali sui mercati esteri. Oltre a ciò, i consumi nazionali mostrano una dinamica tra le peggiori registrate dal 2013.

Con riferimento ai singoli micro-comparti qui esaminati, nel 2018 sono attesi sperimentare un’evoluzione positiva del fatturato sia la confezione sia la maglieria. Di contro, tutti gli altri comparti qui considerati sono stimati in flessione, pur su ritmi di diversa entità.

Nel corso del 2018 il valore della produzione (si ricorda che tale variabile si propone di stimare il valore dell’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati), assiste ad un’inversione di tendenza, che porta a prevedere una contrazione nell’ordine del -2,8% rispetto al 2017.

Nel corso dell’anno è proseguito il trend espansivo delle vendite oltreconfine che sta del resto caratterizzando il settore ininterrottamente dal 2010. Nonostante la crescita vivace dei primi 6 mesi dell’anno, a seguito del rallentamento manifestatosi dall’estate in poi, per l’export si stima una decelerazione, che porterebbe il ritmo di crescita al +3,9%, corrispondente ad un livello complessivo di vendite estere superiore comunque ai 6,3 miliardi di euro. L’incidenza dell’export sul fatturato totale del comparto si irrobustirebbe, pertanto, al 67,1%.

Nel caso dell’import, a fronte del cambio di passo emerso in corso d’anno, si prospetta una crescita piuttosto vivace, stimata al +6,4% nei dodici mesi; l’ammontare totale oltrepasserebbe così i 4,2 miliardi.

Visto il suddetto andamento degli scambi con l’estero, per l’attivo commerciale settoriale si prevede un lieve calo (15,1 milioni in meno rispetto al consuntivo 2017); il surplus dovrebbe mantenersi, infatti, sui 2,1 miliardi.

Un quadro maggiormente dettagliato relativamente alle performance della moda uomo sui mercati internazionali si ottiene dall’analisi dell’interscambio con l’estero nei primi nove mesi del 2018. In tale periodo, sulla base dei dati ISTAT ad oggi disponibili, le vendite estere proseguono nel trend positivo, mentre l’import torna a crescere su ritmi vivaci, superando peraltro la dinamica di export, come si riscontra del resto anche per tutto il comparto dell’Abbigliamento. Più in dettaglio, da gennaio a settembre la moda maschile cresce all’estero del +5,0%, per un totale di oltre 5 miliardi di euro; parallelamente, l’import assiste ad aumento delle merci provenienti da oltreconfine pari al +7,4%, portandosi a quota 3,9 miliardi.

Nel periodo in esame il saldo commerciale risulta pari a poco più di 1,1 miliardi di euro e mostra, dunque, una contrazione di 31,6 milioni rispetto al dato dei primi nove mesi del 2017.

Sotto il profilo geografico, la UE risulta interessata da dinamiche positive con riferimento sia all’export (+1,6%) sia all’import (+22,4%); le piazze extra-UE presentano invece (al netto di triangolazioni con altri Paesi UE) una frenata nel caso dell’import (-0,4%), mentre registrano un incremento del +9,0% dell’export.

Analizzando i singoli mercati di sbocco, le crescite risultano generalizzate e tra i “top20” solo pochi Paesi si rivelano in flessione. Con riferimento al Vecchio Continente, la Germania mostra un aumento del +3,5%, il Regno Unito del +8,1%, la Francia del +2,2%. Nota a sé merita la Svizzera, in primis piattaforma logistico-commerciale per molti operatori del settore, in aumento del +20,5%, a testimonianza di un mercato globale complessivamente favorevole alle produzioni italiane.

Con riferimento ai mercati extra-europei, gli Stati Uniti, che nel caso del complesso del Tessile-Abbigliamento non vanno oltre al -0,2%, assistono ad una crescita delle esportazioni di moda maschile pari al +2,8%. Similmente, la Russia si rivela positiva per la moda maschile, archiviando un +6,4%, mentre frena al -0,8% nel caso del totale Tessile-Abbigliamento.

Se si guarda al Far East, Hong Kong e Cina crescono rispettivamente del +3,6% e del +27,7%; complessivamente l’export verso questi Paesi raggiunge i 471 milioni di euro, in coda quindi solamente a Germania e Regno Unito. L’export verso il Giappone presenta un aumento del +1,2%, mentre una crescita double-digit, ovvero +18,2%, coinvolge la Corea del Sud.

Tra i primi 20 sbocchi, fa il suo ingresso il Canada, che, in virtù di una variazione pari al +5,8%, raggiunge i 71 milioni di euro.

A fronte di uno scenario complessivamente propizio, alcuni mercati si sono tuttavia rivelati cedenti. Cala del -2,9% l’export verso la Spagna; pur su livelli ben più contenuti, sperimentano un decremento anche le vendite dirette in Austria (-7,9%) e Belgio (-11,6%).

Relativamente ai mercati di approvvigionamento, la Cina, nonostante si confermi il top supplier in grado di assicurare il 17,9% della moda uomo importata in Italia, resta in calo accusando una contrazione nell’ordine del -6,0%. Lo stesso Bangladesh, che pur ha un’incidenza del 14,1%, cede il -2,4%. Tali dinamiche vanno, tuttavia, incrociate con i significativi aumenti di merci provenienti da Paesi Bassi e Belgio, rispettivamente in crescita del +20,4% e del +15,1%, come noto porte di ingresso privilegiate per le produzioni asiatiche.

Circa la Francia, che presenta una variazione del +32,6%, da ricondurre in particolare ai segmenti maglieria e camiceria, si sottolinea l’opportunità di valutare il dato con estrema cautela in quanto, pur confermato da ISTAT, risulta ancora provvisorio e soggetto, quindi, a possibili revisioni (specie a fronte di un corrispondente dato di fonte francese di entità differente).

Focalizzandosi sui top-supplier, crescono anche i flussi di confezioni maschili provenienti da Paesi partner produttivi di breve raggio ovvero dalla Romania (+15,8%), dalla Tunisia (+2,8%), dalla Turchia (+5,9%), nonché da Spagna e Bulgaria, entrambe in crescita del +30,7%.

Se si guarda alle performance per linea di prodotto, da gennaio a settembre 2018 si registra una crescita delle esportazioni per la confezione, nella misura del +3,8%, e per la maglieria, nella misura del +10,3%. Al contrario, le altre tre merceologie qui prese in esame accusano delle perdite: la camiceria flette del -1,1%, l’abbigliamento in pelle cede il -4,2%, le cravatte il -9,6%.

Nel caso delle forniture dall’estero, crescono le importazioni di maglieria maschile (+11,6%), di confezione (+5,8%) e di camiceria (+2,1%), mentre sperimentano dinamiche negative le cravatte (-9,9%) e l’abbigliamento in pelle (-6,8%).

Passando all’analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato il consumo sul mercato nazionale, l’anno solare è atteso calare del -4,6%, confidando in una ripresa degli acquisti natalizi. Sulla base dei dati disponibili, solo il bimestre luglio-agosto ha, del resto, evidenziato una variazione positiva nel corso del 2018. Con riferimento all’Autunno/Inverno, gli ultimi dati disponibili riguardano la stagione 2017-18. Si ricorda che per il Tessile-Abbigliamento nel suo complesso quel periodo è stato ancora caratterizzato da un trend negativo a valore (-2,4%), nonché a volume (-1,3%) secondo quanto rilevato da Sita Ricerca.

Focalizzandosi sulla moda maschile, come indicato in Fig. 2.1, nel complesso il comparto sperimenta un nuovo deterioramento, registrando un decremento pari al -2,2% rispetto alla precedente stagione Autunno/Inverno (chiusasi però a -2,8%). Due sole merceologie hanno sperimentato una conferma dei livelli della precedente stagione A/I, mentre tutti gli altri sono rimasti in territorio negativo. In particolare, il sell-out di camiceria e confezione in pelle maschile si è rivelato lievemente positivo, segnando rispettivamente un +0,2% e un +0,1%. Di contro, la confezione maschile (che copre il 55,5% del sell-out settoriale) ha sperimentato una flessione del -2,0%, performando, tuttavia, lievemente meglio del corrispondente segmento femminile (calato parallelamente del -3,1%). La maglieria (che copre oltre il 25,8% del sell-out settoriale) cede il -4,2%, anche in tal caso contenendo le perdite rispetto al corrispondente segmento femminile calato contestualmente del -5,8%. Si mantiene in calo anche il sell-out di cravatte, che nel periodo monitorato arretra del -1,5%.

Se si analizzano le dinamiche relative ai volumi, emerge un quadro altrettanto diversificato. La confezione maschile assiste addirittura ad un lieve incremento, nella misura del +0,7% rispetto ai volumi della precedente A/I, sintomo tuttavia di una progressiva contrazione dei prezzi medi per unità d’acquisto. La camiceria, al contrario di quanto registrato a valore, presenta una variazione pari al -0,2%, mentre le cravatte flettono del -2,6% in quantità. Più significativa la contrazione che interessa la maglieria che cede invece il -4,5%, similmente alla maglieria femminile. I capi in pelle, sempre a volume, crescono del +2,3%.

Relativamente alla distribuzione, come illustrato nella Fig. 2.3, non mancano indicazioni significative e ulteriori conferme circa l’evoluzione dello stile di consumo in Italia. Nell’A/I 2017-18 vengono registrate dinamiche in aumento con riferimento alla sola distribuzione organizzata. Le catene monomarca/franchising, arrivate a coprire una fetta del 35,5% del mercato, mostrano una lieve crescita, nella misura del +0,4%. Aumenti del sell-out intermediato si riscontrano anche in ambito GDO per le Grandi Superfici, che archiviano un +1,6%, e per i Grandi Magazzini, che mostrano una variazione del +1,1%. Le Grandi Superfici raggiungono così un’incidenza del 10,6%, le Grandi Superfici dell’8,5%.

Si conferma in arretramento il dettaglio tradizionale, che nella stagione in esame arriva a perdere il -8,0%. Nonostante il trend riflessivo, il canale tradizionale si riserva una quota pari al 26,5% del mercato. Il canale digitale, dopo il mini-boom messo a segno nel corso dell’A/I 2016/17 (+47,2%), presenta una “fisiologica” battuta d’arresto, contabilizzata nella misura del   -1,4%. L’on-line presenta, comunque, uno share del 7,0% del mercato; tale quota risulta, peraltro, superiore a quella del Tessile-Abbigliamento nel suo complesso, contabilizzata al 6,2% nel medesimo periodo.

Circa le attese per il 2019, gli indici congiunturali sono in calo negli ultimi mesi, tuttavia coerenti con una crescita ancora sostenuta dell’economia mondiale (PIL Mondo 2019 +3,5% rispetto al +3,7% atteso nel 2018 – Thomson Reuters-Datastream, previsioni Intesa Sanpaolo). Secondo gli analisti dell’IMF il commercio internazionale di beni e servizi è stimato crescere del +4,0%         (-0,2 punti percentuali rispetto al 2018). Il Centro Studi Confindustria (Scenari Economici, ottobre 2017) con maggior prudenza, prevede un +3,5% (sempre -0,2 punti percentuali in meno rispetto al 2018). Tensioni daziarie, esiti incerti della Brexit, elezioni politiche europee sono solo alcuni dei fattori che potranno influenzare il sistema economico in cui le aziende operano.

Al di là delle previsioni “macro”, con riferimento alle prospettive che si dischiudono per la moda uomo,

le rilevazioni campionarie condotte dal Centro Studi di Confindustria Moda su un campione di aziende di moda maschile associate a SMI, indicano una “stabilità” delle condizioni congiunturali sperimentate nel corso del 2018. Anche dall’analisi della raccolta ordini per la prossima P/E, emergono indicazioni di basso dinamismo per la domanda sia nazionale sia estera.

D’altronde sarà soprattutto l’occasione fieristica di Pitti Uomo a rivelarsi un termometro del mercato oltremodo significativo circa lo status quo e le prospettive di breve-medio termine che si dischiudono per il comparto. Intercettando gli orientamenti dei principali player e buyer del settore, sarà dunque possibile formare al meglio le aspettative sull’evoluzione del menswear italiano nel corso dell’anno appena iniziato.

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