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LA MODA MASCHILE ITALIANA NEL 2019-2020 (Nota a cura del Centro Studi di Confindustria Moda per SMI)

gennaio 7 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, Economia, News, Prato

Il bilancio preconsuntivo del 2019

Nell’ambito di uno scenario nazionale ed internazionale gravato da molteplici complessità ed incertezze, secondo le stime elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda sulla base delle indicazioni provenienti dalle indagini campionarie interne nonché sulla base dell’andamento congiunturale del quadro macroeconomico di riferimento, la moda maschile italiana (in un’accezione che comprende la confezione e la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) è attesa archiviare il 2019 in territorio positivo. Il fatturato, prudenzialmente, dovrebbe sperimentare una dinamica pari al +4,0%, portandosi, dunque, a 9,9 miliardi di euro. La moda maschile concorre così al 18,0% del turnover complessivamente generato dalla filiera Tessile-Moda nazionale e al 28,7% della sola parte abbigliamento. Come per il “Tessile, Moda e Accessorio” nel suo complesso, l’export si è rivelato il vero traino del settore, crescendo su tassi superiori a quelli evidenziati in corso d’anno dal commercio internazionale.

Con riferimento ai singoli micro-comparti qui esaminati, nel 2019 risultano interessati da un’evoluzione favorevole del fatturato sia la confezione sia la maglieria; i due comparti preponderanti più che compensano, dunque, le perdite che interesserebbero gli altri segmenti stimati, invece, in flessione.

Nel 2019 il valore della produzione (si ricorda che tale variabile si propone di stimare il valore dell’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati), assiste ad un’inversione di tendenza e torna positivo nell’ordine del +1,9% rispetto al 2018.

Nel corso dell’anno è proseguito il trend espansivo delle vendite oltreconfine che sta del resto caratterizzando il settore ininterrottamente dal 2010. Per l’export si stima una variazione pari al +7,8%, a fronte della decelerazione prevista nell’ultimo quarter dell’anno. Il livello complessivo delle vendite estere passerebbe, dunque, a circa 6,9 miliardi di euro. L’incidenza dell’export sul fatturato totale del comparto si irrobustirebbe, pertanto, al 69,7%.

Anche nel caso dell’import si prospetta una crescita altrettanto vivace, stimata al +7,3% nei dodici mesi; l’ammontare totale oltrepasserebbe così i 4,6 miliardi.

Visto il suddetto andamento degli scambi con l’estero, per l’attivo commerciale settoriale si prevede un miglioramento (circa 185 milioni in più rispetto al consuntivo 2018); il surplus dovrebbe salire, infatti, sugli oltre 2,2 miliardi nell’intero anno.

Il commercio con l’estero nei primi nove mesi del 2019

Un quadro maggiormente dettagliato relativamente alle performance della moda uomo sui mercati internazionali si ottiene dall’analisi dell’interscambio con l’estero nei primi nove mesi del 2019. In tale periodo, sulla base dei dati ISTAT ad oggi disponibili, sia le vendite estere sia le importazioni proseguono nel trend positivo. Più in dettaglio, da gennaio a settembre la moda maschile accelera rispetto al 2018 e cresce all’estero del +9,9%, per un totale di quasi 5,6 miliardi di euro; parallelamente, l’import assiste ad aumento delle merci provenienti da oltreconfine pari al +9,3%, portandosi a quota 4,3 miliardi.

Nel periodo in esame il saldo commerciale risulta pari a circa 1,3 miliardi di euro e mostra, dunque, un incremento di 137 milioni rispetto al dato dei primi nove mesi del 2018.

Sotto il profilo geografico, la UE risulta interessata da dinamiche positive con riferimento sia all’import (+14,7%) sia all’export (+9,5%); le piazze extra-UE presentano, invece, un’evoluzione pari al +5,8% nel caso dell’import, mentre registrano un incremento del +10,4% nel caso dell’export.

Analizzando i singoli mercati di sbocco, le crescite risultano generalizzate e tra i “top 20” fa eccezione solo la Russia, che risulta in flessione.

Performance soddisfacenti interessano sia la Germania sia la Francia: le vendite di menswear verso tali mercati crescono rispettivamente del +5,5% e del +9,3%. La Spagna registra, invece, un più moderato +1,7%.Al primo posto passa il Regno Unito, paese verso il quale l’export cresce del +23,3% rispetto ai corrispondenti nove mesi del 2018. Segue al secondo posto la Svizzera, in aumento ancora su ritmi analoghi a quelli già messi a segno nel corso del 2018, ovvero del +20,6%; il risultato di tale mercato, in primis piattaforma logistico-commerciale per molti operatori del settore moda, dà comunque conto di un favore che il mercato globale – verso cui verranno in larga parte redistribuiti i prodotti uomo in esame – riserva alle produzioni italiane e, in particolare, ad importanti griffe del lusso.

Con riferimento ai mercati extra-europei, gli Stati Uniti assistono ad una vivace crescita delle esportazioni di moda maschile pari al +10,2%, per un totale di 471 milioni di euro.

Se si guarda al Far East, Hong Kong e Cina crescono rispettivamente del +8,5% e del +13,9%; complessivamente l’export verso questi Paesi raggiunge i 523 milioni di euro, superando così di fatto le vendite in Francia. Il Giappone presenta un aumento vigoroso del +18,2%, pur coprendo il 4,4% del totale esportato di comparto. Altra variazione double-digit, pari al +15,7%, interessa la Corea del Sud.

Come già ricordato, la Russia, unico mercato in controtendenza, cede il -5,4%. Da ultimo, Austria e Belgio crescono l’una del +19,5% e l’altro del +6,1%. Il Canada, paese con il quale si ricorda è entrato in vigore il CETA, ha fatto il suo ingresso nel novero dei primi 20 sbocchi nell’arco del 2018 e fa registrare un aumento pari al +8,8% nel gennaio-settembre 2019.

Relativamente ai mercati di approvvigionamento, la Cina torna ad evidenziare una variazione positiva, nella misura del +1,3%, e si conferma il top supplier in grado di assicurare il 16,6% della moda uomo importata in Italia. Il Bangladesh presenta un’incidenza del 13,7%, archiviando una crescita del +6,2%. Tali evidenze vanno, peraltro, incrociate con i significativi aumenti di merci provenienti da Paesi Bassi e Belgio, rispettivamente in crescita del +29,7% e del +11,4%, paesi questi come noto porte di ingresso privilegiate per le produzioni asiatiche.

Terzo fornitore di moda maschile risulta la Romania, in aumento del +6,2% nel periodo considerato, seguita dalla Francia, che dopo l’aumento molto sostenuto dello scorso anno, cede ora il -2,4%. I flussi provenienti dalla Spagna evidenziano, invece, una dinamica del +78,1%, pur coprendo il 5,2% del totale. Di contro, cala del -3,1% la Tunisia.

Sempre con riferimento all’import, crescono non solo Turchia (+8,0%) e Bulgaria (+5,0%), ma anche Vietnam (32,1%), Cambogia (+20,0%) ed India (+5,1%).

Se si guarda alle performance per linea di prodotto, da gennaio a settembre 2019, analogamente a quanto rilevato nel 2018, si registra una crescita delle esportazioni per la confezione, nella misura del +8,1%, e per la maglieria, nella misura del +16,7%. Al contrario, le altre tre merceologie qui prese in esame accusano delle flessioni: le vendite estere di cravatte calano del -5,5%, la camiceria e l’abbigliamento in pelle del -0,6% e del -0,5%.

Nel caso delle forniture provenienti dall’estero, crescono le importazioni di maglieria maschile (+10,0%), di confezione (+9,4%), di camiceria (+7,6%) nonché di abbigliamento in pelle (+2,1%).  Sperimentano, invece, una dinamica negativa le cravatte (-11,6%).

Consumi e distribuzione in Italia

Passando all’analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato il consumo sul mercato nazionale, l’anno solare 2019 è atteso calare del -3,5%. Con riferimento all’Autunno/Inverno, gli ultimi dati consuntivi disponibili ad oggi riguardano la stagione 2018-19. Secondo quanto rilevato da Sita Ricerca per contro di SMI, il Tessile-Abbigliamento nel suo complesso è stato ancora caratterizzato da un trend negativo a valore (-3,1%), nonché a volume (-2,4%). Focalizzandosi sulla moda maschile, come indicato in Fig. 2.1, nel complesso il comparto accusa una flessione piuttosto accentuata pari al -5,3% rispetto alla precedente stagione Autunno/Inverno (chiusasi, invece, a -2,2%). Se si guarda alle singole merceologie, sia la confezione (che copre il 55,3% del sell-out settoriale) sia la camiceria presentano decrementi lievemente peggiori rispetto alla media di comparto, ovvero rispettivamente -5,6% e -5,4%. Il sell-out di maglieria esterna (che copre il 26,1% del mercato) cede, invece, il -4,1%, mentre quello di cravatte chiude al -2,5%. La confezione in pelle maschile archivia, infine, una delle peggiori dinamiche di tutto il Tessile-Moda, registrando un calo del -17,8% rispetto alla precedente A/I.

Dall’analisi delle dinamiche relative ai volumi emerge un quadro altrettanto riflessivo. La confezione maschile assiste ad un decremento nella misura del -5,8% rispetto ai volumi della precedente A/I, mentre la camiceria nella misura del -4,3%. I volumi venduti di maglieria flettono del -2,2%. Le cravatte perdono in quantità il -3,5%, mentre la confezione in pelle registra un tasso del -11,0%, ben più contenuto, dunque, rispetto alla dinamica evidenziata a valore.

Relativamente alla distribuzione, come illustrato nella Fig. 2.3, si trova conferma di una situazione che si va delineando ormai da diverse stagioni. Il dettaglio indipendente, sceso a quota 26,4% del mercato, resta interessato da un trend cedente, sperimentando una flessione del -5,7%. Le catene monomarca/franchising, arrivate a coprire una fetta del 39,2% del mercato, si rivelano in crescita, nella misura del +4,5%. Cedimenti del sell-out intermediato si riscontrano anche in ambito GDO sia per le Grandi Superfici, che archiviano un -20,6%, sia per i Grandi Magazzini, in calo del -4,1%; di contro, risulta in aumento il canale food (+37,6%).

Il canale digitale, dopo la frenata dell’A/I 2017/18 (-1,4%), sperimenta un deterioramento delle vendite intermediate, cedendo il -9,6%. La contrazione dell’e-commerce ha interessato praticamente tutte le molteplici linee maschili, con la sola eccezione della maglieria leggera e della confezione in pelle. L’on-line presenta, comunque, uno share del 6,7% del mercato; tale quota risulta, peraltro, lievemente inferiore a quella del Tessile-Abbigliamento nel suo complesso quantificata al 7,3% nel medesimo periodo.

Secondo le proiezioni diffuse lo scorso ottobre dagli analisti dell’IMF, nel 2020 l’economia mondiale è attesa crescere del +3,4% (con le economie avanzate in aumento del +1,7% e le economie emergenti del +4,6%). Al di là delle previsioni “macro”, con riferimento alle prospettive che si dischiudono per la moda uomo,

le rilevazioni campionarie condotte dal Centro Studi di Confindustria Moda su un campione di aziende di moda maschile associate a SMI, indicano in prevalenza una “stabilità” delle condizioni congiunturali sperimentate nel corso del 2019 (80% del campione); il restante 20% teme, invece, un peggioramento, mentre nulla risulta la quota di quanti si attendono un miglioramento. Sulla base delle elaborazioni relative alla raccolta ordini in portafoglio per la prossima P/E, emerge una flessione per quelli interni          (-2,0%), mentre risultano in crescita del +5,2% gli ordinativi esteri.

D’altronde sarà soprattutto l’occasione fieristica di Pitti Uomo a rivelarsi un termometro del mercato oltremodo significativo circa lo status quo e le prospettive di medio termine che si dischiudono per il comparto. Intercettando gli orientamenti dei principali player e buyer del settore, sarà dunque possibile formare al meglio le aspettative sull’evoluzione del menswear italiano nel corso dell’anno appena inaugurato.

 

Nota a cura del Centro Studi di Confindustria Moda per


 

 


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