Moda, Tessile, Abbigliamento

LA MODA MASCHILE ITALIANA NEL 2025 Nota a cura dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda

gennaio 12 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Economia, News

Il bilancio preconsuntivo del 2025

Il 2025 si è aperto in un contesto ancora caratterizzato da elevata incertezza per la moda e per il menswear italiano, con l’assenza di segnali concreti di ripresa. Il quadro macroeconomico internazionale continua ad essere influenzato da tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati e dal ricorso a misure protezionistiche, soprattutto da parte degli Stati Uniti. In tale scenario, la mancanza di dinamiche espansive significative, unitamente a un clima di fiducia ancora fragile, lascia prevedere la prosecuzione del rallentamento già osservato nel corso dell’anno precedente.

Secondo le stime elaborate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda sulla base delle indicazioni provenienti dalle indagini campionarie interne nonché sulla base dell’andamento congiunturale del quadro macroeconomico di riferimento, la moda maschile italiana (in un’accezione che comprende la confezione, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) è attesa chiudere il 2025 con un fatturato in calo del -2,1% rispetto all’anno precedente. Nel 2025 il fatturato del menswear italiano, pertanto, si porterebbe a 11,2 miliardi di euro, rappresentando così il 19,3% del fatturato complessivo della filiera Tessile-Abbigliamento italiana.

Con riferimento ai singoli micro-comparti qui esaminati, nel 2025 tutti risulterebbero interessati da dinamiche negative, ad eccezione dell’abbigliamento in pelle.

Nel 2025 il valore della produzione (si ricorda che tale variabile si propone di stimare il valore dell’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati) risulterebbe anch’esso in flessione, con una riduzione stimata del -2,3% su base annua, riflettendo le difficoltà del contesto produttivo.

Nel corso dell’anno, le vendite oltreconfine hanno registrato un’inversione di tendenza, tornando in territorio negativo: per l’export si prevede infatti una flessione del -2,0%, che porterebbe il livello complessivo delle vendite estere a circa 8,7 miliardi di euro. L’incidenza dell’export sul fatturato totale del comparto si attesterebbe al 77,2%, a testimonianza della forte vocazione internazionale del menswear italiano.

Di segno opposto risulta invece l’andamento delle importazioni, per le quali si prospetta una crescita del +2,8% nei dodici mesi, con un valore complessivo che si porterebbe a circa 5,5 miliardi di euro.

Visto il suddetto andamento degli scambi con l’estero, l’attivo commerciale settoriale è atteso in riduzione: il surplus complessivo dovrebbe infatti assottigliarsi rispetto al 2024, attestandosi a circa 3,2 miliardi di euro nell’intero anno.

Il commercio con l’estero nei primi nove mesi del 2025

Un quadro più approfondito delle performance della moda uomo sui mercati internazionali emerge dall’analisi dell’interscambio con l’estero relativo ai primi nove mesi del 2025. In questo periodo, sulla base dei dati ISTAT disponibili alla data di chiusura della presente nota, esportazioni e importazioni hanno seguito traiettorie divergenti.

Da gennaio a settembre 2025, le vendite oltreconfine del menswear made in Italy hanno registrato una contrazione del -2,5%, attestandosi a 6,9 miliardi di euro. Di segno opposto l’andamento delle importazioni che, sono aumentate in media del +3,2%, raggiungendo così i 5,0 miliardi di euro.

Tali dinamiche hanno inciso sul saldo commerciale che, pur mantenendosi positivo e superiore a 1,9 miliardi di euro, risulta ridimensionato rispetto all’anno precedente, segnando una contrazione di circa 330 milioni (-14,6%) rispetto ai primi nove mesi del 2024.

Il dato complessivo riflette un andamento piuttosto altalenante. Nel primo trimestre si è osservata una dinamica differente, caratterizzata da un aumento dei flussi in entrata a fronte di una contrazione di quelli in uscita. Nei tre mesi successivi sono emersi segnali di indebolimento, si sono, infatti, registrate flessioni sia sul versante dell’export sia su quello dell’import. La tendenza si è invertita nel terzo trimestre, quando sia esportazioni sia importazioni hanno evidenziato un recupero, tornando su valori positivi.

Dal punto di vista geografico, si osserva una divergenza tra le due macroaree. Con riferimento agli sbocchi commerciali, il mercato comunitario mostra una dinamica positiva, con un incremento del +2,6%, mentre le esportazioni verso i paesi extra-UE subiscono una contrazione del -6,9%. Nonostante il calo, l’area extra-UE si conferma il principale “acquirente” per l’export di moda maschile italiana, assorbendo il 51,3% del totale, mentre il mercato comunitario copre il restante 48,7%. Anche sul fronte import le due macroaree si muovono in modo opposto: nei primi nove mesi del 2025, le importazioni provenienti dalla UE risultano in calo del -4,4%, mentre quelle dal mercato extra-UE registrano un incremento a doppia cifra, pari al +10,1%. In termini di incidenza, il 44,4% della moda maschile importata in Italia proviene dai Paesi dell’Unione Europea, mentre il restante 55,6% ha origine da mercati extra-UE.

Analizzando la geografia delle destinazioni, la Francia, con un valore di 937 milioni di euro, pari al 13,5% del totale di settore esportato, continua a rappresentare il principale paese di destinazione del menswear made in Italy e consolida il proprio ruolo con una crescita del +3,4%. La Germania, con 691 milioni di euro, mantiene la seconda posizione con una quota del 10,0%, pur segnando una flessione del -3,5%. Gli Stati Uniti, stabili al terzo posto, mostrano invece un aumento del +4,0%, che porta la loro incidenza al 9,9% dell’export complessivo (686 milioni di euro).

La Cina, pur attraversando una fase di ridimensionamento con una contrazione del -16,7%, conserva la quarta posizione con un valore di 469 milioni di euro. All’interno dell’area asiatica, il Giappone si distingue con una variazione positiva del +4,6% e si conferma all’ottavo posto. Di contro, Hong Kong e Corea del Sud evidenziano cali rispettivamente del -6,8% e del -18,9%, che ne comportano il riposizionamento in decima e in dodicesima posizione.

Spostandosi nuovamente in Europa, la Spagna mantiene il quinto posto grazie a un incremento del +5,1%, mentre il Regno Unito evidenzia una contrazione del -6,2%. Segue la Svizzera, tradizionale snodo logistico-commerciale delle principali griffe del settore, che continua invece a mostrare segnali di debolezza, registrando una riduzione del -13,7%.

Un andamento positivo caratterizza i Paesi Bassi, che si collocano al nono posto con un aumento del +1,2%. Segnali di crescita emergono anche per la Polonia ed Emirati Arabi Uniti, rispettivamente in undicesima e tredicesima posizione: la prima registra un incremento particolarmente dinamico del +26,1%, mentre i secondi avanzano del +4,9%.

A chiudere il gruppo delle principali destinazioni, entrambe con un’incidenza inferiore al 2,0%, figurano Austria e Turchia, entrambe con performance positive.

Relativamente alle importazioni, nei primi nove mesi del 2025 i primi tre mercati di approvvigionamento della moda maschile mostrano tutti andamenti positivi. La Cina si conferma il principale fornitore, con un valore pari a 694 milioni di euro, in aumento del +14,4% rispetto allo stesso periodo del 2024; la sua incidenza sul totale delle importazioni è pari al 13,9%. Al secondo posto figura il Bangladesh, che con 649 milioni di euro e una crescita del +16,1%, copre il 13,0% delle importazioni complessive. Al terzo posto si colloca la Spagna, primo Paese UE in classifica, con 413 milioni di euro e un incremento del +9,6%, pari all’8,3% del totale.

Tra gli altri fornitori comunitari, i Paesi Bassi, in quarta posizione, registrano una variazione positiva del +2,2%, mentre la Francia mostra una contrazione marcata del -15,4%, che ne riduce la quota al 6,9%. In flessione anche la Romania, che con un’incidenza del 5,5% palesa una perdita contenuta al -0,8%, e la Germania, che con il 4,2% delle importazioni totali, flette del      -22,4%.

Tra i partner extra-UE, si rilevano dinamiche contrastanti. Da un lato, Tunisia e Turchia si muovono in controtendenza rispetto al mercato, registrando cali rispettivi del -7,4% e del           -9,6%. Dall’altro, si distinguono per dinamicità Pakistan (+23,1%), Vietnam (+15,9%) e in particolare la Cambogia e la Birmania, che segnano entrambe una crescita del +27,0% circa, registrando la dinamica migliore tra i principali fornitori, pur mantenendo una quota limitata. In crescita anche l’India, con un incremento del +11,4% e un valore pari a 95 milioni di euro.

Guardando al dato di interscambio di moda maschile non più per Paese ma per prodotto, nei primi nove mesi del 2025 si osserva una dinamica complessivamente negativa per la maggior parte dei segmenti esportati. L’unico comparto in crescita è l’abbigliamento in pelle, che segna un aumento del +8,4%, confermandosi come il segmento più vivace sul mercato estero. La contrazione più significativa riguarda la maglieria esterna, in diminuzione del -5,5%, seguita dalle cravatte con una perdita del -2,0% e dalla camiceria che cala del -1,9%. La confezione mostra una flessione più contenuta, limitandosi a un -0,8%.

Per quanto concerne le importazioni, si registrano incrementi rilevanti per il vestiario esterno, che cresce del +5,1%, e per l’abbigliamento in pelle, in aumento del +4,6%. Anche la maglieria esterna evidenzia una variazione positiva del +2,8%. In controtendenza, invece, risultano la camiceria, che perde il -5,8%, e soprattutto le cravatte, con una contrazione particolarmente marcata del -15,4%.

Consumi e distribuzione in Italia

Passando all’analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato il consumo sul mercato nazionale, gli ultimi dati consuntivi disponibili ad oggi, relativi all’Autunno/Inverno, riguardano la stagione 2024-25. In questo periodo, secondo le rilevazioni condotte da Sita Ricerca per conto di Confindustria Moda, il settore Tessile-Abbigliamento nel suo complesso ha mostrato un andamento positivo, in controtendenza rispetto alla stagione precedente. A valore, infatti, è stato registrato un incremento pari al +1,7%, mentre a volume si è osservata una lieve crescita del +0,6%. Al contrario, la stagione A/I 2023-24 si era chiusa con una flessione ben più marcata, pari al -3,8% a valore e al -4,7% a volume.

Focalizzandosi sul comparto della moda maschile, come indicato in Fig. 2.1, il periodo compreso tra settembre 2024 e febbraio 2025 evidenzia un miglioramento rispetto ai corrispettivi mesi dell’anno precedente. Il settore, nel suo insieme, ha segnato una variazione positiva del +1,6% a valore, recuperando parte della perdita registrata nella precedente stagione autunnale, che si chiuse con un calo del -4,9%. La crescita ha interessato tutte le merceologie, ad eccezione delle cravatte che, pur rappresentando una quota marginale del sell-out maschile (circa l’1,0%), hanno subito una contrazione significativa, pari al -8,2%. In termini di performance, la confezione maschile, che costituisce oltre la metà del valore dei consumi del comparto (54,7%), ha registrato un aumento del +2,1%, pur risultando meno dinamica rispetto alla controparte femminile, cresciuta del +3,6%. Un andamento analogo ha interessato la maglieria esterna maschile, che rappresenta il 27,5% del sell-out e che ha contenuto la crescita al +1,9%, anche in questo caso inferiore rispetto a quanto rilevato nel segmento donna, salito del +3,7%. Segnali positivi provengono anche dalle confezioni in pelle, che detengono una quota marginale dello 0,9% ma hanno mostrato un incremento del +1,7%, e dalla camiceria maschile, che con il 15,9% dei consumi, ha registrato un lieve aumento pari al +0,3%.

Anche dall’analisi dei volumi emerge un quadro generalmente favorevole, in linea con quanto osservato in termini di valore. Fanno eccezione, ancora una volta, le cravatte, che evidenziano una contrazione più marcata, pari al -9,1% rispetto alla precedente stagione A/I. I volumi dei consumi del vestiario esterno e della maglieria maschile risultano in crescita rispettivamente del +1,8% e del +1,4%, confermando una tendenza positiva seppur contenuta. Infine, la camiceria maschile e le confezioni in pelle maschili hanno mostrato anch’esse un aumento dei volumi, seppur con intensità diverse: la prima è aumentata del +0,2%, mentre le seconde hanno segnato un incremento maggiore, pari al +2,2%.

Relativamente alla distribuzione, come illustrato nella Fig. 2.3, non mancano indicazioni significative e ulteriori conferme circa l’evoluzione dello stile di consumo in Italia. Nell’A/I 2024-25 si consolida la leadership delle catene e dei franchising, che si confermano il principale canale per la moda uomo, pur evidenziando una lieve contrazione pari al -0,3%. Nonostante ciò, mantengono una quota di mercato significativa, pari al 45,9% del sell-out. Segnali negativi provengono anche dal canale ambulante, che chiude la stagione con una flessione del -3,0% e una quota di mercato che scende all’1,6%. Di segno opposto è invece l’andamento del dettaglio tradizionale, che mostra un’inversione di tendenza rispetto alla precedente A/I, registrando una crescita sostenuta del +7,5%, la più marcata tra i format distributivi. Questo canale arriva così a intermediare il 19,6% dei consumi di moda maschile. All’interno della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si osservano andamenti differenziati: i Grandi Magazzini e le Grandi Superfici registrano una dinamica positiva, rispettivamente pari al +1,3% e al +1,5%, mentre il segmento Food evidenzia una contrazione del -1,2%. Complessivamente, la GDO raggiunge un’incidenza pari al 21,4% del mercato. Dopo la flessione registrata nella stagione precedente (-5,0%), l’e-commerce torna in territorio positivo, segnando un incremento del +1,8%. Il canale digitale mantiene un ruolo ormai consolidato nella distribuzione della moda maschile, con una quota pari al 9,3% del sell-out. Infine, anche il canale degli outlet/negozio stokkista, sebbene con un’incidenza più contenuta sul totale dei consumi, mostra una crescita del +1,3%.

Nel 2025 i consumi delle famiglie italiane restano deboli e il comparto uomo è quello che evidenzia le maggiori difficoltà: dopo un primo semestre in calo, le previsioni di fine anno indicano una lieve contrazione della spesa, con il segmento maschile particolarmente penalizzato.

L’appuntamento fieristico di Pitti Uomo si conferma un osservatorio strategico per misurare lo stato del comparto e leggere le prospettive a breve-medio termine del menswear italiano. Attraverso il confronto con i principali player e buyer, la manifestazione offre infatti segnali preziosi per interpretare l’evoluzione del mercato e orientare le aspettative sull’anno in corso. In un contesto in rapido cambiamento, il monitoraggio dei principali appuntamenti di settore diventa quindi fondamentale per anticipare le dinamiche emergenti, adeguare le strategie e cogliere con tempestività le nuove opportunità.

Firenze, 13 gennaio 2026

___________________________________________

Pubblicazione a cura di Confindustria Moda – Federazione Tessile e Moda

La presente pubblicazione (di seguito “Documento”) è opera esclusiva ed originale di Confindustria Moda – Federazione Tessile e Moda (di seguito “Confindustria Moda”), per il tramite di Tessile & Moda Service S.r.l. Unipersonale, impegnata in numerose attività aventi ad oggetto la tutela e la promozione degli interessi di categoria delle imprese dei settori aderenti. Tutto il materiale contenuto nel Documento, ivi compresi i testi, i loghi e i marchi relativi ai servizi offerti da Confindustria Moda e i relativi elementi grafici e immagini, costituiscono proprietà intellettuale e industriale di Confindustria Moda e, in quanto tali, sono protetti dalla legge.

Il presente Documento, realizzato per Pitti Immagine S.r.l., è destinato ad essere distribuito via posta, elettronica o ordinaria, e ne è espressamente vietata la riproduzione, l’utilizzo in qualsiasi modo e il trasferimento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, nonché l’estrazione e il riutilizzo totale o parziale del Documento e dei suoi contenuti, senza la preventiva autorizzazione scritta di Confindustria Moda. Tutti i diritti d’autore sono riservati. Il Documento ha finalità puramente informative e non rappresenta né un’offerta, né una sollecitazione a effettuare alcuna operazione. Le informazioni, le opinioni, le valutazioni e le previsioni contenute nel Documento sono state ottenute o derivano da fonti che Confindustria Moda ritiene attendibili, ma che non costituiscono in alcun modo una forma di garanzia, sia implicita sia esplicita, e di cui, pertanto, Confindustria Moda non si ritiene responsabile.


Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!
Realizzazione sito MB web designer | Powered by Master elettronica S.r.l.