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La moda non si arrende: “Riaprire è urgente e indispensabile”

aprile 21 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Impensabile riaprire il 4 maggio: se non prima, occorre che lunedì 27 le imprese del settore moda di Confindustria Toscana Nord possano essere operative. Lo stesso presidente Conte, nel posticipare la riapertura dal 14 aprile al 4 maggio, aveva dichiarato che sarebbe stato possibile valutare il termine anticipato delle restrizioni. Il netto miglioramento della situazione sanitaria, peraltro mai particolarmente grave in Toscana e ancora meno nel distretto di Prato, rappresenta la condizione unica ed essenziale per riaprire: non c’è quindi motivo di rimandare ancora.

“E’ una situazione esasperante anche perché incomprensibile – commenta il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini -. Paesi in condizioni simili alle nostre riaprono o non hanno mai chiuso: perché noi sì? Non ci possiamo permettere questa chiusura così prolungata. Se le aziende andranno in malora, come accadrà di certo se continuiamo così, con che cosa si pagheranno i servizi pubblici, a cominciare dalla sanità? Questo per tacere della catastrofe occupazionale che ci attende. Bankitalia parla di una perdita del PIL nazionale dello 0,5% ogni settimana. Noi non ci arrendiamo, continuiamo la nostra attività istituzionale ribadendo con forza le nostre ragioni, che abbiamo espresso fin dall’inizio di questa vicenda sottolineando sempre che la sicurezza e la salute vengono prima di tutto. Le imprese sono esasperate e hanno ragione. In questo contesto, l’iniziativa di ieri a Prato è comprensibile nelle finalità, per quanto non condivisibile nelle modalità. Confindustria Toscana Nord non promuove iniziative contrarie alla legge. Ma la legge dovrebbe anche comprendere che creare situazioni insostenibili può generare reazioni anche forti. La disperazione nel vedere il proprio lavoro distrutto può portare a questo e ad altro.”

“Il settore del tessile-abbigliamento è di fronte a una crisi senza precedenti – aggiunge il presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi -. Dobbiamo ricordare ancora una volta che i nostri prodotti sono stagionali e hanno una scadenza. La moda è un settore particolarmente esposto alla concorrenza internazionale, anche se la produzione italiana è sempre stata sinonimo di sostenibilità, qualità e stile. Questo ci ha permesso di mantenere la struttura produttiva, con ingenti investimenti, ma non siamo insostituibili e per questo stiamo perdendo clienti che faremo molta fatica a recuperare. Il fatturato perso a causa della chiusura, nell’area di Confindustria Toscana Nord, è oggi a quota 920 milioni; di questi circa la metà sono riconducibili al settore moda, del tessile-abbigliamento e meccanotessile di Prato e del calzaturiero di Pistoia e Lucca. Bisogna che la politica capisca che così ci portano alla rovina, con un danno irreparabile per l’occupazione. Portare un paese al disastro economico è una responsabilità gravissima; riteniamo fondamentale la decisione di riaprire subito la produzione, adottando tutte le norme di sicurezza. Prato, con le sue aziende quasi completamente chiuse, è la vittima emblematica di un approccio errato e non è un caso se proprio da noi si è realizzata una protesta clamorosa come quella di ieri. Un segnale che, per quanto discutibile nei modi in cui si è espresso, è chiaro ed eloquente: a questo punto la politica non può non capire. Al ‘Tavolo di crisi’ convocato ieri come sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord, al quale hanno partecipato più di 250 imprenditori in call, è emersa chiara la situazione catastrofica alla quale siamo di fronte; molte delle nostre aziende rischiano la chiusura.”

Rimane aperto ed è prossimo a positiva conclusione il tavolo con le istituzioni e le parti sociali pratesi; proficui anche i contatti con il nuovo prefetto di Prato. Confindustria Toscana si sta confrontando con la Regione Toscana sulle regole per la riapertura a livello regionale: anche questo un capitolo non rassicurante, dato l’eccesso di zelo della Regione che impone condizioni difficilmente compatibili con le esigenze della produzione.

Nella foto: Francesco Marini

 


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