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L’assemblea conferma Giulio Grossi alla presidenza di CTN (La sua relazione)

maggio 17 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

L’assemblea di Confindustria Toscana Nord: Giulio Grossi confermato alla presidenza; la nuova squadra. Parte pubblica sul tema infrastrutture e con l’invito alle amministrazioni pubbliche a realizzare congiuntamente gli impianti di smaltimento dei rifiuti

Doppio appuntamento oggi a Prato per Confindustria Toscana Nord: l’assemblea pubblica dal titolo “Infrastrutture, il coraggio delle scelte“, preceduta da quella privata in cui i soci hanno espletato gli adempimenti annuali fra cui, di particolare importanza, l’elezione del presidente e del Consiglio di presidenza dell’associazione. Nessuna novità sulla figura apicale: a Giulio Grossi è stata confermata la fiducia degli industriali di Lucca, Pistoia e Prato per un ulteriore biennio. Qualche cambiamento invece nel Consiglio di presidenza: come vicepresidenti, accanto al confermato Daniele Matteini subentra ad Andrea Tempestini (che a causa dei suoi impegni di lavoro non potrà replicare il mandato e al quale è andato il ringraziamento del presidente per l’attività svolta) Francesco Marini, che nel precedente mandato ricopriva la carica di consigliere delegato. Immutate le deleghe: a Marini l’internazionalizzazione, a Matteini innovazione, ricerca e sviluppo. Novità anche fra i consiglieri delegati: confermata Cristiana Pasquinelli con la delega all’education, entrano Giorgio Bartoli con la delega ai rapporti istituzionali e Fabia Romagnoli con quella alla sostenibilità. Completano la squadra di presidenza i componenti di diritto, già presenti nel precedente mandato: Stefano Francesconi, rappresentante della Piccola industria, anch’egli confermato nell’assemblea odierna; Davide Trane, presidente del Gruppo Giovani imprenditori; Stefano Varia, presidente di Ance Toscana Nord.

Il presidente Grossi ha esordito nel suo rinnovato incarico con l’intervento di apertura alla parte pubblica dell’assemblea. Davanti al numeroso pubblico intervenuto nell’auditorium della Camera di commercio di Prato, Grossi ha lanciato i temi che sono stati oggetto di discussione nella successiva tavola rotonda che ha visto impegnati, con la moderazione di Oscar Giannino, gli assessore della Regione Toscana, rispettivamente alle infrastrutture e all’ambiente, Vincenzo Ceccarelli Federica Fratoni e i presidenti di Ance nazionale Gabriele Buia, di Confservizi Cispel Toscana Alfredo De Girolamo e dell’Associazione Industriale Bresciana Giuseppe Pasini.

Stradeautostradeferrovieintermodalitàsistema aeroportuale e un focus particolare sugli impianti di smaltimento dei rifiuti: questi gli argomenti toccati da Grossi nel suo intervento. “Un territorio con infrastrutture ben sviluppate ed efficienti è più attrattivo per gli investimenti, più adeguato alle esigenze del sistema produttivo già insediato, più capace di generare ricchezza a beneficio di tutti, più interessante per i talenti che le nostre imprese vogliono intercettare per far crescere le competenze interne”: così Grossi ha sintetizzato l’importanza delle infrastrutture per il territorio. Ha aggiunto anche che da una migliore dotazione infrastrutturale può trarre vantaggio anche la sostenibilità, facendo gli esempi del traffico più scorrevole, con meno code e meno scarichi, quando strade e autostrade hanno la giusta ampiezza e un adeguato numero di corsie; dei benefici di impianti di smaltimento dei rifiuti vicini alle imprese e ai cittadini che quei rifiuti li producono, secondo le indicazioni dell’Unione europea che raccomanda impianti di prossimità per evitare trasporti che inevitabilmente impattano sull’ambiente; dei vantaggi dello sviluppo dell’intermodalità.

Le necessità infrastrutturali delle imprese sono state citate, ancor prima dell’avvio dell’intervento del presidente, in un video realizzato con le testimonianze di dodici imprenditori che, coprendo l’intero territorio di riferimento di Confindustria Toscana Nord, hanno menzionato opere richiamate poi anche dal presidente nella sua relazione. L’elenco è lungo: la terza corsia dell’autostrada A11, i cui lavori nella tratta Firenze-Pistoia dovrebbero partire entro il secondo trimestre 2020;  lo sviluppo dell’intermodalità, con particolare riferimento  alle difficoltà che l’Interporto della Toscana centrale sta incontrando nella sua espansione verso il Comune di Campi Bisenzio; i collegamenti su rotaia, con il raddoppio della linea ferroviaria Firenze-Viareggio per ora in corso fino a Montecatini con prospettiva di arrivare a Pescia ma non ancora oltre; il sistema aeroportuale, con la riaffermazione della necessità dell’ampliamento del Vespucci, che con il decreto ministeriale a favore del Masterplan 2014-2029 appare meno remoto ma non ancora scontato. Infine, la lista infinita delle le infrastrutture viarie, dall’asse di penetrazione del porto di Viareggio agli assi viari di Lucca, ora nella fase di progettazione esecutiva; dalla tangenziale di Collodi, che potrebbe conciliare esigenze turistiche e produttive, ai tanti problemi di viabilità della montagna pistoiese; dalla Strada regionale 325 al completamento della 2a tangenziale di Prato e alla soluzione, quale che sia, del problema della strozzatura del Soccorso sulla declassata.

Un’attenzione particolare è stata prestata al capitolo rifiuti, definiti da Grossi, “un problema così grave e impellente da farci rischiare il fermo di molte delle nostre produzioni.” Prima ancora di toccare il nodo cruciale degli impianti di smaltimento, il presidente di Confindustria Toscana Nord si è soffermato sulle opportunità, esistenti sul piano tecnico ma difficilmente concretizzabili sul piano normativo, di ridurre il volume dei rifiuti (250.000 tonnellate nell’area Confindustria Toscana Nord solo fra cartario, lapideo e tessile, cui si aggiunge un milione di tonnellate di scarti dell’edilizia) favorendo il riutilizzo. “Come imprese”, ha dichiarato Grossi  ”guardiamo con grande favore alla possibilità di sottrarre gli scarti di lavorazione al ciclo dei rifiuti, riutilizzandoli nella produzione, secondo quelli che sono anche gli indirizzi comunitari. Incrementare la quota di riutilizzo sarebbe un vantaggio per l’economia e per l’ambiente: si limita il ricorso a materiali vergini, ci sono meno rifiuti da smaltire e quindi meno impianti di smaltimento da realizzare. Questa è l’economia circolare. In questo modo, una parte degli scarti di produzione potrebbe avere lo status di sottoprodotto ed essere riutilizzata direttamente; la stessa positiva evoluzione potrebbe riguardare anche materiali già classificati come rifiuti, ma recuperati sulla base di apposite norme, cosiddette ‘end of waste’”.

Propositi virtuosi, questi, che si scontrano da un lato con la normativa sull’utilizzo dei sottoprodotti, che lascia ampi spazi di interpretazione ed è guardata in Toscana con grande diffidenza dagli enti autorizzatori e controllori; dall’altro, con il blocco a livello nazionale, per una sentenza della Cassazione, della normativa “end of waste”. Su entrambi gli aspetti Grossi ha richiesto la collaborazione della Regione Toscana, nel primo caso per una revisione dei propri orientamenti, nel secondo per promuovere assieme alle altre Regioni un’azione di pressione verso il Ministero dell’ambiente affinché restituisca alle Regioni il potere di autorizzare gli impianti di recupero. Mancano, inoltre, ha sottolineato Grossi, agevolazioni e incentivi che facciano decollare il riutilizzo di prodotti riciclati, da sgravi dell’Irap a benefici sulla fiscalità nazionale.
Sul piano tecnico, cominciare a riutilizzare, o allargare il riutilizzo già in atto, di molti materiali sarebbe possibile: dagli scarti del settore lapideo, alle terre e rocce da scavo (per le quali, in mancanza della norma che detti i criteri di recupero, la Regione ha bloccato tutte le autorizzazioni ordinarie agli impianti dedicati), fino agli abiti usati, si potrebbe fare molto di più se le normative consentissero percorsi più agevoli.

“Pur essendo per noi fondamentale la politica del riciclo, si deve tuttavia  avere l’onestà intellettuale di ammettere che non tutti gli scarti possono essere riciclati o recuperati a livello di materia. I rifiuti si generano inevitabilmente, per quanto virtuoso possa essere il ciclo produttivo“, ha ricordato Grossi, sottolineando la mancanza di impianti di smaltimento finale, in particolare di impianti per il recupero di energia. Ha poi menzionato le difficoltà di raccogliere l’invito della Regione Toscana a realizzare gli impianti da parte di privati, viste le opposizioni delle amministrazioni locali che potrebbero essere superate solo attraverso l’individuazione, a livello regionale, di aree idonee e non sindacabili.

Per i progetti privati in corso di autorizzazione l’associazione auspica un buon esito, chiedendo alla Regione di trovare il modo di superare la contrarietà degli enti locali. Confindustria Toscana Nord ha formulato oggi alla Regione Toscana anche un’altra proposta. Rivolgendosi direttamente agli assessori presenti, il presidente Grossi ha detto: “Facciamoli insieme alcuni  impianti di smaltimento dei rifiuti. Facciamoli insieme noi privati e voi istituzioni pubbliche toscane, dalla Regione ai Comuni passando per le Province. Facciamoli insieme perché voi pubbliche amministrazioni avrete fra poco il problema di smaltire i rifiuti solidi urbani che già adesso collocate con fatica e costi crescenti per contribuenti. Proviamo a fare sinergia tra rifiuti urbani e rifiuti speciali.” I precedenti di gestione pubblico-privata dei termovalorizzatori ci sono in altre aree d’Italia; in ambito diverso dai rifiuti, a cominciare dalla depurazione, anche l’area Confindustria Toscana Nord può vantare gli esempi positivi di Gida e Aquapur.

Il presidente Grossi ha citato anche la nuova campagna di mobilitazione Ance “Nastri Gialli – Blocca il degrado” e ricordato che dalla stessa Ance è venuto lo stimolo per il decreto Sblocca cantieri, sulla cui efficacia – nell’attuale formulazione, diversa da quella auspicata – si è detto però piuttosto scettico. Ha annunciato inoltre che l’associazione varerà un osservatorio che periodicamente farà il punto sull’evoluzione delle opere di maggior interesse per il mondo industriale. A seguire l’osservatorio, come  tutto ciò che riguarda il tema infrastrutture, Stefano Varia, presidente di Ance Toscana Nord, che ha la delega su questa materia nell’ambito del Consiglio di presidenza di Confindustria Toscana Nord e al quale è andato il ringraziamento del presidente per il suo lavoro in generale e in particolare per contributo dato all’assemblea.
Grossi ha concluso il suo intervento esprimendo preoccupazione per la situazione economico-finanziaria del paese, all’insegna della stagnazione.

Link al video presentato in assemblea

 

Relazione del presidente Giulio Grossi alla parte pubblica dell’Assemblea “Infrastrutture, il coraggio delle scelte” 16 maggio 2019

Saluto e presentazioni Un cordiale benvenuto e un grazie a tutti voi per aver accolto l’invito a presenziare alla nostra Assemblea.

Un ringraziamento particolare ai nostri ospiti che parteciperanno alla tavola rotonda: saluto e ringrazio quindi

l’assessore alle infrastrutture della Regione Toscana Vincenzo Ceccarelli

l’assessore all’ambiente della Regione Toscana Federica Fratoni

il presidente di ANCE Gabriele Buia

il presidente di Confservizi Cispel Toscana Alfredo De Girolamo

il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana Giuseppe Pasini

e naturalmente il moderatore Oscar Giannino.

Ringrazio anche i colleghi che hanno collaborato alla realizzazione di questo video, dando testimonianza diretta di bisogni e aspettative che emergono dalla base associativa e che nascono dalla vita vissuta ogni giorno nelle nostre imprese.

 

Ruolo dell’imprenditore Noi imprenditori abbiamo una grande responsabilità.

Siamo noi, primariamente, a creare ricchezza; noi a dare lavoro, a stimolare il progresso tecnologico, a contribuire in maniera determinante con le tasse che paghiamo ad alimentare i servizi pubblici che vanno a beneficio della collettività.

Chi di noi esporta beni o servizi, poi, contribuisce a quel flusso virtuoso di risorse che consente a un paese come il nostro, che importa massicciamente materie prime ed energia, di mantenere un vistoso segno più nell’interscambio con l’estero.

 

In mezzo al deserto Fare però impresa in mezzo ad una cronica ed esasperante carenza di infrastrutture è sempre più difficile.

Questo è quello che sta avvenendo nel nostro paese e nella nostra regione. L’indice regionale di competitività, calcolato ogni tre anni dall’Unione Europea (l’ultimo rapporto è del 2016), colloca non bene la Toscana e uno dei punti di debolezza individuati è proprio la carente dotazione infrastrutturale.

 

Infrastrutture indispensabili anche per la sostenibilità Il nodo è proprio questo: un territorio con infrastrutture ben sviluppate ed efficienti è più attrattivo per gli investimenti, più adeguato alle esigenze del sistema produttivo, più capace di generare ricchezza a beneficio di tutti, più interessante per i talenti che le nostre imprese vogliono intercettare.

Può facilmente essere anche, e questo è un aspetto che si vuole spesso dimenticare, più sostenibile.

 

Se le infrastrutture sono fatte con criterio non sono una minaccia per l’ambiente e la salute, tutt’altro.

Tanto per fare degli esempi,

- una corsia in più in una strada o autostrada significa traffico più scorrevole, quindi meno code e meno scarichi;

- avere impianti di smaltimento dei rifiuti vicini alle imprese e ai cittadini che quei rifiuti li producono significa non doverli trasportare in giro per l’Italia e l’Europa e limitare il fenomeno vergognoso e avvilente dei sacchi sparsi dappertutto.

 

I bisogni di infrastrutture Avete sentito dal video quali sono i bisogni e le aspettative: tante voci di settori e territori diversi che tratteggiano un quadro di carenze gravi e croniche. Ricapitolo velocemente:

  • la terza corsia dell’autostrada A11, i cui lavori nella tratta Firenze-Pistoia dovrebbero partire, assicura il Governo, entro il secondo trimestre 2020;
  • le infrastrutture viarie, su cui si potrebbe scrivere un volume intero, dall’asse di penetrazione del porto di Viareggio agli assi viari di Lucca, che sono ora alla fase di progettazione esecutiva (speriamo sia la volta buona: sarebbe bene che le amministrazioni non remassero contro, come continuano a fare in alcuni casi); dalla tangenziale di Collodi, che potrebbe conciliare esigenze turistiche e produttive, ai tanti problemi di viabilità della montagna pistoiese; dalla Strada regionale 325 al completamento della 2a tangenziale di Prato e alla soluzione del problema della strozzatura del Soccorso sulla declassata. Sottopasso o sovrappasso non ci interessa: basta che si faccia;
  • un capitolo a parte per lo sviluppo dell’intermodalità. Lo avete sentito dal video: l’Interporto della Toscana centrale sta penando per realizzare la sua espansione verso il Comune di Campi Bisenzio. Far crescere un polo logistico intermodale significa favorire un sistema di trasporti più fluido, economico e sostenibile, a beneficio di un’area vastissima e di tanti  settori. Si spera che chi deve decidere sulle sorti di questa infrastruttura ce l’abbia ben chiaro;
  • collegamenti su rotaia: raggiungere il sistema dell’alta velocità a Firenze richiederebbe una metropolitana di superficie, talvolta vagheggiata ma mai seriamente progettata. Nel frattempo i lavori sulla stessa linea ferroviaria Firenze-Viareggio avanzano soltanto per il raddoppio nella tratta Pistoia-Montecatini; l’attraversamento di quest’ultima città rimane però un problema insoluto. Quanto all’obiettivo di arrivare fino a Lucca, Ferrovie italiane ha inviato ai comuni interessati il progetto della doppia linea per il collegamento con Pescia, le cui opere dovrebbero iniziare a metà del prossimo anno. Ma solo nel comune pesciatino sono previsti 37 espropri immobiliari: non scommetterei su tempi molto brevi;
  • aeroporti, Pisa da un lato e Firenze dall’altro. Entrambi sono importanti per noi e riteniamo positivo che a gestirli sia un’unica società, che può offrire così un servizio integrato. Nel caso di Firenze non abbiamo mai avuto remore nel sostenere la necessità del suo sviluppo e siamo lieti di constatare il passo avanti importantissimo fatto con il decreto ministeriale a favore del Masterplan 2014-2029. Ma gli ostacoli da superare rimangono, a cominciare dai timori della città di Prato che non sembrano in verità molto fondati.
Rifiuti Vengo ora a un capitolo particolarmente dolente, relativo alle infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti, che costituisce un problema così grave e impellente da farci rischiare il fermo di molte delle nostre produzioni.

Solo per considerarne una parte, settori cruciali per l’economia dell’area Lucca-Pistoia-Prato come il cartario, il tessile, il lapideo producono inevitabilmente scarti: complessivamente, da nostri calcoli, 250.000 tonnellate l’anno, senza contare quasi 1 milione di tonnellate di scarti di lavorazione derivanti dall’edilizia.

Prima di parlare di infrastrutture, è in realtà necessario fare una premessa.

 

Ridurre i quantitativi di rifiuti Come imprese guardiamo con grande favore alla possibilità di sottrarre gli scarti di lavorazione al ciclo dei rifiuti, riutilizzandoli nella produzione, secondo quelli che sono anche gli indirizzi comunitari. Incrementare la quota di riutilizzo sarebbe un vantaggio per l’economia e per l’ambiente: si limita il ricorso a materiali vergini, ci sono meno rifiuti da smaltire e quindi meno impianti di smaltimento da realizzare.

Questa è l’economia circolare. In questo modo, una parte degli scarti di produzione potrebbe avere lo status di sottoprodotto ed essere riutilizzata direttamente; la stessa cosa potrebbe riguardare anche materiali già classificati come rifiuti, ma recuperati sulla base di apposite norme, cosiddette “end of waste”.

 

Cosa ostacola il riutilizzo E allora, perché riusciamo a farlo solo parzialmente?

Esistono due ragioni principali.

1) La normativa sull’utilizzo dei sottoprodotti lascia ampi spazi di interpretazione ed è guardata in Toscana con grande diffidenza dagli enti autorizzatori e controllori;

2) la normativa “end of waste” è bloccata a livello nazionale da una sentenza della Cassazione e pertanto la Regione Toscana ritarda o nega i rilasci delle autorizzazioni degli impianti di trattamento o i loro rinnovi .

Richieste alla Regione Alla Regione Toscana chiediamo su questo fronte due cose.

Per l’aspetto sottoprodotti, di condividere, anche con i controllori, linee guida sulla loro gestione: sono aperti dei tavoli sui nostri principali settori, speriamo di arrivare in fondo a questo lavoro.

Per l’aspetto “end of waste”, di promuovere un coordinamento di Regioni e Province autonome per fare tutti insieme pressing sul Ministero dell’ambiente, affinché restituisca alle Regioni il potere di autorizzare gli impianti di recupero.

Mancano, inoltre, agevolazioni e incentivi che facciano decollare il riutilizzo di prodotti riciclati, consentendo loro di trovare un mercato: chi produce utilizzando materiale riciclato dovrebbe avere  vantaggi di varia natura, anche fiscali, così come i consumatori che acquistano i prodotti che ne derivano. Alla Regione abbiamo concretamente proposto lo sgravio dell’Irap; altri benefici potrebbero giungere dalla fiscalità nazionale.

 

Esempi di riutilizzo potenziale

Cito alcuni esempi di riutilizzo potenziale, e oggi non praticabile o praticabile con troppe difficoltà, che ci toccano da vicino.

Il comparto lapideo del nostro territorio produce ogni anno 80.000 tonnellate di scarti, soprattutto marmettola. Per liberare spazi nelle discariche, una parte selezionata di questa potrebbe essere gestita come sottoprodotto e riutilizzata per la riqualificazione di siti degradati, come già avviene in Lombardia. L’applicazione delle norme nel nostro paese non può essere a macchia di leopardo.

Altro caso, le terre da scavo, per le quali, in mancanza della norma che detti i criteri di recupero, la Regione ha bloccato tutte le autorizzazioni ordinarie agli impianti dedicati.

Specifiche norme sul recupero sono anche indispensabili per favorire nel nostro distretto tessile il riutilizzo degli abiti usati, che è raccomandato anche dall’Unione Europea.

 

C’è poi il caso dei rifiuti da demolizione e costruzione, per i quali la norma sul recupero esiste ed è chiara. Nell’area di Prato tuttavia gli impianti hanno le autorizzazioni bloccate; laddove gli impianti ci sono, poi, non si trovano sbocchi alla materia prima ottenuta dal recupero. E’ quasi incredibile. Il circolo virtuoso del recupero si interrompe in mancanza di riutilizzo dei materiali recuperati, e non realizzando né infrastrutture né ripristini ambientali la filiera si interrompe.

 

Ulteriore richiesta alla Regione Abbiamo proposto alla Regione una mappatura dei siti da ripristinare con riempimenti di materiali inerti, dalla marmettola come sottoprodotto, a quella recuperata tramite gli impianti, alle terre e rocce da scavo e ai rifiuti inerti riciclati. Il beneficio sarebbe duplice: si trova uno sbocco agli scarti da smaltire e si riqualifica il paesaggio.

 

I rifiuti si generano inevitabilmente e servono gli impianti di smaltimento Chiudo la premessa. Pur essendo per noi fondamentale la politica del riciclo, si deve tuttavia avere l’onestà intellettuale di ammettere che non tutti gli scarti possono essere riciclati o recuperati a livello di materia.

Lo sottolineo: i rifiuti si generano inevitabilmente, per quanto virtuoso possa essere il ciclo produttivo.

Pensiamo al caso delle cartiere: utilizzano carta da raccolta differenziata per realizzare prodotti nuovi; però alla fine rimane lo scarto di pulper. Si sta lavorando per il suo riutilizzo, ma non possiamo credere che sparisca tutto come per magia.

Pensiamo anche al caso del tessile: Prato, maestra del mondo nel recupero delle fibre, vorrebbe e potrebbe riciclare anche di più. Ma se anche risolvessimo le problematiche sul riutilizzo che citavo prima, rimarrebbe sempre una quota di rifiuto non recuperabile.

Come smaltiamo queste frazioni di rifiuto?

Mancano gli impianti di smaltimento finale; in particolare mancano gli impianti per il recupero di energia.

 

Impianti per rifiuti: le soluzioni ci sono Anche qui le soluzioni ci sarebbero, e ne avremo testimonianza anche dai nostri ospiti di oggi: perché da noi non riusciamo ad adottarle?

Con la Regione Toscana abbiamo tavoli aperti da due anni; parliamo di impianti, oltre che di regole per favorire il riciclo dei materiali, ma non riusciamo a stringere. Ribadiamo la nostra disponibilità a un dialogo costruttivo.

Siamo stati invitati a farci da soli i termovalorizzatori.

Rifiuti: la nostra proposta per favorire gli impianti privati

In effetti in teoria potremmo farlo, ma in quali condizioni?

Andando a naufragare contro gli scogli delle amministrazioni locali, come accaduto ad oggi per la maggior parte dei progetti presentati dalle nostre aziende?

No. La Regione, una volta registrata la necessità di un impianto sulla base dei quantitativi di rifiuto speciale da smaltire e verificata l’idoneità di una certa area alla sua ubicazione, per dare certezza agli investitori deve rendere la scelta del luogo non discutibile da parte delle amministrazioni locali.

Esistono già, peraltro, dei progetti di impianti il cui percorso autorizzativo è in itinere: confidiamo che le valutazioni degli enti arrivino presto.

 

Rifiuti: altra proposta alla Regione Abbiamo fatto anche un’altra proposta alla Regione. Facciamoli insieme alcuni impianti di smaltimento dei rifiuti. Facciamoli insieme noi privati e voi istituzioni pubbliche toscane, dalla Regione ai Comuni passando per le Province.

Facciamoli insieme perché voi pubbliche amministrazioni avrete fra poco il problema di smaltire i rifiuti solidi urbani che già adesso collocate con fatica e costi crescenti per contribuenti. Proviamo a fare sinergia tra rifiuti urbani e rifiuti speciali. Una valida opportunità potrebbe essere rappresentata dall’ammodernamento dei pochi, obsoleti, impianti esistenti.

Anche le diffidenze dei cittadini dovrebbero trovare minor appiglio in impianti pubblico-privati rispetto a percorsi diversi.

I precedenti di gestione pubblico-privata dei termovalorizzatori ci sono in altre aree d’Italia: ce lo racconterà poi il presidente Pasini, portando l’esperienza di Brescia, territorio che è un’eccellenza assoluta: primo in Italia e terzo in Europa per valore aggiunto fra le aree ad alta specializzazione manifatturiera. Ma in ambito diverso dai rifiuti, a cominciare dalla depurazione (vedi Gida e Aquapur), anche noi possiamo vantare esempi molto positivi.

 

Conclusioni sui rifiuti In conclusione, i termovalorizzatori non sono la negazione dell’economia circolare ma il suo ultimo e necessario anello.

 

Il nostro impegno Termino qui il mio excursus, che potrebbe essere anche molto più lungo: su questi temi infatti Confindustria Toscana Nord è fortemente impegnata, più di quanto si percepisca dall’avanzamento delle opere, in effetti spesso impercettibile… Presto l’associazione varerà un osservatorio che periodicamente farà il punto sull’evoluzione delle opere di maggior interesse per il mondo industriale. A seguire l’osservatorio, come  tutto ciò che riguarda il tema infrastrutture, sarà il collega Stefano Varia, presidente di Ance Toscana Nord, che ha la delega su questa materia nell’ambito del Consiglio di presidenza di Confindustria Toscana Nord. Colgo anzi l’occasione per ringraziarlo del suo lavoro in generale e in particolare del contributo che ha dato anche a questa assemblea.

Sui temi infrastrutturali Confindustria Toscana Nord dà costantemente il suo contributo nelle varie sedi di discussione; ma nella quasi totalità dei casi, purtroppo, noi possiamo svolgere solo un ruolo di sollecitazione e di pungolo.

Solo raramente abbiamo potuto esercitare un ruolo fondamentale per la partenza dei lavori necessari: la fognatura industriale di Prato e il potenziamento del depuratore di Casa del lupo, per i quali, rispettivamente, i colleghi pratesi del Consorzio Progetto Acqua e le aziende della piana lucchese non hanno esitato a mettere mano al portafoglio e a sobbarcarsi della quasi totalità dei costi.

Ma si tratta di casi appunto eccezionali, dettati dalla particolare natura di queste opere; su tutto il resto, o quasi, committenti diretti sono gli attori pubblici, così come dal pubblico vengono strumenti di programmazione territoriale e autorizzazioni.

 

Sblocca cantieri L’immobilismo che caratterizza queste attività dovrebbe, almeno in parte, aver trovato un argine nel decreto Sblocca cantieri, la cui conversione in legge è in itinere.

 

Ce ne parlerà, meglio di quanto potrei fare io, il presidente Buia, ma credo di non sbagliare affermando che anche i colleghi di Ance si aspettano ben poco dallo Sblocca cantieri in termini di ripartenza del Paese ed anzi la nostra sezione lo considera fortemente peggiorativo soprattutto per i nuovi criteri di aggiudicazione delle gare d’appalto fino a 5.350.000 euro .

La nuova campagna di mobilitazione Ance “Nastri Gialli – Blocca il degrado” continuerà a denunciare le conseguenze dell’immobilismo cronico che ogni cittadino (non solo le imprese) è costretto a subire, dovuto principalmente, oltre che alla burocrazia, alla mancanza di risorse dedicate alle manutenzioni e alle nuove infrastrutture.

 

Dati del Centro studi Nonostante questo contesto sconfortante, l’industria del nostro territorio mostra una vivacità e una reattività straordinarie.

Sono però anche convinto, e l’ho ribadito più volte nelle mie più recenti dichiarazioni a commento della situazione economica del territorio, che non ci sono le condizioni per stare tranquilli.

L’indagine congiunturale del nostro Centro studi ha evidenziato per l’area Lucca, Pistoia e Prato una crescita 2018 di +2,7% rispetto al 2017 e, sulla base dei dati Istat, un export manifatturiero a +5,4%: risultati buoni, che ci consentiranno di affrontare meglio la stagione di incertezza economica che ci si apre davanti e che mostra i suoi effetti già in questa prima parte dell’anno.

Diffonderemo nei prossimi giorni i numeri di dettaglio dell’indagine congiunturale sul primo trimestre 2019, ma posso anticipare già oggi il dato finale: -0,1%. Siamo fermi, insomma.

Anche la buona notizia dell’uscita dell’Italia dalla recessione tecnica, che abbiamo accolto con sollievo, non basta a rassicurarci: +0,2% di Pil nel primo trimestre 2019 sul trimestre precedente, +0,1 tendenziale, significano essenzialmente stagnazione. Che è sempre meglio della recessione ma non esattamente un risultato auspicabile, tanto più che la variazione della produzione del manifatturiero italiano, il vero asse della nostra economia, si è fermata a un secco -1%, ben più in giù di quanto accaduto nel nostro territorio.

 

Criticità a livello nazionale Il contesto nazionale presenta elementi critici: ma quello che ci preoccupa di più è che si fa fatica a intravedere una visione organica di politica industriale che ponga al centro lo sviluppo economico.

Invece è di questo che abbiamo bisogno: un vero, forte, ben strutturato progetto di crescita.

 

Europa Riguardo all’Europa, ci avviciniamo alle prossime elezioni e speriamo che chi si siederà nel Parlamento Europeo non si dimentichi dei temi cari al manifatturiero

Temi come quelli dell’energia (ricordo la questione energivore, ancora aperta, un problema serio per rifinizioni e tintorie pratesi), dell’economia circolare, dell’attuazione dello Small Business Act, dell’origine dei prodotti, dei Bref (i documenti di riferimento per le migliori tecniche disponibili in vari ambiti di attività) sono fondamentali per le imprese.

 

Conclusione Concludo richiamando il concetto del coraggio delle scelte.

 

È vero, aprire il cantiere di un’opera che magari darà i suoi benefici dopo anni, con tutte le incognite dei tempi lunghi, richiede un certo coraggio.

Ma l’immobilismo, la non-scelta, non sono certo la soluzione: quello che è in gioco è il futuro.

Poco fa i colleghi mi hanno fatto l’onore di confermarmi come loro presidente; ne sono orgoglioso: per la carica, che mi permette di rappresentare eccellenze nei vari settori dei tre territori, perché posso attraverso l’attività dell’associazione contribuire a far crescere le nostre aziende e perché credo fermamente nel valore dell’impresa e nel beneficio che questa può dare alla collettività.

Noi imprenditori al futuro pensiamo tutti i giorni, quando andiamo in fabbrica o a vendere i nostri prodotti in giro per il mondo. Pensiamoci tutti e diamoci il coraggio di scegliere avendo come obiettivo fondamentale un futuro di efficienza, di sviluppo, di crescita.

 

 

 

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