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Mappatura della filiera, terminata la prima fase di indagine

novembre 13 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Le strategie per il prossimo futuro potranno determinare il rilancio di un settore che ha bisogno di entrare in connessione con forze e idee nuove

Una fotografia approfondita e attendibile, che disegna la situazione delle filature tessili cardate grazie a un lavoro di attenta analisi, svolta con interviste dirette su 74 imprese del settore, il 90 per cento di quelle che risultano ancora attive in questo campo: è un quadro per certi versi sorprendente quello disegnato dalla prima parte della mappatura tessile, dedicata proprio alle filature cardate. Un lavoro di mesi che racconta l’evoluzione di un settore ritenuto per anni il cuore pulsante del distretto, dove operano imprenditori che ancora credono nel futuro di questa attività.

L’indagine sulla mappatura tessile è stata promossa dalla Camera di Commercio di Prato con il contributo del Progetto Prato della Regione Toscana, coordinata da Confartigianato con la collaborazione di Cna e Unione Industriale Pratese; la parte sulla filatura cardata è solo il primo capitolo di una serie di approfondimenti che poi coinvolgerà anche le tessiture e la nobilitazione, per avere un quadro completo sullo stato di salute del distretto. “Questa indagine è stata promossa per aver un quadro chiaro della situazione e capire come sta realmente le filiera, per mettere in campo politiche adeguate”, ha commentato Luca Giusti, presidente della Camera di Commercio di Prato.

“La mappatura, così come l’abbiamo costruita, è uno strumento di analisi nuovo, che ci racconta lo stato di salute del distretto grazie a interviste dirette agli imprenditori, che sono il fulcro di questo lavoro”, aggiunge Moreno Vignolini, vicepresidente di Confartigianato.

Lo stato delle filature cardate Erano 239 le filature cardate che nel 2002 operavano nel distretto, producendo un fatturato di 170 milioni di euro; nel 2012 sono ridotte a 82 con 68 milioni di fatturato. Questo è il primo dato che salta agli occhi, che mette in luce un forte ridimensionamento del settore. Un settore “storico”, dove nessun nuovo impianto è stato installato negli ultimi 10 anni. E’ anche un settore che si regge sulle competenze dei propri titolari, con imprese indipendenti in 9 casi su 10, prevalentemente sotto il controllo familiare. Il fatturato medio è di 875 mila euro, con 9 imprese che fatturano oltre 1,5 milioni di euro. I costi dell’energia hanno un’incidenza fortissima sui bilanci delle aziende: quasi il 50 per cento dichiara un’incidenza superiore al 15%.

I rapporti all’interno della filiera Se quello appena disegnato è il quadro generale in cui le aziende operano al loro interno, molte altre considerazioni emergono su come queste aziende si relazionano con il distretto e con le altre aziende. Ben 4 su 5 lavorano esclusivamente con committenti del distretto; mediamente ogni azienda ha 8 clienti e negli ultimi anni i rapporti sono rimasti stabili, anche se raramente formalizzati. La situazione di quelle aziende che operano con clienti estranei al distretto sembra essere diversa e le aziende coinvolte dichiarano di ricevere una maggiore remunerazione e una migliore organizzazione del lavoro.

La redditività e l’organizzazione E’ proprio questa la questione più delicata da affrontare: negli ultimi 3 anni solo il 13 per cento delle imprese ritiene che i prezzi che è riuscita a spuntare siano remunerativi. La qualità delle lavorazioni è il fattore di competitività più percepito (57%). L’andamento stagionale della produzione, che porta a registrare un eccesso di capacità produttiva per 6 mesi l’anno, molto spesso crea una  mancanza di programmazione che incide anche sulla qualità del servizio (56%).

La ristrutturazione interna Dal 2001 al 2012 il 44% delle aziende ha registrato una flessione dei volumi produttivi (con una media del -29,1%) per ragioni sia interne al distretto (comportamenti non etici 27%; cultura imprenditoriale inadeguata 27%) sia per ragioni esterne (concorrenza di altri paesi come Cina, India, Turchia).

Quali strategie per il futuro? Un punto critico è il problema nell’accompagnamento di processi di successione imprenditoriale: l’età media dei titolari delle filature è di 56 anni, il 37% è over 60. Un problema che si riflette anche sulle figure cardine della produzione: i capo-filatura hanno tutti più di 60 anni.

Dall’indagine emerge chiaramente che quasi il 70% degli intervistati che il modello organizzativo committenti/terzisti debba essere adeguato prendendo in considerazione una modalità di collaborazione più stretta, con assunzione di impegni reciproci a lungo termine.

Anche se il 57 per cento delle aziende intervistate dichiara di essere disponibile a portare avanti aggregazioni di fase, in realtà questa intenzione si scontra con le ritrosie degli imprenditori a condividere la guida dell’azienda.

“Il distretto va trattato come una grande impresa e come tale va analizzato – ha aggiunto Andrea Tempestini, vice presidente Unione Industriale Pratese – Abbiamo voluto intervenire con una modalità di analisi che ci permette di entrare in contatto con gli imprenditori e sapere cosa pensano e come stanno affrontando questo momento. Quando il lavoro di mappatura sarà ultimato avremo un quadro chiaro e attendibile”.

“Questi dati ci mostrano la necessità di mettere in piedi un’azione congiunta tra i vari soggetti in campo per salvare il distretto: è urgente affrontare il tema delle reti d’impresa e delle aggregazioni per il nostro futuro”, ha continuato Francesco Viti, presidente di Federmoda Cna Prato.

“L’indagine ci offre molti spunti: mette in luci aspetti negativi o di debolezza del distretto, ma allo stesso tempo ci indica anche quali sono le strategie sulle quali dobbiamo lavorare. Il ricambio generazionale e la successione aziendale, ad esempio, sono temi sui quali dobbiamo agire con prontezza”, conclude Vinicio Biagi, dirigente Progetti Speciali della Regione Toscana.

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