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Nelle 564 aziende lombarde del settore moda duemila licenziati in 4 mesi

marzo 22 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Como, News

Raddoppiate in un anno le mobilità. Aumenta del 90 per cento il numero dei lavoratori coinvolti da chiusure aziendali, mentre 51 aziende con 2mila lavoratori hanno chiuso i battenti

Le aziende in crisi nel settore moda in Lombardia sono ben 564per un totale di 22.029 lavoratori coinvolti, in aumento rispetto a inizio 2011 quando erano 19.250. Negli ultimi quattro mesi del 2011, 52 aziende hanno messo in mobilità 1.823 addetti e 51 aziende con circa 2.000 lavoratori hanno cessato l’attività. Sono questi i numeri della crisi del settore abbigliamento a fine 2011, nella fotografia scattata dall’Osservatorio congiunturale della Femca Cisl Lombarda, il sindacato dei lavoratori tessili, chimici e dell’energia.

I territori particolarmente colpiti in questa fase sono quelli con una storica presenza del settore, Bergamo e Varese (distretti del tessile e abbigliamento), Brescia (abbigliamento e calzature), Mantova (calzetteria),Legnano-Magenta (con la zona di Parabiago distretto delle calzature) e in misura minore rispetto al passato,Como (distretto della seta). Tutti gli ammortizzatori sociali sono in forte aumento, tranne la cassa integrazione straordinaria: il numero dei lavoratori in mobilità è più del doppio (+111%) e quelli interessati da chiusure aziendali sono aumentati per più del 90%.

Per il 2012 la prospettiva non è rassicurante, viste le ulteriori e numerose perdite occupazionali nei primi mesi. “In Lombardia ci sono una miriade di piccole e medie imprese che, lavorando prevalentemente conto terzi per i grandi marchi del Made in Italy e per i gruppi industriali, soffrono la crisi in misura maggiore - sottolinea Aldo Isella, segretario generale Femca Cisl Lombardia -. Spesso inoltre sfuggono alle rilevazioni ufficiali, purtroppo le micro-dimensioni aziendali sono un’ulteriore difficoltà da superare per salvare l’eccellenza italiana e lombarda della moda”.

Le difficoltà più marcate permangono nell’area del manifatturiero tessile, abbigliamento, con un accentuato aumento sul costo delle materie primesu tutte lana e cotone, con le relative difficoltà di approvvigionamento, ma si evidenziano pesanti segnali di crisi anche nel comparto calzature e pelletterie. “Bisogna avviare al più presto tutti gli interventi previsti dalle politiche attive per il lavoro – aggiunge Isella -. E’ indispensabile, in questo senso, un supporto specifico alla contrattazione aziendale o territoriale per aumentare la competitività e poi la formazione, la riqualificazione e la ricollocazione dei lavoratori licenziati dalle imprese in crisi”.

 

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