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Riforma del mercato del lavoro; Cavicchi: “Per imprese e occupazione più le penalizzazioni che vantaggi”

settembre 11 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Se c’era bisogno di conferma dell’interesse delle imprese pratesi per l’argomento lavoro, l’ha data oggi l’affluenza record registrata all’auditorium del Palazzo dell’industria che ospitava un seminario sulla riforma Fornero.

Il relatore professor Riccardo Del Punta, uno dei massimi esperti del settore a livello italiano, ha illustrato i contenuti della nuova legge, approvata lo scorso 28 giugno, rispondendo anche alle domande poste dai presenti.

L’intervento tecnico del professor Del Punta è stato preceduto da un’introduzione del presidente dell’Unione Andrea Cavicchi, che ha espresso il giudizio dell’associazione sulla riforma: un giudizio in cui le ombre prevalgono sulle luci, in linea del resto con le valutazioni del sistema Confindustria.

Questi alcuni stralci dell’intervento del presidente, incentrato soprattutto su due punti cruciali: le forme contrattuali flessibili e la disciplina dei licenziamenti, con i conseguenti effetti organizzativi ed economici sulle imprese:

“Possiamo comprendere le difficoltà che l’attuale governo ha incontrato nel formulare la revisione di una materia complessa e di così ampia portata e che ha visto anche aspri confronti con e tra le forze politiche e le parti sociali, ma riteniamo che la normativa messa a punto non risponda pienamente né alle richieste dell’Europa, né agli obiettivi che inizialmente l’attuale compagine governativa aveva dichiarato voler raggiungere: maggiore flessibilità e incremento dell’occupazione. L’attuale riforma non potrà dare un deciso contributo alla ripresa economica, né creare i ‘tanti e buoni posti di lavoro’ citati dalla ‘Strategia europea per l’occupazione’.”

“La nuova legge introduce oneri burocratici a carico delle imprese (comunicazioni per lavoro a chiamata, convalida dimissioni e risoluzioni consensuali, ecc), senza essere riuscita a superare le rigidità rappresentante, ad esempio, dall’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, ovvero dalla possibilità di sostituire integralmente il reintegro al lavoro con un equo indennizzo al lavoratore licenziato. Su questa materia ancora una volta viene affidata alla valutazione discrezionale del giudice la possibilità di applicare la sanzione della reintegrazione al lavoro, senza obiettivi parametri di riferimento che identifichino quando ricorra il requisito della ‘manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo’”.

“In un momento di grave crisi come quello che stiamo attraversando, dobbiamo riaffermare con forza che il contratto a termine costituisce una forma di lavoro regolare e pienamente tutelata. Le nuove norme che la disciplinano non trovano riscontri in Europa e sono molto più vincolanti di quanto la direttiva europea preveda. In questo modo non si fa nuova occupazione ma si dissuadono le imprese dall’offrirla.”

Non è con le rigidità che si fa occupazione. L’introduzione di forme di flessibilità del lavoro attuata negli anni novanta e duemila hanno prodotto un significativo aumento occupazionale: ora però si rischia di tornare indietro.”

“Agli imprenditori non piace certo licenziare né attivare rapporti di lavoro che non soddisfano pienamente le aspettative dei collaboratori. Nella nuova legge sembra invece di percepire questo, e non il ruolo attivo e propositivo che l’imprenditore riveste nella società per creare ricchezza ed occupazione, combattendo quotidianamente in un mercato difficile ed incerto, ben conscio che i propri collaboratori sono un patrimonio di valore.”

“E’ fondamentale e urgente la necessità di attenuare il cuneo fiscale e contributivo per le aziende e di ridurre il carico fiscale sui redditi di lavoro dipendente: questo davvero aiuterebbe le imprese e l’occupazione.”

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