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Tessile tecnico: il distretto che scommette sull’innovazione

luglio 25 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Concluso il capitolo della mappatura della filiera relativa alle aziende produttrici di tessili speciali: controllo qualità, presidio della filiera, investimenti in innovazione e ricerca le caratteristiche di un comparto che vale oltre 425 milioni di euro all’anno

Sono sempre stati immaginati come una produzione di nicchia, destinata a una clientela ristretta, che non avrebbe permesso di fare i grandi numeri della moda. Invece i tessili tecnici rappresentano una realtà di tutto rispetto e un’opportunità interessante per il distretto pratese, che sta costruendo una filiera dedicata a questo tipo di produzioni. Un processo produttivo che ha le sue regole e si rivolge a mercati particolari, ma nel quale operano imprese spesso all’avanguardia, in grado di presidiare l’intero processo produttivo e di adottare modelli gestionali e soluzioni organizzative evoluti.

E’ quanto emerge dall’indagine sui produttori di tessuti tecnici, un nuovo capitolo della mappatura della filiera che da diversi mesi stanno portando avanti Confartigianato, Cna, Confindustria Toscana Nord insieme a Camera di Commercio di Prato e con il contributo del Progetto Prato della Regione Toscana.

LE AZIENDE DEL COMPARTO La gamma dei prodotti realizzati e offerti è molto ampia anche se le aziende che operano nel comparto possono essere raggruppate, a seconda della destinazione d’uso prevalente, in tre grandi categorie: tessuti tecnici per abbigliamento, per arredamento e vari. Per l’indagine ne sono state intervistate 59, quasi l’80% del totale. Si tratta di imprese che hanno giovani titolari, che nel 65% dei casi sono dirette da imprenditori di prima generazione. Ma non solo: il 40% di queste sono state costituite dopo il 2001 e gli imprenditori che hanno superato la cinquantina sono appena il 35% del totale. Un settore che ha sul territorio una storia iniziata già negli anni Setttanta, ma che negli ultimi anni è stata al centro di un importante rilancio. Oggi il settore complessivamente fattura 425 milioni di euro all’anno (dato riferito alle aziende intervistate) e occupa 1.520 persone.

IL MODELLO PRODUTTIVO Se è particolare il settore nel quale operano, lo è anche il loro modello produttivo. Il 22% delle imprese realizza la produzione totalmente al proprio interno, anche per presidiare da vicino il processo di lavorazione e garantire standard di qualità spesso elevatissimi. Sono soprattutto le aziende che producono tessili tecnici vari (ad esempio per l’edilizia) a scegliere di produrre internamente: sono il 12,5% del totale, ma occupano ben il 66% degli addetti. Un controllo che comporta per le aziende la necessità di disporre al proprio interno di capacità e competenze di natura tecnico-gestionale particolarmente qualificate, ma che è anche alla base della tenuta del comparto nei momenti di crisi.

L’EXPORT Forte la vocazione internazionale: il 52% del fatturato viene realizzato all’estero. E proprio i competitor stranieri sono quelli più temuti, mentre le imprese del settore si sentono meno minacciate dalle altre aziende del distretto.

IL RAPPORTO CON IL DISTRETTO Nonostante la “peculiarità” delle specializzazioni produttive, l’essere inseriti nel contesto del distretto è considerato un fattore strategico “molto” o “abbastanza” importante da quasi il 75% degli imprenditori. Ciò si traduce in relazioni stabili e durature con i terzisti (96,2%), nella convinzione che il modello distrettuale, basato sulla divisione del lavoro tra committenti e terzisti (e/o mercati locali di fase), sia ancora sostanzialmente valido (68%) e su un elevato grado di integrazione con i fornitori locali di servizi.

GLI INVESTIMENTI Per le aziende che producono tessili tecnici gli investimenti sono alla base della crescita dell’azienda: macchinari, progettazione, ma anche marketing, gli investimenti sono fatti ad ampio raggio, per garantire la competitività dell’azienda. Un impegno che però ha riflessi positivi sulla redditività, giudicata mediamente “buona” o “molto buona” da oltre il 50% delle aziende intervistate.

I COMMENTI

“Esistono sul territorio aziende che hanno puntato sull’innovazione sia prodotto che di processo e che stanno conquistando spazi di mercato sempre maggiori – commentaLuca Giusti, presidente della Camera di Commercio di Prato – L’indagine è una fotografia interessante e inedita di questo mondo produttivo e delle enormi spazi di crescita che possono aprirsi per il tessile anche al di fuori del settore moda”.

“Il distretto ha sicuramente di fronte a sé un futuro positivo nel tessile tecnico, ma l’innovazione dovrà diventare ancor più l’attività di riferimento all’interno delle nostre aziende. – commenta Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana Nord e titolare di una impresa del settore – E’ soltanto grazie alle continue sfide di aziende pratesi veramente innovative che oggi produciamo tessuti e filati tra i più originali del mondo; e grazie ai futuri investimenti in ricerca, innovazione e sostenibilità potremo vincere la sfida globale della produzione tessile”.

“La ricerca mette in risalto la singolarità di questo comparto che, davvero, è diverso dai settori che tradizionalmente siamo abituati a considerare. – aggiunge Moreno Vignolini, vicepresidente di Confartigianato Prato -  E’ diverso soprattutto perché emergono modalità produttive atipiche per il distretto come ad esempio una maggiore e stretta collaborazione con i propri terzisti pur mantenendo all’interno il controllo strategico delle produzioni con procedure formalizzate ed altamente qualificanti. Queste modalità evidenziano capacità tecniche, organizzative e di penetrazione sui mercati, soprattutto esteri, che le fanno identificare come “buone pratiche” che sarebbe auspicabile fossero adottate anche da committenti più tradizionalisti. Una tradizione che ha fatto il suo tempo e che indirizza chiaramente verso modalità di relazione che da tempo come artigiani auspichiamo.”

“Il quadro che emerge dalla ricerca è quello di un settore dinamico, internazionalizzato e che investe, confermando le analisi fatte anche in passato che vedevano nel tessile tecnico una delle strade di riposizionamento del distretto. E’ una conferma che il distretto è vivo e il tessile non è un settore da rottamare. – commenta Francesco Viti, presidente Cna Federmoda Prato – Ma il dato che più è interessante, e che ci fa ben sperare, è quello dei rapporti di filiera: l’importanza che i terzisti rivestono per le imprese del settore e la qualità dei rapporti stessi basati su una forte collaborazione sono un elemento da studiare più a fondo e porre come esempio per tutto il distretto.”

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