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Unindustria Como: l’analisi congiunturale del II° semestre 2018

febbraio 27 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Como, News

Il commento del Presidente di Unindustria Como, Fabio Porro: “I dati riguardanti il secondo semestre 2018 sono coerenti con quanto già abbiamo recentemente rilevato nelle analisi rapide mensili: una situazione molto variegata che non ha confermato il primo semestre dello stesso anno, andando quindi ad interrompere un ciclo positivo che si sperava potesse proseguire nel tempo. È probabile che abbiano influito le numerose incertezze di carattere governativo: troppe fughe in avanti e retromarce hanno creato una diminuzione di fiducia da parte delle imprese. Il pensiero non può che andare alle infrastrutture: quelle digitali previste da un piano industria 4.0 troppo frettolosamente messo in discussione, ma anche quelle fisiche come le grandi opere di cui il nostro Paese e, in particolare, le regioni del nord hanno assoluta necessità. Certamente anche il rallentamento di economie importanti come quella tedesca sta influendo in modo determinante rispetto alla congiuntura non favorevole. Il fatto positivo che tengo a sottolineare sono le previsioni ancora positive per il primo semestre del 2019: gli imprenditori restano inguaribili ottimisti. E guai se così non fosse”.

Commento relativo ai dati delle aziende di Como

I dati delle imprese comasche delineano un quadro in linea con quanto esaminato a livello generale per i tre territori; dopo la fase di crescita registrata per i primi sei mesi del 2018, il periodo luglio-dicembre rivela infatti una decelerazione congiunturale per tutti e tre i principali indicatori esaminati (in media -4,2%).

Le dinamiche registrate sul fronte tendenziale sono invece diversificate e indicano una lieve diminuzione per ordini e attività produttiva (in media -0,6% per entrambi) mentre una performance migliore per il fatturato (+2,4%).

Le previsioni per i primi sei mesi del 2019 risultano positive e in media si attestano a +3,5%, esprimendo fiducia verso un recupero del terreno perso a fine dello scorso anno.

L’attività produttiva, misurata attraverso il tasso di impiego medio degli impianti, registra un rallentamento rispetto a quanto rilevato nei primi sei mesi del 2018, passando da 80,1% di giugno a 74,5% in dicembre. La variazione risulta coerente con le variazioni assunte dall’indicatore associato alla produzione.

Tra le realtà del campione sono rilevabili differenze sia per quanto riguarda la dimensione, sia in relazione al settore merceologico. Nel dettaglio le imprese con oltre 50 addetti evidenziano un maggior grado di utilizzo della propria capacità produttiva (79,9%) rispetto alle realtà più piccole (72,4%).

Il divario aumenta, come già esaminato per il campione dei tre territori globalmente considerato, esaminando i diversi comparti di attività: le imprese metalmeccaniche risultano più vicine alla saturazione della propria capacità (86,6%) rispetto alle imprese degli altri settori (76,2%) e a quelle tessili (64,8%).

Sul fronte delle materie prime le imprese di Como registrano una fase di apprezzamento, su livelli simili a quanto già registrato nella prima metà del 2018. I costi legati alle operazioni di approvvigionamento delle principali commodities trattate risultano infatti in crescita del 3% a livello tendenziale e del 2,3% rispetto ai listini di metà anno.

In media, l’incidenza dei costi delle materie prime sul totale dei costi aziendali risulta pari al 42,5%, in aumento rispetto a quanto rilevato nella precedente edizione dell’Osservatorio (39,4% lo scorso giugno 2018).

Anche le imprese di Como confermano di essere particolarmente attive sui mercati internazionali; è del 42,5% la quota di fatturato che viene infatti realizzato attraverso l’export.

I paesi dell’Europa Occidentale continuano a rappresentare la principale area di destinazione delle merci oltre i confini nazionali, assorbendo il 27,2% del fatturato totale e una quota pari a due terzi dell’export. Gli scambi delle realtà comasche sono dirette anche in Est Europa (4,1%), negli Stati Uniti (3%), nei BRICS (2,1%), in Asia Occidentale (1,7%) e in America Centro-Meridionale (0,8%).

Vale anche in questo caso una distinzione rispetto alla dimensione; le realtà con più di 50 addetti realizzano oltre la metà del proprio fatturato (55,8%) attraverso l’export mentre la quota delle imprese più piccole e di oltre un terzo del totale (37,6%).

Una differenza rispetto a quanto esaminato a livello congiunto è riscontrabile analizzando i giudizi relativi all’andamento delle vendite nel trimestre ottobre-dicembre 2018. Mentre sul fronte nazionale le indicazioni delineano un quadro variegato ma complessivamente stabile, sul versante dell’export le indicazioni di aumento dell’intensità degli scambi prevalgono su quelle di diminuzione.

Pur trattandosi di giudizi qualitativi, che non esprimono quindi l’entità numerica della variazione, essi risultano diffusi per tutti i settori merceologici considerati (metalmeccanico, tessile e altri settori).

Per quanto riguarda i rapporti tra le imprese di Como e gli Istituti di credito il giudizio prevalentemente formulato è quello di stabilità, comunicato in circa tre casi su quattro.

È da segnalare però che nel 25,4% dei casi si registra un peggioramento riguardo alle spese e alle commissioni, alla richiesta di tassi e di garanzie mentre per il 17% del campione è comunicata una minor disponibilità degli Istituti ad espandere linee di credito esistenti o ad attivarne di nuove.

Lo scenario occupazionale del secondo semestre 2018 risulta stabile per due terzi del campione (67,4%); in caso di variazione risultano incidere maggiormente i giudizi di aumento dei livelli (23,7%) rispetto a quelli di riduzione (8,9%).

Le aspettative per i primi sei mesi del nuovo anno risultano caratterizzate da una generale stabilità (90,9%).

I DATI DELLE PROVINCIE DI COMO, LECCO E SONDRIO

IL SECONDO SEMESTRE 2018

L’indagine indica una fase di rallentamento rispetto alla prima parte dell’anno dove, comunque, l’occupazione continua a tenere.

I dati dell’Osservatorio Congiunturale sul secondo semestre 2018, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Unindustria Como, tracciano uno scenario con livelli in decelerazione rispetto a quelli dei primi sei mesi dell’anno. Le variazioni congiunturali sono di segno negativo, mentre sul versante tendenziale i dati indicano una situazione stabile.

Per gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato si registra una decelerazione congiunturale media del 3,6% rispetto a quanto rilevato tra gennaio e giugno, con un dato che disattende le previsioni positive formulate in occasione della precedente edizione dell’Osservatorio, che indicava +1% per ordini e produzione e +2,3% per il fatturato.

Il raffronto con il semestre luglio-dicembre 2017 evidenzia una performance tendenziale eterogenea: i dati indicano stabilità per domanda e attività produttiva (in media +0,3%), mentre il fatturato è più dinamico (+3,4%).

Le previsioni per i primi sei mesi del 2019 sono nel segno fiducia e si attestano mediamente a +2,3% per i tre indicatori.

La capacità produttiva mediamente impiegata dal campione nel corso del secondo semestre 2018 si attesta ad una quota del 75,2%, circa un punto percentuale al di sotto di quanto registrato per i sei mesi precedenti (76%).

L’appartenenza al settore merceologico fa segnare alcune differenze: il grado di utilizzo degli impianti è più elevato per le realtà metalmeccaniche (80,3%), mentre risulta meno intenso per realtà tessili (69,9%) e per quelle degli altri settori (73,2%).

Non si rilevano invece particolari distinzioni considerando il campione a livello dimensionale.

Il contributo dell’attività non realizzata internamente ma gestita attraverso il ricorso alla subfornitura incide per un ulteriore 5,4% della produzione; l’outsourcing coinvolge prevalentemente soggetti operanti entro i confini nazionali (4,1%) e in misura minore realtà estere (1,3%).

Le realtà dei tre territori confermano la loro attitudine all’internazionalizzazione, con il 36% del proprio fatturato realizzato all’estero (era il 37,6% il dato per il primo semestre 2018). L’Europa assorbe i due terzi delle esportazioni (pari ad una quota del 24,4% del fatturato totale) e rappresenta il principale mercato di destinazione delle merci oltre confine. La struttura geografica del fatturato considera inoltre prioritari gli scambi diretti verso i BRICS (3%) e gli Stati Uniti (2,6%).

L’andamento del fatturato nei mesi finali del semestre, e in particolare tra ottobre e dicembre, fa segnare un andamento variegato. L’indicazione più diffusa è quella indicante la stabilità, sia a livello italiano (40%) sia per l’export (36,5%). Sul mercato domestico le indicazioni di crescita degli scambi (32,2%) superano quelle di diminuzione (27,8%), mentre per le vendite oltre confine è il giudizio di diminuzione (35,7%) ad incidere maggiormente rispetto a quello di crescita (27,8%).

Dopo gli aumenti rilevati per i primi sei mesi dell’anno, sul fronte dei costi relativi alle materie prime le imprese del campione registrano un ulteriore apprezzamento dei listini per entrambi gli orizzonti temporali d’analisi.

In media, la variazione tendenziale rispetto al semestre luglio-dicembre 2017 si attesta al +4,6%, mentre l’incremento congiunturale rispetto alla prima metà del 2018 è di +1,8%.

Le materie prime incidono mediamente per il 37,4% sul totale dei costi aziendali.

I giudizi riguardanti i rapporti tra le imprese del campione e gli Istituti di credito fanno emergere un quadro di diffusa stabilità nel secondo semestre 2018, così come confermato da oltre otto imprese su dieci.

La congiuntura in rallentamento non sembra aver determinato risvolti sul versante dell’occupazione; per i due terzi (66,1%) del campione è infatti rilevabile un giudizio di stabilità dei livelli che risulta ulteriormente rafforzato dalle indicazioni di diminuzione (17,5%) e di crescita (16,4%) che tendono a bilanciarsi. Anche le aspettative per i primi sei mesi del 2019 indicano il permanere del quadro generale.

DOMANDA

L’indicatore associato alla domanda delle imprese dei tre territori mostra andamenti diversi in base all’orizzonte temporale analizzato.

Il raffronto con i primi sei mesi dell’anno, per i quali era stato rilevato un incremento del +2,4% rispetto ai livelli di dicembre 2017, evidenzia una decelerazione congiunturale di quasi cinque punti percentuali (-4,9%), dato che disattende le previsioni positive formulate in occasione della precedente edizione dell’Osservatorio (+1%).

Sul fronte tendenziale si registra invece una variazione del +0,4% rispetto ai livelli del periodo luglio-dicembre 2017.

Le previsioni per la prima metà del 2019 risultano positive ed esprimono fiducia sulla ripresa degli ordini, con un dato medio che si attesta a +2,6%.

All’interno del campione oltre una realtà su tre (35,1%) comunica che i propri prodotti o una parte di essi sono soggetti a dinamiche stagionali.

ATTIVITA’ PRODUTTIVA

L’attività produttiva delle imprese di Lecco, Sondrio e Como segue sostanzialmente quanto esaminato per la domanda, evidenziando dinamiche tendenziali e congiunturali tra loro diversificate.

Dopo aver registrato andamenti in crescita nei primi sei mesi del 2018 (+2,5% rispetto alla seconda metà del 2017), la produzione mostra un rallentamento congiunturale del -3,9%; il dato si discosta dalle previsioni positive (+1%) che erano state formulate a metà anno.

Il raffronto con il semestre luglio-dicembre 2017 rivela invece un mantenimento dei livelli produttivi, con un dato che si attesta a +0,2%.

Nonostante la congiuntura in frenata, il sentiment per l’andamento dell’attività del primo semestre 2019 esprime fiducia; le imprese del campione indicano infatti di attendersi un incremento medio del +3%.

Il tasso medio di utilizzo degli impianti di produzione tra luglio e dicembre 2018 risulta pari a 75,2%, lievemente al di sotto di quanto esaminato per i primi sei mesi dell’anno (76%).

All’interno del campione sono rilevabili differenze in base al settore merceologico considerato. Le realtà metalmeccaniche comunicano un maggior impiego della propria capacità produttiva (80,3%) rispetto alle aziende tessili, che risultano più penalizzate (69,9%), e a quelle degli altri settori (73,2%).

Non risultano per contro particolari differenze a livello dimensionale: le imprese di piccole dimensioni (74,4%) indicano un ricorso agli impianti simile a quanto osservato dalle imprese con oltre 50 occupati (76,5%).

La produzione non realizzata internamente ma gestita attraverso pratiche di outsourcing determina un contributo di cinque punti percentuali circa. Le realtà del campione confermano di rivolgersi prevalentemente a soggetti italiani (4,1%) mentre ricorrono limitatamente a soggetti oltre confine (1,3%).

MATERIE PRIME

I costi legati alle operazioni di approvvigionamento delle materie prime mostrano dinamiche in crescita per le realtà delle tre province.

In media, considerando tutti i settori di attività, si registrano infatti aumenti del 4,6% a livello tendenziale (rispetto ai listini del semestre luglio-dicembre 2017) e dell’1,8% sul fronte congiunturale.

Esaminando più nel dettaglio le realtà del campione, le imprese metalmeccaniche indicano di aver fronteggiato incrementi di entità maggiore rispetto a quanto sperimentato dalle imprese tessili e da quelle degli altri settori.

In media, l’incidenza delle materie prime sui costi totali risulta pari al 37,4%, dato sostanzialmente in linea con quanto analizzato nel corso delle precedenti edizioni dell’Osservatorio.

FATTURATO

Il fatturato delle imprese dei tre territori registra evoluzioni coerenti con quanto esaminato per la domanda e l’attività produttiva.

I primi sei mesi del 2018 erano stati caratterizzati da una fase di moderata crescita delle vendite (+2,4% rispetto a dicembre 2017) e le previsioni formulate a metà dello scorso anno in occasione della precedente edizione dell’Osservatorio indicavano un ulteriore incremento del 2,3%. Il secondo semestre si è chiuso invece all’insegna di una contrazione congiunturale del -2,2%, in primis a causa dei rallentamenti che si sono verificati tra ottobre e dicembre.

A livello tendenziale la variazione rilevata attraverso il confronto con il periodo luglio-dicembre 2017 è stata invece pari a +3,4%.

Le previsioni per i primi sei mesi del 2019 si attestano in media a +1,3% rivelando fiducia in un parziale recupero del rallentamento che ha interessato la seconda parte dello scorso anno.

Le imprese del campione continuano ad evidenziare una forte propensione al commercio internazionale, rivelando una quota di fatturato estero che rappresenta oltre un terzo del totale (36%). L’Europa Occidentale si conferma quale principale area di interesse al di fuori dei confini domestici con una quota del 20,8% delle vendite. Risultano tuttavia rilevanti gli scambi diretti verso l’Est Europa (3,6%), i BRICS (3,0%), gli Stati Uniti  (2,6%), l’Asia Occidentale (1,6%) e l’America Centro-Meridionale (1,3%); nelle rimanenti aree del globo è realizzato congiuntamente il 3,1% del fatturato.

La composizione geografica del fatturato realizzato dalle imprese del campione varia, come esaminato per altri indicatori, al variare del settore di attività e della dimensione aziendale.

Con riferimento ai settori merceologici, le realtà metalmeccaniche rivelano le migliori performance in fatto di export, con una quota di fatturato realizzato oltre confine pari al 41,3%; il dato si attesta invece a 39,2% nel caso delle imprese degli altri settori e a 31,5% per le realtà tessili.

Considerando invece il campione in base alla dimensione, le realtà con più di 50 addetti mostrano una quota di export che pesa per oltre la metà del fatturato (53,7%) mentre per le imprese più piccole il dato si attesta al 24,3%.

I giudizi espressi dalle imprese riguardo l’andamento delle vendite nei mesi finali del semestre, in particolare tra ottobre e dicembre 2018, delineano un quadro eterogeneo, con differenze rispetto all’ambito geografico considerato.

Nonostante l’indicazione prevalente sia quella di stabilità in entrambi i mercati, il fatturato export risulta sottotono rispetto a quello nazionale.

Sul versante domestico si registra stabilità degli scambi nel 40% dei casi, una riduzione nel 27,8% mentre una crescita nel 32,2%.

Nel caso dell’export invece il fatturato risulta stabile per il 36,5% del campione, in crescita per il 27,8% mentre in rallentamento per il 35,7%.

CREDITO

Nei rapporti tra le imprese lecchesi, sondriesi e comasche e gli Istituti di credito si rileva una scenario stabile durante il secondo semestre 2018; oltre otto imprese su dieci esprimono infatti giudizi di mantenimento delle condizioni praticate dalle banche.

Nel dettaglio, per quanto riguarda le spese e le commissioni bancarie nonché la richiesta di garanzie e tassi, l’84,2% delle imprese indica stabilità, il 14% un peggioramento mentre il restante 1,8% un miglioramento.

Esaminando invece la disponibilità degli Istituti ad espandere linee di credito esistenti o ad attivarne di nuove si rileva stabilità per l’82,3% delle imprese, una maggior propensione ad esaudire le richieste per il 12,1% mentre una minor apertura per il restante 5,6%.

SCENARIO OCCUPAZIONALE

A differenza di quanto esaminato per i principali indicatori considerati, per i quali è identificabile chiaramente un rallentamento a livello congiunturale, sul fronte occupazionale i giudizi delle imprese dei tre territori delineano un quadro di diffusa stabilità.

L’indicazione prevalente è quella di conservazione dei livelli, così come segnalato da due terzi (66,1%) del campione mentre, in caso di variazione, i giudizi di riduzione (17,5%) e aumento (16,4%) assumono entità simili.

Le previsioni per i primi sei mesi del 2019 confermano il mantenimento dello scenario appena delineato: il generale giudizio di stabilità (71,7%) è rafforzato dalle indicazioni di diminuzione (13,8%) e aumento (14,5%) che tendono a bilanciarsi.

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