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“La Nostra Industria, il Nostro Futuro”

maggio 29 | Pubblicato da Luigi Sorreca | News, Prato

Intervento del presidente dell’Unione Industriale Pratese Andrea Cavicchi all’Assemblea pubblica

28 maggio 2013

Buongiorno,
è passato un anno dall’assemblea del centenario della nostra associazione, alcune cose sono cambiate, ma molti problemi ancora permangono.

Oggi abbiamo nuovamente l’occasione per riflettere sulla situazione in cui sono le nostre imprese si trovano e su cosa possiamo fare, INSIEME per migliorarla.

Ringrazio: Luca Paolazzi, Direttore Centro Studi di Confindustria;
Stefano Ricci, Presidente del Centro Firenze per la Moda Italiana e titolare dell’omonima casa di moda; Carlo Calenda, Vice Ministro allo Sviluppo Economico, per la loro preziosa presenza di oggi.

°°°°°°

Durante l’assemblea dello scorso anno feci un breve elenco dei problemi che attanagliavano le nostre imprese, molto poco è cambiato in dodici mesi:

  • fisco troppo pesante,
  • accesso al credito difficile o costo troppo alto,
  • una burocrazia eccessiva,
  • il costo del lavoro e bassa retribuzione dei lavoratori,
  • concorrenza sleale che opera sistematicamente dumping economico e sociale
  • mancanza di reciprocità tra le dogane, senza tutele per i consumatori,
  • costo energia e del gas troppo elevato.

Dove effettivamente qualcosa è cambiato è proprio sul il costo dell’energia, infatti è stato da poco approvato il decreto ministeriale per la definizione di imprese energivore, questo grazie all’importante contributo di Confindustria.

Un’azienda sarà identificata come “energivora” in base all’incidenza del costo dell’energia sul proprio volume complessivo di affari e non solo sull’ammontare del valore assoluto dei costi energetici: conterà quindi il costo dell’energia consumata per le attività produttive in rapporto al fatturato aziendale, anziché la quantità totale di kWh impiegati.

Ancora si dovrà lavorare affinché si possa abbassare la soglia di accesso (2,4 GWh), per poter agevolare anche le Pmi con un consumo più basso.

°°°°°°

Oggi però qualcosa è cambiato, ora abbiamo un interlocutore con il quale dialogare, un governo con un ampia maggioranza che sembra aver capito la necessità di riprendere il cammino dello sviluppo partendo proprio dalle imprese.

°°°°°°

“Per troppi anni si è trascurata l’industria manifatturiera, in Italia e in Europa, pensando di poterne fare a meno. I risultati sono stati negativi ma ora l’industria è tornata in cima alle priorità del governo e dell’Europa“.

“Il nostro impegno sarà totale. E si aggiungerà a quello della “sburocratizzazione, della lotta all’evasione e del controllo dei costi dell’energia (che è troppo cara a livello europeo, figuriamoci a livello italiano)”

“Nel 2020 dobbiamo raggiungere il 20% di attività prodotta dall’industria in Europa e in Italia. E’ uno sforzo importante, ma dobbiamo farlo se vogliamo che l’Europa torni ad essere leader nel mondo e (noi italiani) giocare ancora un ruolo importante”.

Enrico Letta

°°°°°°

Dobbiamo ripartire finalmente a rimettere l’impresa al centro del programma politico nazionale ed europeo, con una particolare attenzione al manifatturiero, una delle pochissime risorse italiane.

Un serio lavoro di squadra
Questo progetto di reindustrializzazione non sarà facile e dovranno essere prese decisioni in tempi rapidi, perché il tempo è poco e stiamo perdendo ogni giorno altre imprese.

L’obbiettivo di riportare il contributo dell’industria al PIL italiano dal 18% al 20% è molto ambizioso, pertanto solo grazie a un serio lavoro di squadra, tra tutti i protagonisti, potremo farcela.

Europa

L’Europa avrà un ruolo fondamentale in questo processo, perché anche negli altri paesi del nostro continente si sono potuti osservare i risultati catastrofici di una politica di deindustrializzazione adottata negli ultimi 20 anni.

Sembra che da qualche tempo ci sia stato un cambiamento di rotta e che si voglia tornare, anche a Bruxelles, a concentrarci sull’industria e in particolare sul manifatturiero.

A queste fondamentali problematiche si aggiungono i temi più spiccatamente europei:

  • dalla tutela del Made in,
  • alle regole di accesso ai mercati,
  • alla reciprocità rispetto ai paesi terzi, alla tutela e rispetto delle leggi internazionali d’importazione anche di tutti i paesi europei.

Il manifatturiero deve essere al centro dell’agenda europea e l’Italia deve fare di tutto perché questo avvenga.

E’ fondamentale che la nostra politica riesca a recuperare quella fiducia in Europa e i piccoli segni che si incominciano a vedere sembrano positivi: la proposta di porre fine alla vertenza contro l’Italia per il deficit eccessivo.

Politica Italiana

Dobbiamo dare atto che il Presidente Napolitano e il Governo hanno dato un messaggio forte in direzione delle imprese, iniziando il perorso per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione. Si tratta di 40 miliardi, si tratta di una vera e propria manovra finanziaria per le imprese italiane, a Prato riguarda marginalmente, ma è fondamentale per inserire liquidità nel sistema e ripartire.

Per re-industrializzare un paese come l’Italia non si potrà prendere solo a modello quanto già fatto dall’America, senza avere a disposizione il gas naturale, il petrolio e le grandi industrie.

Politica Locale e Regionale

La politica a livello locale bisogna che coltivi il dialogo e lavori intorno ad un progetto di città o regione ispirato da una visione condivisa con noi industriali. Abbiamo bisogno di infrastrutture di sostegno allo sviluppo delle nostre imprese. I nostri territori sono rimasti troppo fermi su progetti non realizzati o mai completati.

Solo con una rete infrastrutturale idonea possiamo auspicarsi un futuro positivo per il sistema industriale toscano.

Sono tante le cose da fare o almeno da progettare e programmare in tempi certi.

Le imprese

Per lo sviluppo dovremo far accrescere notevolmente il numero delle medie imprese moderne e capaci di affrontare i mercati internazionali.

La manifattura di oggi non è più quella del Novecento, la contaminazione con i servizi è l’elemento caratterizzante dell’innovazione, distribuzione e logistica sono fattori decisivi per il successo e oggi paghiamo il prezzo di averli sottovalutati.

Il fascino del Made In Italy non è più il solo elemento che può permettere la prosperità di un’azienda. Un’azienda oggi deve avere, oltre al prodotto e allo stile una ricerca continua, una forte capacità organizzativa e capacità d’investimento.

Allora, se vogliamo perseguire questo importante obbiettivo del 20%, anche noi industriali  siamo chiamati a una crescita culturale.

Troppo spesso gli imprenditori si ritrovano soli a decidere, a fare investimenti, dobbiamo lavorare in sinergia, uscire dal nostro guscio e cercare di relazionarci tra noi.

Attrattive per giovani

MiniBond

Associazioni

La situazione pone sfide impegnative: è in atto un confronto competitivo su base globale a cui il singolo imprenditore difficilmente può far fronte da solo.

Per questo le associazioni industriali come la nostra, insieme a confindustria, devono svolgere un ruolo di guida del sistema economico, sociale e politico.

Oggi non basta più avere un’associazione come la nostra per affrontare i problemi, relazionarsi alla politica e difendere i diritti delle imprese, dobbiamo crescere di dimensioni e competenze.

Solo con il confronto e la condivisione delle nostre esperienze possiamo creare una forte rete, un gruppo unico e coeso che possa fare pressione sul sistema creditizio e influenzare la politica.

Ora è il momento del coraggio, delle decisioni.

°°°°°°

Dobbiamo smettere di lavorare a compartimenti stagno, dobbiamo cambiare passo:

Cosa abbiamo fatto in questo anno:

  • Sportello Innovazione
  • Commissione legalità
  • Internazionalizzazione
  • Formazione
  • Relazione con Università
  • Relazione con istituti bancari
  • Forti relazioni con Confindustria
  • Forti relazioni con il sistema della moda, presenza di Ricci SMI
  • Federazione delle 3 territoriali di confindustria.

Il progetto di Federazione di confindustria Pistoia, Lucca e Prato va in questa direzione. Vogliamo portare un progetto a livello italiano dove un territorio con una forte vocazione industriale supera i confini territoriali, definiti dalle province e lavora in sinergia per rappresentare le esigenze delle imprese. Nasce quindi una Federazione di 3 Confindustrie, un progetto nato dal basso, proprio dalle necessità degli associati che chiedono a gran voce un superamento dei vecchi confini e hanno bisogno di una maggior specializzazione nei servizi e referenti di alto livello.

Cosa proponiamo:

Quest’area a forte vocazione manifatturiera diventi l’interlocutore per valutare i futuri progetti di legge per lo sviluppo, un laboratorio o area test per capire l’effettiva efficacia delle iniziative.

  • Simulazione IMU e imposte
  • Impatto dell’IRAP su le nostre aziende manifatturiere
  • Progetto welfare
  • Tutela del made in (Tessile, Moda, Carta, Alimentare e Meccanica)
  • Infrastrutture

Solo con il dialogo serrato fra tutti gli interlocutori, con il confronto, la collaborazione e una verifica periodica, possiamo ancora credere nei nostri sogni e fare impresa in Italia per uno sviluppo futuro.

La Nostra Industria sia finalmente il Nostro Futuro!

 

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Buongiorno,
è passato un anno dall’assemblea del centenario della nostra associazione, alcune cose sono cambiate, ma molti problemi ancora permangono.

Oggi abbiamo nuovamente l’occasione per riflettere sulla situazione in cui sono le nostre imprese si trovano e su cosa possiamo fare, INSIEME per migliorarla.

Ringrazio: Luca Paolazzi, Direttore Centro Studi di Confindustria;
Stefano Ricci, Presidente del Centro Firenze per la Moda Italiana e titolare dell’omonima casa di moda; Carlo Calenda, Vice Ministro allo Sviluppo Economico, per la loro preziosa presenza di oggi.

°°°°°°

Durante l’assemblea dello scorso anno feci un breve elenco dei problemi che attanagliavano le nostre imprese, molto poco è cambiato in dodici mesi:

  • fisco troppo pesante,
  • accesso al credito difficile o costo troppo alto,
  • una burocrazia eccessiva,
  • il costo del lavoro e bassa retribuzione dei lavoratori,
  • concorrenza sleale che opera sistematicamente dumping economico e sociale
  • mancanza di reciprocità tra le dogane, senza tutele per i consumatori,
  • costo energia e del gas troppo elevato.

Dove effettivamente qualcosa è cambiato è proprio sul il costo dell’energia, infatti è stato da poco approvato il decreto ministeriale per la definizione di imprese energivore, questo grazie all’importante contributo di Confindustria.

Un’azienda sarà identificata come “energivora” in base all’incidenza del costo dell’energia sul proprio volume complessivo di affari e non solo sull’ammontare del valore assoluto dei costi energetici: conterà quindi il costo dell’energia consumata per le attività produttive in rapporto al fatturato aziendale, anziché la quantità totale di kWh impiegati.

Ancora si dovrà lavorare affinché si possa abbassare la soglia di accesso (2,4 GWh), per poter agevolare anche le Pmi con un consumo più basso.

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Oggi però qualcosa è cambiato, ora abbiamo un interlocutore con il quale dialogare, un governo con un ampia maggioranza che sembra aver capito la necessità di riprendere il cammino dello sviluppo partendo proprio dalle imprese.

°°°°°°

“Per troppi anni si è trascurata l’industria manifatturiera, in Italia e in Europa, pensando di poterne fare a meno. I risultati sono stati negativi ma ora l’industria è tornata in cima alle priorità del governo e dell’Europa“.

 

“Il nostro impegno sarà totale. E si aggiungerà a quello della “sburocratizzazione, della lotta all’evasione e del controllo dei costi dell’energia (che è troppo cara a livello europeo, figuriamoci a livello italiano)”

 

“Nel 2020 dobbiamo raggiungere il 20% di attività prodotta dall’industria in Europa e in Italia. E’ uno sforzo importante, ma dobbiamo farlo se vogliamo che l’Europa torni ad essere leader nel mondo e (noi italiani) giocare ancora un ruolo importante”.

Enrico Letta

°°°°°°

Dobbiamo ripartire finalmente a rimettere l’impresa al centro del programma politico nazionale ed europeo, con una particolare attenzione al manifatturiero, una delle pochissime risorse italiane.

Un serio lavoro di squadra
Questo progetto di reindustrializzazione non sarà facile e dovranno essere prese decisioni in tempi rapidi, perché il tempo è poco e stiamo perdendo ogni giorno altre imprese.

L’obbiettivo di riportare il contributo dell’industria al PIL italiano dal 18% al 20% è molto ambizioso, pertanto solo grazie a un serio lavoro di squadra, tra tutti i protagonisti, potremo farcela.

Europa

L’Europa avrà un ruolo fondamentale in questo processo, perché anche negli altri paesi del nostro continente si sono potuti osservare i risultati catastrofici di una politica di deindustrializzazione adottata negli ultimi 20 anni.

Sembra che da qualche tempo ci sia stato un cambiamento di rotta e che si voglia tornare, anche a Bruxelles, a concentrarci sull’industria e in particolare sul manifatturiero.

A queste fondamentali problematiche si aggiungono i temi più spiccatamente europei:

  • dalla tutela del Made in,
  • alle regole di accesso ai mercati,
  • alla reciprocità rispetto ai paesi terzi, alla tutela e rispetto delle leggi internazionali d’importazione anche di tutti i paesi europei.

Il manifatturiero deve essere al centro dell’agenda europea e l’Italia deve fare di tutto perché questo avvenga.

E’ fondamentale che la nostra politica riesca a recuperare quella fiducia in Europa e i piccoli segni che si incominciano a vedere sembrano positivi: la proposta di porre fine alla vertenza contro l’Italia per il deficit eccessivo.

 

Politica Italiana

Dobbiamo dare atto che il Presidente Napolitano e il Governo hanno dato un messaggio forte in direzione delle imprese, iniziando il perorso per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione. Si tratta di 40 miliardi, si tratta di una vera e propria manovra finanziaria per le imprese italiane, a Prato riguarda marginalmente, ma è fondamentale per inserire liquidità nel sistema e ripartire.

Per re-industrializzare un paese come l’Italia non si potrà prendere solo a modello quanto già fatto dall’America, senza avere a disposizione il gas naturale, il petrolio e le grandi industrie.

 

Politica Locale e Regionale

La politica a livello locale bisogna che coltivi il dialogo e lavori intorno ad un progetto di città o regione ispirato da una visione condivisa con noi industriali. Abbiamo bisogno di infrastrutture di sostegno allo sviluppo delle nostre imprese. I nostri territori sono rimasti troppo fermi su progetti non realizzati o mai completati.

Solo con una rete infrastrutturale idonea possiamo auspicarsi un futuro positivo per il sistema industriale toscano.

Sono tante le cose da fare o almeno da progettare e programmare in tempi certi.

 

Le imprese

Per lo sviluppo dovremo far accrescere notevolmente il numero delle medie imprese moderne e capaci di affrontare i mercati internazionali.

La manifattura di oggi non è più quella del Novecento, la contaminazione con i servizi è l’elemento caratterizzante dell’innovazione, distribuzione e logistica sono fattori decisivi per il successo e oggi paghiamo il prezzo di averli sottovalutati.

Il fascino del Made In Italy non è più il solo elemento che può permettere la prosperità di un’azienda. Un’azienda oggi deve avere, oltre al prodotto e allo stile una ricerca continua, una forte capacità organizzativa e capacità d’investimento.

Allora, se vogliamo perseguire questo importante obbiettivo del 20%, anche noi industriali  siamo chiamati a una crescita culturale.

Troppo spesso gli imprenditori si ritrovano soli a decidere, a fare investimenti, dobbiamo lavorare in sinergia, uscire dal nostro guscio e cercare di relazionarci tra noi.

Attrattive per giovani

MiniBond

Associazioni

La situazione pone sfide impegnative: è in atto un confronto competitivo su base globale a cui il singolo imprenditore difficilmente può far fronte da solo.

Per questo le associazioni industriali come la nostra, insieme a confindustria, devono svolgere un ruolo di guida del sistema economico, sociale e politico.

Oggi non basta più avere un’associazione come la nostra per affrontare i problemi, relazionarsi alla politica e difendere i diritti delle imprese, dobbiamo crescere di dimensioni e competenze.

Solo con il confronto e la condivisione delle nostre esperienze possiamo creare una forte rete, un gruppo unico e coeso che possa fare pressione sul sistema creditizio e influenzare la politica.

Ora è il momento del coraggio, delle decisioni.

°°°°°°

 

Dobbiamo smettere di lavorare a compartimenti stagno, dobbiamo cambiare passo:

Cosa abbiamo fatto in questo anno:

  • Sportello Innovazione
  • Commissione legalità
  • Internazionalizzazione
  • Formazione
  • Relazione con Università
  • Relazione con istituti bancari
  • Forti relazioni con Confindustria
  • Forti relazioni con il sistema della moda, presenza di Ricci SMI
  • Federazione delle 3 territoriali di confindustria.

Il progetto di Federazione di confindustria Pistoia, Lucca e Prato va in questa direzione. Vogliamo portare un progetto a livello italiano dove un territorio con una forte vocazione industriale supera i confini territoriali, definiti dalle province e lavora in sinergia per rappresentare le esigenze delle imprese. Nasce quindi una Federazione di 3 Confindustrie, un progetto nato dal basso, proprio dalle necessità degli associati che chiedono a gran voce un superamento dei vecchi confini e hanno bisogno di una maggior specializzazione nei servizi e referenti di alto livello.

 

Cosa proponiamo:

Quest’area a forte vocazione manifatturiera diventi l’interlocutore per valutare i futuri progetti di legge per lo sviluppo, un laboratorio o area test per capire l’effettiva efficacia delle iniziative.

  • Simulazione IMU e imposte
  • Impatto dell’IRAP su le nostre aziende manifatturiere
  • Progetto welfare
  • Tutela del made in (Tessile, Moda, Carta, Alimentare e Meccanica)
  • Infrastrutture

Solo con il dialogo serrato fra tutti gli interlocutori, con il confronto, la collaborazione e una verifica periodica, possiamo ancora credere nei nostri sogni e fare impresa in Italia per uno sviluppo futuro.

La Nostra Industria sia finalmente il Nostro Futuro!

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Federazione delle Confindustrie di Pistoia e Prato, i giovani danno il via con un Consiglio direttivo congiunto

Prove tecniche di federazione fra i giovani industriali di Prato e Pistoia: un Consiglio direttivo congiunto, fissato ancor prima dell’allargamento dell’intesa anche a Lucca, ha segnato l’avvio operativo delle sinergie fra gli industriali delle due città.

All’ordine del giorno della riunione, svoltasi a Prato, la presentazione delle rispettive attività e l’impegno a condividere quelle future; l’impegno sarà agevolato da un fitto calendario di incontri, che prevede riunioni istituzionali almeno ogni tre mesi

Cordialissimo il clima fra gli intervenuti: i giovani industriali hanno caldeggiato e sostenuto con forza l’idea della collaborazione trasversale alle associazioni territoriali.

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