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“Made in”, in Europa cambia del tutto il percorso normativo

febbraio 15 | Pubblicato da Luigi Sorreca | Biella, Carpi, Como, News, Prato

Il presidente dell’Unione Industriale Pratese Cavicchi: “Era la nostra idea originaria, ora avanti con determinazione”.

Stop al percorso già avviato sull’obbligo di etichettatura solo per i capi di abbigliamento e maglieria importati, avanti sull’obbligo per i prodotti manifatturieri, di tutti i settori, circolanti in Europa: è una vera e propria rivoluzione quella che si è verificata ieri a Bruxelles.

La Commissione europea infatti ha proposto nuove norme per aumentare la sicurezza dei prodotti di consumo circolanti in Europa e per potenziare la vigilanza del mercato per tutti i prodotti non alimentari, sia prodotti nella stessa UE che importati da paesi terzi. Lo spirito dell’iniziativa è chiaro: solo se i prodotti sono tracciabili è possibile identificarli e, se necessario, ritirarli rapidamente dal mercato; e solo se queste misure riguardano tutti i prodotti senza eccezione si realizzano condizioni di effettiva parità di condizioni fra le imprese e quindi di leale concorrenza. L’iter della proposta è quello noto: votazione nel Parlamento europeo, codecisione con il Consiglio, quindi applicazione da parte delle autorità nazionali di vigilanza del mercato degli stati membri.

La partita “made in” fa parte di questo nuovo pacchetto, costituendo un tassello essenziale dell’obiettivo trasparenza e tracciabilità. Tutto da rifare, quindi ma nella consapevolezza che i precedenti dossier erano ormai irrimediabilmente incagliati e con la prospettiva di procedere verso risultati più apprezzabili e di conseguirli probabilmente con maggior facilità.

“L’Unione europea è approdata in sostanza alle nostre proposte iniziali: trasparenza su tutto e per tutti.” commenta il presidente dell’Unione Industriale Pratese Andrea Cavicchi “Con una differenza importante: che oggi finalmente si è fatta strada un po’ ovunque in Europa la consapevolezza che il manifatturiero va valorizzato, perché senza manifatturiero le economie dei paesi europei non stanno in piedi. L’esperienza fatta con l’alimentare è ormai consolidata e non ha creato quegli appesantimenti insostenibili che qualcuno temeva: un buon viatico anche per i prodotti non alimentari. Il fatto che il settore moda non sia più quasi solo come un tempo a sostenere il ‘made in’ è da un lato un segnale della crisi che sta investendo trasversalmente paesi e comparti produttivi, ma dall’altro è anche un elemento di forza. Ora bisogna andare avanti con determinazione: è necessario che l’Italia sia in prima linea su questa battaglia che non è all’insegna del protezionismo ma della valorizzazione dei nostri prodotti e del rispetto della libertà di scelta dei consumatori.”

La proposta della Commissione europea prevede l’entrata in vigore delle nuove norme con il 2015. Il testo presentato ieri contiene una importante specificazione: i prodotti realizzati in Europa avranno la possibilità di apporre il marchio della stessa Unione Europea o quello del paese membro. Il pregiato e prestigioso ‘made in Italy’ potrà quindi continuare ad essere usato alle stesse condizioni odierne.

 

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